La mente a volte è come inerte, stanca
ispirata ma priva di energia.
Come se fossi sotto anestesia
cerco sempre lo spazio che mi manca.
*
Spazio che me consenta di volare
alto nel cielo, come un aliante
novello Icaro del cielo viandante
volare in alto, oltre le nubi andare.
*
Ma questo è certo il peggiore dei mali
perché mi sento come chiuso in serra
e son costretto a rimanere in terra
che il padreterno non mi ha dato le ali.
*
Pure se afflitto da malinconia
-che ce l’ho forse da quando ero in fasce-
è risaputo che, da questa nasce
l’ispirazione per fare poesia.
*
Ma, quando passa, libera la mente
e per incanto ritorna il sorriso.
Ecco che si dischiude il paradiso
e viene fuori quel che il cuore sente.
*
Poi, quando la bufera è già passata
quel gran patema che avevo addosso
dal nero al grigio poi diventa rosso
e mi ci faccio sopra una risata.
*
Meglio così, perché in fondo si deve
-specie quando si vuole far poesia-
Buttar nel cesso la malinconia
perché è certo: la vita è tanto breve…
*
A che serve se a volte urlo e grido?
La vita è corta e quando è già passata
è stata un soffio, come una pisciata…
meglio che me la canto e me la rido.
***
Poemino in 9 sonetti abba abba cdc dcd
*
L’ora che fugge senza dar sapore
all’umana natura, va sprecata.
Viver senza pensiero, alla giornata
un esistenza priva di colore
*
è come il cactus che regala il fiore
che sboccia al primo sole in mattinata
ma quella gemma rossa e vellutata
presto avvizzisce e il giorno stesso muore.
*
L’uomo viene innalzato dal pensiero
perché il pensiero è partecipazione
sia esso sano, vile o menzognero.
*
Ecco, col dubbio nasce la ragione
che rende l’uomo simile a sparviero
franco ed aperto ad ogni soluzione.
*
Idee, pretese assurde o fiumana
di alti principi, o falsa competenza
o forse solo debolezza umana
dovuta a criticabile coscienza?
*
Quale sarà l’ascosa forza arcana
che spinge sempre verso la sapienza
chi si avvicina e sempre si allontana
per ritornare al punto di partenza?
*
La vita è breve, dura troppo poco
perché si giunga ad una soluzione
ben definita; è un canto troppo fioco.
*
L’essenza pura sfugge alla ragione
la quale vaga al buio, come in giuoco
cercando e non trovando soluzione.
*
Soluzione? Sempre vacilla e cade
quando un nuovo pensiero mi conquista.
Prego quel Dio -se c’è- che Lui m’assista
E che mi guidi per giuste contrade.
Nel valutare il paradiso o l’ade,
io dubito di avere buona vista,
ma fido ancor che la ragion resista
pur se certezze son sempre più rade.
*
Ma il dubbio c’è, e qunto è grande, è immane.
Per questo cade sempre ogni conforto
Quando le idee si fan malferme e insane?
*
Meglio stare col frate a zappar l’orto
qundo poi il dubbio nasce e ti rimane
e ti costringe nel veder distorto?
*
Io son debole carne peritura
e tutti siam contro il destino inermi
forti in salute o deboli ed infermi
esposti al divagar della natura.
*
Ma quale verità profonda e dura
genera tutti noi, genera germi
come la carne putrida nei vermi
sguazza dopo avvenuta sepoltura?
*
Guardo la fede come spettatore
e cerco di capirla, come in sogno.
La fede è amore, solamente amore?
*
Forse per qualche strada anch’io la agogno
Però mi accorgo -sono spettatore-
che vien cercata solo nel bisogno.
*
Ecco, il bisogno rende l’uomo vile
s’affida a un Dio sperando che lo aiuta.
Il mio pensiero errante si rifiuta
A un accomodamento sì puerile.
