Colori di abiti appesi animati dal vento
Voci di donne
Grida di bimbi
Nuvole tagliano il cielo di maggio
Lentamente si svuotano strade
Stanchi ambulanti ripongono merce
E' l'ora deserta
Il vuoto avvolge gli ultimi banchi
s'allunga su scorci di solitudine
Il silenzio ingoia passi affrettati di donna
Fermo immagine di un ciclico rito
Nel silenzio dei sensi
medito.
Sguardo mesto,
smarrito nella vuota meta
dall’inverno, del tuo corpo.
Nell’oscuro, singhiozzi
discorsi privi di sapore,
movenze insensibili
angosce a lungo taciute,
affollate, da impronte
di un amore dissolto
affine a pietre tramontate
che modellano tra noi,
pareti di dolore.
Due cicogne contro un cielo rovesciato
in un tramonto livido d'inverno
E l'acqua da Marte
a scrosci contro i vetri
disegna percorsi di gocce
Le cicogne TV sul cornicione
rallegrano il cielo rovesciato
nella messa a fuoco capovolta
di uno sguardo sdraiato oltre la finestra
su un mondo in città
Nervosamente
le ore scivolano via,
il pensiero va
solo e lontano!
Una voce mi dice
"non sei nulla"
un nodo in gola
mi stringe il respiro!
L’acqua si versa in incenso
profumo denso…magica pioggia
si appresta a suonare acute note…
e i sensi s’elevano a farne cori.
E’ voce suadente
nel rovescio su ciottoli
e tegole e gronde.
Sui vetri opalescenti
un ticchettio dai colori forti
e non le si resiste…
Scendono piano i sogni miei
come la neve scende sulla selva.
E se ne vanno a rivestir pensieri
e a disporre in armonico disordine
le mie malinconie.
Come papaverina mi stordiscono la mente
e mi lasciano così,
Ti amo, vento, che soffi stanotte
e come foglia, spietato, mi scuoti,
la mia chioma scompigli,
e mi bruci negli occhi,
mi incuti paura e sgomento,
eppure io ti amo.
Tormenti il povero salice
come il sangue che mi stringe la gola.
Nero,
come l’inchiostro che cancella le mie pene.
Forte,
come il dolore che scolpisci sulla mia pelle.




