Tra i viali alberati
senza luce e
senza rumore,
come un randagio
vaga un clochard
dal foulard rosso al collo
e dal lungo bastone.
Sorretto
dai suoi occhi tristi
di fame e anima,
scava tizzoni
tra brace e fumo,
stretto stretto
al suo cappotto
respira
l’aria gelida,
respira la solitudine,
e per scelta o per sfortuna,
fischia al cielo
un motivetto
e nella notte
si mescola con
gli occhi di Dio.
senza luce e
senza rumore,
come un randagio
vaga un clochard
dal foulard rosso al collo
e dal lungo bastone.
Sorretto
dai suoi occhi tristi
di fame e anima,
scava tizzoni
tra brace e fumo,
stretto stretto
al suo cappotto
respira
l’aria gelida,
respira la solitudine,
e per scelta o per sfortuna,
fischia al cielo
un motivetto
e nella notte
si mescola con
gli occhi di Dio.
E' già notte
improvviso
s'alza isole.
Il vento accareza le forme
della casa poco distante.
Strascichi di tulle
scivolano lungo
il letto del fiume.
S'increspano le ore
sbocciano nel blu
senza mai esagerare
e s'adagiano su tappeti fioriti.
Il rosso papavero
tinteggia il cielo
sfumando la paura giovanile.
Denso il buio
densi i pensieri
e poi.. nulla.
Comprimo
nel mio tepore il giorno
che da oggi
diventa subito ieri.
improvviso
s'alza isole.
Il vento accareza le forme
della casa poco distante.
Strascichi di tulle
scivolano lungo
il letto del fiume.
S'increspano le ore
sbocciano nel blu
senza mai esagerare
e s'adagiano su tappeti fioriti.
Il rosso papavero
tinteggia il cielo
sfumando la paura giovanile.
Denso il buio
densi i pensieri
e poi.. nulla.
Comprimo
nel mio tepore il giorno
che da oggi
diventa subito ieri.
Sembrano scheletri bianchi
i boschi nudi di Ficarola,
in basso a ponente.
Sulle poche radure si stagliano
quasi come fantasmi
trasfigurati nell’elegia del letargo
e nella clausura dei gesti impossibili.
Il silenzio è solenne,
non si ode alcun verso
di bestie o di uccelli.
Solo un lontano mormorio d’acqua
soffocato nel ghiaccio dei ruscelli.
La neve assorbe ogni sussurro,
anche un colpo di vento
affonda nel bianco.
Gli abeti, carichi all’inverosimile,
si sono arresi piegando i rami
sotto il peso della neve fino in basso.
Alcuni alberi di ulivi,
spinti dal loro fogliame orgoglioso,
hanno opposto resistenza
facendosi spaccare le ossa senza pietà.
Gli alberi spogli, invece,
dormono pacifici.
E il cielo di ceramica
chiama altra neve.
E con la neve cala dal cielo
una coperta di seta bianca.
i boschi nudi di Ficarola,
in basso a ponente.
Sulle poche radure si stagliano
quasi come fantasmi
trasfigurati nell’elegia del letargo
e nella clausura dei gesti impossibili.
Il silenzio è solenne,
non si ode alcun verso
di bestie o di uccelli.
Solo un lontano mormorio d’acqua
soffocato nel ghiaccio dei ruscelli.
La neve assorbe ogni sussurro,
anche un colpo di vento
affonda nel bianco.
Gli abeti, carichi all’inverosimile,
si sono arresi piegando i rami
sotto il peso della neve fino in basso.
Alcuni alberi di ulivi,
spinti dal loro fogliame orgoglioso,
hanno opposto resistenza
facendosi spaccare le ossa senza pietà.
Gli alberi spogli, invece,
dormono pacifici.
E il cielo di ceramica
chiama altra neve.
E con la neve cala dal cielo
una coperta di seta bianca.
Inquieto, sono indeciso limite
colmo di capriccioso incedere
malmenando il cuore incostante
specchio smorfioso, audace insolente
con trucchi di pretenzioso vezzo
condotto il sentimento via di peso
in pieno ormeggio
riannodato al caso.
Sterile patteggiamento
tra convinzioni sparse in memoria
ed errori distratti d’ignorata storia.
E allora quale migliore eredità
far finta d’aver capito.
Credere d’aver partecipato
solo per gioco.
Gettato alla rinfusa
i dadi dentro il vuoto.
E credere convinto d’essere
solo ciò che è andato perso.
Invece d’amare e amare e amare.
Questo il punto
sempre più convinto.
Così ho riscritto il verso.
colmo di capriccioso incedere
malmenando il cuore incostante
specchio smorfioso, audace insolente
con trucchi di pretenzioso vezzo
condotto il sentimento via di peso
in pieno ormeggio
riannodato al caso.
Sterile patteggiamento
tra convinzioni sparse in memoria
ed errori distratti d’ignorata storia.
E allora quale migliore eredità
far finta d’aver capito.
Credere d’aver partecipato
solo per gioco.
Gettato alla rinfusa
i dadi dentro il vuoto.
