Un papavero azzurro stava al bordo di una strada.
Era un fiore bellissimo, ma fragile. Di un blu lapislazzulo ma al contempo celeste.
Un fiore quanto raro come fragile e incerto.
Sbocciò in inverno, periodo insolito per un papavero in cerca di afa dissetante e di rigoglio primaverile. Ha sbagliato.
Eppure era così bello.
Ma al freddo secco e penetrante che rendono la terra arida e ghiacciata, le esili radici del fiore non riuscirono a cogliere i necessari elementi nutritivi per la propria sopravvivenza.
il papavero dopo poco tempo morì e i suoi petali caddero a terra.
Il gambo fu schiacciato da una macchina che per farne passare un'altra nel senso opposto, é dovuta fuoriuscire leggermente dal battistrada ordinario.
Ma gli splendidi e inermi petali azzurri vennero raccolti provvidenzialmente da alcuni insetti e usati come abbellimento dei propri giacigli.
Fuori faceva freddo, e Gennaio il lupo dell’inverno, non esitava a ululare nelle campagne più remote.
Una formica ne raccolse uno appena caduto, il piú grande. Fresco e profumato venne portato operosamente nel formicaio.
Era un gran bel formicaio. Si diramava tra un ulivo e una falda acquifera. Le profonde e nerborute radici permettevano scavi complessi e allargati.
Un gioiellino di formicaio, rinomato in tutta la zona rurale e invidiato da tutte le comunità formicaie da almeno qualche dozzina di generazioni.
Il petalo fresco e morbido e rigorosamente azzurro venne portato all'interno del formicaio in una delle più grandi sale sotterranee.
I suoi stomi rugosi permettevano l'adesione all'umida e zollosa terra del sottosuolo. Da essi fuoriuscivano piccoli villi cerati, utili alla loro ordinaria funzione repellente nei confronti di piccoli insetti e trattenitori d'acqua piovana (una sorta di impluvium delle domus romane in versione naturale).
Come per incanto, in uno degli antri più bui in cui la vita é riuscita a sviscerarsi, vi era un angolo di cielo. E l’anima apparentemente sbagliata del papavero, compì la sua onerosa quanto naturale funzione stupefacente.