- Lascia perdere, tanto sei da rottamare lo stesso ! Ormai sei appesantito. Succede a tutti a una certa età. Mi sa che stai facendo solo del training autogeno, ma l’età non si cancella !
- Buongiorno signor Mario.
- Buongiorno, dottore (un titolo che ho acquisito da piccolo perché mio padre era l’unico medico del posto e così, la gente, aveva eletto dottore tutti i componenti della famiglia !). Come va ? Ha dormito bene ? Si copra, si copra, le malattie fanno presto ad arrivare ad una certa età !
- Dottore, dottore (aridaje). Buona domenica, dottore.
- Grazie signora, anche a lei e alla sua famiglia.
- Mi scusi se mi sono permessa di fermarla, ma volevo che la mia bimba conoscesse il dottore che l’ha salvata !
- Ma no… non è merito mio, il merito è, semmai del vostro medico di famiglia !
- Se voi, non foste stato scrupoloso e non aveste eseguito altri esami non richiesti, la mia bambina se la sarebbe vista brutta ! Ma…eccola…Tiziana vieni…
- Tiziana, saluta il dottore !
Intanto il mio amico Giacomo se la ride sotto i baffi. Lo guardo stizzito. Mi fa :
- Non te la prendere, anzi prendila con filosofia, la vecchiaia in fondo è solo una stagione della vita !
- Che dovrei fare, ridere forse ? Ebbene si ! Ci rido su. Tanto io non mi sento affatto vecchio !
- Vecchio proprio no ! – rispose sarcastico il “mio amico” – Tuttavia, mi dicono, che già qualche museo si interessa a te !
- Allora vuoi litigare ! Falla finita, accompagnami in pasticceria, prendo le pastarelle per la nipotina.
- Abbiamo ospiti a pranzo ?
- No, siamo solo noi due e la nipotina. – risponde mia moglie. –
- Ma come… - dico sbalordito – dov’è andato a finire tutto il ben di Dio che hai cucinato ?
- Taci e mangia ! Hai dimenticato il Diabete ? Ormai dimentichi tutto ! Ma rallegrati, di secondo hai una bella fettina di carne al sangue e un’insalata verde. Non sei contento ? L’altra roba è per il pranzo che ha organizzato la mia associazione di volontariato per i malati. Non per te !
- Deciditi, se sono malato devo mangiare come i tuoi malati. Cosa sono queste prevaricazioni dei miei diritti ?
- Ecco un’altra cosa, non avevo previsto che da vecchio saresti diventato anche spiritoso !
La sera la passo alla tv insieme a mia moglie e poi, a nanna. Sdraiato sul letto, ripasso tutto quel che ho fatto durante la giornata. Lo faccio sempre. Mi aiuta molto a correggermi. Arriva mia moglie. Spegniamo le luci. Oggi è domenica. Le sfioro la spalla con una mano nel buio.
- Che c’è, ti senti male ? – mi fa lei –
- No, sto bene.
- Hai preso la pillola per il diabete ?
- Certo !
- E quella per il cuore ?
- Anche.
- Allora, cosa vuoi.
- Oggi è domenica.
- Si, certo, e domani è lunedì !
- Ricordi ? Lo facevamo sempre alla domenica…quasi a voler santificare la festa !
- Ma cosa ti salta in mente adesso, dormi vecchio.
- Caro amore mio, anche tu mi dai del vecchio spesso, ma dimmi, chi è più vecchio tra noi due ? Almeno io vorrei far l’amore con te con le residue forze che mi restano. Tu…tu non sei vecchia, sei morta !
La stanza era avvolta ancora nel buio sebbene, fuori, splendesse un sole tiepido di primavera, già da un bel pò.
Fuori si respirava tutto il fragore del "risveglio", i profumi riempivano l'aria, il sole scaldava, dopo il gelido inverno. Filtrava dalle tapparelle di quella stanza silenziosa, in disordine: fredda, vuota, tanto vuota! Eppure era arredata con gusto; finanche una nota sensuale nei particolari, nei tessuti, le lenzuola, il bel piumino. Persino il profumo, che si diffondeva, era piacevole: lieve, speziato, avvolgente.
