Bozzolo di cielo è una donna.


Nido costale d' universo,

germinata finestra del sentimento,

ragnatela d' alveare fecondo

nell' ascetica radice del firmamento.


Un temporale di pensieri

s' impiglia in inchiostri di silenzi:

son mercanti d' alba le sue labbra,

papaveri insanguinati di parole

nella grammatica coniugale dell' amore.


Gomitoli d' indimenticabile poesia

accoltellano una moltitudine d' abbracci:

sguardi scarmigliati di piccole attenzioni,

parafrasi di baci è il suo gentil grembo,

dolce pioggia di stelle il suo cuore infinito.



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Profilo Autore: rosa dei venti  

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L'attesa,
è mia compagna,
valido reclamo,
scusa infondata.

L'attesa,
la preferisco,
altro che perderti
ancor prima di averti avuta,
realmente avuta.

L'attesa,
conserva in bilico
due mondi estranei
contraddistinti
da opposti istinti,
preferisco l'attesa,
è dolce l'attesa
nemesi di una sentenza.

L'attesa,
fedele confidente,
nell'attesa,
trovi l'appiglio,
nell'attesa,
ti crogioli,
nell'attesa,
non v'è morte,
perchè non v'è vita.

l'attesa è il nulla,
il nulla cosmico,
dell'indecisione.




