Assorta osservava un punto
al di là della spumosa onda
un adone era appena giunto.
L'ombra della sera delineava un cerchio
a scultoreo corpo faceva da cornice
e la ragione all'occhio non metteva coperchio.
In poderose bracciate giungeva come un divo
e lei stava lì rapita, in fremente attesa,
con guance imporporate di rosso vivo.
L'azzurro mare non brontolava ancora
come chi è scontento a ben ragione
nel non voler tornare nella vuota dimora.
Dal blu al giallo ocra nei colori del tramonto accesi
a mano libera lei tracciava dei sentimenti forme,
tra desideri, fantasie e ombre, nella tela appesi.
La felicità non è
che un attimo ,
un sobbalzo che ogni tanto passa.
Mi lascia cose
un punto di luce che
meraviglia
una carezza
che si abbandona
l’intesa con il mio cuore
che tutto ama .
E si aggroviglia nel
filo buono delle cose
in cerca di un giaciglio di pace
si attacca agli occhi
con la leggerezza della vita
con tutto ciò che passa e
non pesa.
da tracciare d’inchiostro
in quest’abulico inverno
due occhi polverosi
da vuotare nel mare
desideri intrappolati
che il destino ripone .
Non era così
che immaginavo la nostra età .
Una prigione di vetro
paura di una carezza
pesantezza
bocche cucite ansiose di strabordare
in balia
di un inquietudine mondiale.
La vita fermenta
fortune e destini
una roulette russa
a chi toccherà?
Qualcosa abbiamo perso
la libertà.
Crespa
fluttua
rimbalza
indugia
succosa di sfarzosi luccichii
vibranti tra le lenzuola che
in un Dicembre di pianto
imploderà .
Troppo poco ho provato
A morire in questa nebbia
Quando al tocco suo ho sognato
Di lanciarmi dentro l'alba
Quando il solo fuoco sorge
E in me mesce il suo amore
E scioglie l'amaro nel mio cuore
Mi scorge con la mano
Nell'animo s'immerge
Finché mi spacco in due dal bello
E mi bruciano gli occhi
Le scarpe di bianco consumato
restio all'ozio del tempo
a secondi trapassano il limite
-una scatola vuota conta cumuli-
Dizionari a sfogliare rossi vigneti
che del frutto si maturano a nudo
Sempre così la linfa assorta
sorregge un lascito d'umore a valle
qui, dove sbirciano sette denari
Di cipria il cielo si muove
in un bicchiere di nuvole e sole
dentro voli
da accarezzare e nutrire in grembo.
Fratto di vento nel viale
il passo sonnolento delle foglie .
A ricordo di ieri
gli occhi negli occhi
il crepitio del fuoco
il vin brûlé alle labbra
e due gocce di pioggia
alle pareti.
"Sti cardia"
Questo cuore immerso
suona nella terra.
Scuro il canto
quando si spezza l’anima.
Quanto camminai sui viali
piangendo nella sera.
More sti cardia…
Chiude la melodia
nei versi senza madre
e non cerco il sapere.
Spengo l'arte,
lascio che il mare sussurri
nel mistero dei perché.
Addio onda che nutristi.
Il fuoco non brucerà
fioche le luci
si spegneranno nell'acqua
lasciando parole ardenti.
Io devo andare.
E piango lacrime che non ho più
in un luogo che non so.
Fu gioia
ciò che sarà silente
e s'addorme già l’alba.
Eppure tutto vive sempre,
sopra di noi,
oltre le risacche delle tempeste.
Eppure se vissi nelle notti dei grilli
spezzando calamai
lascerò l'inchiostro sul foglio
e qualcuno scriverà,
vivrà negli infiniti attimi
nutrendo il mio dolore,
lasciando alla vita
tutta la meraviglia del vivere.
«Sti cardia stae cu more
ma ieu sarò
intra l'anima te lu ientu
intra lu rusciu e lu mare
Intra ogni chianto figghiu de la terra
ca mai more senza prima cu la chiami madre»
Nell'afrore del mattino là sulla vigna
rimirai succosi frutti tanto cari a Bacco
tra granitici solchi colmi di gramigna.
Perbacco dissi, si prospetta meno dura,
nello stupore verdi pampini sfiorai
eppur quell'annata faceva cosi paura.
Anche il pensiero, un tempo agro forte
s' addolcì e più non temette la mala sorte
d'inacidire seppur dentro una vecchia botte.
Travolto e rapito nell'incanto in loco restai
pavoneggiandomi come vero allocco
nel cerchio della nuova luna mi ritrovai.
Non so come a quel regno giunsi lesto
a tratti oscuro e luminoso, guardai in basso
vidi un corpo, giaceva nella piana mesto.
Chiesi di tornare e a salutare m'apprestai
mille stelle raggiavano quel mondo.
Tra polvere sbracciando, dal sogno mi destai.
A farlocche stelle volentieri rinunciai
acini gustosi rilucevano sorridenti
la mia modesta vigna più non lasciai.
Genoveffa Frauopere©2021
Gira e rigira, non è mai finita
Va su e giù...
A volte pensi...
Non ce la faccio più!
Fatti forza, non disperare
C’è sempre un amico su cui contare
La persona che ti può aiutare.
Pensa... la cosa più importante
Non sono gli affari, non sono i denari
Neppure l’argento o l’oro,
Non ti regalano neanche l’alloro!
I veri amici sono il tesoro!
E con l' amico che trovi ristoro
Con loro a Pasqua mangi il pandoro!
Sentirsi felici,
Avere mille segreti da raccontare
E l’amica che ti sa ascoltare.
Può capitare di litigare
Non aspettare!
Senza l’amica non puoi stare,
Una videochiamata la puoi fare
Il suo viso per non dimenticare
Solo lei ti può supportare
Tranquillo...
Presto l’ andrai nuovamente
Ad abbracciare!
Buongiorno!
Buongiorno all’alba, al sole di mezzogiorno
Curiosando lo sguardo corre all’intorno
Cercando dettagli,
rinascita da oscurità
L’occhio rivolto oggigiorno,
cercando tenerezza e dolcezza all’esterno,
come finestra del seno materno.
Luce del sole affievolita,
da nuvole è adorno.
Attorno è una festa, contorno di stormo
Come stelle, ormai è tutto orno
Sogno e faccio terno, col capricorno.







