che tutto finisca... che tutto passi in fretta.
In un angolo di muro freddo
che non si lascia abbracciare,
ripiegata su me stessa,
riparo la schiena dai tuoi colpi,
da cui non riesco più a difendermi,
non ho la forza di reagire.
Vorrei rialzarmi, ma non mi dai il tempo.
Nella gola, l'angoscia e il timore
avanza fino alla fine di ogni pensiero
fino a cancellarli tutti.
Abbandono me, eludendo
questo respiro che fa male
evado dalle fitte delle costole.
Percossa fino allo stremo...
altre cicatrici si aggiungono su ferite
non ancora rimarginate.
E giù... un altro colpo e... buio!
Con le mie braccia mi difendo,
con le mie gambe mi rialzo, ma...
mi ridesta il gelo di un pavimento,
dove il mio corpo e restio a lasciarlo.
Ancora una volta, riapro gli occhi
tutto è sbiadito e troppo dolorante.
Guardo i segni di una malsana follia,
lividi, sangue e pezzi di cuore,
la mia dignità è la prima a morire.
La mia casa è ormai fatta di lacrime e urla,
delusioni, sconforto, silenzio, solitudine,
e di oppressione da cui ho paura di fuggire.
Fisso il soffitto squallido e scuro,
ricordo i tuoi occhi verdi, mentre i miei...
vorrei chiuderli per sempre.
Sii penna: il tuo inchiostro cancellerà chi ti ferisce.
Sii sole: il tuo raggio accecherà chi ti fa ombra.
Sii luna: il tuo candore abbaglierà chi vuol sporcarti.
Fallo ogni volta che vuoi...
e poi...ancora una volta
e poi...un'altra volta ancora.
Non sentirti in colpa,
quando lui ti dice che vali poco.
Non scusarti quando lui ti schiaffeggia.
Chi ama non picchia.
Chi ama non offende.
L'amore non lascia lividi sul corpo.
L'amore non lascia ferite nell'anima.
Quando senti dolore grida.
Quando lui ti picchia chiedi aiuto.
Sii vento: il tuo sibilo sposterà chi ti urla contro.
Sii penna: il tuo inchiostro
cancellerà chi ti ferisce.
Sii sole: il tuo raggio
accecherà chi vuol farti ombra.
Sii luna: il tuo candore
abbaglierà chi vuol sporcarti.
Fallo ogni volta
e poi...ancora una volta
e poi un'altra volta ancora.
Non provare amore per chi ti odia.
L'amore non è possesso.
Non perdonare chi fa della
tua debolezza la sua forza.
I lividi sul tuo corpo,
altro non sono,
che le frustrazioni
di un uomo misero
e tu...non puoi fartene carico.
Non accettare le sue scuse
dopo che ti ha picchiata.
Se ti allontani e lui ti cerca...
non credergli.
Non cedere...mai.
Sappi che...
i fiori che ti regalerà
per farsi perdonare...
potrebbero anche essere
gli ultimi che riceverai.
A chi ti ferisce...
non credere...mai.
di sorrisi di gioia
di notizie
che danno i sobbalzi al cuore.
Sentire il profumo
della felicità
arriva come una grande onda
in mezzo al mare.
Scopriamo una stella
che stanotte brilla di più.
Arriva come un tornado
spazza via tutte le nuvole che
abitano il cielo.
Sorridono i volti di tutti
davanti a quegli occhi
che irradiano una nuova vita.
Nel pomeriggio di ieri
le scarpe cantavano
per un nuovo esordio.
Le gambe della ragazza
chiacchieravano in fretta
con le pozze d'acqua...
sì, era di pomeriggio
prima del farsi sera,
un chiocciare di becchi
a raccontare novità.
C'era un numero vario
di storni e uccellini neri
a disegnare quell'addio
del sole, del cielo alla terra.
Il perdono al tuo peccato
è rimasto sul selciato
in un rivolo rosso geranio,
ora è sera, c'è solo un gufo
che fa a gara con l'assiuolo.
La festa va ad iniziare...
brividi d'inizio mese.
ricordare una ragazzina
che di nascosto metteva
le scarpe con il tacco,
il rossetto ed usciva
per essere ammirata
ed apprezzata da sconosciuti.
Sorridere di quelle uscite
con il cuore in subbuglio per
non essere scoperta,
una ragazzina che voleva
scoprire il mondo....