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Profilo Autore: Demonius  

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Le mie donne sono sempre state di una categoria superiore perché hanno sempre corrisposto al modello  che pretendevo da loro. Presunzione ? Forse. O, forse, leggendo dentro di me sapevo di non poter pretendere di avere quelle che mi sovrastavano in tutto. Bisogna sapersi accontentare, mi ripeto spesso, ed aver coscienza dei propri limiti, che, per quanto mi riguarda sono innumerevoli. Ecco perché mi sono costruito un modello di donna che corrispondesse più facilmente alle mie aspirazioni ed alle mie possibilità. Penso di essere stato realista a sufficienza ed in piena coscienza, in quanto ritengo che esistano intere categorie di donne superiori in tutto e per tutto alla mia consistenza intellettuale, sentimentale e sessuale. Guai a credere, però, quando parlo “delle mie donne” che esse siano state cinquanta o sessanta, magari ! Forse saranno state cinque o sei in tutto ! Non perché non piacessi…anche… Forse, più che altro, perché a molte non piaceva ottemperare al decalogo dei miei desideri. Forse perché sono troppo “all’antica”, forse perché i miei difetti sono davvero imperdonabili, forse perché preferivano che io non ubbidissi a schemi preimpostati, forse…quanti forse ! Il fatto è che bisognava capirmi, si, sono un po’ strano ma non del tutto matto. Le mie donne non avrebbero dovuto mai pretendere ciò che credette la ragazza che abitava nell’appartamento di fronte al mio, sullo stesso pianerottolo, che si ostinava a voler far l’amore nell’androne del palazzo ritenendo, giustamente ma improvvidamente, che a 16 anni avrei dovuto fare all’amore ovunque, essendo alle prime armi ! Fu così che, per uscire di casa, dovevo fare un po’ di grandi manovre per non ritrovarmela di fronte, più agguerrita che mai. Non faceva per me. Le mie donne avrebbero dovuto essere eleganti, non appariscenti. Eppure, una volta che invitai ad uscire una ragazza bellissima, quando scese ed aprì il portone, provocò il tamponamento di due auto perché indossava degli hot pants rossi da capogiro (ed eravamo agli inizi degli anni ’70 !) che mettevano in mostra quello che il Buon Dio le aveva elargito in abbondanza. Il fatto curioso fu che i passanti, invece di accertarsi che non ci fossero feriti sulle auto collise, guardavano…lei. Secondo voi, come avrei dovuto sentirmi io portando a spasso lei e gli occhi degli abitanti di una città di seicentomila anime ? Orgoglioso ? Non amo nemmeno l’anonimato ma i manifesti li lascio ad altri. Le mie donne avrebbero dovuto mettermi a mio agio, sempre, anche durante la fase del corteggiamento, la più difficile per me. Sono un gran chiacchierone, uno che sembra voler spaccare il mondo, ma in fondo in fondo, sono un timido. Amo troppo e rispetto le donne da temere di poterle offendere con un comportamento inadeguato e il primo bacio, la prima affermazione di un affetto che sta per nascere, mi risulta difficoltoso. Tuttavia, a volte, a loro sembra piacere vederci imbarazzati per non dire imbranati…come me. Mi capitò, infatti, di corteggiare una bella ragazza, interprete e poliglotta oltre che bella e da cui avevo recepito, meglio, mi aveva fatto recepire, di gradire la mia corte. La furbacchiona, quando arrivavamo al momento di concludere, si tirava indietro. Stanco, per non dire esausto di quella tiritera, una sera l’attrassi a me e la baciai. Ricambiò subito ma mi gratificò di un bacio violento quasi a volermi punire per aver tardato tanto, come mi spiegò in seguito. Andai al pronto soccorso, quella sera. Il morso che mi aveva dato durante il bacio mi aveva provocato un’emorragia che non terminava più. E meno male che mi punì per un bacio dato tardivamente. Non voglio immaginare cosa mi sarebbe successo se mi avesse punito più in là, quando saremmo andati ben oltre un semplice bacio. Non durò molto, il nostro stare insieme. Le mie donne. Le mie donne si fanno sempre corteggiare e non prendono mai l’iniziativa. Sono uomo e mi piace scardinare pian piano le loro difese, mi piace dedicare loro frasi affettuose, mai melense. Vederle cedere ai miei ricatti d’amore, stupirle con nuove emozioni e situazioni. Il maschio padrone sono io ! Nel contempo mi piace che sappiano stare al mio livello nelle discussioni, che sappiano ribattere, ma che alla fine si diano per vinte o che fingano di esserlo. Non come quella ragazza, intelligente e silenziosa che trovai, sepolta anch’essa dalla polvere, alla biblioteca universitaria. La invitai ad uscire con me. Non mi rispose nemmeno. Quella sera fui letteralmente sorpreso, quando, aprendo la porta d’ingresso, me la trovai davanti, pronta ad uscire per una seratina. Feci tutto da me, parlai, ballai, la intrattenni pensando che quel suo silenzio fosse frutto di chissà quale trauma esistenziale. Certo era difficile e complessa quella situazione. Era bella, però. Almeno quello ! Solo che di parlare….niente. La baciai, convinto che fosse colpa del mio fascino se non riusciva ad articolare alcuna sillaba. Accettò e ricambiò il mio bacio con passione. Finimmo a letto e nelle more della passione, nemmeno un mugolio né una parola di gradimento. No, non era per me, decisamente. Però, le mie donne, non mi hanno mai considerato un dongiovanni, di quelli che preferiscono le donne oggetto. Sono rimasto amico con tutte e spesso facciamo delle rimpatriate. Ovviamente, ora che sono sposato, è cambiato il modo di approcciarsi, tuttavia mi piace sentirmi dire che non si sono mai sentite trattare da donna oggetto, da me. La testimonianza, ahimè, proviene da una di esse, che, sconfitta da una brutto male, lasciò detto ai suoi di avvertirmi dopo la sua morte. Cara amica, non ti scorderò mai ! Le mie donne sono state per me un soggetto, il soggetto e non l’oggetto. Perché, mi guardavano, mi soppesavano, mi valutavano e poi, ma solo poi, mi sceglievano. La verità, cari maschietti, è che tutte le donne sono così, sono superiori alla nostra superficialità, al nostro essere galletti e imbroglioni. Loro hanno piena coscienza di ciò che fanno o vogliono fare. E se lo fanno, hanno già la consapevolezza di ciò che avverrà. Mentre noi maschietti…beh, noi…al di sopra della cintura dei pantaloni, non riusciamo a far librare il nostro cervello. Qualcuno, come il mio autorevole prof di anatomia, soleva dire che le donne ragionano con l’utero. Aveva ragione ! Le donne ragionano con l’utero quando devono partorire gente meschina del suo calibro. Ovviamente, quando tornava a casa era dipendente in toto dalla moglie, che io conoscevo bene ! Ho detto, conoscevo…e nient’altro !

Di proposito, ho voluto descrivere le mie donne, di come le avrei volute, ponendole in una sorta di sitcom simil americana. In effetti ho voluto, ho tentato di ricordarle con simpatia e rispetto. Il rispetto che si deve a chi è migliore di noi. In fondo, noi uomini, siamo o no, nati da una costola delle nostre donne ?
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Profilo Autore: Bronson  

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Tace il mio cuore
nascosto in un angolo
dietro la porta dei sogni.

Attende sospeso 
che il tempo
porti un messaggio
all'anelato amore:
è un richiamo di vita, 
è un profumo di passione,
è un pensiero profondo
che si diffonde nel vento.

"Vento spalanca la finestra,
entra come brezza d'estate
in una sera d'inverno
e porta l'istante
in cui in una frase,
in un gesto,
in una parola,
il mio cuore riconosca
il profumo della sua anima,
un sospiro,
un sussurro,
una notte d'amore
già impressi nell'immagine
dei suoi desideri."
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Profilo Autore: Anna Cappella  

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Ti scrutava l'amore ,
cercava il tuo corpo inesperto
per forgiarlo pietra cedevole
al  vibrare del sentimento.
E lo affrontasti protetta solo
dai sogni, vaporosi petali,
profumati d'innocente candore,
grondanti speranza.
 
