Che sta succedendo ? Ucraina, Iraq, Siria ,Libia Israele, Afganistan ed altre . Non ce la facciamo proprio a non massacrarci a vicenda periodicamente. Quando l'homo “sapiens” uscirà dalla fanciullezza e smetterà di giocare alla guerra ? E mentre i bambini-adulti giocano, i bambini veri muoiono a migliaia di fame di stenti e di bombe. Molti di questi uomini-guerra chiamano il proprio Dio a testimone e protettore dei loro massacri; Immagino l'imbarazzo di questi Dei per essere chiamati in causa in queste losche faccende umane, e penso che passino il loro tempo ad escogitare nuovi gironi danteschi per punire adeguatamente i responsabili di questo scempio. La GUERRA, iniziata subito dopo la formazione delle prime due tribù di homo sapiens, centonovantamila anni fa, quando finirà ? Questi umanoidi, fruitori di un gioiello della galassia, non hanno fatto altro che costruire grandi città, grandi monumenti, grandi opere d'arte, per poi distruggerli con le guerre e gli attentati. C'è qualcosa di guasto nel nostro cervello ? Oppure siamo frutto di un esperimento ideato da entità alliene che, fallito con l'essere umano, proveranno con un'altra specie; per esempio la scimmia ?

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Profilo Autore: Vittorio  

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     Sussurri,
      parole spezzate,
      soffocate dall'emozione.

      Fruscii di vesti,
      che scivolano.
    
      Testimone di movenze
      nel corpo che oscilla:
      il silenzio.
     
      Creano le mani,
      come la  creta.
      
      Cercano,
      affondano,
      frugano.
      
      Armoniose grida  di piacere,
      violano il silenzio dell'amore
      quando come pioggia
      mi cadi dentro.


 
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Profilo Autore: Eleonora  

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“Ciao, amore, scusa se ho fatto tardi”, disse allegramente Anna, entrando in casa come una folata di vento primaverile.

“Ciao”, mormorò cupamente Dario.
“Cosa hai?” chiese Anna, poggiando la borsa sulla sedia vicina,”ti ho chiesto scusa, può capitare, no?”
“Ormai ti capita spesso”, mugugnò il marito.
“Ma non posso mica abbandonare su due piedi un alcolista che mi vuole parlare dei suoi guai, ti pare?”
“C’è sempre un alcolista nei guai, possibile che non dicano tutto durante le riunioni del club!? E sì che v’incontrate ben due volte alla settimana, almeno l’anno scorso andavi solo al giovedì!”
“Eh già, l’alcolismo diventa un problema sempre più grave e per noi operatori del SERT diventa sempre più impegnativo.”  
“Una sera voglio venire anch’io al club, per vedere cosa fate realmente.”
“Lo sai che non si può. L’operatore deve essere assolutamente libero dai suoi legami quotidiani, lì contano solo i pazienti, se vogliamo chiamarli così.”
“Non ti preoccupare, dicevo per dire. Anche se non mi piace questo tuo impegno bisettimanale, a sera tardi. Talvolta m’immagino persino che il club lo segua qualcun’altra e che tu vada invece da un altro uomo.”
“Ma che dici? Guarda, se la cosa ti dà tanto fastidio, io posso anche lasciare, solo mi piace sentirmi utile, ho fatto anche dei corsi per poter seguire meglio quelle persone che cercano di rimediare alla loro situazione di alcolisti.”
“Scusa, lo so che per te è importante e lo vedo che torni a casa quasi fischiettando, tanto sei gratificata dal ciò che fai.”
“Non esagerare. E non voglio tornare a casa stanca e trovare un musone geloso di un fantasma.”
“Si, sono geloso, lo sai, e poi tu sei più bella che mai, sei nella età perfetta per le donne, l’inizio di una piena maturità con un fisico da giovane,” disse Dario, avvicinandosi con fare ammaliatore alla moglie, davvero seducente nel suo vestito bianco a scollatura quadrata e senza maniche, che lasciava intravedere l’incurvatura dei morbidi seni e le braccia ben tornite, dalla pelle chiara e leggermente lentigginosa.
“No, caro, ti conosco. Ti ho detto, sono stanca. Mi faccio una bella doccia e vado a letto. Tu finisci pure di guardare il programma in tv. Ciao.”
Dario la guardò mentre si dirigeva verso la parte notte dell’appartamento. Il vestito aderente metteva in risalto le curve ondeggianti delle natiche e le cosce lunghe e sode. Sentì aumentare il calore che l’aveva afferrato al basso ventre e si trovò ad inseguire la moglie in stanza da letto.
“No, cara, non mi puoi scappare; sono tre ore che ti aspetto con i pensieri più cupi, ti ho persino immaginata nuda fra le braccia di uno Schwarzenegger qualunque, voglio respirare il profumo della tua pelle, lo sai che mi fa impazzire.”
Dario la prese fra le braccia, la girò verso di sé e la baciò, accarezzandole la schiena.
“No, Dario, cosa fai, ti ho detto…”
“Dio, come sei bella e morbida…questa zip è maledetta, ah ecco…”
Anna cercò blandamente di divincolarsi, poi non oppose più resistenza.
L’amplesso iniziò quasi selvaggiamente, ma dopo poco Dario riprese il controllo e cominciò ad usare tutta la sua esperienza erotica per portare la coppia al massimo godimento.
Anna lo assecondò abbandonandosi totalmente e presto raggiunse l’acme del piacere.
“Ah, si, ahh, si ancora, si, ah, si, amore si, ancora, si Alberto, si, ah,si Albertooo!!”
 
