Passano veloci
le poche auto della festa,
lasciando scie rumorose
sull'asfalto grigio.
Grigio come il cielo,
come la stanza
dove si affaccia
la piccola finestra.
Tremuli Passerotti indugiano
tra i rami spogli
e i frutti appassiti.
C'è aria di tempesta
nel duello acceso
tra due gatti
e si alzano fieri
di ognuno i versi,
mentre un cane
pian piano si allontana.
Impavide vecchiette
sfidano la pioggia
a colpi d'ombrello,
cavalcando incerte biciclette.
La messa le aspetta
e scappano... i gatti.
Fiumi di parole gocciolano
dai fili del telefono,
mentre passa un aereo
e un Picchio da lontano
batte il tempo.
Un camino dalla casa di fronte
disegna segnali di fumo,
fa freddo e pioverà... forse fino a sera.
Se potessi dipingere le mie montagne
tutti quei versi indefiniti di rovi e cespugli
inerpicati tra sentieri e tra gli alberi
estesi a macchi come filari di nuvole .
Se allungo la mano mi pare di poterli toccare ,
spostare , dividere .
Discerno nel verde confuso
due cani bianchi tra i viottoli
perfino due falchi amoreggiare
e l'ombra leggera che plana
è un svolazzo scanzonato sui rami .
Non vi è traccia d'uomo.
Un ciliegio isolato laggiù
è l'unico colore
che mi fa ben sperare .
E' rinascita
in questo tempo funesto
un fiore avvizzito
tacito muore
un altro leggiadro e soave
è pronto ad amare .
Un calice vuoto.
Non c'è il sole.
Un respiro ampio
mi dilata il cuore,
il piacere d'assaporare
del cielo scuro il dolore.
La mia luce dentro
non dà sfogo al pianto,
sono una foglia ramata
che scruta il vuoto,
in bilico tra le parole
d'amore che donai,
tra i ritagli dispersi
della lacerata passione.
Sono anch'io sole maldestro
dimentico d'abbassarsi al suolo,
che insegue l'altra faccia
dell' intontita nuda sera.
fugge il tuo sguardo
adesso,
prima
non bramava altro
che questo.
Ancor più della vita stessa,
esso scacciava a priori la noia.
Oh perché adesso sono tanto
sciocco
da evitarlo?
Sale della vita,
esso si trova in gran quantità
nei tuoi occhi innocenti,
nei tuoi occhi dolcissimi come il miele,
nei tuoi occhi che intrappolano
giovani cuori
spaesati,
oh perché il cor mio...
L' atteggiamento delle persone, inventare una soluzione.
Siamo altruisti, cerchiamo di respirare aria di rinnovamento.
Senza paura, osando e sfidando questa vita dura .
Torneremo a essere positivi, ascolta il cuore perché è quella la strada da seguire .
Nuove aurore, torneremo a vedere ora il tempo ci darà una forza di volontà
Mi affido alla preghiera , che rende la giornata più leggera.
La casa è il luogo sicuro, dove avere speranza per il futuro.
Città atona,
spenta,
tutto funziona poco,
la gente ha fretta,
pochi passanti,
preoccupazione nell’aria,
silenzio strano,
mentre c’è il sole,
belle giornate,
ma la gente è rintanata,
tristezza;
spira un vento freddo di marzo,
quando tornerà la vita,
quando.
non fosse
il viver comune,
ma
illusione
fredda illusione,
sogno contrapposto e all'inverso,
vacua e inutile esistenza
gettata
nel grande Oblio;
composto da realtà piccole e fragili
ecco che l'Oblio si spande,
come una malattia
mi contagia.
Penombra
Fuori la notte,
colora strane forme,
e sagome abnormi,
accanto alle luci tremule dei lampioni,
silenzio strano,
non un rumore,nonostante sia
il tempo di primavera,
nonostante il risveglio del creato,
almeno la notte,
da un po’ di pace,
alla mente,
e scaccia i pensieri,
stai con te stesso,
domani è lontano,adesso.
stelle inesplorate,
lontani anni-luce dai miei
rubini rosso sangue
topazi
animati da candida luce solare
verdi smeraldi
figli della grande Madre Terra;
origine primordiale di tutto
sale della vita
ricchezza infinita
fonte di ogni tipo di felicità e gioia
mai accolta da mente umana alcuna.
Rilucevano d'un gran lume
d'un gran bagliore
che produce
un eterno accecamento dell'anima
stupefatta
imprigionata
nelle dolci ragnatele
intessute dal tuo sguardo,
che come un ragno
aspetta l'arrivo d'una mosca
da cogliere alla sprovvista.
Volai tranquillo per un po'
poi sentii il tuo caldo
abbraccio
chiudersi amaramente sulle mie piccoli ali logore.
Solo un istante,
un momento,
un efflato,
un secondo,
tale è la felicità,
dura poco,
e finisce presto,
felicità,
effimera e caduca,
come le cose umane,
la cerchiamo nel nostro giorno,
per la strada,tra il traffico indifferente,
nella nostra vita quotidiana,
un po’ di felicità,
di serenità,
che fugge tuttavia,
a volte dura un po’,
a volte pochi istanti,
pochi.
Ho portato con me un libro qualunque
per sedermi tra l’erba come la rugiada
a sentire chissà, se l’infinito ti ascolta.
Chinandomi al peso di un cuore, quando
ce l’hai ancora, nell’alba sull’autostrada
dentro l’immagine di copertina, avvolta
in un grande incendio scorgo l’anima mia.
“Eppure nessuno è mai venuto a scaldarsi.
I passanti distinguono solo un filo di fumo
dal camino, e seguitano sulla loro strada”.
Una lettera che profuma di sale scivola
insieme al vento nella pagina sullo sfumo
del disegno nel tenero gioco, per non farlo
forse finire mai, di fili d’erba da contare.
Quando si chiude lo spazio dell’anima, tra
i nastrini fradici riprenditi quello del mare…
(“…”, Vincent Van Gogh)
posso ancora trovare me stessa,
una libertà di pensiero
direi un po complessa,
mascherando il mio sole
istintivo, dal limpido ruscello
in balia che solo al pensiero
costantemente vivo,
indosserò per ogni momento
la maschera di scena,
sia allegra che vivace
pur che sia veramente
del mio harem la sirena,
canterò la stessa melodia
del mio vissuto,
che senza quella fiorita maschera
non avrei potuto.
anonime, tra grida
e sussurri di corpi
malati, lo specchio
bianco è la speranza.
In corridoi, in angoli
dove filtrano raggi di sole,
lo specchio riflette luce
e calore.
Le ore interminabili
si fanno più lievi,
attraverso lo specchio
il dolore si attenua...






