con le promesse spensierate
che precedono il gelo,
di natura differente
abbiamo pensato
fossero intrise
le pene altrui,
accecate dalla caligine
delle passioni arse
dal tempo insofferente.
Guardami ora
sgorga dagli argini
il terrore del domani
e si fa grande lo sgomento
mentre ci assale l'abisso
ma tu! Tu stringimi la mano
fino a farla sanguinare,
e nel silenzio curami
perché amore è questo
assiduo far nascere
fiori da ferite,
per sovrastare il miasma
del tedio che ci consuma.
di una farfalla.
Leggero come l'aria,
fresco come l'acqua.
Non ha età, non ha limiti,
non ha barriere, non ha confini.
Si esprime a gesti,
talvolta parla in silenzio.
Si racconta in cento modi,
in mille maniere.
Si manifesta con un bacio,
con una carezza, con un fiore.
Tutti lo conoscono,
ognuno vorrebbe averlo,
non si può farne a meno.
Nessuno gli ha mai insegnato:
eppure è dotto e letterato.
Gira il mondo in largo e tondo.
Parla tutte le lingue del mondo.
Se non ce l'hai provi dolore
se lo provi ti batte il cuore.
Ci staresti insieme ore ed ore.
È dolce...ha un buon sapore.
Ha un aspetto normale,
eppure è assai speciale.
Fa sempre rima con cuore.
Ha più di un colore.
C'è chi per chiamarlo
usa mille parole.
Ma lui ha un nome semplice:
si chiama amore.
Ho solo toccato la sua pelle
e mentre il mio cuore è collassato...
la mia anima luccicava a mo' di stella.
Ho solo baciato le sue labbra
ed il mio corpo ha ceduto...
il fuoco ha attraversato le mie vene.
Ho solo sentito il suo odore
ed i miei sensi sono impazziti,
fino a farmi perdere la ragione.
e li tramuta in poesia. Ma tu...
pensami di notte, quando non dormi e
si svegliano le mani.
Pensami di notte, quando sei solo e
scopri che mi ami.
Pensami di notte, quando vorresti
svegliarti accanto a me anche domani.
e li riempie di sentimenti. Ma tu...
Pensami di giorno, quando cammini
per strada e mi vorresti incontrare.
Pensami di giorno quando vivi la tua vita
ma vorresti anche osare.
Pensami di giorno, quando guardi il mare
e t'accorgi di quanto è bello amare.
dai fili d'argento sulla tua chioma,
che il cielo li accarezza e poi li colora.
Sfioro la tua pelle delicata al tocco...
non ci sarà segreto più prezioso,
di ogni mia fantasia con te.
Percepisco, con brividi, questo contatto
dalla mia pelle al tuo respiro...
sento il sapore della smaniosa voglia
di mordere le tue vellutate labbra,
che sulle mie, perfettamente, s'incastrano.
Cerco di non pensarci...
di distrarmi da quel che è stato
e che vorrei ci fosse ancora...
un impavida emozione.
Ti desidero come qualcosa che va via,
e più si allontana più prende forma.
E ho percorso al buio le tue forme
…ogni volta perdendomi un po’.
E poi mi piace stupirti,
perché se ti lascio a bocca aperta
nel coraggio di un tulipano
potrei anche riuscire a baciarti…
all'ambrata pelle mia,
come fili di seta sulla tela Aida...
l'odore di un insaziabile voglia,
l'ardore dei nostri palati
erano tormento... veleno.
I suoi occhi... mio Dio...
cos'erano quegli occhi?
Erano fiamme dell'inferno
che mi portavano in paradiso.
Il possesso dei nostri respiri,
il tenere in pugno l'aria viziata
ci teneva sospesi nel vuoto
che riempiva ogni spazio di noi.
Si sfioravano le anime...
volteggiavano in una danza
fino allo sparire della luna,
fino al chiarore di mille giorni.
Lei è gentile con me.
Mi bagna quasi ogni
giorno, al mattino
prima di uscire.
Le sto accanto raccolto,
sul comodino.
