Al mattino i tuoi azzurri colori
s’incontrano con quelli rosati dell’alba,
in quest’estate calda.
Il lontano orizzonte dove acqua e cielo
si confondono in un matrimonio d’amore,
fa viaggiare il mio pensiero d’Infinito.
Vibra nell’aria una dolce armonia,
inebria di profumi, di pace l’anima mia.
Nelle tue acque placide
imbambolato mantello verdazzurro,
mi distrai come mago,
Il mio cuore si consola,
gli occhi si saziano d’infinito.
Non sento il tuo sussurro,
non vedo l’ incresparsi della tua onda.
Sei solo un letto placido,
silenziosamente mi scruti
Brezza di mare, intesa di sguardi
Indaga la ragione, ma si arrende il cuore
"Non cercare limiti nell’immensità dei miei colori,
Dei miei occhi dipinti di verde e di blu,
d’oro e d’argento la sera.
Nel mio letto troverai
barche ricolme di sogni, pronte a salpare,
Prendine una vieni via con me"
"Quando una pioggia di stelle illuminerà il tuo dolce viso, come Paradiso, trattieni il respiro...
Io arriverò perché Io sono
I tuoi pensieri, sono le tue paure.
Tu i tuoi sogni nei miei!
Noi, solo noi, un Sogno Infinito"
dopo anni
a mirar la Luna.
Quella stessa Luna
alla quale ho parlato
col cuore colmo
di sogni e di speranze.
Ora muta la osservo
chiedendo alle Stelle
se scrutando nei miei occhi
ella legga il supplizio
dell’anima mia.
E attendo l’alba
di un nuovo giorno
stravolta da domande,
chissà se avranno mai
risposte per rischiarire
la mia oscurità.
si è destato
intorno a me.
Un mondo in cui
ogni rumore, adesso,
è musica per il mio cuore...
ogni mia lacrima, ora,
è sorriso sul mio viso.
Ad occhi chiusi
odo attenta
ogni mio sospiro...
la mia dormiente anima
riprende a vibrare,
ricomincia a cantare...
soavemente!
AL calar del giorno
non hai nessuno intorno,
osservi il pallore del cielo
palpita il pensiero.
Lo accompagni al riposo
risorge corposo,
posi il capo nel cuscino
attendi il canto del mattino
e il pensiero risorge,
come il sole che sorge
oscurando la luce,
non sai dove conduce
il pensiero costante
d’un dolore straziante.
Talvolta ti vedo
adagiato tra iridi del tempo.
Mi regalasti amore
forte, paziente e giusto.
Compagno, marito e amante
scoprii preziosità
dei giorni condivisi.
Ti ritrovo nel dolore,
nell'incolmabile vuoto
della tua assenza
nello scorrere dei giorni e degli anni
come un fiume in piena
trascino ricordi,
mi specchio nella visione d'un sorriso,
attingo forza cercando pace.
Al pensiero di te
il mio cuore stanco sussulta
tradito dalla sorte
che ti portò via.
So che ti ritroverò
i nostri cuori si appartengono,
un freddo marmo non impedirà
a un grande amore di ritrovarsi.
ascoltandone i respiri,
sentendone i progetti,
udendone i sogni,
non vieta ai miei turbamenti
di affliggermi.
Confondermi tra la gente
immaginandone i battiti,
ipotizzandone i pensieri,
presupponendone le fantasie,
non impedisce alle mie lacerazioni
di macerarmi.
Amalgamarmi tra i viandanti
percependone le emozioni,
riconoscendone i sentimenti,
identificandone le passioni,
non nega alle mie pene
di lacerarmi.
Turbamenti, lacerazioni, pene
mi accompagneranno
tra dieci, cento, mille esseri
sempre e dovunque.
È inutile scappare, nascondersi.
È meglio fermarsi e arrendersi.
È importante tornare a vivere
respirando sogni, progetti
respirare emozioni e passioni.
Son mie le lacrime
goccia a goccia
la tristezza piove
nel rinvenir parvenza,
subdole figure all'ali nere,
Lucifero dannato.
Lacrime di cristallo
a lacerar la carne
grondano pena in ogni dove,
è il mondo.
Intense
come scroscio all'orlo,
d’un traboccar d'acque,
le grondaie.
Diluvia a inondare
l'umanità di redenzione
e nessuno troverà riparo,
fuorché nell'umile puro cuore.