 
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Profilo Autore: Falug  

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Da lontano puoi giudicare

sputare sentenze 
 
esporre le tue teorie
 

Da lontano puoi soffrire

urlare paure

prigioniera delle tue gelosie

Da lontano puoi illuderti

essere  imparziale

senza slanci di emotivita '

Da lontano non e' come da vicino

vedi sfuocato  

ti sembra piu' dolce la realta' .
 

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Profilo Autore: simone corrieri  

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Stavo stirando, quando sentii suonare il campanello. Alzai lo sguardo verso la porta pensando che forse si erano sbagliati. Non aspettavo nessuno, tantomeno di domenica. Ero abituata alle domeniche in totale solitudine.
Andai al citofono lentamente  e sentii suonare ancora una volta e in modo insistente. “Solo lui suonava così, ma non può essere, è partito l’anno scorso per la Francia.”
Alzai la cornetta del citofono:  “ Chi è?”
“Sabrina sono …”, riconobbi la voce, mi precipitai al cancello. Lo intravidi dietro le assi ancora chino verso il citofono. Mi fermai:“ Quante volte ti devo dire di non suonare così a lungo”. Lui alzò il viso e mi sorrise.
Aprii velocemente la porta. Ci guardammo per un attimo poi lui mi abbracciò. “Perché sei tornato, cos’è successo”. “ Sono tornato e basta”.
“ Vieni in casa, raccontami”.
“Stai stirando … anche quando ci siamo salutati prima della mia partenza stavi stirando, come ti ho lasciata ti ho ritrovata”
“ Ah sì, non ricordo”, dissi ridendo.
“Siediti, spengo la stirella e ci facciamo un tè”, andai verso la macchina e staccai la spina, mentre lui stava dicendo: “ Stira pure, perché smetti”.
Andai  verso la cucina e preparai il tè. Lui si sedette sul divano e si tolse il cappellino. Notai che aveva i capelli tagliati a zero e pensai che era bellissimo, ancora meglio di quando era partito.
“ Ti trovo bene, sei in forma”, dissi guardandolo fisso e sorridendo.
Anche lui mi guardava e disse: “ Anche tu stai bene, un po’ invecchiata …”
“Veramente, mi trovi invecchiata, non aspettavo nessuno, sono spettinata e in ciabatte e…..”
Lui iniziò a ridere, più parlavo e più lui rideva. “ Ahahah l’ho detto apposta, ahahah so che ci patisci”.
Si alzò dal divano, mi abbracciò “ Avvicinò la bocca al mio orecchio e sussurrò : “ Sei stupenda così, spettinata in ciabatte”. Tornò verso il divano e sedendosi continuò :“ Vecchietta sei ancora sola? Pensavo di trovarti con un uomo e temevo di prendermi delle botte”
“ Sì, sono ancora sola, tu in Francia chissà quante donne hai avuto …” , dissi mentre gli porgevo  la tazza di tè.  Mi sedetti accanto a lui e il suo sguardo rimase per un po’ a fissare la tazza, poi si girò verso di me: “ Grazie, sei sempre gentile. In Francia è un casino amore”.  Il suo sguardo era serio.  “ Ho seguito le vicende in tv e ti pensavo, tra l’altro uno degli attentatori  ha il tuo stesso nome …”, dissi sorridendo.  “ infatti”, disse lui, “almeno non ci assomigliamo …” , ci guardammo e ridemmo assieme. “ Per questo motivo sei tornato?”, chiesi  io preoccupata.
“Come sai lavoravo in un ristorante e il mio aspetto non nasconde il fatto che io sia arabo, le battute tra i clienti non mancavano. E’ stato il mio datore di lavoro a consigliarmi di tornare a casa per un po’ fino a quando la situazione non si fosse ristabilita”.