*
Perché l’uomo, in età primaverile
crede di aver la mente forte e astuta
finché per giusta sorte sia venuta
l’ora che avanza nell’età senile,
*
la quale gli fa perdere la forza
e lo indirizza nella religione?
Non è forse che perdere la scorza
*
sia come rinunciar alla ragione?
-Pensiero che si accende e poi si smorza-
Ma questo sfugge alla mia comprensione.
*
O mio pensier che la realtà mi ascondi,
vado cercando un Dio ma, non lo vedo
per tuo capriccio io, credo o non credo
perché col dubbio sempre mi confondi.
*
Io ti interpello e sempre mi rispondi
con l’incertezza. E contrapponi un veto
a qualsiasi cosa io mi chiedo
oppure che il pensiero mio ridondi.
*
Come un ape che va da fiore a fiore
col mio pensiero io sono viandante.
Mi spingo sempre con cocente ardore
*
verso ogni concetto stravagante.
E ciò è dovuto a un cuore sognatore
o al mio pensier perennemente errante?
*
Procedo in luce o al buio, claudicante?
Contraddizioni, sempre! In me invece
non so trovar conforto nelle prece
sempre legato al mio pensiero errante.
*
Vaga il pensiero mio, sempre esitante
a volte bianco, o nero come pece.
Io faccio parte dell’umana spece
e in me fluiscono le idee, ma, tante.
*
Mi trovo tra l’incudine e il martello
ogni pensiero nuovo mi seduce
al punto che mi logora il cervello.
*
E questo prova che il destino scuce
ogni trama nell’uomo. E il macchiavello
senza che se ne accorga lo conduce
*
verso l’impraticabile sentiero.
Ecco, per questo con il cuore anelo
a capire, ad abbattere ogni velo
contro ogni deviazione del pensiero.
*
Spesso succede all’uomo, al più sincero,
di sfiorare un concetto per un pelo
e invece di innalzare gli occhi a cielo
rimane sempre avvolto nel mistero.
*
Resterò forse sempre il miscredente
alla ricerca di una fede pura
impegnato col cuore e con la mente?
*
Una salita erta e molto dura,
seguire sempre ciò che il cuore sente
nel pensiero che a volte fa paura.
*
Restero forse sempre il miscredente,
che non può mescolarsi alla fiumana
d’ogni credente, quella gente umana
che è capace di creder fermamente?
*
Resterò forse sempre il miscredente
che non s’accosta a Dio, né si allontana,
ma che ogni volta un suono di campana
non mi lascia del tutto indifferente?
*
Oh Dio, -se esisti- insegnami il cammino,
ch’io mi inginocchi presso te implorante,
mandami un angel che mi stia vicino;
*
mandami un segno ed io sarò costante
nell’adorarti. E rendi più piccino,
sempre di più il mio pensiero errante.
***********
Fra poco sarà Natale
e fra poco mi scorderò
come nel mondo
c’è ancora chi
non sa che mendicare
solo una briciola d’amore.
Ma io sarò già lontano
alla deriva dei pensieri
oltre quel mare
dove si è arenata
l’indifferenza
nell’inettitudine
di non sapere scrivere
con il cuore
momenti di condivisione.
Fra poco sarà Natale
e mi troverò ancora
nella solitudine
del frastuono di tanta gente.
Che avrà tutto
che avrà anche troppo
che avrà niente.
lenta
impalpabile
Scorre la sera
come una sigaretta
Guardo lampioni spenti
Guardo un cielo che non c’è
Un vecchio cimitero dorme…
E luci d’auto passano accanto
Qualcuno accende un’altra sigaretta
dietro la maschera
Qualcun’altro attende
alla fermata dell’autobus
Rumori che vanno
vite che vagano…
Io sono lì
o altrove
immerso nella pioggia senza luce
Rimpiango,
rimpiango dimensioni
e mi sento notte,
notte di me stesso
e son forse vita
oppure morte.
Improvvisa si accende
una breve luce riflessa
in questa piazza deserta.