E credere convinto d’essere
solo ciò che è andato perso.
Invece d’amare e amare e amare.
Questo il punto
sempre più convinto.
Così ho riscritto il verso.
Sentire
percepire
di sprofondare
negli abissi più profondi
senza essere in grado di risalire.
Dopo tanto tempo nel buio
forse riavremo un pò di luce
respireremo
un’aria nuova
pulita.
Piano piano
risaliremo
respireremo
un’aria diversa
gli abissi neri
diventeranno
un leggero ricordo


A volte le maree sovrastano
ma non affoghi
scalfiscono i tuoi sogni
sgretolano le tue convinzioni
ma non ti arrendi
anche se perderti e lasciarti inghiottire
sembra l'unico modo
per la via d'uscita
L'onda ti trasporta
ti sposta dove comanda lei
ma sei vivo
anche se immerso
Pensi...
Nuota e cambia direzione
appellati alle tue forze
e stremato arriverai a riva
su una nuova terra
da scoprire e vivere
più forte di prima
ma non affoghi
scalfiscono i tuoi sogni
sgretolano le tue convinzioni
ma non ti arrendi
anche se perderti e lasciarti inghiottire
sembra l'unico modo
per la via d'uscita
L'onda ti trasporta
ti sposta dove comanda lei
ma sei vivo
anche se immerso
Pensi...
Nuota e cambia direzione
appellati alle tue forze
e stremato arriverai a riva
su una nuova terra
da scoprire e vivere
più forte di prima
Notte rigida e bella.
Tra poche nuvole bianche che sanno di neve
compare la luna,
dietro la collina.
Bianca, con i corni rossicci,
s’alza lenta sulle campagne.
Da levante spira un vento polare
che ghiaccia l’aria
e fa la barba agli aghi incalliti
del pino alto e antico.
Nel cielo scuro e sereno
le stelle, perse nella fregola dell’orgia,
si abbandonano all’eterno destino
e cadono nel vuoto,
roteando come girandole,
spaccandosi come bolidi,
infiorandosi come fontane luminose.
E mi vengono addosso, a sciami,
e mi bagnano la fronte ardente
e mi dissetano la bocca riarsa,
carezzandomi, dolcemente, il viso
e gli occhi bruciati.
Nel buio la strada corre
come una cometa in sfacelo
e mi sembra di perdere
ogni senso di gravità.
E il mio pensiero
solca gli spazi della trepidazione
con un volo audace
simile a quello delle meteore.
Tra poche nuvole bianche che sanno di neve
compare la luna,
dietro la collina.
Bianca, con i corni rossicci,
s’alza lenta sulle campagne.
Da levante spira un vento polare
che ghiaccia l’aria
e fa la barba agli aghi incalliti
del pino alto e antico.
Nel cielo scuro e sereno
le stelle, perse nella fregola dell’orgia,
si abbandonano all’eterno destino
e cadono nel vuoto,
roteando come girandole,
spaccandosi come bolidi,
infiorandosi come fontane luminose.
E mi vengono addosso, a sciami,
e mi bagnano la fronte ardente
e mi dissetano la bocca riarsa,
carezzandomi, dolcemente, il viso
e gli occhi bruciati.
Nel buio la strada corre
come una cometa in sfacelo
e mi sembra di perdere
ogni senso di gravità.
E il mio pensiero
solca gli spazi della trepidazione
con un volo audace
simile a quello delle meteore.
Un dì ti svegliasti e ti accorgesti di essere uguale agli altri, pulsioni sessuali , occhi, bocca, sangue nelle vene. Ti accorgesti di essere come le persone che guardavi attraverso un vetro, dentro una teca. Avrei voluto avere la forza per avvicinarmi e chiederti chi fosse prigioniero della teca, se tu o loro.
Vorrei tu dormissi, perché fuori piove, perché bussano alla porta, perché ho promesso a chi ti ha sempre amato che avrei vegliato sulle tue notti, consapevole che se gli incubi avessero interrotto i tuoi sogni per noi non ci sarebbe stata speranza.
Mi bastavano le bugie, mi bastava il tuo “sto bene”, mi bastava non vedere le tue lacrime per illudermi che tu non soffrissi. Tu eri appena venuto alla luce quando io mi accorsi di essere uguale agli altri. Vidi dentro me l’ingordigia per le ricchezze, il divertimento per le angherie sul prossimo, gambe rese veloci dalla vigliaccheria , amnesie fittizie per salvarmi dalle mie colpe.
Ero uguale agli altri anche davanti al tuo dolore di cui fui padre.
Volevo chiederti scusa, ma non per medicare il tuo dolore, bensì per trovare la pace, per essere orgoglioso dell’umiltà albergante in me. Gli altri saranno anche tremendi, ma specchiandomi non trovo chi possa ritenersi migliore di loro.
Vorrei tu dormissi, perché fuori piove, perché bussano alla porta, perché ho promesso a chi ti ha sempre amato che avrei vegliato sulle tue notti, consapevole che se gli incubi avessero interrotto i tuoi sogni per noi non ci sarebbe stata speranza.