Lo guardai preoccupata e gli accarezzai il viso: “ Tu cosa c’entri? I clienti del ristorante che battute facevano? Che senso ha?”
“ Non ha senso infatti, non ha senso niente. “ Infatti, non tutti gli arabi sono così”, dissi cercando di consolarlo.
“Io conosco bene la mia cultura, ma ho studiato in Italia, io sono una  via di mezzo. Devo dirti, sapendo di farti inorridire, che capisco anche le teste calde che hanno sparato.” , disse serio. “Non li giustifico, ma capisco che in base all’educazione che hanno avuto e alle loro esperienze di vita possono essere arrivati a tanta follia”
“Anch’io grazie ai libri e a te so molto della tua cultura e immagino da dove arrivi tanta efferatezza”, gli presi la tazza di tè ormai vuota dalle mani e le riportai in cucina.
“Così, me ne sto un mese a casa, amore mio, tu come stai? Principessa triste e sempre sola … un po’ vecchiotta ah ah ah ah ”
Tornai a sedermi accanto a lui “ Io sto bene, giovane- bellissimo ragazzo, cosa farai in questo mese?”
“Mi riposo, aiuto i miei, vado a tagliare la legna e questa sera ti porto fuori a cena”. “ No, con un giovane arabo che si chiama come uno degli attentatori di Parigi non posso andare a cena ahahaha” Ridemmo assieme.
“Noi siamo un esempio”, dissi io alzandomi in piedi. “Sento che stai per fare un discorso importante”, disse lui sorridendo. “ Perché?” feci io stupita “ Perché ti sei alzata, in piedi … è sempre così”, disse lui ridendo.
“Noi siamo un piccolo esempio di integrazione, io sono cristiana, sono più grande di te” “ Più vecchia”, mi interruppe lui ridendo. Ridendo continuai “Tu sei  mussulmano, giovane, ma ci rispettiamo, ci siamo scambiati le nostre culture acquisendone il meglio”. Lui mi guardò e mi tirò verso di lui, mi fece posto sul divano. “Noi abbiamo avuto la fortuna di studiare, solo conoscendo bene la storia, la storia delle religioni di tutte le religioni, l’arte, la letteratura si forma il pensiero divergente, il pensiero critico, si rispettano le idee degli altri, si riesce a non pensare di possedere la verità assoluta”, mi diede un bacio sulla guancia.
“Hai ragione,  a questa ondata di intolleranza, a questa violenza che purtroppo contagia e affascina, si potrebbe rispondere costruendo scuole, tante scuole, anche nei paesi più sperduti.”, mi alzai nuovamente in piedi perché l’argomento mi agitava.
Lui sempre più tranquillo e quasi coricato sul divano sorrideva e parlava con gli occhi. “ Io ti amo” disse sottovoce. “ Lo so” Risposi sedendomi nuovamente sul divano.” Non te l’ho mai detto”, disse lui sorridendo.
“Lo sento, lo percepisco”, risposi prendendogli la mano. “Non abbiamo mai fatto l’amore”, disse lui abbassando lo sguardo. “ Non serve, non lo faremo mai, l’amore ha tante sfumature”, risposi guardando il soffitto. “ Ma proprio questa sfumatura doveva capitarmi, non sarebbe stato meglio quella del libro e del film” , rispose ridendo forte e io risi con lui.
“Alcuni dei miei fratelli arabi trattano da schifo le donne” “ Anche alcuni miei fratelli cristiani”. “ Facciamo così” , aggiunse lui “ In tutte queste scuole che si dovrebbero costruire aggiungi la materia educazione sentimentale e il rispetto per le donne”.
“Ora cambiati, usciamo. Per strada teniamoci per mano: due ragazzi che si rispettano, si amano con le loro differenze, la loro anima.”, "Come sei romantico" dissi io sorridendo.
Lui si alzò e mentre io mi avviavo verso la camera da letto disse ad alta voce:“Poi se la sfumatura cambia fammi sapere” .
 

