A caso un istante, zigote compiuto,
dell’io in potenza universo infinito.
Se un attimo prima o un dopo indefinito
fosse all’ovocita altr’incontro accaduto
tra i cento milion possibili in egresso
di spermatozoi di quello stesso amplesso,
un gemello spurio mio sarebbe nato,
maschio o femmina, ma non quell’io stesso
che un po’ diverso ma ancora in mio possesso
in universo ancor mio sento calato.
Sarebbe altro io con altro firmamento,
perché d’altra identità il concepimento.
Altr’uomo o donna sarebbe dall’attuale,
né dire si può che “io” sarei un altro,
perché qui al posto mio sarebbe talaltro.
Non c’è un animuccia soprannaturale
in attesa d’incarnarsi in nuova vita,
nostr’anima non era in ciel custodita.
L’anima è soltanto psichica funzione,
neurobiochimica o biofisica in dote
già in quella cellula diploide zigote,
totipotente del soma produzione
grazie a un codice che ha nome dienneà (*)
garanzia di personale identità.
Codice irripetibile, generante,
dal quale l’individuo prende l’avvio
e molto dopo vien coscienza d’un Io,
che col mondo rëagisce autoplasmante.
Che altro avrei “Io” fatto, fossi nato
altr’uomo altra donna, altrove, nel passato?
Sono ipotesi amene, scherzo balzano,
che però esprimono caparbia illusione
che il nostro io potesse aver altra opzione,
che quest’io ci fosse già e di sé sovrano,
ma non c’è io che fuor dal caso sia nato
genotipo in fenotipo trasformato.
Ed eccoci fenomeni contingenti
che abbiamo sorte finale definita
consegnati ai sortilegi della vita,
incontri, relazioni ed accadimenti
dopo aver tanti altrui destini incrociato
ciascuno a sua volta dal caso segnato.
Solo il codice è progetto e pur destino,
spesso poi smentito dalle contingenze
di miserabili o grandiose occorrenze,
ché val più il caso che un feticcio divino,
ché un fremito d’ali può mutar la sorte,
salvare una vita o comminar la morte.
Del tanto che sarà l’umana vicenda
sarà quasi tutto nell’oblio disperso
poco il tracciabile ma tanto il sommerso,
pochissimi saranno storia o leggenda,
tutti comunque tessuto connettivo
di un’umanità come organismo vivo.
(*) lettura trisillaba di DNA (DeoxyriboNucleic Acid)
Per facilitare la comprensione inserisco un’annotazione di genetica (e, non essendo un genetista, chiedo venia se dovessi aver sbagliato qualcosa o essere risultato poco chiaro).
Un’eiaculazione normospermica contiene da 20 a 200 milioni di spermatozoi, semplifichiamo in 100 milioni, ciascuno dei quali con un proprio corredo genetico aploide (una sola copia di ciascun cromosoma, tra cui X o Y del cromosoma 23, determinante il genere femminile o maschile del nascituro). Un solo spermatozoo dei 100 milioni feconderà un solo ovocita, pure aploide, cromosoma 23 sempre X, formando così uno zigote diploide (ovocita fecondato, metà corredo genetico di origine metà femminile e metà maschile, genere determinato da X oY determinato dallo spermatozoo fecondatore).
Due ipotetici zigoti formatisi dalla fecondazione dello stesso ipotetico ovocita da parte di due spermatozoi dello stesso padre, avrebbero in comune il 75% del loro DNA (più che tra due gemelli eterozigoti, meno che tra due gemelli monozigoti). Quanto basta per dire che, se “quella volta” (nostro concepimento) a fecondare l’ovocita di nostra madre fosse stato un altro qualsiasi spermatozoo del nostro padre biologico, si sarebbe sviluppata un’identità genetica simile ma diversa dalla nostra attuale, quindi un’altra persona, col 50% di probabilità ch’essa fosse di genere diverso dal nostro).
Tutto questo sembra ovvio e naturale, ma la casualità della nostra identità (casualità intrinseca alla fecondazione, ma dipendente anche da tutto ciò che l'ha circostanziata) ha per me, filosoficamente, un che di angosciante, desolante e di ineludibilmente materialistico. A meno che con si creda, atto legittimo ma puramente di sola fede, all’esistenza di un’anima immateriale.
