Penso che di domenica...
sì di domenica legge
e spunta le parole
col taglio dei denti,
sbava e risucchia
le sillabe molli
armeggia con le r
come ruota di mulino
urla a denti stretti
l'odio d'esser nulla.
Non disprezzare
chi non ti crede
che è trista cosa
il tuo biasimo
fasciato d'alterigia.
E’ bella nella notte
illuminata dalla luna,
mentre, onde calde
le bagnano il volto
ai piedi del mare.
E’ fuggita dalle sue mura
per le piaghe al cuore,
i suoi sogni
come sbiaditi tra i ricordi
di un film in bianco e nero.
Il vento arpeggia
il canto affrancato
nel dolore assordante
della sua solitudine.
Il mondo si diverte
nel giocare d’azzardo!
Non sapeva
quando sarebbe toccato
alla propria vita.
Dopo tanto, le Disfatte,
insegnano a perdere
coraggiosamente,
tracciando percorsi sul viso
in rughe riconoscibili.
Urla al mare, urla al cielo
e nelle stelle cerca
la speranza
che ascoltino il suo canto
del voler sognare ancora.
Tremendo...non ho pace
non s'arresta il dubbio
che il tuo corpo più non c'è
m'ero alzato già convinto
di vederti sotto le coperte
di doverti accarezzare
con un bacio o con la mano
poi l'odore negro del caffè
quello che piace solo a te
una tazza nera e fonda
come nei film americani
...
leggo un lungo memoriale
di lista abnorme della spesa
quella che mi rattrista, sai,
perché di soldi non ce n'è
...
Tremendo...sto tremando
al pensiero che non sei con me
che il tuo corpo più non c'è
che il caffè s'è raffreddato
una spazzola è un ricordo
ai tuoi lamenti son più sordo
quando sbattesti la porta
evitasti di svegliarmi
o ero sveglio speranzoso
di non essere più un coso
libero d'esser solo a colazione
levando al cielo un'orazione.
Sto tremando d'un' insana gioia
che la vita, evvai, mi son ripreso
che non era un brutto sogno
quando m'accorsi palpitante
ch'eri supina tra le piante.
Ti ascolto ridere e poi…
l’incontro di sguardi
solo per un attimo
in un salto tra battiti
che non ricordo più.
Ancora i miei occhi,
ancora i tuoi occhi
riflessi in me.
Tu, chi sei orizzonte
da farmi sognare…
e resto qua
a inventar parole
e tremar come le foglie
per una voce, la tua
che non ascolterò mai.
Vederti seduta
qui difronte
all’ombra di un sogno
che non verrà mai,
ti dipingo con lacrime
sul velo delle emozioni
che non ti vedranno più,
così vicina né lontana.
Forse t’inseguirò
questa notte tra sogni, i miei,
quelli più belli,
con la speranza
d’incontrarti
ancora una volta.
Come sposa avrei fermato il tuo corpo
sull'altare, un raggio di sole nel velo,
una soffusa benedizione del mio sì
in risposta alle promesse d'amore.
I passi furono in salita, ti seguivo,
una scia del tuo profumo speziato,
una carezza sul tuo candore virginale,
ti seguivo, operaio della tua felicità,
tu bella negli occhi verdi e sognanti.
La notte generò il giorno, la gioia,
l'enfasi del tuo amore di tenera madre.
Come sposa avrei fermato il tuo corpo
sull'altare, un raggio di sole senza dolore.
Triste una foglia
muore dal freddo
il tempo è finito
non ve più speranza.
Dov'è quel bel sole
che scaldava le viole
nei giorni immensi
di gioie e sorrisi.
Triste e leggera
sospinta dal vento
nel fiume cadeva,
un corpo leggero
inerme e indifeso
finiva in riva al mare
da tutti dimenticata.
Per te....
In cuore molce il suo ricordo,
l'enfasi m'apre alle ore
che liete danzano fanciulle.
E lenta scorre la linfa
nelle vene del suo collo
come in arco tenero virgulto.
Un sussurro di carezze calde
mi scrolla il vento diaccio
che palpita pel mano lieve.
Non sa che t'amo pio
per la beltà ch'effonde intorno,
donna mirabile di sue virtù.
Mi concedo ai lai d'amore
in un sussurro già prolungato
che sfiatò tra lisce dita.
In cuore non c'è più spazio
che mi consenta d'essere beato,
in meno d'un attimo sarò sfiancato.
S'accresce ora il silenzio gaio,
adagiato sul seno, smarrito aio.
Ho accolto di te
nella tacita sera
il respiro del tuo sguardo.
Sfrattato e muto nell'ombra,
nasconde il ricordo di un dolore
che alla tua vita stessa
permetteva pianti e risa.
Una tempesta emozionale
avvolgeva delicatamente
il mio buio rendendolo festoso.
Nello spicchio di luna
su pe‘l manto di seta nera
incontro il tuo candore.
