tra i rami dell'auspicio
invecchiati dall'autunno
e bagnati dalla pioggia...
Io, usignolo spennato
tra le fronde secche
e il suo palmo gelato:
zampette schiacciate
sui polpastrelli suoi,
qualche carezza,
qualche sguardo,
mi trovo senz'ala:
come faccio a volare?
Costretto a zoppicare...
Le mostra la ruota
dal colore acre
un pavone sconosciuto
in fondo alla valle:
lei non distoglie lo sguardo,
lei custodisce la mia ala...
E mi muoverò goffo
con le pupille da formica
e tra le insidie dei rami:
e qual sarà la fine
del mio arto levato?
Qual sarà la coda
più fortunata?
Me lo diranno le foglie,
io intanto me ne sto
a volare impazzito
tra i rami dell'auspicio:
verrà l'estate
e se non verrà
cambierò albero,
camminando sudato,
con un'ala sola...
se ne stava appollaiato
su un ramo
ad aspettar l'auspicio
che mai arrivava...
Guardava stremato
la valle sonante:
nessuna voce,
nessun odore,
soltanto uno schioppo
all'altezza dell'ala...
Ventata di fuoco
tra le penne scottate,
sadico gioco
di esperienze bruciate...
Lo sfiorava
quel missile freddo,
si scansò per una piuma:
non voleva perire
tra quei rami bollenti...
Con sguardo assassino
si alzò cauto
su le due zampe:
spiccò il volo,
come poté;
ancora non è atterrato...
notte e giorno a stendere le fronde
t’adoperavi.
L’ usignolo sul flebile ramo
la reggia costruiva
per non turbare la quiete tua.
Nella calura estiva
al ritmo del vento danzante
l’ombra spargevi.
Maestosità palesavi
mentre il bimbo gaudente
al sorriso esortavi.
Che resta
delle intarsiate fronde
negli avviluppati rami?
Poco! L’uomo t’ha preso
una mattina di marzo
e con ardore storpio t’ ha reso.
Povera mia voce combattuto ha la guerra!
Dopo essersi annoiato
l'uomo t’ ha lasciato.
Ora la tua forza ammiro
pur nello strazio novella esistenza offri
a ciuffi di foglie dei mutilati ceppi.
quest'aria
che solletica il viso.
Mi sdraio un pò
sull'erba verde del prato
osservo, ammirato,
i respiri del mondo.
Guardo quella piccola farfalla,
com'è agitata!
Cerca un fiore per potersi saziare,
ma ahimè non c'è posto,
già tantissime api
prepotentemente invadenti
ne han preso possesso.
Respiro il vento....Parla,
lo ascolto.
Mi distrae solo
il cinguettio di piccole rondini,
aspettano la mamma,
porterà loro qualche vermicello
per poterle sfamare.
Oh!Che aria lieta
m'entra dentro l'anima
piccole creature
siete voi i respiri del mondo
vorrei tanto imparare da voi,capire,
rinascere...
E la piccola rana gracidante
mi osserva curiosa
si tuffa nel fiume
scompare.....
lo sgraziato ortaggio spinoso.
Sono sgraziato e non faccio faraggio,
silenzioso spettatore del paesaggio.
Reco con me deciso sapore
nella zuppa che prepari con amore.
Le mie spine nessuno le vuole,
mi deridono le olezzanti viole.
Spampinato e arruffato
son lo scorno di tutto il prato.
Saluto le margherite e il papavero rosso
e mi ristoro d'acqua dentro al fosso.
competo con Casanova
nel far pianger la dama e la signora.
Quante lacrime costa
ogni stilettata di coltello,
son lo scorno del palato
fò fuggir il commensale malcapitato.
Di certo nobile non è il mio odore,
un pò acre il mio sapore.
Soffritto in padella e nel tegame
con altri sapori inclino al legame.
Ma poco sono fedele, e marinaio
le mie promesse mantengo solo al cucchiaio.
Io sono il pomodoro,
piccolo e tondo
sulla tavola porto l'oro.
Rosso come il sangue
nessun piatto con me langue.
Trafitto da un raggio di sole
e dalla tagliente lama,
muoio nel fumante sugo
profumato saporito della dama.
Assisterete compunti,
del triste piacere "assaporato"
nel vellutato letto di un passato.