In tal caso mi (vi) chiedo dove, quando e come l’anima si collocherebbe, nello sviluppo embriogenetico. A meno che non si ritenga l'anima entità puramente spirituale. Faccio però notare che il concetto di “anima” è estraneo alla tradizione giudaica e cristiana delle origini, che credeva nella resurrezione dei morti, come risulta tuttora nel Credo ("Credo.... la resurrezione della carne, la vita eterna. Amen"), testo fondativo definito dal concilio di Nicea (325 d.C.). Il concetto di anima risale a Platone, è stato poi sviluppato dal neoplatonismo, quindi adottato da Agostino d'Ippona (Sant’Agostino) nato ”solo” nel 354 d.C.. Anche l’anima è definita geneticamente? O sussiste a priori?
Qualcuno penserà che è come se disquisissi del sesso degli angeli (si fa per dire, qui il tema ha valenza scientifica), ma io intravedo una questione filosofica e religiosa d’importanza cruciale.

Commenti
Lo schema ABBACC ogni tanto lo stiamo vedendo, ma il Sisifo dodecasillabico è inusuale!
Le rime son tutte perfette, il metro, per quanto abbia scansionato con attenzione, non ho trovato nessun verso fuori misura. Insomma, la forma è fedele all'intenzione dichiarata e scorre liscia, precisa, senza appesantirsi in nessuna strofa né mai minare la comprensione del testo.
Veniamo al contenuto, decisamente interessante:
mi piacerebbe dire che concordo al 100% con quanto spiegato nelle 9 strofe, i 54 versi espongono sostanzialmente tutto ciò che abbiamo imparato su cosa sia la vita e cosa e come la determini alla faccia di "destino" ed altrettanto alla faccia di "libertà" o "autodeterminazione" , ma di fatti proprio perché certamente le cose funzionano così ed il DNA come anche l'epigenetica che ci "condiziona" sin da prima della nascita (suoni, vibrazioni, movimenti percepiti dal feto attraverso l'ambiente uterino, come la voce della madre o suoni esterni; alimentazione equilibrata, presenza o assenza di stress, fumo, alcol, farmaci o sostanze tossiche influenzano la salute e lo sviluppo del feto; livelli di cortisolo, ossitocina e altri ormoni materni che hanno un impatto diretto sullo sviluppo neurologico ed emotivo del feto; fattori fisici come la disponibilità di nutrienti, il flusso sanguigno placentare e i livelli di ossigeno influenzano la crescita e la salute del feto; traumi, emozioni forti o cambiamenti ambientali che coinvolgono la madre) e "così è se vi pare" ma "comunque così è anche se non vi pare", spazio per essere in disaccordo non ce n'è, proprio come non c'è spazio per anime in lista di attesa che debbano incarnarsi nel nostro corpo all'istante del concepimento, vergini angioletti o rodati defunti che debbano essere… che poi, quand'anche fosse mai possibile un qualcosa che non è, visto che sarebbe l'unica cosa che in noi non lascia traccia
[segue »]
(non mi ricordo nulla io infatti di quando sarei stato Napoleone Bonaparte o Archimede Pitagotico o addirittura la bona Cleopatra né ho sentore di una mia vita quando mi reincarnerei in futuro in uno zombie sopravvissuto alla catastrofe nucleare della metà del XXI secolo) è del tutto inutile continuare a immaginarsi che sia possibile solo per la paura che alla nostra morte finirà tutto!
Ok, sto prolissamente divagando… rinsaldo il commento scivolando nel faceto:
"di miserabili o grandiose occorrenze" mi porta a riflettere su com'è andata a me: cosa sarebbe stato della mia vita (che di fatti non sarebbe stata la mia) se invece del mio l'ingresso nell'ovulo lo avesse fatto uno dei miei centinaia di milioni di potenziali gemelli? Chissà. … che poi … nelle gerarchie angeliche, come si pagherebbero le mazzette per favorire un'anima rispetto ad un'altra? … … … Ah, sì, me l'avevano detto le suore al catechismo: le preghiere: più preghi e più ti agevolano! Ecco perché nella vita mi è andato tutto storto! Che poi, ora ricordo, lo spermatozoo alla mia sinistra, che ha sbattuto sulla membrana contemporaneamente a me e agli altri primi cento arrivati al traguardo, era un 23X decisamente interessante, una via di mezzo tra Charlize Theron e Scarlet Johansson ma con la testa da Q.I. genetico tipo Rita Levi Montalcini… che v'ho fatto perdere!!! Ma la membrana ha ceduto sotto di me e poi si è richiusa e li/vi ha fregati tutti!
Quanto al dodecasillabo, non ti so spiegare il perché, se non per il motivo che facevo fatica a inserirei concetti, verso per verso, in altrettanti endecasillabi. A un certo punto mi sono stufato e ho provato a prendermi un piccolo margine ulteriore e la composizione è proseguita meglio. Forse è il tema così poco poetico che aveva bisogno di un respiro più ampio.