e la limpida nebbia scemante nell'accorciata lontananza
come un mantello di luce disadorno
a poco a poco ne disvela la recondita importanza
ivi il mare non urla ma sussurra
il vento tempestoso s'ammansisce poco rissoso
la roccia antica ringiovanisce truccata da marosi imbellettanti
e la vegetazione non vegeta ma ragionante lussureggia
un'intelligenza unica senza cervelli attigui
solitudine che non impazzisce e povertà ricca allo specchiarsi
c'è tutto in sè
ha bisogno d'esser ammirata
ma se non ammirata
non si nasconde per vergogna
perchè è lì
non importa se di recente emersa
o immota dalla notte dei tempi
perchè tutti siamo come lei ed il signore degli anelli
simili ed unici ma pur sempre tutti fratelli
per ora cinguettare non sa
non vuole forse...e ben altri
sono i pensieri ora più scaltri.
Si tratta di non morire e far vivere
chi su un nido canta per sopravvivere.
E' venuto qui per briciole preziose
cadute dai cornetti infime e leziose,
ha sfidato il territorio degli umani giganti
che distratti han perso mollichine poco importanti,
ha zompato sembrando danzasse leggiadro
ma il becco s'è riempito di cibo come un ladro.
Poi s'è dissolto come un'alata apparizione
e sul ramo s'è diretto senza esitazione:
"Moglie mia e figli miei eccomi qua
v'ho portato un piccolo spuntino eccolo qua,
non sono un borseggiatore ma un gran lavoratore
il poco al nulla ho sottratto ed ora ve lo dono con amore".
fra papaveri e camomilla
divertimento di giovani fringuelli
incuranti dell'oro che cola
abbracciate da piccoli rivoli
ingabbiati dai contadini
per dissetare il loro crescere
ombreggiati da acacie e robinie
verdi e stanche
al passare di podisti in cerca di sollievo
nelle ore colanti
d'umidità distinte
Si ascolta volentieri l'ondeggiare
il brontolio di un temporale futuro
senza poter vedere il limite dell'estate
indovinare
quanto potrà ancora dare
a quelle spighe
a quei fringuelli
a chi passa per caso
a quei podisti
a chi si nutre di loro
donando alimento e vita
per portarsi in quei campi
rivivendo ogni volta la gioia
di nuove vedute
nuovi racconti dai loro figli
armonie di colori,
aggraziati
battiti d' ali.
Garbati equilibri
sulle corolle,
eleganti e sinuose
sui fiori dischiusi.
Funambolici voli
nel sole di giugno,
silenziosi ricami
nel verde lucente.
Brevi momenti
intensi di vita,
pennellate fugaci
nel vento d' estate.
La spiaggia deserta
un rincorrersi d' onde
in mezzo alla ghiaia.
Brandelli di alghe
e vecchie conchiglie
frammenti che affiorano
dalla sabbia bagnata.
Qualcuna che rotola
sospinta dai gorghi
nel flusso ritmato
della stanca risacca.
Hanno lucidi corpi
di madreperla
intricati e sinuosi
con volute e spirali.
Sono piccole briciole
di vite passate
un segno tangibile
del loro passaggio.
Colorati ricordi
sugli involucri vuoti
che poco alla volta
si sciolgono in mare.
Nella luce radente
del sole che muore
un vecchio e un bambino
che vanno per mano
raccolgono insieme
quei gusci dispersi
queste tracce corrose
di lontane memorie.
d'alchimie passate
il sipario
Ed il futuro accoglie
gli attori nell'incoscienza
che indossa una nuova maschera
in un palcoscenico di vita
tenace rimane la finzione presente
difficile interpretare ruoli
in caotici copioni
scritti nella follia mobile
del divenire
E gli attimi scorrono
come un fiume carsico
erodono scialbe profezie
il domani non ha un cielo
Lo sguardo ricade
sulla terra bruna dell'oggi.
scuotimi con mille campanellini gioiosi,
respirami nel cuore freschi soffi d’entusiasmi.
Colorami!...
Invadimi di voglie, vestimi di fantasie,
inondami!...
Mangiami la mente coi sogni più belli,
accarezzami e sussurrami l’estate.
Velami malinconie e assenze di desideri,
bramo sognare!...
Ebbra fammi al tuo calore,
infilami collane
di tintinnanti conchiglie bianche.
Rubami all’ozio a alla pigrizia,
lusingami!...
Stuzzicami con baci di sole,
incartami tra nuovi profumi,
fasciami di sorrisi e poi
allagami di vita!...
messo li
nella terra umida.
