sei diventato forte.
Hai resistito
ad intemperie e nubifragi.
Sei stato esposto
al caldo, al vento.
Ce l’hai sempre fatta
sei forte e coraggioso.
Anche se ogni tanto
tagliano dei rami e qualche radice.
Ma niente ti abbatterà
sei forte come un albero.
Molte tempeste hai attraversato
una delle quali è in atto in questo momento.
Sei qua... gli alberi secolari
sono immortali.
quasi per pochi istanti.
Vorrebbero che non esisti
a volte hanno pensato anche di distruggerti.
Poi improvvisamente
ti girano le spalle.
Ma per fortuna
qualcuno resta dentro il cuore.
Alleviando noie
e sofferenze.
Facendo parte integrante di noi
della nostra vita.
Ci sono quando ridi
e quando piangi.
E tu cerchi di farlo con loro
“ nella buona e nella cattiva sorte “
Uniti nei momenti più bui
è tristi.
Con coraggio
porgendogli la mano.
Aiutando ad attraversare il tunnel
fino ad arrivare alla luce
con la mente satura
di pensieri misti
a domande
risposte
dubbi
perchè
La pace della luce del sole
bacia e scalda la mia pelle
ma non scaccia
i tarli nella testa
che ticchettano ancora
ancora
come un orologio
che martella i secondi
E tu?
tu continuerai silente
a camminare distante
tra la folla
che ti acclama
a mostrare di te
la facciata orgogliosa
Sarà tripudio di colori
quel momento
in cui riuscirò
a toccarti dentro
e lascerai cadere le parole
spogliando
i tuoi occhi dai veli
e saranno liberi
di vedere la mia anima
finalmente un filo di luce.
Il silenzio mattutino della casa mi aiuta a riflettere,
neppure la mia tazza di caffè a farmi compagnia.
Come tutte le mattine da un pò di tempo,
arriva il buon giorno, di chi negli ultimi giorni
si è rivelato un grande amico, due chiacchiere seguite da un
“ci sentiamo dopo” “andrà tutto bene”.
E’ arrivata l’ora, si parte per un appuntamento importante
( forse quello che cambierà la vita ) la strada interminabile,
i miei occhi osservano tutto come una memoria fotografica,
rimaranno impresse nella mente.
Il sole spunta
dietro le montagne,
il correre delle macchine in strada,
impiegati, operai, studenti.
il sole fa capolino attraverso i rami degli alberi,
un contadino ara la terra,
dietro di lui degli uccelli
cercano qualcosa da mangiare.
Intanto si arriva a destinazione,
il solito parcheggio immenso,
il solito corridoio
che ormai conosco bene.
Una signora un pò assonnata
mi indica dove andare,
entro bene.... sono sola
cosi posso ridere oppure piangere.
Arrivato il momento tanto temuto.... tanto atteso....
buona notte amica penna,
ci rivedremo al risveglio
( forse ) se tutto andrà bene.
figlio di un essere dissociato,
a metà tra il tutto e il niente,
non esce mai dalla mente.
Ha il vuoto del colore del nulla
tra terra e cielo si trastulla,
non ha direzione né verso
eppure riempie tutto l’universo.
Ha il suono delle giornate liete
in riva al mare, profondo nella quiete,
è il sottofondo incessante
di ogni cuore sperduto all’orizzonte,
è il sogno di un ubriaco che farnetica,
non lo troverai nei testi di aritmetica,
è l’ordine originale, il caos finale
è il principio del bene e del male.
Asciutto con mutevole vigore
D’intrepide folate rematore
Eterno imperatore del suo posto
Immenso marinaio vogatore
Che vuole ritornare ad ogni costo
Al porto dove l’albero ha disposto
Per essere novello esploratore,
Mi sembra fuori luogo alla stagione
Del sole delle stelle e della luna
Che splendono in devota religione
Dai secoli dei secoli ciascuna
Donando la piacevole illusione
Che il mondo ruota intorno alla fortuna.