Mentre metto panni colorati
che dai bianchi cercano di svignarsela
tutti assieme nella lavatrice, spiegando
a ognuno di loro che la vita è difficile
e devono imparare a cavarsela
da soli, una bella donna con un grembiule
sulla lunga sottana alla postazione
accanto alla mia nello scialle si tormenta.
Si dispera per aver già programmato
il prelavaggio, sbircia il mio gettone
e non si dà pace per aver scordato
un fazzolettone imbrattato da carbone
di zucchero nel sacco di iuta del bucato.
Così le offro aiuto, sperando di prenderla
poi per la gola alla bancarella del torrone.
In un batter d’occhio girano tutti
insieme in allegria: boxer, canottiere
e calzettoni, e lo sciarpone impacciato.
Ma lei è così tesa per il suo indumento
che non può far a meno di restar a vedere.
E io sono così sensibile che non mi resta
che sedermi davanti alla lavabiancheria.
Le lascio il posto di fronte all’oblò, che
mi commuovo mentre centrifuga.
Anche se mi piace creda sia galanteria.Mi ero riproposto di telefonarle per chiederle scusa. Da due settimane avevo chiuso con lei.
Due settimane consegnate al silenzio che avevo architettato per una insana voglia di vendetta. Lei aveva avuto alla fine, dopo reiterati sospetti, la certezza che fossi di un’altra e aveva mostrato la sua rabbia con un’indescrivibile scenata di gelosia. Non potei discolparmi per dirle ch’era stato solo un gioco. Glielo avevo fatto credere per spezzare la monotonia del nostro rapporto: scarse amicizie, difficoltà a parlare di noi, necessità di curare egoisticamente i propri interessi, serate silenziose sul divano a seguire film scialbi. E rare occasioni per fare l’amore. Lei era metodica e programmava “ l’amore” solo nei giorni della settimana in cui non andava in palestra. Mai effusioni improvvise secondo il mio desiderio… solo ordine e compostezza anche nel fare l’amore. In quei momenti mi ricordava la moglie del principe Tomasi di Lampedusa , descritta dall’autore ne “ Il Gattopardo”. Una donna ossessionata dalla paura dell’atto coniugale, tanto che il principe suo marito non le aveva mai visto l’ombelico…
Quella sera sul divano, prima di addormentarmi, mi ero convinto che pensavo ad un’altra donna.
C’era una lei che mi piaceva, un desiderio nato al mattino d’impulso come quando decidi di alzarti per andare in bagno e soddisfarti. Potevo dare una scossa alla mia vita, certo potevo farlo per sentirmi vivo. Lei la ritrovavo quasi ogni volta che uscivo di casa. Scendeva o saliva le scale con studiata lentezza, come se volesse impedirmi di scansarla. Leggevo ogni suo pensiero nel movimento sussultorio delle natiche, era un invito a seguire i suoi passi per incollarmi alla sua schiena. All’ultimo gradino si voltava e mi sorrideva mostrando il candore dei denti perfetti. I suoi silenzi erano eloquenti come un’ orazione pro suo corpore.. .L’altra, quella con cui avevo chiuso, non l’avevo mai desiderata con la stessa intensità.
Avevo sollevato la cornetta del telefono, deciso a chiedere perdono… Qualcuno aveva suonato alla porta. Era la ragazza delle scale, pronta a perorare.

per cancellare la stanchezza
e gli affanni .
Trucchi le labbra di rosso vermiglio
per ammorbidirle
dal veleno sfiorato .
Trucchi le guance
di cipria speranza
per nascondere dei segni
l’abbondanza.
Strenne di lividi viola
anziché rose
vivi DONNA
respira ancora!
Per tutte le parole che hai ascoltato
per tutte le lacrime che hai versato
per le emozioni annientate
per la quiete che invano inventi
per l’adorazione
che raccogli e senti .
Nasci e muori senza fragore
poliedrica rotoli
nel contesto del suo malato amore
lui scommette e punta
improbabile è la vittoria
non paga
non perde
non rimane sospeso
con una sola mano
sferza un colpo
e ti schiaccia alla parete
ti accasci , sanguini stremata
e ti adagi
come una coperta stesa.
... e in un minuto, in un secondo le tue lacrime
commuoveranno il mondo.
-giammai lo perdonerebbe.
Un refolo di vento la ristora
rigenera il suo non essere,
vi trova tutto il tirocinio inconscio
alla cura,
la dedizione, l'empatia.
