Ha impronte secolari
di canti e di risate,
di contadini questo mio ponte!
E oggi deserto da qui osservo
le soffici nuvole bianche
incastonate nel cielo azzurro
sulle casette appiccicate!
Nell'ombra degli ippocastani
balzano le cinciallegre e i fringuelli,
il sole fiancheggia i sentieri
di arbusti e rovi
punteggiano le gialle ginestre i campi assolati e
ripide sono le discese verso
le libellule sul fiume,
dove si abbeverano le volpi,
dove aggrappate stanno
le lucertole ai muri ammuffiti,
dove il verde è cangiante,
con un turbinio d'ali,
di farfalle, di gruccioni, di falchi,
nel percorso limpido
di pietre
di ciottoli
e di vita!

" Ponte e ciucciu " di Montepaone
Notte d’estate
è finito Maggio,
orchestra di chicchirichì!
Un lieto sbadiglio
al profumo di caffè
il mio volo m’aspetta!
Nel liquido cielo m’affrettai ad infiltrarmi
è la magia,
volere di Poseidon
che le membra mi mutava.
D’un tratto
come pesce in vacanza mi trovai!
Meraviglioso paesaggio,
il granchio dall’alto della rocca
le chele risuonava
e la timida spugna
di fascinoso colore m’ubriacava!
È questo il mondo mio,
lontano dall’umano impiccio e l’inganno,
intrigo malsano
che qui si scioglieva
come nettare al cuore
mio nutrimento dava!
O Mare padre d’insonnia,
compagno di un tempo
che le ossa rompeva!
Ti guardo con la criniera bianca,
stanca,
sguardo di Maggio,
di un timido selvaggio!
il cielo azzurro
con qualche forma strana di nuvole.
La primavera sta arrivando
ho pensato di fare due passi,
mi incammino osservando la natura cosi bella.
Con tanto dispiacere
noto che il sole si nasconde
dietro le sempre più numerose nuvole.
Improvvisamente cambiano colore
diventano nere,
inizia a soffiare il vento.
Strana la natura.
Freddo pungente,
gli alberi si piegano,
il vento strappa via le foglie appena nate.
Meglio rientrare
a casa
prima che si metta a piovere.
di nebbia e sole folta la foresta
si odono fragori di cascata
che danno sensazioni d'una festa
Mi sporgo dalla rupe incuriosita
e l'occhio spazia in orrido di menta
profonda forra un vortice alimenta
che inghiotte acqua come piperita
Frescura imminente procurata
dalla mente quasi inebetita
a tale scenario suggestionata
Ritorno al cammino sulla cresta
che l'infimo torrentello rasenta
con nuovo brio e sete che non resta
Eterno carme del poeta
che dei suoi versi, mi onora.
Il mio profumo, ogni cuor allieta
e di serenità l’aurora colora.
Sono una rosa
souvenir e viaggio di bisbigli
viavai di vita religiosa
avvolta, a volte, d’artigli.
Sono una rosa
incantatrice degli occhi
frutto della terra
emblema e regina dell’amore.
un fiume in piena,
raffiche di vento....
fanno paura.
Una vortice spazza via tutto,
un nubifragio
si è abbattuto sulla città,
tuoni esplodono nell’aria.
Fulmini illuminano
il cielo a giorno,
finirà...?
basta aspettare.
Attendo che si plachi
la tempesta, quanto tempo
durerà.... un’ora....
oppure tutta la notte !!.
Il cuore batte forte,
tanta paura,
tuoni e fulmini
in questa notte infinita.
Arriverà il giorno,
avrà fine questo
nubifragio,
tutto tornerà alla normalità.
nelle strozzature di cupe gole
e, rabbioso, ti apri la strada
tra le rocce, con rumore di vetri infranti.
Il tuo pianto copioso,
con impeto greve,
scorre nella boscaglia,
tra sassi e morge
che rendono dura la vita.