Eppure...era vuota: senza più anima! Aveva messo tutto il suo amore, il suo essere donna, per rendere quella casa calda, viva, vissuta. Un nido dove respirarsi, sentirsi, amarsi. Ora era la sua prigione, l'incubo di quasi ogni giorno. Ed era passato un anno e, a volte, si sentiva sola, triste.
...Sofia cercava di aprire gli occhi, mentre la mente era un turbinìo di pensieri. La sua testa era un frullatore di parole che si rincorrevano; un cerchio di parole che risuonavano tutte insieme. Lei cercava di metterle in fila, riordinarle, poi, finalmente...pensare, pensare bene. Era arrivato il momento di farlo!
Stese la mano cercando il cuscino di fianco al suo: appurò di essere sola. Con fatica si tirò sù cercando, ancora, di aprire gli occhi. Aveva un cerchio alla testa. Si ricompose un pò; trovò la camicia da notte sul pavimento, la infilò,
poi, cercò le pantofole, la vestaglietta. A fatica, arrivò in bagno: alzò lo sguardo allo specchio. I suoi occhi azzurri, due cristalli di mare, erano tumefatti, neri, piangenti. Era proprio lei?! Non era la prima volta che se lo chiedeva... Era successo ancora: Pietro le aveva messo le mani addosso, di nuovo. Pietro il suo grande amore, l'uomo della sua vita: l'uomo della sua vita in frantumi... Eppure lo amava! Lo aveva sempre amato, come lui amava lei; ma era un amore sbagliato, malato. Malato di gelosie, paure insicurezze. Eppure tante le qualità di lui: intelligente, generoso, bello come il sole, capace, in gamba. Si erano amati da subito, erano andati a vivere insieme ed era iniziato, dopo poco, il tormento di Sofia.
Un anno difficile, tra scenate, liti, botte e riappacificazioni. Poi, promesse, pianti di lui, scuse, il disagio del perdono.... E l'amore tornava. Si amavano con la spontaneità degli adolescenti, semplici, sinceri. Lui la riempiva di attenzioni, regali, complicità; lei dimenticava: sperava nel miracolo. Ma, all'improvviso, furiose, scoppiavano le liti; come un fulmine in piena estate. E quell'amore dolce, passionale, forte, bello, alzava muri di incomprensioni, paure, dolore, rasentando i confini dell'impossibile.... Eppure lui l'amava! Dolcissimo, caldo, premuroso: unico. Ma diveniva una mina vagante: guai se la gelosia s'insinuava nella mente. Allora l'amore, quell'amore immenso, spariva agli strattoni, ai pugni, agli schiaffi, a ogni lite successiva.
... Quella volta, la sera prima, Pietro era furioso. Secondo lui c'era troppa confidenza tra Sofia e un suo collega. Cosa non vera, ovviamente ma, nonostante lei glielo facesse notare, lui non se ne convinceva. A vederli insieme, lui diveniva un altro. Così, quella sera, appena lei rientrò, l'aggredì. Prima verbalmente, poi, l'afferrò e cominciò a colpirla. Dopo, pentito, piangendo, abbracciandola, gridandole che l'amava, chiese perdono, promise. Prometteva ancora! " Ti giuro, amore, non succederà più! "... Lei si lasciava convincere da quell'amore trasformato, violento, che, poc'anzi le aveva fatto tanto male. Perdonava quel bambino che chiedeva scusa e perdono. Soccombeva a quell'amore che urlava "amore"! Così si perdeva nei suoi abbracci, nei suoi baci: si perdeva sempre.
Troppo innamorata...E quella notte si perse ancora tra le sue braccia. Come poteva?! Eppure succedeva. Era la voglia di riprendere un amore che le scivolava via. L'amore che voleva non finisse; l'idea, balorda, che lui cambiasse, che quello fosse un amore "normale". " Tutto cambierà, poi! ", pensava. Ma quella notte Sofia, per la prima volta, in quegli attimi di intima passione, si sentì lontana, diversa: qualcosa era cambiato in lei!...