Intuito e sensibiltà
come se fosse appena ieri
-quel savoir-vivre leggero
che la fece donna,
una sapienza strana
indispensabile e sfuggente
quanto una poesia.

Qui le donne vengono "offerte"
in sposa giovanissime.
In occidente ci chiamano
spose bambine...ma qui no.
Mio padre mi ha "venduta" ad un ricco
uomo di quarant'anni ed oggi mi sposo.
La mia mamma ha detto
che è giusto così...ed io le credo.
Ora sono sola con mio marito.
Si slaccia i pantaloni, mi allarga le gambe
e poi...poi sento tanto dolore.
Ho dieci anni: è troppo stretta la mia vagina
e lui entra dentro di me con violenza.
Vorrei dirgli di fermarsi,
ma mi manca la forza.
Sono spaventata: perdo tanto sangue!
Mamma, dove sei? Sto male.
Tutto mi gira intorno.
Improvvisamente sento odore
di fiori, caramelle e cose buone.
Ci sono molte bambine come me
in questo grande giardino.
Una di loro mi porge una bambola.
Ora non sento più dolore
e non sanguino nemmeno più.
Mamma, quando mi hai detto
che questo sarebbe stato
il mio grande giorno...
non sapevo che avrei visto gli angeli.
Tremendo...non ho pace
non s'arresta il dubbio
che il tuo corpo più non c'è
m'ero alzato già convinto
di vederti sotto le coperte
di doverti accarezzare
con un bacio o con la mano
poi l'odore nero del caffè
quello che piace solo a te
una tazza nera e fonda
come nei film americani
...
leggo un lungo memoriale
di lista abnorme della spesa
quella che mi rattrista, sai,
perché di soldi non ce n'è
...
Tremendo...sto tremando
al pensiero che non sei con me
che il tuo corpo più non c'è
che il caffè s'è raffreddato
una spazzola è un ricordo
ai tuoi lamenti son più sordo
quando sbattesti la porta
evitasti di svegliarmi
o ero sveglio speranzoso
di non essere più un coso
libero d'esser solo a colazione
levando al cielo un'orazione.
Sto tremando d'un' insana gioia
che la vita, evvai, mi son ripreso
che non era un brutto sogno
quando m'accorsi palpitante
ch'eri supina tra le piante.
il tocco silenzioso della tua mano.
Solo una goccia di sudore
a lavare il fremito della carne.
Portami...
no... ti porterò un bianco crisantemo
petali su petali sul pallido ventre...
Portami...
ti porterò una rosa screziata
di globuli rossi e piastrine
chè dipinga labbra sulle tue labbra.
La solitudine si fa speranza
non è che un odoroso vanto.
E ti disfi del mio cuore
come fossi una bambola senz’anima
piegata allo squallor dei tuoi desideri
ed il silenzio delle tue mani sulle labbra
mi si spegne prepotentemente addosso
sporcando i miei labili sensi.
Ecco straripar nei miei occhi
il tuo vocabolario di violenza,
nel battito di un no impotente
che gioca esausto al ribasso.
Hai strappato la mia vita
come i petali ad un fior
ed ora giaccio su un letto di schiaffi,
il mio corpo è lavagna dei tuoi peccati
venduto al mercato dei piaceri
e mai più rincaserò
da questa sporca solitudine
cucita addosso alla mia sorte,
perchè non ha più senso elemosinar
l’alba delle tue bugiarde promesse
in un ricatto di brividi e carezze.
Violini le tue labbra
soffocati nel silenzio,
mimose affaccendate
le tue lacrime accasciate,
donna nata dal cielo,
sei vento d’alfabeti
che l’uomo non comprende,
chiave del suo petto
che d’amor s’accende.
Carillon di dolce luna
è la curva del tuo grembo,
fame d’acerbo orizzonte
l’eterno grano delle braccia tue,
donna nata dal cielo,
scorda il tuo ritratto d’anima
chi gioca al ritornello del possesso
affrancando il tuo nome
ad uno stupido battito d’inverno.
Donna nata dal cielo,
telefona alla memoria del mondo,
annodati al petto d’una coscienza
che osi sfidar un’emorragia di violenza,
che non osi spegnere il tuo corpo
come la notte il respiro del sole
e più non sporcheranno i tuoi baci
quei portafogli schiavi del peccato.
Donna nata dal cielo,
t’aspetto vestita con sguardi d’amore.