Bada
il cervello lo sa bene che le mani sono posate altrove
I nervi della pelle gli dicono che qualcosa li solletica
(Qualcosa di estremo se permettete)
e lui ordina loro di farsi valere
Di farlo per i primi venti minuti
dopodiché il cuore si spara un colpo alla testa
Loro non accettano lo scherzo
e fanno suonare l'allarme sull'intera baracca
Chivalà! E' tremendo!
Forse hanno frainteso le intenzioni quei nervi
Ad una tortura medievale avranno pensato
La pelle è scorbutica con chi la sfiora solo leggermente
Oggi è San Lorenzo
ma non sfrecciano stelle cadenti
magiche e sognanti
sulle rive del Tigri e dell’Eufrate,
saettano bombe sui bimbi impauriti
e traboccano violenze
sui fiori delle donne,
no, oggi le stelle non ridono,
guardano strazio e guerra
perdizione e miseria,
umane tragedie
ripetute nel tempo,
Abramo risparmiò Isacco
ma l’uomo non risparmia il suo simile.
Elia, Samuele, Mosè,
ritornate in quelle terre
e trovate parole
che parlino di pace.
solo spigoli e piante carnivore, restano oggi a far da sponda
a segnar il percorso, che fu di lana e paglia
sotto suole dure, lise, ma decise
Il vento indaffarato nei boschi, si rifiuta di seguirlo
su dirupi, pietre, scaglie e polvere
rotolano, si dileguano scivolando
Pazzi echi, si sgretolano fra grotte
alberi e rocce stropicciate, che abitano qui
Sei inciampata sulla via che era facile e vicina
per i tuoi rossetti colorati, per la tua età debole e scellerata
i tuoi passi ubriachi e barcollanti
Hai ospitato il gatto e la volpe, che hanno visto l'affare
Compromesso è stato il percorso
ed irta la strada abbandonata
Hai lasciato che i tuoi pensieri diventassero amici di altri
infausti e ladri
e se ne andassero a braccio, verso un faro diamante
Ti ho preso per i capelli, lavato il corpo
ricomposta la mente, raddrizzato il viso e parlato soavemente
con gli occhi di un tempo, con le stesse intenzioni
Il tendone del circo, è vicino al tuo indirizzo
è sempre in attesa di una tua esibizione
del tuo arrivo
pigrizia, come se mi fossi già stancato di respirare.
Penso di fare una cosa, poi mi dico: a che pro?
Così ci ripenso e lascio stare.
Guardo i giovani senza invidia.
In mezzo a tanto dolore nel mondo,
so di essere stato più fortunato di molti di loro.
Ma anche a me, alla fine, non resterà nulla.
Non mi pongo nemmeno più la domanda
del perché mi sono ritrovato su questa Terra,
perché almeno una cosa l'ho capita,
che la risposta è al di fuori della nostra portata.
Il testamento, per quel poco che ho,
l'ho già scritto e messo nel cassetto.
Ho anche disposto di essere cremato,
sarà più semplice trovare posto al cimitero.
M'accorgo che chiudo sempre più spesso gli occhi,
come a voler fare esperienza del buio eterno che m'aspetta.
Ascolto con sottile masochismo il Requiem di Fauré,
e m'arrabbio con chi non è venuto al mio funerale
con il cuore a puzzle, di pezzi perduti
fontane di liquidi occhi
tastando l'avanti, nel candore muto
Toccare il buio
con il panico nel ventre, stretti muscoli
fotogrammi impazziti in testa
con mestizia convinta
Toccare il buio
con reazioni al limite, strangolate grida
tarpata lucidità
caparbia insistenza
Toccare il buio
nella mancanza intorno, deglutendo a ritmo
ammanettato e bloccato
da gessate vibrazioni
Toccare il buio
abbandonato a questo barcollare
che fonde e si unisce
all'oscuro chiarore del solito
diventando un altro.
in silenzio.
Aldilà delle distese infinite
e delle colline variopinte,
odo gli stessi dolori
gli stessi colori…
E petali malformi
e foglie putride
e lacrime che piovono.
E’ la solitudine infinta del fiore
che muore.
Vana la gloria,
inutile la grandezza
se fatale è il contatto!
Rimane solo la tristezza:
la perfetta sofferenza,
del fiore
delicato,
dall’affetto isolato
malnutrito d’amore.