... Quella mattina, quel giorno pieno di sole, era per lei un giorno nuovo. Continuava a guardarsi allo specchio, ma non piangeva più: Qualcosa stava diventando grande in lei: la consapevolezza che tutto quello, NON POTEVA ESSERE AMORE.
Una forza nuova sentì, all'improvviso; i lividi facevano meno male, le ferite del cuore, sembrava bruciassero meno. Aveva deciso: sarebbe andata via, lontano, pur amando Pietro, ancora. Si preparò con cura, rimise a posto la camera, come se dovesse tornare a viverla. Preparò poche cose in un borsone, poi, prese carta e penna e cominciò a scrivere.
..." Continui a farlo, tu non capisci di me, non ascolti. Mi lasci sola, ogni volta, in questa stanza di inutili parole, promesse. Di vuoti silenziosi che ascolto da sola. In questo amore sempre al punto di partenza. Ho raggiunto un deserto, in questa nostra tempesta di sabbia mi sono persa… Ti ho perso!... Non è bello l'amore così. Volevo poter dire di non stancarmi mai di te, desiderare di non voler morire per non lasciarti solo. Sotto una pioggia di malinconia ho perso la gioia di te! Mi sono persa, ed ho perso l'amore per te!...Sofia."
... C'era ancora amore tra quelle righe, continuava a chiamarlo "amore", sentire amore. Le donne, quando amano lo fanno intensamente, forse allo stesso modo, poi, cominciano ad odiare. Quello era un amore che doveva tacere per sempre, e nel modo giusto, prima possibile.
... Lasciò il foglio sulla mensola, all'ingresso. Davanti ad una foto che li ritraeva felici, al mare. Due occhi, come cristalli di mare, un sorriso pieno di vita e tanti sogni, abbracciata ad un uomo che finiva di chiamarsi "AMORE"!...
Uno sguardo in giro, il borsone in spalla, le chiavi sulla mensola. Aprì la porta: il sole le arrivò come un abbraccio. Tutto il fragore della primavera l'accolse prendendola per mano. I colori, i profumi, la voglia di ridere. ... E sorrise e chiuse la porta.
Sarò anche un provolone,
come sostengon tanti,
sarà per aberrazione
di geni assai mutanti.
Mi piace navigare
tra i siti dei poeti
scrivere e poetare
piazzarmi tra i discreti.
La cosa che io adoro
fra tante narratrici
non è prender l’alloro
ma renderle felici.
Perché se mia condotta,
tra il subdolo e l’ameno,
il corteggiar scimmiotta
me po’ fregà de meno ?
Che quando scambi rime
con gente intelligente
ne puoi versar di lacrime
ma non c’approcci niente !
Son quelle signorine
a cui forse piacerà
sentire mie manfrine,
a farsi infinocchià.
Lasciamo quindi perdere
generi alimentari,
non li possiamo mordere
per affari poco chiari.
Che fare il provolone
non si potrebbe mica,
se manca autorizzazione
sarebbe una fatica !
Quando ti sembra di stare alla luce
con la tua faccia a pieno sole
di colpo scende il buio
e cerchi l'energia
smarrendoti , perdendoti.
A volte credi che un pomeriggio
fresco come un sogno che ti accarezza
non svanisca in una sera gelida
e resti pietrificato
interrogandoti , ascoltandoti.
Questo andare e venire
questo bianco e nero
è la vita
è l'imprevisto fluido che va impazzito.
Tu stai sempre al passo
rimani sul pezzo
e mangiati il miele.
ar cielo mancherà certo na stella
la tua bellezza non andrà più via
nell’universo sei oro che scintilla.
Du occhi sul tuo volto incastonati,
so le finestre de sogni proibiti.
Le labbra so du petali pensati
pe dispensà li baci più graditi.
Un corpo armoniosamente modellato
me fa sognà l’amore più ardito.
Er tuo annare morbido e ondulato
Me fa salì de più ogni appetito !
Me piaci quanno parli con le mosse
de le dita lunghe e affusolate
quasi parola senso non rendesse
se da queste nun fossero sposate.
