Nell'aria bruna
gelano gli zoo di vetro
e nelle fosse
i badili
ho dolori di casuario
perché così insolita
la contemplazione dei condannati
a una questione di dubbi.
Un'erba con appena un respiro
mette due scarpe diverse
una blu ed una con le stelle
per scendere dal cielo.
Ogni mattina sei il primo
a darmi il buongiorno
puntuale, leale e gentile
l'abito che indossi di un dorato antico
ormai vecchio cencio a stento
ti ricopre mostrando al mondo la tua nudità

I brandelli lentamente cadono al suolo,
foglie morte disegnano un tappeto
dal sapore orientale
dove vorrei sdraiarmi e svanire
nel tempo, cadere in letargo
risvegliandomi a primavera
che il tutto rinnova
Non piangere …. sono qui
come coperta calda
il mio sguardo su di te si posa
ti avvolge, dal freddo ti riparerà
quando l'inverno farà tremare i tuoi rami
ed il vento li scuoterà
in una danza di dolore
Il calore dell'amicizia che a te mi lega
scioglierà la neve
quando troppo pesante diverrà il fardello
sarà un'avventura dura ed all'apparenza
interminabile ….
resisti non morire finirà questo freddo
che ti piega ma non ti uccide
Ti sarà dato di ricominciare
un nuovo abito ornerà le tue membra
sarà chioma immensa,
sarà il tuo tempo di donarmi
l'ombra per rinfrancarmi dal sole cocente
dell'estate che tornerà
ancora ed ancora …. per sempre ….
ancora gravido ed elegante
flessuoso nei movimenti
ricchi di granato profumato
tra lenti ordinati filari
scivola la strada che porta
su e giù per mondi paralleli
e trasparenti
tra voluttà di immergersi
in atmosfere dai colori tenui
e piacere di bagnarsi
con dolci amabili sensazioni
nasce e cresce
tratteggia e colora
accenna e scrive
passione rurale
avvolta in crepitio lunare
origina e sboccia
delinea e modella
riempie e profuma
tratto sottile
che sfocia in spruzzo dipinto
taci ed ascolta
osserva ed esaudisci
la forza dei desideri
mescolata a segrete obbedienze
di natura perfetta
Man mano che salgo
col passo mesto
per la stradina al bordo
della collina
m’ avvolge il fumoso
grigiore della prima
nebbiolina d’ottobre.
Le siepi ai cigli della strada
vestite di seta color tabacco
come signore eleganti
a passeggio
nel parco d’autunno
Cammino leggero
per non calpestare questa
nuvola strana
sottile, che m’avvolge
cercando il bacio
da un tiepido raggio di sole
che da lontano accende
il colore al mare
elvio angeletti
tra i sibili di quelle pozze,
mormora tacito
il Virgilio,
e sovrasta
sugli umani cani
che scorazzano nel giardino...
Bianchi di dente,
tra le ringhiere
di ruggine,
blocchi di marmo
esalano freschezza,
volgon lo sguardo
verso le pietre di foglia...
Mi incrocio
con quel di sinistra,
ermo e bagnato
da quei bagliori
che mi sollevano,
mi sento rinato
tra l'ebrezza
di questi cipressi...
Buffi e tozzi
stanno,
tra queste vie sabbiose,
fissi sul molle terriccio,
a viver
sulle parole del vate...
tra le sterpaglie moventi,
si placa,
con le ciminiere in mano...
Cenci di fumo
inabissano beati,
plumbeo il bacino,
riflesso opaco...
Al di là,
quattro barcocce
disseminate sulla riva,
tossiscono in silenzio
la tossina che arriva...
Un uomo,
che all'apparenza
non vede,
annusa aria malsana
e osserva
quel gusto di degrado...
da ogni presenza umana,
solo a qualche passo,
debole,
che non azzarda a muoversi...
Osservo questo giardino
con gli occhi del forestiero,
che zampillano
come l'acqua
di quella fonte laggiù...
Immobili i rami,
e quel gorgoglio infinito
è un docile sottofondo,
che li fa parlare
tra i lievi colpetti del vento...
Sussurrano le auto,
laggiù,
tra le crepe dell'asfalto,
le sento a malapena:
gli usignoli soavi
mi cantano il buongiorno,
tra tanti taciti tronchi
è l'eco di ritorno,
nascosto da quello spiraglio,
che acceca le nuvole
di una mattina in risveglio...
scivola sulla rupe
quel leggero frammento
di acqua lontana...
Come la vita,
si infrange sulle rocce
e si accomoda sul verde,
lungi dalla sorgente,
al fresco narrare
dell'umida corrente...
E pietroni
mi fanno inciampare,
rotolare,
cadere,
o almeno ci provano,
se non mi lancio
nell'abisso zampillante...
Un respiro sentito,
l'occhio dell'amico,
un salto svestito
nel cuore del brivido...
Ascolto
quel richiamo vivido,
quell'incanto aulico,
che mi immerge
tra le conche velate...
E mi trovo così,
in atmosfere ancestrali
tra i rami dell'aurora,
tra silenzi vitali
coi dettami della flora...
Volevo capire cosa provavo vedendo il sorgere del sole
Ed ecco all’improvviso una luce tenue e diffusa levarsi all’orizzonte
Allagando nel mentre i miei occhi rapiti da tanta emozione
L’apparir del chiarore dal nulla fu fatale per me
quasi a sconfiggere il buio, sovrano fino allora,
come il bene prevale sul male
come il dolce smarrisce l’amaro
sensazione che pervade la mente
e il mio arrivo in quel luogo lontano
mai ha significato tanto nel mio essere
ricordo indelebile nella mente
che ancora oggi mi rende felice
rivivendo il calore di quella luce
che man mano si estendeva e prendeva corpo nel mondo
fino a schiarire metà della terra
che sottomessa e felice la faceva propria
mossi da un soffio
che innalza la potenza
e il verde delle fronde...
Ibrido
tra staticità
e dinamismo,
parte un usignolo
e se ne va,
per mete sconosciute...
Tra le pareti
della mia finestra
vedo la fuga
dei petali:
scappano allegri
tra l'afa del mezzodì,
sfiorano avidi
il torpore asfissiante...
In silenzio
se ne stanno
nel giardino,
muovono le verdi labbra
tra i soffi del vento:
dominate dal mutismo,
si fermano a pensare
e scatenano i loro colori,
con la foga del pittore...
Un angelo sputato all’improvviso dal cielo
una goccia di pioggia che esplode nel viso
scivola via dal tuo sorriso rapito per sempre
sfugge il sapore che hai dentro la bocca e l’impulso
del mordersi le labbra cattura l’imbarazzo che scorre
dal mento al collo, è un piegarsi leggero senza ritorno
una goccia come milioni e milioni degli istanti a venire
sprigiona rivolta e libertà da rughe che restano umide
che restano qua.
Un angelo che evapora dal viso ed è cielo, uno di quelli che tutti decantano già
uno di quelli che sussurrano bene al senso ribelle e che porgono candide ali
giusto prima d’imparare il cammino, uno di quelli che si assentano in me.





