fertile, arida, amata Terra;
antica e sempiterna
madre e matrigna,
altruista e incompresa,
sfregiata alle radici
nel corpo e nell'anima:
la tua ribellione è giunta!
Alza la voce ora
senza colpo ferire,
vivi con l'umanità che sfami
l'armonia del Creato;
che l'uomo sia
riconoscente e degno
della tua benevolenza.
già nell'aria si sente
il vicino settembre.
La luce è più soffusa
l'aria si fa più mite.
La vigna è piena e fiera.
Le foglie sono tristi
perchè stan per morire.
Radioso invece è il bosco
che mostra i suoi colori
e offre a chi ne vuole
funghi, castagne e more.
Si affrettano a stivare
le previde formiche.
Negli alberi gli uccelli
parlano di emigrare.
Pronte sono le tane
di chi dovrà dormire.
La terra assiste placida
a queste attività
perchè sfruttata e stanca
a riposare andrà
coperto da foglie
cadute dagli alberi,
il freddo e il vento
le hanno strappate.
Si sbriciolano
sotto le scarpe,
uno strano rumore
mi insospettisce,
risalgo il sentiero.
Intravedo attraverso
gli alberi spogli
un piccolo ruscello,
ai lati l’acqua ghiacciata,
nel centro scorre velocemente.
Il letto del ruscello è coperto
da sassi bianchi luminosi,
il rumore si trasforma in suono,
dell’acqua
che scorre.
ecco che l'autunno è pronto a guardarmi inviso.
Nuvole grigie sin dal mattin s'avvicendano
e ridono, piangono, creano spettacolo tanto umano
con forme strane e bambini che ti tengono per mano.
Nell'alba tranquilla s'ode qualcuno che spara,
v'è il cacciator che il fucile imbraccia e, sorte amara,
preda cade nella buia radura nostrana.
Per le vie del paese d'una domenica pomeriggio,
sentendo l'odor di caldarroste al fuoco,
dimentico quasi d'improvviso il cielo grigio
e non penso più a quella preda, in quell'istante, da poco.
Sento che la stagione grigia dell'autunno è arrivata,
coi suoi lati oscuri e l'odor della sua beltà s'è rinata
in un paesaggio che per tre mesi, da questo momento,
farà intristire qualcuno, ma talun renderà contento
del profumo d'un autunno da assaporare,
trascorrendo liete serate davanti al focolare.
spostati di curiosità
attraente come amore
stranezza, in tanto scalpore
invadente, come superba
le braccia punte da rovi silenti
che con il loro sanguinare
rallentavano, delle gemme
l'attesa della pioggia nel cadere
C'erano fiori dalle forme d'orchidea
fiamme di cristalline sfere
come da bere
scie disegnate
quasi stelle copiate
Sotto secche foglie
il prato salvato
dal passar di elefanti
trascinar di negligenti
Lascio i rami al loro stare
tardi soppeso
questo mio calpestare
I fiori raccolti calpestando un prato
non sono la bellezza che aspettavo
un desiderio appagato
Ritorno sul sentiero con questo pensiero
la natura non fa niente per niente
non era giusto cogliere quei fiori
solo per farli vedere
ad altra gente
colori come giroscopio
caduto dal cielo
miracolo raccolto
bucando l'attenzione, con la dimensione senza rilievo
avvolto in luccicanti semi
lontano dal timore, d'istinto guidato
gettato nella frenesia sconosciuta ai simili
circospetto negli interrogativi
sguardi nascosti
alfabeto Morse di versi
nuvole più vicine
terra più lontana
freddo bagnato da fumar sui fili tesi
fiori e frutta da non avvicinare
seguendo i raggi penetranti del sole ancora alto
la paura di qualche pappagallo
batton le foglie come mani protese al plaudo
e più forte si agitano a sembrar acqua scrosciante.
Profumi… d’estate calante,
tra rivoli e fossi di una campagna fiorente,
che dolcemente infrange
il cuore dormiente.
che scalda fino a divenir bollente,
nasce ad oriente al fare del mattino,
ad occidente muore…è il suo destino.
Sarà perché nascendo già ben sa
d’illuminare terra e ogni sua beltà,
pur non avendo vita lunga alcuna
sa di lasciare il posto alla luna.
Luna che s’alza con le luci accese
perché essa è una Luna calabrese.
Non è diversa e solo un po’ sorniona.
Non parla ma canti d’amor intona.
E il mar che specchia sua bellezza
danzar fa l’onda come una carezza.
Dal suo profondo nasce l’ippocampo
se tu l’ascolti poi non hai più scampo.
Spiagge dorate, rupi e rocce dure
senza scordar migliaia d’insenature,
sono cornice alla sua natura
fatta soltanto di bellezza pura.
Terra di sole, mare e poesia
per questo voglio decantar la terra mia.
Della bellezza non siatene sorpresi
sol perché a dirlo siam noi : i Calabresi.
in fondo a corridoi africani
sabbiosi
distese senza ventagli
il sole insegna
il giorno egiziano sarà per altri mesi
Le notti sono una fessura
i lapilli coprono i respiri
l'aria corrente
bizzarra come sempre
manca nel sollievo
Luglio
piramidi abitate
da corpi nudi affaticati
per alcuni, ultimi ripari
dalle tende carnevalesche
dai balconi di natura secca
senza rimedi
senza ristoro
La terra folgorata
inspira gradi da liquefarsi
segnano il catrame poche scarpe, alcune ruote
flettono esausti i muscoli
il loro direttore
lanciando occhiate ai cambi di luce sulle case
di rabdomanti improvvisati
lento come il tiepido scivolante vespro
ti sistemi appiccicandoti come un sigillo
sul cementizio piatto scranno
senza badare ove mettere piedi o testa.
Baci la superficie avidamente
con zampette francobollate sulla presa
ingannando le newtoniane forze
invertite nel sottosopra
che tu solo hai deciso.
La luce attira le prede e te
che velocissimo smorzi il ronzio petulante
di falene e zanzare ignare
nel silente agguato teso all'ombra
artificiale
d'una stasi crepuscolare.
IL tuo corpo tatuato sul grigio dell'intonaco
con lui sembra involontario sposarsi
condividendo il movimento del colore
che lento segue il silenzio della notte.
All'alba,
l'aurora veloce ti sfratta
dalla gabbia del vivere in attesa
verso una fessura nera tra le tegole
dove dormirai sognando la sera seguente
mentre mi pento della mia scelleratezza
d'averti finora schifato per apparente bruttezza.
Non la indosso mai
questa calda stagione
la guardo solamente
lì, aspetta da qualche parte
la mia voglia di camminare
d'immergermi
nell'appiccicoso labirinto
C'è il sole
ansimo per la notte
non ho il permesso d'interrogarmi
su altro
Prima di alzarsi
le mie spalle attendono
che il respirto si liberi
che l'aria rinfreschi
che i pensieri ritornino leggeri
insieme alle previsoni metereologiche







