rretu te mie
mentre ‘nu cristianu
vesse te la farmacia.
‘Na mascherina subbra la faccia
a manu ‘nu sacchetto.
La chiazza ete vota,
mancu ‘n’anima.
Serra intantu la sira
l’uecchi allu giurnu.
Sonanu passi,
sfioranu petre consumate.
«Nu zinzulu te russu
pare ancora ridere
mmucciatu intra le nuvole»
E scende il sole
E scende il sole
dietro di me
mentre un uomo
esce dalla farmacia.
Una mascherina in faccia,
un sacchetto in mano.
La piazza è vuota
nemmeno un’anima.
Intanto chiude la sera
gli occhi al giorno.
Suonano passi,
sfiorano pietre consumate.
«Un pezzetto di rosso
sembra ancor ridere
nascosto tra le nuvole»
ma non comprendo il significato.
Ogni stantia parete cerca un segno
nel decrepito stucco,
come manna
come rinascita a fulgore antico.
Vuota è l’aria
sterpaglie ramificate s’avvinghiano.
Ruderi e terre
abbandonate
lacerate.
Ora leggo e traduco
e nell’andare del giorno
immagino rossi lineamenti
sul tufo di muschio vestito.
Facce
ghiaione misto e sguardi
mattoni persi
radioattivi i gesti
tra calce e cemento
e pensiero fisso
come chiodo al muro
il nulla … appeso
barriera di ghiaccio
ostruisce
passaggi d’amore
che più non costruisce
ritmici accordi
tra parole salate
e saltate ai fatti
fortemente saldate
in solari contatti
tra cenni d’intesa
e genuini sorrisi
per balli d’insieme
in territori spaziali
dove grida l‘essenza
- mai più
terra terra.
Il mondo è volontà e rappresentazione
volontà di decomporre il rovere e azione
Simulacro di vanità e poi di vanità di se stessa
un tentativo di ricapitolazione della natura stessa
una chiave interpretativa è il sistema
che permette di definire la scena
come un tentativo di ricapitolazione della natura
nella definizione naturale della struttura
che definisce le stesse parti del sistema
in una molecola astrolaboide piena
senza finitezze e deficienze organiche
la riduzione vuole rime giambiche
Però la riduzione toglie specie all’ambiente
fino a lasciare l’unica specie nel vero virente
incapace di cogliere la differenza in verità
così da rinnegare sé nella necessaria alterità
Per poter definire più compiutamente il risvolto
cioè il rinnegamento del rinnegamento – tolto
questo resta la indefinitezza delle specie materiali
che ognuna secondo il suo divenire concettuale
lascia alla mente la possibilità del silenzio
e della contemplazione dell’immenso
in un bianco favoleggiar di stormi in volo
sul noumeno del teatro onniveggente che solo
in modo assurdo apre la vista alla cose belle
che prepara la preghiera verso il seminatore di stelle
tra le note costanti di un Grillo nella notte
che il mio pensiero non tace
ma rimane vigile e irritato
dalle onde che irrompono
nella mente a devastare
il silenzio desiderato.
Or su competenze astratte,
attendo che mi riportiate
il perché l'essere esplicitamente leali
comporta l'incontro tattile per l'anima
con lame a doppio taglio...
nel vivere la folle quotidianità.
Una ragione rinchiusa in un labirinto
che addormenta soffocante
il bon ton.
Una lava scorre
tra le mie vene scatenante rabbia,
pretende di aver voce
nell'attesa di ricevere illuminazione.
La mia donna, Notte, è fuggita di nuovo
Silente come un bimbo spaventato dal buio
Che fa tana nel suo letto tormentato dai sogni
Gli stessi che mi ha dato per cullare il mio sonno
Ma sono solo io, o sono solo al mio risveglio?
Sapete, è furba la mia donna
In un momento, sola, si arrampica nel cielo
E semina quel campo di nuvole con stelle
Ma poco dopo lei, senza che me ne sia accorto
Vola via nel vento, lasciando volteggiare il suo velo tutto nero
E lo lascia cadere, scoprendo il grande cielo
O, quanto è malvagia la mia donna
A volte, se mi volto lesto, la vedo andar via
Con grazia, lenta, trascina una veste tutta nebbia e cieli bui
Ed io lì a urlare "torna, torna!"
Ma lei avanza e sparisce la sua forma
E ora? Sono solo
Allora è solo un sogno
Notte, ancora sei scappata sulla sella, senza sosta
Perché sempre, Notte? Domani tornerai
Cercherai di sedurmi e ci riuscirai
E ancora su un cavallo e poi via, chissà dove
Fa freddo, sai, Notte?