Mi bastavano le bugie, mi bastava il tuo “sto bene”, mi bastava non vedere le tue lacrime per illudermi che tu non soffrissi. Tu eri appena venuto alla luce quando io mi accorsi di essere uguale agli altri. Vidi dentro me l’ingordigia per le ricchezze, il divertimento per le angherie sul prossimo, gambe rese veloci dalla vigliaccheria , amnesie fittizie per salvarmi dalle mie colpe.
Ero uguale agli altri anche davanti al tuo dolore di cui fui padre.
Volevo chiederti scusa, ma non per medicare il tuo dolore, bensì per trovare la pace, per essere orgoglioso dell’umiltà albergante in me. Gli altri saranno anche tremendi, ma specchiandomi non trovo chi possa ritenersi migliore di loro.
Una sorta d’inquietudine m’afferra
nella notte galavernosa
e non riesco a prender sonno.
Contemplo la campagna scura e azzurrigna
nel suo riposo rigenerante
dal ballatoio.
Nelle tenebre cerco un cesto
per metterci dentro,
come lucciole nel buio,
tutti i bagliori della vita.
Saltella una faina
sui rami dell’albero,
un topo fugge spaurito
oltre le striature colorate della roccia.
Brillio filiforme in una tela di ragno
tra foglie di eucalipti attraversate da aghi di luce,
iridescenze in una pozza d’acqua,
riflessi di luce nel cielo stellato
e, sulle labbra, strani batticuori.
Come turaccioli liberati
in fondo a un mastello d’acqua
i ricordi riemergono
dalle finestre della coscienza.
nella notte galavernosa
e non riesco a prender sonno.
Contemplo la campagna scura e azzurrigna
nel suo riposo rigenerante
dal ballatoio.
Nelle tenebre cerco un cesto
per metterci dentro,
come lucciole nel buio,
tutti i bagliori della vita.
Saltella una faina
sui rami dell’albero,
un topo fugge spaurito
oltre le striature colorate della roccia.
Brillio filiforme in una tela di ragno
tra foglie di eucalipti attraversate da aghi di luce,
iridescenze in una pozza d’acqua,
riflessi di luce nel cielo stellato
e, sulle labbra, strani batticuori.
Come turaccioli liberati
in fondo a un mastello d’acqua
i ricordi riemergono
dalle finestre della coscienza.
Tutto tace
vibra un sospiro in questa vita
mentre cade una lacrima sul mio respiro
e tu che sei lontano
non mi resta che alzare lo sguardo
cercandoti tra le stelle.
Questo silenzio
che invade l'anima
scorre tra fiumi di tacite parole
parole impresse sulle labbra
come se volessero chiedere
alla loro quiete la pace
si chiudono a guscio
per respirare ogni giorno
un'alba nuova.
vibra un sospiro in questa vita
mentre cade una lacrima sul mio respiro
e tu che sei lontano
non mi resta che alzare lo sguardo
cercandoti tra le stelle.
Questo silenzio
che invade l'anima
scorre tra fiumi di tacite parole
parole impresse sulle labbra
come se volessero chiedere
alla loro quiete la pace
si chiudono a guscio
per respirare ogni giorno
un'alba nuova.
E ritorno a far poesia
per festeggiare la primavera
or ora arrivata, in punta di piedi,
innamorata dei colori,
della brezza leggera
ed il sole felice dolcemente
bacia la nostra pelle
La rinascita si rinnova
arricchisce le nostre anime
di solarità, di spiritualità
perchè dietro tutta codesta bellezza
c'è un Dio di grande amore
Amore da imitare, vivere e donare
come una cascata di acqua fresca,
simile allo splendore del verde
che fronde di alberi
dall'inverno spogliati riveste,
che i prati brulli riveste
e fan capolino le pratoline
dalla corolla bianca come le nuvole
che in cielo danzano allegre
Arriverà anche la pioggia
a dissetare e rinvigorire la terra
ed i nostri cuori, lavando
la polvere di tristezza accumulata
nei giorni grigi dell'inverno dipartito
Se nei mesi passati lacrime ho versato
ora voglio danzare e ridere
perchè con la primavera
tu sei tornato!

per festeggiare la primavera
or ora arrivata, in punta di piedi,
innamorata dei colori,
della brezza leggera
ed il sole felice dolcemente
bacia la nostra pelle
La rinascita si rinnova
arricchisce le nostre anime
di solarità, di spiritualità
perchè dietro tutta codesta bellezza
c'è un Dio di grande amore
Amore da imitare, vivere e donare
come una cascata di acqua fresca,
simile allo splendore del verde
che fronde di alberi
dall'inverno spogliati riveste,
che i prati brulli riveste
e fan capolino le pratoline
dalla corolla bianca come le nuvole
che in cielo danzano allegre
Arriverà anche la pioggia
a dissetare e rinvigorire la terra
ed i nostri cuori, lavando
la polvere di tristezza accumulata
nei giorni grigi dell'inverno dipartito
Se nei mesi passati lacrime ho versato
ora voglio danzare e ridere
perchè con la primavera
tu sei tornato!







