Seguito del mio ultimo “Erotismo tra ricordo e fantasia”. Il passato e l’attuale contrappasso. Autoparodia tra reminiscenze leopardiane, dantesche e infine belliane.

Sempre caro mi fu l’ameno colle
che fu monte di Venere chiamato
laddove or la passion non più ribolle,
laddove ho dolcemente naufragato

ognor che un mio destin lieto lo volle
e il passero socievole ha cantato
ogni suo tono e diesis e bemolle,
con passere che in aere avea incontrato.

Or più armonia non erra in questa valle
e volge a sera il canto alla campagna
e qual per contrappasso è duro calle (*)

al passero salir in pompa magna
or che lui ccala e crescheno le palle (**)
e quel colle divien erta montagna.

(*): Il contrappasso dantesco è un principio dell’inferno secondo il quale la pena è correlata al peccato commesso.
(**): “E pell’ultima bùggera der mazzo (e cquesta fa ppe’ voi, sor Gammatista), crescheno li cojjoni e ccala er cazzo”. Da: “La vecchiaglia”, di G.G. Belli.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Commenti  

ioffa
# ioffa 06-06-2025 14:06
Sonetto perfetto, endecasillabi canonici a maiore in rime alternate… un classico! L'esplorazione giovanile dei moti… un classico: anche a me pare di aver scalato continuamente quel monte fintantoché ero vivo. Non ricordo con precisione dove si trova, mi pare fosse alla congiunzione di due catene alpine e di due catene prealpine e nei paraggi aveva qualcosa tipo un dolmen sorridente… ah, ricordi troppo vaghi… la maggior parte di quelle scalate le feci con le stesse due alpiniste, ma una era matta e dovetti fuggirne lontano abbandonando tutti i miei giovanili progetti di vita, l'altra anni dopo scoprì che son matto io ed è fuggita lontano a rifarsi una vita poco prima che il mio cuore decretasse che la mia è finita. Esploravamo tantissimo, ora invece neanche ricordo quali sentieri bisognava imboccare e non so neanche se la bussola è ancora magnetizzata. Nei sogni sì, lo è, di notte punta decisa il nord, ma penso sia solo illusione, di giorno l'ago penzola senza nessuna voglia di puntare il sentiero giusto. Come cambiano le cose: non ricordo molto, ma son sicuro che quelle scalate ci divertivano molto! Duravano a lungo, ci stancavamo, ma… non ricordo di preciso cosa facevamo su quel monte; forse guardavamo le stelle? Sarà per quello che si chiama "Monte di Venere"? Ma è tutto un inganno, poi si scopre che venere non è una stella.
Sisifo Gioioso
# Sisifo Gioioso 06-06-2025 14:51
Credo proprio che tu non necessiti di spiegazioni, né anatomiche, né astronomiche, né mitologiche, né topografiche (nel senso di "topa", come la chiama qualcuno). Stiamo comunque parlando di un archetipo del conscio collettivo (sic, nulla di inconscio). Quindi, neppure i lettori necessitano di spiegazioni.
A qualcuno tuttavia, ma una nettissima minoranza, potrebbe sfuggire qualche riferimento letterario, a partire dallo stesso titolo, in cui consiste, a mio vedere, il vero sale di questo testo.

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