Mi annientano i versi dolci e perfetti
Di tutti voi pronti a cantare il creato
Di quello che fatte di quello che è stato
Di filosofia o di stati d’amore
Di lacrime gioia e di duro dolore
Di giorni passati a capire chi siamo
E perché siamo qui e a che cosa viviamo,
Ma io che rientro da un altro pensare
Di chi non aveva nient’altro da fare
Che bere scordando le pene infernali
Di chi da notizie ai vari giornali
Mi fermo a pensare che vita è mai questa
Per dire così che alla fine ci resta,
Stordirsi e cercare comunque a finire
Il giorno che passa ed andare a dormire.
L'amore è soffermarsi
a guardare il sole
che al mattino scalda la tua pelle
e poi ad occhi chiusi
immaginare le bellezze infinite.
L'amore è regalare un sorriso
a chi piange di dolore
e porgere una mano
a chi è stanco di delusioni.
A chi non sa dove andare
e vorrebbe calore dentro il cuore,
forse nessuno ancora lo sa
ma l'amore è anche stare in silenzio
e lasciarsi baciare dalla luna
e poi nel letto a sognare
i pensieri più belli quelli
che fanno compagnia
e non ci abbandonano
perchè vivono dentro noi.
profumi di pane e di frutta.
Attraverso il disegno improvviso del subconscio
la fantasia evoca visioni sentimentali.
Come chi non vuole più fare gesti
abbozzo un desiderio.
Angoscia metafisica mascherata,
grande disillusione,
sorda poesia dell’introspezione.
Suoni di parole che echeggiano
nei sotterranei del pensiero.
Nella notte silenziosa,
tra inespressive sensazioni,
imbocco una strada senza uscita.
E nella mia ombra intima
s’ attaccano fogli
e si conficcano aghi.
Rimuovo le emozioni
e mi riempio di pensieri contradditori
in un movimento di tedio colorato.
Una vasta visibilità del mondo
percorre l’immaginazione desta
e i miei occhi s’ offuscano
di nostalgia e di supposizioni.
Come un vento turpe
la stanchezza anticipata
dei paesaggi possibili
affligge il fiore del mio cuore stagnante.
E lungo la spina dorsale
del ricordo
risuonano dolci armonie dell’anima.
come bozzolo scarnificato
ai margini di una mulattiera.
Ascolto il suono del vento,
tocco il battito della terra,
ricevo consolazione dalla pioggia
e mi scaldo dinanzi al focolare.
Schiamazzi in notturne cavità,
ululati vaghi,
accompagnati dal cigolante oscillare
d’insegne stradali.
Ribellione e trasgressione
come germogli d’umanità.
Voci ruggenti
da spazi indefiniti,
silenziosi tremori
e sorde paure.
Nell’oscurità
la brezza mi sfiora le gote
e il rumore dei polmoni
mi entra nel cuore.
Con prudenza
assaporo
la possibilità di dormire.
e di fragile elegia.
Le foglie cadono lente,
con grazia,
inevitabilmente.
Alcune vanno a terra
e coprono le radici dell’albero,
altre volano più lontano,
sulla roccia,
sulla sabbia
e nell’acqua limpida del ruscello.
Altre ancora,
trasportate da sbuffi imbronciati di vento,
bisbigliano appena
nel gorgo turbolento dell’atmosfera
e si lasciano avvolgere
dalle onde pacate del lago di Occhito,
quasi a volerne rosseggiare
un canto appartato.
Rinato da te stesso e chi se ne accorge?
Il pugno di adesso è uguale a prima
ma quando qualcuno risorge
non è in un momento, ma in un panorama!
E questa volta sarà complicato
guardarsi in faccia e rivedere tutto,
chi è rimasto e chi è andato,
ma questo è il momento perfetto.
E questa volta sarà tutto come prima:
è in questa consapevolezza il cambiamento totale;
purché si noti che è smussata la cima,
purché si sappia che una cima è sleale.
delle case
piroettano briose
le ultime rondini.
Nei bricchi della valle,
esce dai meandri
il sole di settembre
ancora forte
e taglia la terra scura,
tra le viti a filari,
come un riverbero di grillaia.
E pennella di giallo
le foglie degli aceri
…e mette il rosso
agli ippocastani.