Mi strazio
nel seguitare a scorgere
la pochezza d'amore
a ciò che è verità assoluta,
la morte dopo la vita.
Sono vento,
acqua e fuoco.
Sostanza d'ogni
elemento
che viaggia
nell' imprevisto
mio tempo.
Ferma
tra gli amorevoli
ricordi,
baglio inesorabile di vita,
la mia.
Appiglio,
che mai farebbe
tale la stessa, alla quale ancora
spalanco le porte
dando vita all'ottimismo.
Unico amico che
sostiene i miei giorni bui.
alla ricerca di me,
per ritrovare ciò che fui.
La vita
scardinò certezze,
non intaccò pensieri,
rimasero quelli di ieri.
Dell'oggi colsi l'attimo sfuggente,
come affamato leone ruggente
sfidai insicurezze e incognite in solitudine,
nei sogni mi crogiolai.
Sgombrai il mondo da falsità e ipocrisie.
Aprii il cuore all'amore
blindandolo alle sofferenze
scatenate dalla superficialità dell'uomo.
Non bastò a fermare un io scalpitante.
Ancora fuggo
da ciò che non riconosco.
Cerchi luci
dove son ombre
e velature scure
nel luccicare dei vetri.
Riflessi ingannano
senza ragioni pensate
e un procedere cieco
nel tocco di mani
trova percorsi.
Sarà il percorso
ad aprirsi generoso
lasciando iridi schiuse
che al vedere anelano ancora.
Non volevo essere seguito
da quegli occhi cattivi
quello sguardo malevolo
di pettegole in fregola
di sicofanti sparlanti
trovai una piccola strada
un piccolo sentiero di campagna
lo percorsi, dove portava non so
era sterrato e riarso da un sole fosco
non faceva vedere dove conduceva
custodiva la sua presenza con discrezione
fuggendo alla frenetica noia di una sorveglianza
divenuta odiosa ossessione
di un potere mendace
percorsi quella strada polverosa
senza l’esitazione dell’imprevisto
sapevo che nella difficoltà
mi avrebbe portato al vero.
portano a bivi
di meravigliosi e illuminati
sentieri,
e nel far della sera
l'immagine impressa nella mente
di ripide salite
e discese scoscese
nel firmamento più meticoloso
fanno si che io tocchi
l'apice dell'armonia,
l'equilibrio dell'anima.
in un appartamento borghese a Tor di Valle
analizzando il comunismo,
Battisti e Lucio Dalla.
Quando il fruscio delle lucertole
Tra le frattaglie accanto al marciapiede bollente bisbiglia,
Fuori e dentro di me un tormento comincia.
Io, perso a Piazza Navona accanto un N3 dalle luci spente;
l'Altare della Patria sorveglia sugli ubriachi
e io cammino senza meta.
A Cristoforo Colombo un controllore sgrida i clauchad,
passano la notte su un sedile ammaccato;
ed io tra le margherite bianche
sento una paura forte.
Non so amare per più di una stagione,
io son lo stesso che avrebbe bisogno di carezze ad amore
ma non saprei da dove iniziare.
A Termini sotto il tetto spiovente io cerco
un uomo gentile, qualcuno che sorrida, un accendino , un' università, un cane dal volto simpatico, un biglietto perso solo andata, mille petali rosa su cui poggiare la guancia, cento parole sui muri che mi guidino, un seno che mi ospiti, l'amore della mia vita, un figlio a cui dare un nome, le fondamenta di una casa dove tra ottant'anni ergerà un centro commerciale, una bambina vestita di fiori che soffia bolle di sapone, una notte di sesso da portare dentro, duemila segreti sospirati all'orecchio, qualcuno che apra questa birra per me, qualcuno che mi porti a casa e mi offra un caffe (per parlare di loro e di me), un appiglio perfetto per continuare a vivere fino all'Inverno...
attimi di finta serenità,
rubo alla mia vita
momenti di fasulla felicità
e intanto nascondo dentro me
istanti di mera tristezza.
Accumulo nelle profondità
del mio cuore
immenso dolore,
aumentando nell’anima
un baratro sempre più grande.
Mi soffermo e mi domando
chi o cosa potrà riempirlo.
E mi rispondo,
sempre e solo,
che niente e nessuno
riuscirà a colmarlo.
E la pioggia
torna a scendere
dai verdi colli
dei miei occhi
giù per le ombrose
strade del mio viso.








