Pioggetta ligure
paesaggio ligure,
aria tiepida,
qualche grado in più.
Primavera nell'aria;
davanti la costa,
il litorale,
con gli scogli
e i pietroni
lungo la riva,
qualcuno pesca con la lenza lunga,
pochi gabbiani
svolazzano
inquieti,
due seduti col cane,
aria fresca,
onde scure,
i marosi,
mare;
facce locali,
gente con i camper,
parlano straniero,
poi cade una pioggerellina,
nuvole enormi,
la battigia,
sabbia intorno per terra,
un ragazzo lancia sassi in acqua,
giornata al mare primaverile.Cosa ci farei
ad averle tutte per me
queste labbra carnose
sicuramente ci perderei la testa
già solo a osservarla
mi va a spasso il cervello.
Che belle labbra
rosse come il fuoco
ed io mi brucio
anzi mi cuocio
direi come un pollo.
Cosa ci farei
solo ad averle qui
le mangerei come una ciliegia
gustandole con fragola e panna
saziando la fame
addolcendomi il cuore.
che brucia gli animi ribelli,
attinge forza, da sferzate di vento,
e porta novizie voci.
Tra graffi che rigano la pelle,
sì lascia un'amarezza stanca,
un'inutile rimescolanza, che fa sgorgare
tutte le parole mai dette e mai comprese.
Siamo sete d'amore, ma l'acqua che scorre
non porta refrigerio, non porta soluzione,
e così rimpiangeremo sogni e voli
che inutili cadranno in mille pezzi.
Saremo mari senza sbocchi e onde leggere,
rimane solo il sapore di un bacio senza fine.
Germogli fragili come pensieri,
devono poter rinascere a nuova vita,
che sia azzurra e immensa la distesa,
la sabbia tra le dita non sfugga
ma rimanga come grani di clessidra.
per il suo vento
a svelare le spalle da ogni grigiore
a tacere gli occhi di lillà e turchese
a scorrere nuvole in festa
sfumate sul mare .
Marzo, pari a luce
lavagna di riverbero chiaro
a ritemprare ogni ombra tra i rami
annodati a maturare colori .
Rigogliose pagliuzze di sole
per te "Donna" marzo si veste di fiori
tondi , delicati e di effimera Primavera.
Dal Web
così il mio cuore attende un sentore,
si plasma sui vetri e scorre lasciando una scia.
Intravede il destino, lo cerca sereno,
ma nulla sara' come prima.
Indomito l'animo si fa battaglia,
e porta con sè le conquiste e i trofei
d'un inutile scontro che sa di sconfitta.
Sa di lotte incomprese,
di voci inascoltate, di peccati non confessati,
e rimane l'amarezza di un vuoto
che non si riempirà neppure
con l'amore di nuovo vestito.
Guerra e anima sono scontri di mondi,
senza un fine,
sono un sottile fumo che sale.
Alle cinque della sera
concedersi al piacere del tè
nella nuova pasticceria
e al tavolino conversare.
Fuori s'accende la via
al traffico e al camminare
nel gelo dopo la fiocca
attenti a sbandate e cadute.
Nuota del limone una fetta
nell'infuso d'oro bollente
sorseggiato con calma
inframmezzato da paste.
Passa un amico e saluta
un cenno ovvio alla neve
uno scusare la fretta
e il conto è da pagare.
e tu cerchi di non svegliarti
Le feste sono andate,
finite, disciolte
appartengono già al passato;
sembra ieri che si era alla vigilia,
e poi il natale
è passato in un soffio,
un istante,
un battito di ciglio;
gennaio anno nuovo,
voglia di cambiare,
di non ritornare sui
propri passi,
di vivere,
di credere;
strade di città,
c’è ancora qualche addobbo residuo,
qualche festone,
nostalgia di festa,
andata.
fresco e liscio come la seta
mi fruscia in mente,
è un nome antico
ricordato sulla soglia di un oblio.
La sostanza leggera del vento
lo accompagna da me.
Ed ha i tuoi occhi.
E le tue mani.
Le memorie a volte sono danze,
altre volte sono luci.
Ogni tanto sono voci.
Sempre fantasmi.
E spettri sono gli amori perduti
e i giorni sfuggiti,
non resta che invocarli sottovoce
rimembrando i loro occhi,
le loro mani,
e di ognuno, il nome antico.
Luci soffuse nell’aere.
Cittadino,
asfalto e catrame,
la linea di mezzeria,
che si dipana
come un nastro,
l’auto va veloce,
tra le ombre giganti
e le sagome segrete
del buio;
locali e tavole calde
mandano riflessi
lucenti,
lampioni con
aloni di luce;
un semaforo
dardeggia
nella notte scura,
passano le auto
accese,
gente sulle strisce
cammina
coi paltò
attraversando la città;
finestre illuminate,
da persone,
chissà chi saranno,
luci urbane,
il paese
luccica
nelle tenebre,
la notte vola via.
Crepuscolo invernale,
viene buio sveltamente,
la luce scema ed è fugata
dalle ombre plumbee della notte,
ben presto è sera;
buio intorno,
luci di paese,
lampioncini d’epoca,
mandano luci alogene,
che tingono di giallo
i muri della città;
asfalto nero,
auto appannate,
freddo che raggela,
si vede il fiato,
il sole sembra tramontato per sempre,
il giorno è morto;
ombre del buio,
negozi e caffè luminescenti,
la sera sovrasta,
e spira uno spiffero gelido,
inverno.
Rintanarsi tra le coperte
centellinando aromatici profumi d’acquavite
infiammare le gote solleticando le dita
accanto allo scoppiettio di un camino.
Come non amarti inverno
dallo sguardo intimo ,incerto , vespertino.
Con i paesaggi pittoreschi di occhi rugiadosi
con i tetti muti e imbiancati di soffice malinconia .
Sonnolento tra le contrade
ma cosi voglioso a Natale
che quando cadi
con orpelli e lustrini ad
ogni vicolo smunto
riluci i camini .
Cosi avvolgi di gelo le mani
e palpiti il freddo dei cuori
cosi tra le stelle vuote ti adagi
e tra le foglie
in letargo conduci gli allori.
piccoli viaggiatori.
Lo so bene
io che nel cuore ho nuvole.
E dentro ho pure il mare.
So anche che nulla resta
eppure tutto si imprime
nelle viscere dell'essere.
Le nubi se ne vanno
ma il cielo rimane.
Le onde passano
ma l'oceano è sempre lì.
Siamo di passaggio
eppure non andiamo davvero via.
Lo so bene
io che nel cuore ho nuvole,
che il cielo non scompare.
Quella splendida stella
che sopravviverà al tuo nome,
come le foglie passite al risveglio
e le rondini alle rinnovate primavere,
quella splendida stella porta il tuo nome,
così lontana come i pianti che ti han portato via,
così vicina come i ricordi dei tuoi sorrisi,
così discreti come lucciole inespresse,
così come il tuo canto di Natale, bambina
così come sempre, ormai
per sempre tra gli astri, lontano,
piccola stella.
Ciao.