Sarà bello, ripetevi,
 forte e tenero.
 
Ma t'infrangesti contro
lo scoglio del possesso,
mani rudi, vogliose violarono 
l'anima e il corpo, smorzandoti.
 
Si infransero i sogni
e schegge taglienti ferirono il cuore.
 
Sorte di donna sovente penosa,
generata per trarre forza
dalla debolezza e rinascere
come fenice dalle rovine.
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Profilo Autore: elena rapisarda  

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Nacqui da falda pura
e così crebbi fintanto
la mano dell'uomo non temprò
l'anima mia frenando sentimenti.

Le mani che m'imbrigliarono
s'avvalsero di decise dita
concedendomi bellezza per limitati scopi,
rintuzzando l'anima.
Ma vigorose le radici mie,
profondamente radicate nella vita
tornarono a fiorire dal mio grembo
ch'è dono per amore.

Mi destreggio nella vita
con chiome a volte spoglie di gaiezza
accarezzando chi il cuore mi palesa,
ma ammutolisco in silenzi desolanti
se umiliano fiducia.

Sono un mare di voglie raramente accolte,
di tenerezze concilianti,
sono quercia ombrosa e forte
che vento non stranisce,
in apparenza fragile mi destreggio
fra gioie e penitenze.

Ancorata alla terra cerco il cielo
non fate che insidia offuschi lo stupore che io sono.
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Profilo Autore: elena rapisarda  

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Uno sforzo sovrumano 
nel buio della notte. 
Viuzze strette 
e buie. 

Il rumore delle scarpe 
sui ciottoli. 
Passi svelti 
inizia a piovigginare. 

Porte e finestre chiuse 
neppure uno spiraglio di luce. 
Avanzo con difficoltà 
paura...confusione... 

Le gocce di pioggia 
scivolano sulla pelle. 
Lavando 
le ferite. 

L’odore della polvere si alza quando 
le gocce di pioggia toccano terra. 
Avanzo 
nel buio della notte. 

Vorrei volare 
dove la luce tocca la terra.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Per Anna il cielo era sempre blu
Lei non chiedeva di più
si confidava alle stelle
in intimi colloqui
credeva nella luna
e la vita era sogno
 
Anna equilibrista sventata
danzava sui fili che il destino tesseva
e coglieva nel suono dell’onda
desideri minuti come velo di sposa
 
Anna stordita, Anna in amore
per un pescatore
dagli occhi blu cielo
e  bugiardo più della luna
una notte la prese sul bordo del mare
 
 
 Ferma sul dorso dell’onda
Anna scruta il cielo fattosi nero e si dispera.
in mari diversi va  gettando le reti il pescatore
non sogna, non danza con l’onde
non si confida più con le stelle
 
 
Intanto la luna,
ah l’ingannevole luna s’eclissa nel mare
 
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Profilo Autore: elena rapisarda  

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Dietro quei sorrisi, 
gentilezze, educazione, 
si nascondeva un disagio. 
Un peso dentro di te, 
ti ha costretta 
a dire basta.

Sentirsi trafitti 
da mille lame 
ognuna taglia un pezzo di te. 
Giorni e giorni di agonia
continuando a ridere, 
a lavorare a divertirti. 

Ogni giorno 
se ne andava un pezzo di te 
facendoti mancare 
la terra sotto i piedi. 
Nessuno si rendeva conto 
del tuo malessere. 

Improvvisamente un giorno, seduti in quel tavolino 
davanti ad un dolce e un caffè 
mi dici. 
Ce l’ho fatta, sono guarita, tutto è tornato a posto, 
le lame non tagliano più, sono stata forte,
quel peso dentro lo stomaco è diventato leggero. 