Mai uno strillo, sol voce celestiale,
nacque dar petto tuo e infine uscì,
quanno che er nome mio da esso sale
in tutto er creato se capì !
Beata chi t’ha messa ar monno,
chi di bellezza seppe approfittare
pe cesellatte un giardino intorno,
in modo che potessi risaltare.
Pensandoce un dubbio me ribolle.
A fatte queste forme sì leggiadre
tua genitrice fu e non un…folle !
Allora, sai che te dico, amò ? Sposo tu madre !
Nel via vai di gente che andava e che veniva, in quella prima settimana di agosto, la sua era una figura diafana, spettrale.
Nessuno faceva caso all'oggetto che quel soggetto faticava a trascinare, un valigione giallo senza rotelle, grosso come quello che tante donne si portano appresso, quando vanno in ferie, nel tentativo di metterci dentro di tutto e di più, alcune persino il bidet.
"Agosto moglie mia non ti conosco" recita un detto. Non c'entra nulla, ma serve a dare l'idea di quanto la gente, in quel periodo di vacanza, possa essere attenta e interessata alle cose che le accadono intorno. E in quella settimana di cose ne erano successe parecchie: il furto di un Pinturicchio,ì che qualcuno aveva creduto si trattasse del giocatore della Juventus Del Piero, l'accoltellamento fra due deputati a Montecitorio, lo scandalo dei calcio-pedofili, l'autodenuncia di duemila professionisti, come evasori fiscali ed altre cose ancora.
Naturalmente, non poteva mancare il delitto dell'estate perpetrato, si pensava a scopo di rapina, ai danni di un'anziana signora: La Vecchia.
I giornali erano pieni di notizie calde, ma nessuno sembrava farci caso; tutti avevano la mente rivolta verso cose più fresche. Soltanto gli occhi e gli orecchioni elettronici del Grande Fratello, rimanevano attenti a scrutare e ad origliare su ogni cosa, persino sulla privacy della gente.
L'uomo, affannato e inquietante, proseguiva lungo la via della stazione, col suo pesante fardello, ignorato da tutti, tranne che da una colonia di gatti randagi. Uno dietro l'altro, lo seguivano, passo dopo passo, annusando e leccando qualcosa che gocciava da quel grosso bagaglio. Erano strane macchie di rosso che, fondendosi col giallo della valigia, rendevano la cosa di una insolita surrealità romanista.
La vista di quel bizzarro corteo aveva attirato gli sguardi di animalisti, feticisti, tassisti e di molti passanti che, almeno per un momento, furono distratti da quel clima vacanziero che regnava dovunque.
Ad un sommario esame, ebbero tutti l'impressione che quelle gocce fossero sangue, tant'è che i gatti processionari le leccavano avidamente, non appena cadevano in terra.
L'idea, che quella valigia potesse contenere qualcosa di mostruoso, raggelò tutti quanti, malgrado il caldo.
Alcuni sussultarono dalla paura, altri vomitarono di disgusto, tutti si ricordarono della Vecchia e temettero di trovarsi davanti ad un feroce assassino. Ovunque, si sentiva bisbigliare: “E’ l’assassino, è l’assassino della Vecchia”.
Il centralino del 113 fu preso d'assalto e, a causa dell'intasamento, le telefonate vennero smistate anche al 114 e così a crescere fino ad arrivare persino alla Presidenza del Consiglio.
Intanto la polizia s'era già mossa, allertata dall'occhio bionico del grande fratello. Arrivarono poliziotti a piedi e persino volanti. Circondarono quell'uomo, gli puntarono addosso mitra, pistole e bombe carta, gli fecero tintinnare centinaia di manette sotto il naso e lo arrestarono, senza farsene accorgere.
Qualcuno lo caricò con forza dentro una macchina, qualcun altro gli strappò la valigia dalle mani, ma venne subito assalito dalla turba di gatti randagi, decisi a non mollare così facilmente la preda. La lotta fu dura e senza paura; alla fine, graffiati e sporchi di sangue e dopo aver sparato numerosi colpi in aria, i poliziotti ebbero il sopravvento e dispersero i miagolanti.