 
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Profilo Autore: Barbara  

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Come sarebbe andata la vita mia? Come sarebbe cambiato il mio carattere timido che mi son portato appresso per tutta la vita? I tabù, il pudore, la vergogna quasi di affrontare situazioni al limite della paura? Cosa sarei stato e che cosa avrei scoperto da quel bagno del dopo scuola della terza media se le cose fossero andate diversamente da come sono andate? Non lo so. So soltanto che nei miei sogni ricorre sempre e spesso, quel turbamento, quella mancata occasione di conoscere il mondo da molto presto. Il rimpianto per non aver detto si, non mi ha mai lasciato, mi ha tormentato sempre e comunque in un turbinio di fantasie e di carezze mancate, in un vortice di sospiri e di fremiti che “dopo” ho conosciuto, ma quell’occasione, il pensiero di quel che poteva succedere mi tormenta ancora e mi uccide dalla rabbia di non essere stato audace.
Sarà successo a tanti, tantissimi quello che sto per dire, e non trovo pace se ci penso ancora.
Finita la scuola prima di pranzo mi recai a casa di mia cognata perché stava nevischiando e il pullmann per rientrare in paese non poteva partire, era gennaio. Infreddolito e imbacuccato entrai al calduccio, ma mia cognata non c’era, stava lavorando; c’era sua sorella, più grande, che aveva il giorno libero e mi ha aperto la porta.
“Entra, presto- mi disse- che sta facendo un freddo cane”. Io entrai ma il pranzo non era ancora pronto.
“Cosa dici- mi propose- prima di mangiare ti va di fare un bagno caldo? Guarda che ci vuole, la vasca è già pronta”. “Si grazie- balbettai- ora vado dentro e mi spoglio, faccio in un attimo-.
Entrai nel bagno chiusi la porta, anzi la appoggiai perché non c’era la chiave e cominciai a spogliarmi, lei naturalmente rimase fuori.
Quando ero quasi nudo e stavo per entrare nella vasca invitante di vapori profumati, la porta si aprì e vidi la sua faccia illuminata da un sorriso angelico che mi guardava in un certo modo che io non conoscevo. “Senti Nanni- mi disse sempre sorridendo- se vuoi posso entrare per aiutarti a fregarti le spalle e la schiena, magari ti viene male, da solo”.
Io la guardai imbarazzatissimo, sorpreso, rosso  in viso, con i colori che si alternavano sulla faccia, non ero ancora nudo completamente, riuscii a dire soltanto con un filo di voce “ No grazie, c’è la posso fare sa solo”. “ Va bene -mi rispose lei sempre sorridendo che sembrava una fata- fai pure con comodo, io intanto preparo il pranzo!-
Mannaggia a me, mannaggia al mondo, perché non le ho detto si? Perché? Magari non sarebbe successo nulla di quello che ho sempre sognato, ma almeno dirle di si, per le spalle e la schiena.
Questo momento della mia vita non l’ho mai dimenticato, mi ha sempre perseguitato, inseguito, affascinato, tormentato, stravolto, perché sono stato un imbecille ingenuo, perché lei era pure separata e perché io avevo 15 anni.     
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Profilo Autore: nabrunindu  

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Un vuoto assordante
si impadronisce di me.
 
Urla dolore
e rabbia.
 
Una montagna di sofferenza
mi accompagna.
 
Giorno
dopo giorno.
 
Eri la luce
adesso vago al buio.
 
Senza sapere
dove andrò.
 
Quel buio profondo che mi
accompagna da molti anni.
 
Mi manchi
sempre di più.
 
Un vuoto che  
scava dentro.
 
23 gennaio
 
Un coltello
che gira.

Dentro una ferita
sempre aperta.

 
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Stringevano le mani, fortemente, gli ammiratori di Baudelaire come per sottolineare, staccare
osservando dalla finestra di Montparnasse, lasciando i corpi femminili delle muse di Picasso
afasiche, come i tasti d'organo crema, di un ribelle Beethoven, vicine agli amici rumorosi di Monet.
Arrivarono anche le sette sorelle di D'Annunzio a dar conforto, ma nei loro colli Modiglianeschi
non trovarono, verbi, parole, suoni, ragioni.
Le sveglie flosce di Dalì, non poterono farli rinsavire e nemmeno le pazze urla del meravigliato Munch.
A sostegno anche le thaitiane di Gauguin, sulle isole in fronte ai porti e nei giardini dell'eden di Hemingway.
Non fecero cambiare nulla, le plastiche figure di Man Ray e le composizioni del realismo vero di Duchamp. 
Parigi chiama, lascia a bocca aperta; non si può guardare là e non dall'altra parte.
Non si può collegare questo e quello; non si può starle lontano.
Parigi, amante irrequieta, imprevedibile, irrefrenabile e sempre vogliosa.
Faro traente, guida stimolante.
Parigi, i più non sono riusciti a non ritornare, anche solo per guardare dalla finestra.