Odori familiari
aromi e sapori.
Vendemmie e fienagioni
che si spandono nell’aria
come flutti rutilanti
sulla linea tenue delle colline.
su tasti dolenti
che lascian respirare
appena appena
in piccole aperture
geniali e del contrario
di quello che i buoni
si aspettano da te?
Potrai cadere, sentire
ciò che dovresti fare
per riparare danni
a insignificanti piantagioni
ma che sono dolcezza
e non delusione
nato nel posto sbagliato
salpa da un porto di miseria.
Si rannicchia,
occupando lo spazio di una foglia
dell'inverno passato,
orientando la bussola
verso un sogno ,che promette
una seconda primavera.
Con la bandiera di nazionalità
issata nell'espressione del volto
ed una bandiera di cortesia
dipinta negli occhi,
naviga un mare di indifferenza,
respirando...a tratti,
temendo di ammutinare
l' unica provvista per il lungo viaggio
e stringendo...nelle mani,
l'unica ricchezza rubata alla sua terra :
la speranza.
sui monti distanti,
un vento che solleva le foglie
davanti alle deserte soglie.
La mia anima
brandisce le corde di violino
con l’orgoglio spento
d’una misteriosa orchestra.
Un silenzio rumoroso
m’invade come livida brezza
e deposita sul calvario dell’oblio
la croce dell’esistenza.
Porto nel cuore
la nostalgia del tempo vissuto
e il mio pensiero errante
segue la rotta di una nave inesistente.
Le ombre dei sogni
scolpiscono i ricordi
sull’acquiescenza spirituale di un barbone
e sull’immobile esteriorità dei muri.
E i miei ideali
odorano di freddo e di dolore
come la monastica putredine
di una cella di reclusione.
osservo il mare
senza vedere la fine.
L'acqua limpida
uno specchio per le nuvole,
il sole, la luna.
Le stelle....
brillano nel cielo
con i riflessi colorati nell'acqua.
Fanno a gara
per chi
luccica di più.
Si dicono
l’una all'altra
"vedi io brillo di più".
Riflettono, luccicano
dentro quell'immenso mare
quasi come se si tuffassero dentro
Un'emozione forte
una sensazione strana
mi pervade il corpo.
Sono sempre là tutte le notti
a volte coperte
dalle nuvole.
Sono brillanti.
come dei grandi occhi
che ci osservano da lontano.
Il Pianto, scarto inverecondo, debole pentimento
Il Cuore, specchio d'amore rigato, segnato
La Mente, frantumi umani, rottame arrugginito
La Vita, misero, sbiadito movimento
Il Momento, abbandonato cane, trasandata stoffa
Il Tempo, schiacciante peso, ruvido strisciare
L'Amore, barcollante fune, doppio nodo
Il Pianto della Mente, vibra nel Cuore
mentre l'Amore e la Vita, in un Momento
come un Pensiero, passano nel Tempo
lacrime tra le lunghe ciglia,
mi dici che tanto mi hai fatto soffrire
un tempo, ormai passato ….
Si, mi hai fatto soffrire
posando sul mio capo una corona di spine,
e trafiggendomi il cuore con una freccia avvelenata
Ho versato lacrime fino a rendere gli occhi
un deserto arido,
ho rinnegato il Dio in cui ho sempre creduto,
sono caduta nel baratro più buio
sperando di non uscirne più.
In verità tu mi hai salvato, amore
nel baratro ho ritrovato me stessa,
le ferite sulla pelle auto inflitte hanno spurgato
il marcio dall'anima mia, le turbe dalla mente
Sono rinata riconoscendo in me
nuovi giardini, nuovi percorsi
dal morbido manto erboso dove ricominciare a vivere
Mai ho smesso di sentirti, di amarti,
e quando la vita portò te verso il fondo
la mia mano solo a te visibile
ho teso attraverso la luce che univa ed unisce
le nostre anime e sei tornato a me ….
La sofferenza procurata è stata un dono,
ora è svanita, dimenticata
ma non noi, non l'amore che ci ha salvato sempre
Ora il nostro sentimento se pur forte
e brillante come le stelle nel cielo d'agosto,
non guarirà il tuo corpo ma non ucciderà le nostre anime
il nostro viaggio andrà avanti oltre la vita ….