La valigia venne portata all'istituto di medicina legale; per tutti fu subito chiaro che all'interno ci sarebbe stato il corpo di un reato.
Fu un caso, ma per questa operazione e per la prima volta nella storia erano presenti tutti: questori, commissari, vice e faccendieri.
Il medico legale rassicurò gli agenti che avrebbe eseguito gli esami con l'urgenza che il caso richiedeva e sciolse quel consesso di tutori dell'ordine, dando loro appuntamento al primo pomeriggio di quello stesso giorno, per i rilievi generali del caso.
Intanto, la televisione continuava a mandare le immagini registrate dal grande fratello, in edizione speciale, mentre cronisti di tutte le reti, pubbliche e private, davano la caccia ai gatti della zona per le interviste del caso. Poco importava che non parlassero, ma che miagolassero; in televisione era normale che non si capisse nulla di quanto si diceva.
Nel primo pomeriggio, questori e compagni si recarono all'istituto di medicina legale. Su un tavolo di marmo, il primario e i suoi due assistenti avevano apparecchiato per il pranzo e stavano tranquillamente mangiando delle bistecche alla fiorentina, con contorno di rape lesse. Il tutto annaffiato con abbondante vino rosso. Alla vista dei poliziotti, non si scomodarono più di tanto e li invitarono ad assaggiare qualcosa, prontamente rifiutato da tutti, non tanto per gli alimenti, che li fecero rimanere con gli occhi di fuori per la bontà, quanto per l'insolita sala da pranzo.
Il primario, pulendosi i denti con uno stecchino, ruppe gli indugi e disse: signori, credo che il caso sia già risolto: è stata una macellazione in piena regola!
Il questore ed il commissario stavano per rispondere che l'avevano già intuito, ma le parole si fermarono loro in gola, come un rantolo, perché il primario continuò: c'erano, in quella valigia refrigerata, persino il certificato d'origine e la bolla di accompagnamento del quarto di vitello... e poi... guardate voi stessi... che dire di fronte a questa prova cucina!
Diventammo talmente complici che tu eri l’artefice dei miei successi con diverse ragazze che avrebbero voluto prendere il tuo posto nel mio cuore, lo facevi ben sapendo che nessuna di loro avrebbe mai potuto sostituirti, eri troppo bella! Una gazzella ai miei occhi. I miei amici erano gelosissimi del mio amore per te, non era facile, allora, avere una "di classe" come solo tu sapevi essere. So che qualcuno di loro volle metterti alla prova ma tu li facesti correre di qua e di là per poi lasciarli senza fiato. Ti portai con me anche quando andai all'università dove facemmo scintille, non di studio, ahimè, ma di divertimento, di vita. Poi successe qualcosa che cambiò totalmente la mia vita e la prima ad essermi sottratta sei stata tu. Non l'ho mai digerito ! Ho avuto altre come te, in seguito, della tua classe,quasi, e, ammetto, anche qualche tua sorella(perdonami !) ma non fu più così bello come con te. Avevo avuto ragione a considerarti unica ! Ormai gli anni sono passati per te ma anche per me e non posso darti che tanta ma tanta ammirazione e non posso che rinnovarti la mia simpatia di allora, peccato non se ne facciano più come te, mia cara Giulia.....Alfa Romeo.