Ha solo qualche debole spina
è spoglio
non da segni di vita.
Lo guardo e penso
presto morirà
non ha speranze.
Un giorno mi accorgo
che il colore è cambiato
va avanti cresce.
Si intravede
una piccola fogliolina
le spine diventano pungenti.
Finalmente improvvisamente
nasce un piccolo bocciolo
dai colori tenui.
Ma poi quando sboccia
da vita ad un spettacolo stupendo
ha vinto la vita...

Quest’anno i papaveri
sono venuti su in ritardo
ma decisi affiorano tra tinte
che paion spruzzate a caso.
Il rosso si staglia sul verde dello stelo
e, tra cromie accese di variegate corolle,
campeggia vivace tra le zolle.
Tra rossi papaveri
io torno felice
su ampie distese
di campi dorati di grano
e tra le bionde spighe mi confondo.
E mi avvolge l’oro del sole e delle spighe
tra i rossi papaveri
e il canto delle cicale e dei grilli.
Mi cielo d'azzurro
di nuvole e d'incanto
nessun vento
solo la carezza di un canto
nella spiaggia bianca e delicata
l'infrangersi dell'onda
sulla barchetta ormeggiata
orchestra il silenzio della sera!
S'appendono ai vetri
le prime stelle,
tra i profumi di fiori di zagara
e sabbia vellutata
distratte appaiono
le grotte rocciose e le scogliere,
s'addormentano i sentimenti
alle finestre di pietra,
ai balconcini arabeggianti,
ai sapori speziati,
ai silenzi riflessi
da una falce di luna calante.
Posso toccare e sentire
ciò che ti scorre dentro.
Sento le tue correnti gelide
oppure calde,
sento la tua voglia di scorrere, ancora,
oppure fermarti a riposare,
lo slancio verso la cascata
oppure la paura che ti ferma,
la voglia d'inabissarti
oppure rimanere a galla.
Percepisco i tuoi colori, le sfumature,
le tonalità e le gradazioni,
i toni medi e le saturazioni,
ogni passaggio di grigio
tra il bianco e il nero.
piange oro dai petali e sorride arco al sole
abbraccia amorevole la quercia lode al divino partorito
caduca linfa di vita dalle radici di dolcezza ariosa
Ignari occhi risucchiano il dono di figli prediletti
all’oblio della consapevolezza nella culla di beltà
riversi al riamato muto nello smembrante smarrito
atavico tempo impigrito costretto alla risalita del declivio sacro
volto al rendere vertigine vergine il ricadente astro tombale.
Lo scorticato cosmico arcano enigma vive l’intimo gesto
l’escavazione ancestrale su acque devote e polvere d’ossa
nella più piccola metamorfosi di morte
congiunta sino all’amata esaltazione di creazione.
Il divenente respiro è calma abulia in parvente ascesa
artefatta movenza muta d’anima e corpo alla crepa.
Sul seminato il saggio ha lacere piaghe di discernimento
specchio d’immenso, sofferto eco d’esule pianto
fino a ritrovarsi insanguinato cedimento all’amato fianco .
L’atto è poesia, fragilità di visione nella fornace del volto.
si esaurisce alzando gli occhi al cielo
immergendosi nel blu
Blu, il senso intenso di averlo, come la pace
che gira intorno
Baciandosi, i molti profumi penetrano nel vento
il blu è sovrano
Blu cobalto, come oasi d'acqua sorgente
Blu zaffiro, guardando oltre, oltre, oltre
Realtà e noia, svaniscono in quel blu
Blu tutto intorno, pervade dentro
il mio pensare
Silenzioso blu profondo, in questa sera
non hai altri segreti
restano felici accompagnatori
ad accarezzare
il tuo viaggio verso il mare
con ricami di luce.
Ora inciampi tortuoso
e soffochi le voci
in mulinelli e nuvole.
Indossi il vento
rigoglioso di foglie,
vesti la pioggia con giunchi e radici,
abbracci le sponde
spoglie d' impronte
con filari di pioppi, salici, canneti,
rovi e cespugli di ogni tipo.
I tuoi sentieri
sono pagine scritte
di colori e di profumi...
(Le certezze della vita)
Aspetto di guardarti
con il silenzio dell'estate,
quando il tuo viaggio
avrà dipinto il cielo,
in un rivolo fresco e azzurro
il mio respiro.
Ho nostalgia di te che vai.