Nascosto da alture silenti
compari all’improvviso
nella brughiera ubertosa,
acquattato come un cervone.
Veloci e fresche
le tue acque
scendono agevolmente al piano
e s’infiltrano nella terra tenera,
alimentando, languidamente,
erbe e radici di piante.
Nei ristagni
rodi la terra scura
ma non ti lordi di limo.
T’allarghi solo in ultimo
in prospere piagge,
riposandoti a valle
quietamente.
Sulle tue sponde
casolari perduti
e ombre di pioppi.
Tutt’intorno
clivi coperti d’ulivi,
dolci e flessuosi,
appollaiati
nel riposo dormiente
del vago orizzonte.
per rinascere in nuovo giorno,
dopo notte di buio che silente si
lascia perforare d’occhi splendenti.
Gli umani pensieri galleggiano
scontrandosi tra superfici sottili
ove dolori, speranze e rancori,
si mescolano in caos d’emozioni.
Imponiti all’agonia del respiro tra brandelli
di luce e misteri, all’alba il rito dirompe.
E fu il principio!
La natura ha abbandonato,
ferito ramo che muore piano
al triste destino.
Non irrorato, non omaggiato
da sguardi meravigliati, silente
al muro morente.
Quasi reciso da mano abile,
il destino ha deciso…
Tenero fiore dal colore
del sole, nato a forza, solitario,
in dono all’occhio di chi assorbe
nutre del messaggio velato.
Vive qui la vita.

La natura dorme, al suono di
una dolce nenia, dalle fronde
protese, a muovere l’amaca di
dolci oblii.
Un leggero movimento,
vecchio albero secolare,
guarda sornione e balla, alla
carezza del vento intorno.
Oh, l’amato vivere m’è caro,
sotto lo sguardo d’un conforto
eterno.
come un bimbo curioso,
con il naso schiacciato
ammiro affascinato
questa sera piovosa;
a miriadi le gocce
tormentate dal vento
s’abbattono sui muri
sugli alberi e le strade
sconvolgendo nell’aria
il giorno di gennaio:
oh gocce che scendete
per raggiungere il mare
donando nel passaggio
l’inizio della vita,
bagnate i malumori
degli umani sospiri
ma non vi trasformate
in nefaste matrigne.
linee scure sul foglio bianco
i colori d'una farfalla
sparpagliati in un battito d'ali
posati sulla rugosa mano
i versi di un poeta stanco
si buttavan nella valle
e il vento delle parole
persuadeva l'inverno a ritrarsi
Avvolte di luce le spalle
l'anziano sparì in un mite sorriso
e la farfalla andò a fondersi
con l'aria della primavera.
ha resistito alle intemperie
al vento
al gelo.
Con tanta fatica cresceva
pian piano
prima verde
poi rosso.
Con tenacia
forza e volontà
ha raggiunto
i mille colori della pace.
Con l'amore
sono arrivati
i colori
dell’universo.
Ma è stato
strappato
con forza
staccato dal terreno.
Che con fatica
era nato
e cresciuto
appassirà....
Ci vorrà tempo
ma forse tornerà
ad avere i mille
colori della pace.
Prima o poi
tornerà ad avere
i colori
dell'amore.
fu sì vicina!
Prima la pioggia, la nebbia o la foschia
rendevan la splendida visual tanto restìa,
ma dopo l’intemperie passate della sera
si scorse la terra sì vicina e così vera!
Fenomeno singolar così talvolta s’avvera,
al punto che toccar la costa mi parea.
L’armonia d’atmosferiche condizion,
dicono l’esperti e i d’altri tempi ammirator,
rendon ravvicinata, della Trinacria, la costa,
proprio come se Dio l’avesse fatto apposta.
All’occhio umano appar così vicina,
domina anche lei lo Stretto e si chiama Messina,
si vede da Reggio, ma non è più sì lontana:
si scorgono l’auto, perfino, grazie all’aria sana
e a quell’effetto chiamato “Fata Morgana”.