Ma il tuo abbraccio non scalda
Quando piango penso sempre
A quanto tu sia scaltra
Ma poi, lì solo, sento qualcuno avvicinarsi
Un sole, molto timido
Che è rosso come fiamma e scalda come il fuoco
C'è una fanciulla, più bella di Notte, ma di poco
Quando esce dall'oriente e l'accoglie l'orizzonte
Ha paura, paura matta, la sua guancia si fa scarlatta
Lei è Alba, la mia sorella
Ogni giorno guida il cielo su una raggiante sella
Ma è sola, la mia Alba
Solo il sole, quando sale sa farle compagnia
Solo i corvi, quando sorge, vede nella campagna
Solo il sale delle lacrime sue la terra bagna
La mia compagna, la mia sorella
Che mai lascio sola
Che se pur breve, col suo splendere mi dona meraviglia
Che piange rugiada sui prati perché uomo non lo vede
Ma io ci sono, o sorella
Non piangere, mia meraviglia
Gli uccelli neri che ti volano attorno
E si posan sulle fronde ti rendono mora
Come moro è il mare quando Notte lo oscura
Come moro è il mirto delle valli di Sardegna
I rami delle querce quando abbagli la radura
Ondeggiano alla luce che il lume tuo disegna
O Alba, mia sorella, splendi ancora!
La terra è ansiosa ad aspettare la tua luce
E sii sempre più forte e ardente e audace!
Non hai nulla da temere, di cui aver paura
Perché io ti amo e ti ringrazio
Per come al giorno tu dai spazio
Per come brilli più d'ogni stella
Come sei bella, Alba, come sei bella!
sembrava tutto vero
e quando ti guardava
i tuoi occhi si perdevano
in un immenso mare.
Amore che scoppiava
quando il sole incominciava a sorridere
e poi quelle parole
che intonavano nel cuore
ti facevano morire
perché nessuno te le aveva dette mai.
E non ti andava di soffrire ancora
volevi solamente fosse tutto reale
quel momento, i baci e lui
quell'uomo così dolce e vero.
Amore nei ricordi
di quel giorno intero
che si aspettava solo la luna
per catturare le stelle
per poi tenerle strette
come quell'amore
che se lo lasci
il cuore non avrà più un domani.
Passerà questo tempo
così delicato
potrai bussare ancora
nel cuore di lei
e sarà bellissimo
ritrovarsi come prima
in quell'amore senza fine.
Passerà il silenzio del cuore
che ha reso amare le parole
come una nuvola nel cielo
libererai ogni pensiero.
E sarà grande l'amore
che potrà svelarsi
liberando finalmente tutto quello
che ha di dentro.
Passeranno le paure
che han reso torbido l'amore
la momentanea indifferenza del cuore
ritornerà a fare rumore
svegliando il senso del piacere
delle cose vere...
Ester stringeva la sua bambola di pezza e
ad ogni sguardo dalle fessure del vagone
vedeva i colli divenire candidi .
-Hai mai visto la neve soffice e bianca coprire i binari ?
Chiedeva a Natan .
Più bella delle stelle
la neve infinita riempiva il respiro
quella neve raccontata
sognata tra le pareti di casa
mossa dal tempo e dal vento
ora era gelida tra le loro mani.
Natan seguiva i suoi passi
scomparire sulle rotaie .
Nei giorni e nelle notti
inutili desideri avevano
labbra asciutte e screpolate .
Sognava Natan
i raggi del sole penetrare gli occhi
sognava distese di grano a iosa
addormentare i grilli
sognava il palpito del suo amore
racchiudere quel tempo.
Ma di sangue rosso
si avvelenava la neve
ombre avvolgevano
il cielo di carbone
e linguaggi di occhi e di mani
ingialliti divenivano memoria.

In un mondo così
dove tutto sembra così facile
ed inventi storie
per poter far star bene il cuore
senza farti capire
che c’è dentro tanta confusione.
Questa vita corre
come un fiume scorre
e non ti accontenti mai
vuoi inseguire sogni
che son grandi più di te
sogni irraggiungibili
come quando il sole
vuole vedere la luna.
Poi ti butti giù
non vorresti svegliarti mai più
troppi errori
fan restare dentro male
e la confusione sale
trasformando il cuore come un temporale.
Siamo film proiettati
nell'universo
deboli granelli
in viaggio
nella realtà
della finzione
risucchiata
dal buco nero.
Immensità
dell'essere
affacciato
sulla falsa
onnipotenza.
Vano il tentativo
di
esorcizzare la
morte
che resta l'unica
verità.
Occhi di stella
Pure Natale infine è già passato.
Ora perplessi e con grande affanno
aspettiamo la fine di quest’anno
che tra due giorni se ne è bello e andato.
*
E chi lo sa se cambierà qualcosa?
Lo stato invece ci da altra biada
aumentando il pedaggio in autostrada.
La classe dirigente è proprio estrosa!
*
Ma questo penso che sia ancora poco.
Vedrete quanti aumenti ci saranno
prima che passi questo vecchio anno
tanto si sa è sempre lo stesso gioco
*
al quale siamo ormai abituati.
Ma questo stato che pensa alla grande
ci toglierà perfino le mutande
e noi italiani gliene siamo grati
*
perché siam gente dalla bocca buona
un popolo a dir poco masochista
che gode quando va a votar la lista
per conservare a tutti la poltrona.
*
Come se questo non ci riguardasse
indifferenti, poveri scimmiotti
già prepariamo per domani i botti
restando sempre con le orecchie basse.







