Massaia, che zappi di pomeriggio,

tra gli amarognoli fiori dell'orto,

fermo pare il giorno, e fra i massi morto

c'è un gatto, là un ulivo e il fieno di maggio.

 

Come lancette nel deserto

scattano le altalene del campanile;

Punica al raccolto sempre incerto,

con la bestia nascosta fra le file.

 

Massaia, che l'oro alle urne

impasti, per la gloria del riposo:

-Dolore al banco del mio sposo,

ma il dolore è accanto al batticarne-

 

Quel grattugiare sul fiume,

al tramontare del giorno mite,

è più duro di tutto quel barlume

che, donne mie, adesso voi patite!

 

Massaia, tu, senza il filo delle Parche,

presto invecchiata davanti al camino:

a che sono servite le mani sporche

passate su un narciso a capo chino?

 

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Commenti  

nabrunindu
+1 # nabrunindu 28-10-2014 19:41
bravo nicola, bellissima, e po io con le rime ci vado a nozze.la massaia!che nobile figura!
Fabio Diretto
# Fabio Diretto 28-10-2014 20:48
Una poesia compiuta, tecnicamente ma anche nei contenuti. Molto piaciuta

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