Il grande albero
spoglio del superfluo
sembra abbracciare il cielo.
L'aria fredda di dicembre
attraversa i nostri corpi
e lontano
in alto
si intravede il sole
nascosto
furtivamente
da una nuvola
di passaggio.
La mente respira
nuovi affanni
e vola
leggera
per catturare
quel silenzioso
raggio
di inattesa
speranza.
E io ti sputo merdoso essere che vivi nei tombini…
Che vita di puzzo che fai
sempre immerso nei liquami
sempre intinto di intingoli esanimi
Privi di vita
solo scaglie di formaggi ammuffiti
E vivi nella merda
ogni giorni ti rotoli nel tuo elemento quotidiano
e ricordi momenti passati
quando ti fermavi alla pompa di benzina e mettevi cinquemila lire
e in più quello stronzo di benzinaio ti puliva i vetri
«Acqua e olio? Tutto a posto?»
«Ma faffanculo, da te non vengo più metti l’acqua nella benzina»
Si beveva benzina e gasolio
Tu merdoso essere ti sporcavi le mani di pece e d’olio
eri un meccanico
un artigiano
un falegname
un ortolano
Guarda oggi al mercato la frutta costa mille lire al chilo
Il cinema costa cinquemila
e ieri ho appunto messo cinquemila di benzina e mio padre mi ha dato ventimila di paga…
Ma poi quel cazzo di benzinaio capiva sempre male…
«Gino, metti cinquemila»
E giù venticinquemila di benzina e addio soldi del sabato e niente cinema
Sì, tu merdoso che vedevi il Nome della Rosa al teatro Apollo
e ti crogiolavi nel tuo canale di scolo
ed eri te stesso nel mondo sommerso
Eppure
forse
tu vivevi
più di quanto faccia io adesso...
Dove siamo andati…
Davamo a ogni cosa un suono
giocando coi rumori
del giorno, la notte passi lenti
sul vinile a fil di cuori.
Giorni tutti uguali di corsa
coi bronci e le domande dentro
l’ombra delle pieghe d’un rivo.
Rammendi toppe sopra il cuore.
Come da bambina, io scrivo.
Cosa rimane dopo di me, poco
è si gretto , ma desto lo voglio
trattenere, disarmante sentenza
Combatto, in pace combatterò
la memoria dal lesto tempo
che scema giorno dopo giorno
Come il fiorir di luna che s’alza
e muore lasciandomi così
amaramente troppo poco
E’ un cielo velato che scorre
come il tempo, galoppa e strema
e cosi’ poco lascia al mio animo
Di sforzi e singhiozzi mi vesto
di un abito sontuoso d’altri tempi
per burlarmi e confondere il tempo
nemico blasfemo della mia memoria
che greve si lagna e reclama
un giro di chiave al mio pendolo.
Il mio sguardo si fondeva
con la natura nell’eremo
alla fine della civiltà
solitudine è rifiutar
l’inessenziale angoscia
del superfluo
coltivare il dubbio
rifiutando i preconcetti
e spezzare le catene dell’obbedienza
il mio sguardo si illuminava
dell’alba nell’eremo
alla fine della notte.
di certe mie vittorie entusiasmanti
quando incredulo mi rannicchiavo
sotto la densa coltre del cuore
e mi volevo un bene da morire.
In forma dolce, pure mi ricorderò
di certe mie sconfitte clamorose
quando incredulo mi rannicchiavo
sotto la densa coltre del cuore
e m’odiavo, m’odiavo da morire.
Tra le une e le altre feci un compromesso,
quel mio amar la vita in ogni senso,
in ogni senso vuole mi conduca,
in ogni dove la si può amare,
in ogni come la si può afferrare.
Intanto, conto i susseguenti resti.
Normale volli io rendermi agli altri,
in dotazione un sensibile sentire,
una pazienza che non si misura,
fino a soffrir delle mie stesse scelte.