La mattina dopo...
scopro
che è stata forte 
quella trave... 
con la corda 
a penzoloni.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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il corpo non bada alla violenza ricevuta,

non appartiene all'intimità, lacerata, della carne:

alla fine, esce fuori da ogni poro, per fare,

di quella presenza, l'allontanamento che ignora

la sua vicinanza, che avvicina la lontananza

interiore, il velo di luce sulla pelle che fa

del corpo il capolavoro:

 

sofferenza e dolore prendono la forma della donna,

del luminoso spirito di carne, delle spine ficcate 

dentro il marmo:

 

ancora e sempre il fiorire di un fiore rifiorente:

 

la bellezza non si sottomette alla furia delle mani:

non è fatta, a partire dalla carne, con ingredienti

materiali, non si afferma con materia adatta

alla sua forma:

 

il sole ha seppellito il sonno, veglia sulle braccia, 

sul velluto dei petali più esposti: la luce è un fiore

adagiato sulla schiena: i fianchi nascondono 

la notte: il petto, i seni sono troppo santi

per dormire: il corpo della donna è come l'arte:

non accetta leggi, ripudia ogni potere: 

la sovranità è il suo genio:


 

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Profilo Autore: Salvatore Fittipaldi  

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DONNA                                                                           DONNE

Nei pensieri della notte                                                                                           Ad ogni angolo di strada,
sei il profumo dolce vanigliato                                                                                       qualche lampione
di un'assenza che fiorisce                                                                                               ad illuminare
e che armonizza.                                                                                                    i pochi vestiti indossati.
Nella pelle mordida                                                                                                  Obbligate a prostituirsi,
Sei un brivido che                                                                                                             minacciate,
accompagna le lenzuola                                                                                                     picchiate,
tra i meandri dell'anima                                                                                                        sfruttate.
e stupisce.                                                                                                                           Donne
Sei il sapore                                                                                                            che soffrono in silenzio,
di tutte le stagioni,                                                                                                            e sorridono 
l'estasi di tutte le carezze,                                                                                                    alla vita.
sei la madre                                                                                                                  Donne alla deriva,
di tutti gli abbracci.                                                                                              che vivono, esistono sempre,
Donna!                                                                                                                          lacrime invisibili
Armonia,                                                                                                                          rigano il viso.
malinconia,                                                                                          
nostalgia,
senza di te non c'è magia,
il tepore non ha passione,                                                                                      MONTARELLO SILVANA.
l'alba non ha fascino,
tu sei il passato e il presente,
l'antica storia che
coincide con l'origine,
meravigliosamente
Sei... Donna.


CATERINA MORABITO.

                                               
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Diversi, emarginati 
derisi, cosi ci si sente. 

Voglia di essere come gli altri 
forse meglio. 

Cosi si sprofonda 
nell’abisso. 

Alla ricerca della personalità 
che non è nostra non ci appartiene. 

Cosi si muore dentro 
giorno dopo giorno. 

Piano piano il cervello smette di pensare 
di ragionare. 

L’impulso di correre a svuotare lo stomaco 
sempre più spesso fino allo sfinimento. 

La devastazione 
prende il sopravvento. 

Il disagio sembra attenuato 
forse non ci si sente più diversi. 

Non siamo più grassi
ci vediamo più belli. 

Ma... 
morti dentro.



TRATTA DA UNA STORIA VERA, PER UNA RAGAZZA CHE STA LOTTANDO PER USCIRE DA QUESTO TERRIBILE INCUBO.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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La stupidità non ha valori.
L'ignoranza non è un verbo,
ignorare va di moda.
Creder d'esser superiori,
dicendo che ti è stato insegnato,
puoi insultare, dare calci
o perfino spezzare la vita
di un bel fiore che una madre
ha pasciuto con amore.
L'ignoranza della mente
lei la schiava tu il padrone.
Ed è triste dover dire
c'è chi sa e non vuol parlare.
La violenza, l'omertà,
l'indifferenza...
Non son moda ma ignoranza
e fan perdere il valore
di un bel fiore
che voleva tanto amore...
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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Massaia, che zappi di pomeriggio,

tra gli amarognoli fiori dell'orto,

fermo pare il giorno, e fra i massi morto

c'è un gatto, là un ulivo e il fieno di maggio.

 

Come lancette nel deserto

scattano le altalene del campanile;

Punica al raccolto sempre incerto,

con la bestia nascosta fra le file.

 

Massaia, che l'oro alle urne

impasti, per la gloria del riposo:

-Dolore al banco del mio sposo,

ma il dolore è accanto al batticarne-

 

Quel grattugiare sul fiume,

al tramontare del giorno mite,

è più duro di tutto quel barlume

che, donne mie, adesso voi patite!

 

Massaia, tu, senza il filo delle Parche,

presto invecchiata davanti al camino:

a che sono servite le mani sporche

passate su un narciso a capo chino?

 

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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La porta socchiusa,
lei si divincola,
allunga il passo, respira.

Lui vigile, tira la corda,
il nodo scorsoio si stringe,
lei arretra, imbrigliata.

Lui alza la voce,
sputa veleno,
lei abbassa la testa.

Chiede perdono
per il suo
“mea culpa”,
 
carnefice ama.
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Profilo Autore: Paola Pittalis  

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