Come un fiore elegante,
essenziale si dischiude
e si offre allo sguardo
solo quell'attimo prima
di andare a dormire
…è di una sensualità che cattura.
Come se sentissi la fine vicina
e sapessi di avere ora davvero tanto
da perdere, vorrei lasciarmi andare
con lei prima d’iniziare ad appassire.
e soffochi il silenzio nel petto
distruggendo te stesso,
per non ferirmi con quelle
parole bastarde e taglienti.
Asciugo i pianti nella mente,
lasciando il freddo a gelarmi,
stringendo il tempo nelle mani
per non uccidermi lentamente.
Muoio e fingo che mi ami ancora...
E nell'intensità di un pensiero
straccio le lenzuola dai corpi,
sfilo la cravatta dal cielo,
chiedendoti di assomigliare
ad un amore ormai impazzito.
Immagino te... ancora accanto.
che non mi hai lasciata da sola,
a perdermi tra discorsi muti.
Ti ripagherò con amore infinito...
senza chiedere nulla in cambio.
Mi narrarono di un sovrano giusto
che visse credendo nella pace tra i popoli
e nell’uguaglianza tra le genti.
E ancora di un cavaliere che imparò
a credere in tutto questo, che andò contro
il suo re per gli occhi di una donna…
finchè i suoi non gli furono spenti.
Le leggende non raccontano però
di un uomo che affrontava le insidie
fino a che di detrattori non ne restava
da combattere neppure uno,
e che quella notte nel fruscio brandiva
la penna sguainata e credeva di sentirsi
perduto… non aveva di fronte nessuno.
Per quanto tu possa essere razionale, ci sarà
sempre una favola alla quale finirai per credere
… io lo so come si raccontano, in ginocchio
e guardandoti a uno a uno i pensieri nelle pause.
Significa: ci credo, come te… da bambino, sai
credevo non tanto alle favole, ma a chi me le leggeva.
Tuttora è così… ti dono il suono del batacchio
delle campane al tramonto che amerai guardare.
Trattalo bene, mi appartiene.
E se mi regalerai un’altra notte, ricorda solo che
ti ho raccontato una fiaba bellissima mentre dormivi.
Non c’erano cavalieri e re.
C’eri tu con i tuoi pensieri.
C’eri tu che senza pause mi ascoltavi.dopo un Natale di luci,
di paste e di neve leggera;
è la vigilia di ferragosto:
una sera calda e allegra, che in ogni dove
è posto a Elena un ricordo caro;
Il cuor solerte mi parla:
"Che ricordo quando andavo a scuola....
ricordo ancora...mancava poco per rivederti!
Ti avrei riamato ancora?"
su queste tue labbra
che hanno il segno
di un morso di passione.
E nella fantasia
di questi corpi,
afferrati per i gemiti
continuo a perdermi.
Non ricordo più
nemmeno un senso,
che coi pensieri,
s'accendono
in balia dei tuoi.
Poi… scopro che...
è divino, aver puntato
i tuoi occhi...
dove l'agonia
di un sol sospiro,
straccia via,
cuore, pelle, mente...
ritrovando me,
in te, ora, qui.
Che meraviglia la sensazione
che dà l’aria sulla faccia…
chiudendo gli occhi riesco a sentire
la leggerezza di un palloncino, calco
col piede la pula e allargo le braccia.
Ripenso a stanotte, e alla paura del buio
che mi è rimasta finchè con te per mano
non ci abbiamo fatto l’amore dentro.
E penso ai tetti di tegole, al mare
quand’è mattino, ai campi di grano
maturo… gli unici confidenti del sole
sulle tue mani di riso tra i fasci di spighe.
Rientrando i miei sensi si rotoleranno tra
quelle mani bianche di farina sulla madia,
e ricomincerò a baciarti sulle falsarighe
delle labbra della notte scorsa sulla pelle.
E dopo l’amore mi piacerai più di prima.
Il sole tra i covoni ti accarezzerà i capelli e mentre
geloso ti sfioro, tornerà tra i tetti sul mare a rivelar
di aver preso il caffè insieme a due anime in rima.