Nella beltà del tuo essere donna
non dev'esserci più l’incontro con
spiragli di dolore per l'anima tua.
Non limitare il tuo guardo
attorno a te
ma mira l'orizzonte,
è lì che ti aspetta la vita.
Ti fermi un solo
momento.
Un’ombra accompagna
il suo gesto
violento.
Lo sguardo ha cambiato
colore
la mano si alza
alla luce del sole
sparita all’istante
in tanto
dolore.
La vita si spezza per sempre
le voci e i ricordi riempiono il cielo
in questo freddo
mattino
di gelo.
Donne innamorate ma limitate,
non possiamo fare certi passi,
saremmo giudicate assai male,
finiremmo certo in un portale.
Non possiamo fare il primo passo,
se ci dovessimo prima innamorare,
deve essere sempre lui a farsi avanti,
meglio evitare gli schiaffi ed i pianti.
Non so se tutto questo è giusto,
ma per me è di pessimo gusto,
appartiene ormai ai passati anni,
ora fa di certo, solamente danni.
non c'è cura
se sei persa
dentro te stessa.
Se potresti cancellare
il male,
cancellare le urla,
ma resti in silenzio
quel silenzio
squarciato da
uno specchio ormai a pezzi.
Ore di vuoto
ti piegano dietro quel mobile.
Indossi quella maschera
per coprire il male,
guardi le stelle
e voli ad abbracciale.
Noi donne dolci e desiderate,
una preda facile, direte voi,
non credo proprio, non direi,
se lo dicessi certo mentirei.
Vittime certe della forza,
della grande brutalità,
vittime di tanta arroganza
si approfitta di una circostanza.
Tu mi hai provocato,
dice poi lo scalmanato,
il bruto diventa violento,
bada uomo! Stai attento!
Attento uomo a quello che dici,
attento ignobile a quello che fai,
un giorno pagherai, uomo ignaro,
pagherai con la vita, non con denaro!
Si, badiamo al nostro aspetto,
ci trucchiamo, ci facciamo belle,
ci curiamo solo per amarci,
per dignità e per accettarci.
E tu, bastardo uomo, cosa fai,
cogli un frutto perché è bello
sapendo che non ti appartiene?
Uomo abietto, ma come ti viene?
Siamo così, belle come i fiori,
siamo cosi, ci profumiamo,
essere belle per piacere a voi,
se è il caso però, siamo rasoi.
Siamo così, forse un poco vanitose,
forse complicate ma, sappiamo amare,
siamo così perché, noi siamo donne!
Siamo così perché, così sono le donne!
Il tempo scorre senza tregua, avido,
mai cancellerà la beltà
presente in te che,
come stella polare
sempre brilli nel cielo dei tempi.
Sei pan d’amore quotidiano
dalle braccia deboli, ma pronte
a sollevar cadute, le mie,
con quel sorriso di chi già sa.
E mi torna in mente
il ricordo di quando
le tue mani forti, di forza divina
mi sollevavano da terra
per condurmi al tuo petto.
Tante le paure attraversate
tra lacrime di disperazione
e mani tremolanti
incapaci di proferir parola.
Or son seduto qui al tuo fianco, muto
a desiderar di vederti con gli anni miei,
e raccogliere in me, le tue sofferenze
per vederti ancora, felice d’amore.
A piedi nudi, ho inoltrato silenzioso
il cammino in quell'Anima, che,
seduta in riva alla vita,
si ritrova smarrita
tra gli sguardi dei passanti.
Un suono delicato, armonico
avvolge i sensi, in carezza leggera.
Ascolta il silenzio, se ne nutre
come non mai, prima di quell'attimo…
il suo sentire aveva ricevuto in dono
tale poesia.
Lei, composta di carne e fuoco,
che, impetuoso scorre nelle vene
di chi s’innamora nell'ammirarla…
La si respira osservandola,
anche nelle sue espressioni buffe
a rendere allegria al cuore.
La sua pelle dorata, incanta…
come il ladro della notte, scruta,
e rapina, immagini di lei
in ogni singola movenza,
ogni sua parola.
Le sue guance da bambina, avvampate,
apparente la sua ingenuità di donna sapiente,
tra le ombre ricche di incertezze,
in riservate rughe.
L'immenso
degli occhi tuoi
penetra
nell'anima mia,
che... vive di attese
tra i silenzi della sera.
Seguo
i lineamenti
del volto tuo,
assaporo il calore
della tua essenza,
intensa fragranza di rosa.
Le labbra tue dipinte
sulle trame dei miei sogni,
mi scaldano il cuore.
Un vortice di passione,
è l'amore che ci unisce.
Labbra arse, le mie,
leggere…
tra i ricami
di un erotico pizzo.
Nelle vene , un valzer ,
emozioni diffuse
pulsano,
tra i nostri respiri.






