virente delle grandi chiome
sei un dono prezioso: stome
sboccian dai cardi pampini bei
e del tempo estivo preannunci
il grigio lontano dell'inverno
per chi ne aspetta un altra: un terno
di colori e gioie di rose e miserere mei
Il primaveril fuoco e la canzone
bel sentire e la canzone del maggio
canta la primavera il gran saggio
tu viril donna procace e saggia sei
tempo d'inverno lasci incerto
ed augellin ti suonan a festa
corri veloce natura si lesta
dona amor e pace a lei
Pensieri sparsi senza voce
un mondo dal silenzio feroce
e tu Donna sottovoce
porti in spalla il segno della croce
In Te vive ogni emozione
lavori e ami con abnegazione
sei calma, tormenta, si passione
che rendi l’uomo leone
Non basta un giorno di festa
ma, in ogni momento stare in cresta
e amarti sempre con cuore e testa
in Te si agita la nostra tempesta
Hai visto i cervi dopo i bramiti?
No - ed i salici divini? Con essi
fanno l'amore, e aspettano
la gestazione. In inverno
le cerbiatte sono in attenzione
ed è la foresta che copre
silenziosa il suo cielo arboreo
- ormai spoglio di verde -
ma irto di spini e bacchetti.
Hai mai visto la foresta d'inverno?
Ed il saluto gentile delle gemme?
- germogliano come rose -
dalla terra natural doglie
che dan vita a figlie amorose.
Le più belle aman consiglio
e si dilettano delle virtù
le altre si dan congedo
ed alcune non ne rivedi più...
Quelle che restan
aman viver d'amor
con questa è festa
seco nulla manca candor...
Le donne gentili e liete
son da custodir come gigli
son le più belle stelle comete
che donan gioia e bei figli.
Un gran dono sono
e un gioco pericoloso
aman il segreto d'amor
e tutto sanno, dell'uomo
e del suo inganno.
Candor sopraffino: siete beata!
Salutate per noi il vostro figlio
Vergine dal popol tanto amata!
benedite la nostra patria! Giglio.
Il nunzio ama prega e spera in voi
non in altra creatura ed ei vola.
I pastori alla fonte benedetta, i buoi
che si nutrono dell’acqua che cola.
Siete voi “Fonte santa del popolo”
e noi assetati di tanto amore
combattiamo con voi come codolo
ed è quella santa corda il rosario
che il ciel ci dona come favore
che il nunzio ci fa suo salario.
Una favola di femmina
dove gli occhi non si fermano
e la bocca non si stanca
di gustare il suo sapore.
Una donna un incanto
con le storie senza regole
ogni cuore fa un sobbalzo
quando un alito di vento
fa sentire il suo profumo.
Una femmina, e che femmina!
Fa girare la testa anche al mondo
ed il sole fa scintille
col sapore dei suoi baci
e non senti nemmeno la pioggia
troppo preso dal suo sguardo non ti bagna.
Una femmina così
la vorresti notte e dì
dentro il letto e un fazzoletto profumato
che vasolo assaporato.
Una femmina e che femmina!
Un bel fiore prelibato
ed è semplicemente donna.
Lacrime di pioggia
nella mente sua
e pioveva forte
ed il vento aiutava la sua voce
voce d’innocenza…
E il silenzio nascondeva la vergogna.
Lacrime di pioggia quella sera
non bastava nemmeno una preghiera
mentre il giorno spariva
tra la pioggia e il vento
fra le stelle e il cielo
i suoi occhi non parlavano
valevan solamente
non rivedere il giorno.
Lacrime di pioggia
d’innocente creatura…
Derubata della sua vergine età
che il silenzio nascondeva
e la pioggia consumava lentamente
la sua voce.
Dicono
Varia e mutevole cosa è la donna
pelle di carta straccia.
Ho lasciato correre nero liquame
parole, solchi per ogni brandello
appeso a questo filo di carne.
Ho lasciato fare
strappato le braccia all’orgoglio
ceduto il nervo, scavato le ossa
succhiato il dolce peccato
e poi ho ingollato rosse colate
prosciugato crateri bollenti
abbiamo attorcigliato le carni,
ci siamo fatti nodi stretti,
con le lenzuola i grembi avvolti.
Mi camminavano dentro schiere di uomini in fiamme
lame di organi, piume di frecce di sangue.
Ho ripulito ogni strazio, bruciava tutto.
Ti ha sbattuto la fuga al mio letto,
mi hai suonata, corda di violino
e ho inghiottito ogni ritmo.
Con quale lirica oggi volgi le tue vele altrove?
sui polpastrelli segnavi note d’amore.
L’ira arde e travolge, divelta l’anima, il corpo
gettato sul ferro, discendo tra le ombre
perché possa io schiuma sul mare fare a pezzi
ogni nave, esserti rovina, regina senza corona.
Possa io bruciare ancora.
senso di responsabilità
Qualcosa anche per il figlio
Giovinezza e candore pace





