Sorseggio questo bicchierino
d’acqua fresca prima del caffè,
amaro come il tuo riflesso
che lascio scorrere sullo specchio.
Qualcosa di bellissimo
che crede di non essere visto.
Rientrando a casa penso
che delle vetrine mi piace
confondere l’esterno con l’interno
quando viene buio.
Poggio la testa al vetro,
e cerco un riflesso che ti somigli
per potergli sorridere.
Stanotte ti ho sentita
fare l’amore
con la tua fragilità
che è anche la mia.
Qualche ora fa ti ho vista alzarti,
non ti sei accorta che ero sveglio.
E tu più bella del solito.
Complice un raggio di sole
ho continuato nella bugia,
per guardarti in asciugamano
infilarti le calze.
Poi mi hai appoggiato
sulle labbra la tua magia.
Non ci sei più
Tra quelle invitanti lenzuola
ho frainteso il tuo amore che
per notti mi ha invasa
nella mente, nel cuore e,
approfittando del corpo
ha invaso anche l'anima.
Tra quelle caldi braccia
ho assaporato la tua brama,
le tue labbra suadenti e poi...
il veleno della tua bocca.
Non ci sei più con me,
non ci sei più nel mio letto
non ci sei più per me...
ed io... ti sostituisco con lacrime
che trapassandomi...
lacerano ogni frammento di me
che ti apparteneva.
Quella sera tu
Sono passati anni,
sotto i ponti,
ma ancora adesso,
che sono
ormai bianco e vecchiotto,
ancora adesso,
mi ricordo bene,
quella sera,
di anni fa;
quando tu entrasti nella stanza,
c’era afa e caldo,
ma io ti notai,
e ti desideravo;
tu ti accomodasti vicina a me,
poi,
d’improvviso,
le nostre dita si toccarono,
allora,
tu ti sei sporta su di me,
e mi hai baciato,
le mie labbra sulle tue;
un lungo bacio,
che non scordo più,
e da allora,
mi affezionai a te,
e non ti ho più lasciata,
amore tu,
unica,
tu.
Silenzi persi nelle tasche
di un infinito cielo,
sono code che danno direzione
timoni, senza tregua d'arrivare.
E le vaporose bianche raminghe,
ricoprono un azzurro che vuole
solo parlare.
Di te, dirà che ti sei perso
tra le vele, solcando mari profondi
d'emozione.
Di me, forse, avrà racchiuso nel pugno,
tutto l'amore, che come lava
può eruttare.
Rimango le briciole di un ricordo,
fatto di vapore che uniti ci vedeva,
senza altro da dire e fare.
Sottili fili ancora ci tengono
legati senza fine...
Non conosco nessuna ragazza che mi provoca brividi glaciali anche in pieno agosto, quando la salsedine impregna le nostre vesti, mentre le nostre pelli si strofinano sopra un asciugamano di cotone creando scintille rosso rubino, che accendono il plumbeo mondo.