Un pò di basilico, anzi,
quanto scegli tu,
per l'ultimo saluto all' "ei fu"
dondolano su balconi...
Sembran mani
intrecciate di due innamorati.
Anziani sulle panchine,
rimembran cuori piccanti o
zuccherati, e rievocano i bei
tempi passati;
mentre tra l'argento delle betulle
il sole filtra,
disegnando fragole rosse su
guance odorose di bimbi.
Il sole è nei cuori di tutti,
persino il dolore affacciato
sui bordi dell'anima profuma e
s'acquieta,
come una cascata di rose...
degli operai,
l'andirivieni di faccie
più stanco,
l'aria più fresca,
la luna si mostra,
i fiori del pruno
si fanno più bianchi,
stentano appena
una danza leggera.
Su nel cobalto, tra i rami
s'accende
il cinguettio della sera.
sbatton morbide
sul terriccio
umido e fertile...
Muretto voltato
soccombe
a riflesso di gocce,
solitario copre
i bagnati sassi...
Fragil cilindro di legno
si apre annoiato,
schegge verdi
abilmente cromate
dal giallo falegname...
Cercan invano
la sua febbrile mano:
per sbaglio rovesciò
incolor vernice,
per rimedio userà
vitale lima...
Oh mia trinacria ridente
che di nebbia lupa scompari;
Oh mio triangolo indiscreto
che da acque tiepide m'appari.
Dal tuo cratere di sinuosi gesti
che dal seno ai limpidi celesti,
ridi,piangi e di meraviglia ti vesti.
Voglio viverti e sentirti
voglio perderti e ferirti.
Son quì vicino ad ammirarti
e mi allontano per non vederti.
Brivido è il sublime
che l'incanto mi opprime
brivido è il sentimento
ma non placa il tormento.
Urla il silenzio dinanzi alla scia
finchè sguardo languido
non mi porti via;
Urla felice la mia poesia
che la Sicilia bedda
è la Sicilia Mia.
Mare bianco
di nuvole
con forme dolci
e curve soffici...
Vorrei
scivolarci sopra
col passo leggero
di un gabbiano,
senza cadere,
oscillando piano piano...
In fondo,
dove non arriva il mio dito,
vedo una foschia limpida
carica di infinito,
un cielo profondo...
Galleggerà
in quel mare
un tenero azzurro
interrotto da bianchi sogni...
Nel mare, la luna
osservava il suo riflesso.
Era la regina della notte.
Tante piccole stelle
attorno a lei
la ammiravano e invidiavano
per la sua immensa bellezza
e splendore.
Ma non appena le piccole luci
si furono allontanate da lei
delle gocce di cristallo
intaccarono la tavola blu
sottostante.
Non erano altro
che le sue lacrime
lacrime di solitudine
e consapevolezza
che le rammentavano
che sarebbe rimasta
sempre e comunque
solo uno specchio.
..........e il Grande Burattinaio
cambia la scena,
nello spettacolo della vita
di nuovo è l'inizio.
La terra genera il germoglio,
l'aria si stempera e
il cielo veste il suo abito più bello.
La bussola impazzita
nel grigiore invernale
torna a segnare est.
I sogni rimasti nel cassetto
fanno capolino e sperano di realizzarsi.
Mani esperte
sfiorano un cuore che vibra,
teso allo spasimo
capace di far uscire il suono dolcissimo
che la mente conosce.
Grazie primavera,
l'anno nuovo inizia ora.
Quell'atmosfera grigio bianca
con a terra quel ghiaccio quasi liquido
che pare quasi fanghiglia:
tutto ciò a dir poco stanca...
Inizia tutto con quei fiocchi
che si incollano a terra
per tanti rappresentano giochi, balocchi
per me no:
è una noia che con forza mi afferra...
Sento il freddo che perfora le mie vene
un finto silenzio della natura
e un senso di estraneità:
è una situazione che non mi appartiene...
E quella situazione perdura
mi sento come rinchiuso
tra le quattro mura di casa...
Posso però scrutare
paesaggi nuovi
mai visti prima:
il lago ghiacciato, ho potuto osservare...
E così la natura ci ha portato
un gioco di monotonia ben studiato
per solo qualche giorno, per fortuna
ha creato qualcosa che mi fa annoiare...
Ma riapparirà il sole
a dare un po'di colore
a quest'atmosfera grigio bianca:
il sole è gioia
il sole manca...