 
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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 28-02-2024

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Avevo un grande amico, si chiamava Francesco ma in paese
lo chiamavano Ciccio,  un ragazzino silenzioso, gracile, stava
sulle sue non lo dimenticherò mai,  sin da piccolo mostrava
la sua timidezza, non aveva nemmeno frequentato un giorno
di scuola, lui diceva che i Genitori non potevano permetterselo.
Con suo fratello maggiore passava intere giornate a pascolare
il gregge,  mentre il padre perdeva giornate intere nelle cantine
del paese. Un giorno volle confidarsi con me  << vorrei una
famiglia come la tua Totò! >>  << che dici Ciccio perché?
Pure tu hai una famiglia! >>  Si mise a piangere  << si! Ma ho
un  padre che si ubriaca tutti i giorni la sera arriva ed inizia
a picchiare chi gli capita davanti, sai! Ieri sera a dato tante
di quelle botte a mia madre le ha rotto una costola ed ora
è a letto abbiamo dovuto dire al medico che è caduta dalle
scale, Totò io non c’è la faccio più voglio andare via,scappare
da quella casa maledetta. >>
Non riuscivo  a crederci, io che avevo una famiglia così adorabile,
come poteva esistere così tanta violenza! < < Ora devo andare
Totò domani devo alzarmi presto >>  <<ci vediamo domani? >>
<< Non lo so Totò non lo so >> mi disse allontanandosi a
 testa bassa.
Il mio amico Ciccio, fu l’ultima volta che lo vidi lo ricordo
come fosse oggi povero ragazzo!
Uno di quei tanti giorni che partiva col gregge scivolò da
 un burrone, lo trovarono dopo tre giorni morto dietro dei
cespugli,  riuscii a vederlo prima che chiudessero la bara
sorrideva forse aveva trovato quella pace che tanto stava
cercando.....


 
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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Storia di un Calabrese qualunque
 
 
Questa è la storia di un Calabrese qualunque.
Voglio raccontarla perché mi ha interessato e coinvolto,
devo dire che Antonio, questo è il nome
del protagonista, mentre la raccontava aveva gli
occhi lucidi,  era molto emozionato nel narrarmi la sua vita
ed io devo dire altrettanto, avevo un nodo in gola
perché la sua storia era sincera come la mia....
 
Storie di Calabresi emigrati lontano
perché la loro terra non dava pane...
 
 
 

Fischiava il treno
sembrava cantasse
e io bambino guardavo
dal finestrino curioso...
Lasciavo il mare con nostalgia
osservavo le montagne enormi
che solo in televisione avevo visto
quando facevano i documentari….

Mi chiamo Antonio sono nato il 12 febbraio del 1950
a Stalettì, un paesino caratteristico della Calabria
in provincia di Catanzaro situato su di una collinetta
sul golfo di Squillace.  Vanta un panorama stupendo
dove si può vedere la bellezza dello Ionio da Crotone
a punta Stilo.  Ho passato quasi una vita sin da bambino
nelle splendide spiagge tra Copanello e Squillace con
mio padre ed i miei fratelli più piccoli si andava a pesca
tutto il giorno per poter tirare avanti.
A quei tempi non esistevano mezzi per studiare,  frequentai
soltanto la quinta elementare,  dovevo mantenere pure io
la famiglia e così tra agricoltura e pesca mi toccò lavorare
lasciando da parte già da bambino i giochi la scuola ed altro.
Le giornate seppur dure che erano passavano così veloci
non vedevi differenza tra il giorno e la sera però c’erano
dei valori in famiglia che oggi devo dire si sono persi
ricordo che quando si era tutti insieme a tavola anche
con le poche cose si faceva una gran festa, io ed i miei
fratelli ci divertivamo tanto anche perché quello era
l’unico momento al quale ci si poteva riposare,  prendendoci
in giro l’un l’altro e con mio padre e mia madre che ridevano
divertiti delle nostre burle... Poi stanchi si andava a dormire
perché ad aspettarci c’era un’altra giornata di duro lavoro.


 
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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