che non ha tomba
né litania
Cammina
nell'anima
nel ringhiar
del dolore
Va e cerca poesia
Che come
religione
senza Dio
Strappa
da dentro
la gabbia
dell'io
Va' e cerca
il mugghiare
del mare
la belva feroce
di quegli uomini
appesi alla croce
Cerca poesia
nella strada
solitaria
Fa del verso
la tua meta
e la tua aria
Sembra di poter scorgere
il fiato morbido di un lume,
nell'attesa di notti e scalini.
Lasciasti ci coprisse una scia
lunga una vita o una notte
sola, gradevole di gelsomini.
Sussurrasti con il ruscello su
barche di giornale il mio e poi
il suo nome, noi ti stavamo
ad ascoltare in fondo alla via.
Tremavi flebile, sola agli occhi
del lume… lei ed io c’eravamo
nelle notti bagnate di silenzi
e brina versate su quelle mie
d’inchiostro, le sue rosse d'albe.
Posso scorgere dalle tue finestre
aperte uno scalino più su, il buio.
Ricorderemo i passi nelle gambe.
E' finito un inverno
che sembrava un inferno
dove ombre di vita
chiuse dentro in lager di vetro
non avevano più sogni da raccontare.
E' finito così
arrivato nel silenzio
e sparito con un ultimo soffio di vento.
Ora il sole sembra più caldo
si respira un po' meglio
e si sveglia quella voglia
che solo lei sa dare.
Primavera di sogni
quelle ombre da troppo tempo
chiuse li dentro
puoi dare speranza
dentro giorni migliori e sempre più caldi
non dovrà essere più un inferno
ma un bel manto fiorito
con sopra tante stelle
che ritornano a brillare.
per la via dell'anima
inciampando
tra una folla di pensieri,
alla ricerca
della consapevolezza
di me stessa.
Sono fortunata,
in parte l'ho già trovata
reduce da cadute
che mi hanno insegnato
a guardare
in modo diverso, là...
dove gli altri
mettono paletti
di limiti all'orizzonte.
Io continuo affascinata
dal mio cammino,
mi rialzo
e percorro il sentiero
di questa mia anima scossa.
Ho capito
cos’è fondamentale:
“Crescere” …
mettendo in discussione
continuamente me stessa,
nella consapevolezza
che nulla vale la pena
vivere, se non l'amore.
Quasi ogni domenica
sera prima della fine
del weekend tolgo
e aggiungo alla lista
quelle cose da fare
prima di dover morire.
A un certo punto
erano settantacinque
fino a restarne diciannove,
e ammesso che io sappia
ancora far di conto, dopo
la spunta questo fine
settimana rimani solo tu.
Tu di cui non so neppure
pronunciare il nome…
il vento tra la meliga nella
luce autunnale porterebbe
i fiori gialli fin sulla costa
dove le stelle marine
chiacchierone lo direbbero
al cembro che a sera ti parla
dalla finestra del giardino.
La sola cosa che mi manca
è fare l’amore con te ogni
volta prima di sognare,
con le tue mani sul mio
petto a mescolar emozioni.
come colombe
gaie e gioconde
nel ciel del serafico
dopo la guerra
del tempo,
le nostre emozioni
di vittoria
sul nemico invisibile
dal volto senza indulgenza,
quando la speranza
di una nuova
rifioritura interiore
ci aizza
a spiccar in volo
per riconquistare
la vita.
Orsù prima
che la tua vita muoia,
ricorda di nascere
nei tuoi sogni
ogni qualvolta
il tuo cuore
crea le sue opere
sulla tela
della vita,
senza scordar mai
il peso del fardello
che in un eterno momento
imprigionando la libertà,
in realtà
la riformava
più audace di prima.
Il poeta, taluno, tenendo un verso
in ventre tocca la carta con la mano
sinistra e con la destra aziona
la penna; e si desta quando è notte.
Con lo strumento ad arco il musico,
in grembo, tocca le corde con la mano
sinistra e con la destra aziona l’archetto.
Mi ricorda i suonatori di crotte.
Il poeta, talaltro, tenendo gli occhi
al cielo tra la striscia bianca lasciata
da un aereo di linea e quella sul tavolo,
fissa un verso sulla ricevuta della spesa.
Fisso un verso sul banco con la morsa
e limo di raspa strisce come di segatura.
Dorme il poeta… uno sbadiglio
si appoggia sulla candela ancora accesa.
Inizia da qui
l’abbandono di terreno movimento
scivola e sguscia da pori invisibili
da nervi a corda
da abnormi lenti liquidi
d’esplosivo colore
è chiaro e tranquillo
riporta al contare
l’esser incisivo
alla nascita
al suo urlare
di vissuta scomodità
Lo lascio andare
quel che esce
dal suo trastullarsi nuovo
dal suo meravigliarsi sconosciuto
dal suo impetuoso sfogo
Lo lascio andare
come in ripida discesa
con sprovveduta conoscenza
con salutare impazienza
Finisce senza fine
Arrivando a nessun confine
Dilaga fino alla riga d’orizzonte
Ed oltre ancora
Asciugandosi la fronte
Sentendosi ancor respinto
Mai domo
Non dandosi per vinto
Tocco con il dito
il contorno della luna
e penso al tuo sguardo
così lontano…
Passo dopo passo
ricostruisco le tue parole
non dette
ascolto la voce del vento
che trascina lentamente
le nostre vite…
Quale magia può trasformare
queste acque turbolente
in placidi specchi
di laghi montani…
Quale magia può
regalarci quei
fili trasparenti
che legano insieme i
nostri pensieri segreti…
Scorre il tempo
accarezza
i nostri sogni
e ogni tanto
per caso una luce
improvvisa
si accende.