Una volta calate le tenebre ti presenti al cancello della mia mia prigione mentale, vestita di rimorsi e assenza, io che innaffio le mie interiora con assenzio e rum nella speranza che facciano arrugginire la maledetta serratura del maledetto cancello, ma invano, perché la chiave dei ricordi in presenza di sorella Luna è in grado di scardinare qualsiasi marchingegno. Allora è lì che ti accingo a raggiungere le finestre che danno sul mondo, e a versare fuori da queste ultime acqua salata raccolta dal grande lago della disperazione. Solo dopo quel rito allora le persiane si chiudono lentamente, divorando anche l'ultimo spiraglio di lume dalla stanza, provocando sonnolenza anche a te, che fai ritorno silente verso il tuo ergastolo con un ghigno di sfida, di chi sa che tanto ogni prigionia concede un'ora d'aria al giorno, che libera momentaneamente il condannato, ma intrappola per lo stesso lasso di tempo il carceriere, che li rende eternamente vicini, ma invisibili l'una a l'altro
Non cadere nel cratere dell’incomprensione
la fragilità ti stordirà
annebbierà la tua forza
la paura raschierà il fondo
seppellisci in un cratere la rassegnazione
non vivere cosi
sorridi, corri incontro alle verità
riappacificati con te stessa
macina la rabbia
i ricordi ti lasceranno libera
vivi l’oggi, non pensare il domani
la brezza del mare e il suo calore
soffieranno la sabbia dal tuo cuore
prendi per mano la speranza
amala, accetta i tuoi limiti
non cadere nella trappola
sorridi lascia andare il suo aquilone
accarezza il profumo della sua pelle
impara a capire
concentrati il cuore è libero
se saprai ascoltare il silenzio
le parole diventeranno musica
e riderai, riderai
tu possiedi l’amore
ruba il tempo
usalo con dolcezza
abbraccialo e ridi
prendi in grembo il suo sorriso
l’aurora vi bacerà il risveglio
il giorno darà un senso ai vostri passi
ringrazia la sua luce
e ridete, ridete
consumate le vostre suole
correte, cantate, ridete, ridete
nessuno potrà fermarvi
se un giorno vorrai andartene
vai ma senza rimpianti
i cipressi non hanno radici.
Del dolore acqueo che mi veleggiava nel corpo
rimangono i canali scavati, il sentore
radicato, gli spasmi involontari degli attimi.
E tu che li percorri in senso inverso,
ne baci ogni traccia e mi guarisci,
che per ogni croce incontrata
hai levigato i legni e trasformato
il rosso in oasi, scale di pianura in baci,
angoli in luce fiorita e tremori in parole.
Tu che mi traduci in versi
hai donato alle mie sere pluviali
il dono calmo della tua voce.
Tu che leggi in rima stonata il suono
delle mie parole mentre albeggia, scheggia
è l’ispirazione: del piacere, del dolore
o delle quiete. Magnete che attrae in favore
di vento anime in sospensione, la reggia
delle ombre è regolata dalle ore del tuono
e del lampo. Sarò la tua ultima pioggia
allo scadere dell’inverno e il tuo calore
sarà la coperta dei miei sogni, costeggia
il paradiso l’amore quando è un dono.
È bastato uno sguardo e tutto è caduto nell'oblio. Pensieri, parole, passato...
La tua bellezza dirompe nelle mie iridi e svuotandomi mi riempie dell' unica cosa che mi sazia e rende felice,
la tua bellezza selvaggia e pura mi ha rapito e portato dove voglio essere: abbracciato a te ora e sempre
Ho trascorso ore con gli occhi chiusi
a guardarti ascoltare le onde,
cercando di parlarti oltre il silenzio
per non farle andare via.
Raccolto conchiglie sulle sponde
dei tuoi pensieri, e del mare che
ti carezza i piedi ne ho fatto giaciglio.
Ad un tratto ho intravisto due ali
sulla tua schiena inzuppate di schiuma,
e credo di aver scritto su un ritaglio
“Il suonatore di violino, affinchè ella
sbrogliasse i pensieri dalla rete,
incantò tra archetto e ponte il ragno”.
in un giorno di pioggia,
aprire l' ombrello
e vedere i tuoi occhi verdi,
che mi guardano
con tutta la loro meraviglia.
Vorrei incontrarti sulla mia bocca,
come il primo bacio,
che fa arrossire le guance.
Sentirmi bambina
e ridere cosi all' improvviso.
Vorrei incontrarti tra tanti profumi,
sceglierti sulla pelle.
Svegliarmi al mattino e trovarmi
come adesso,
la tua mano che mi
accarezza con dolcezza.
Ho visto le tue
iridi in fiamme
staccarsi e
alimentare nuovo fuoco
Ho visto le tue
palpebre
toccare il cielo
E aprire e chiudersi in
un ciclo infinito
di sogni
Le tue pupille
cadere in speranze d'abisso
strette
al nudo del mio respiro
Ma io
ero di vetro
uno specchio
dal quale non puoi scappare