“Chiare, fresche, dolci acque ove le belle membra pose colei che sola a me par donna…”. Avrete riconosciuto l’input. Ho citato la più famosa delle canzoni del Petrarca, tratta dal suo Canzoniere. Avevo pensato, irriverentemente, ad essa, quel mattino di una torrida estate, quando posi le mie, non altrettanto poetiche, membra sotto l’ombrellone, in cerca di una frescura che latitava all’interno della mia abitazione. Più che altro, ero stato invogliato a raggiungere quelle latitudini da mia moglie, per strapparmi alla mia beneamata sedentarietà. E si, che il mio desiderio più grande è di consegnarmi alla morte nel peggior modo possibile ! Tuttavia la mia ineffabile coniuge vede il mio bene a partire dalla sua comodità. Dev’essere bello, per lei, non avermi attorno, non vedermi quasi dialogare col mio computer, non essere costretta ad ascoltare quei noiosissimi racconti che, la mia mente, mai doma, partorisce nella ricerca di un’ironia che riesca a strappare qualche sorriso. Diciamocela tutta : più sto lontano, più la sua sopportazione aumenta ! Fu principalmente per questo che, stamani, indossato il costume, migrai verso l’ombrellone che il gestore dello stabilimento balneare, aprì tra i primi della giornata. A dire il vero, oltre che calda, la giornata era anche tranquilla. Ero riuscito a sedermi essendo colpito solo da un paio di spruzzi di un fucile ad acqua e due palle di sabbia bagnata e compressa, dai primi Lanzichenecchi. Non sapete chi sono i Lanzichenecchi ? Bhe, non intendo, quelli storici, calati dal nord Europa. Intendo quelle orde assatanate di bambini che devastano il territorio balneare in questa stagione dell’anno. Io li capisco ! Sono stato un giovane Lanzichenecco anch’io, tra i più agguerriti. Per noi, osservatori distratti delle loro gesta, la loro presenza è motivo di piacere specie quando vengono accompagnati da mamme giovani e belle. Questo per dire che, oltre ad essere un vecchio bavoso, non ho ancora smaltito l’ardore giovanile. Essendo conscio delle mie capacità e per non entrare in conflitto con me stesso, decisi di fumare il calumet della rassegnazione debitamente sdraiato. Il sole picchia sul Glauco Jonio e si riflette nei miei occhi, inducendomi a socchiuderli. Siccome il buon Dio, quando mi ha creato, si è distratto un po’, mi ha procurato qualche problemino. Se, infatti, chiudo gli occhi, automaticamente comincio a pensare. Avete capito bene, ho detto pensare. Non mi è riuscito bene per tutta la vita, ma da qualche tempo anch’io penso. In contrasto col detto cartesiano : Cogito ergo sum. Con la differenza che io, prima “fuit” e poi cogitai ! Poi mi successe che le palpebre si appesantirono e si chiusero definitivamente, forse per non affaticare i miei pensieri e lasciando solo posto ai sogni che si rivelarono migliori, decisamente migliori, di essi.
- Signore…signore…dico a lei signore, mi scatta una foto ?
- E’ forestiera ? Di dove esattamente ?
- SI, Sono torinese
- Anch’io sono nato in Piemonte !
- Ma guarda che caso.
- No, non per caso.La cosa è stata premeditata dai miei. E’ venuta…da sola ?
- Si certo. In effetti sono venuta a lavorare…per i beni culturali, oggi ne approfitto per fare il bagno.
- Mi scusi, come mai ha scelto di farlo qui, vicino a me ?
- Perché lei…lei…è così serio, distaccato…
- Non vada oltre…sono così vecchio, lo so, ma che ci posso fare ?
- Ma no ! Che vecchio e vecchio, maturo si, non vecchio. Un po’ imbronciato, ma sento che ha dell’altro.
- Bontà sua, ma non sono imbronciato, sono brutto di mio.
- Vede ? E’ allegro e divertente. Mi piace !
- Divento sempre divertente quando ho a che fare con un gioiellino come lei, mannaggia al DNA ! Attenzione, non la sto corteggiando.
- Peccato, ci corteggiano i più insulsi e non gli uomini interessanti.
- Attenta a classificarmi interessante, potrei montarmi la testa fino a diventare insulso per poterla corteggiare !
- Mi fa morir dal ridere, non ci avrei creduto.
- Qualche difetto ce l’ho, come vede, faccio ridere.
- Non mi invita a cena ?
- Dovrei ?
- Lo fanno tutti gli uomini, in genere…
- Uomini ? Aspetti che controllo, sa, ho dimenticato…
- Vuol farmi morire dal ridere ?
- Assolutamente no, ma se insiste…non riesco a dir di no ad una donna !
- Ora che fa, torna a casa ? Dirà a sua moglie che è stato con una donna…semisvestita ?
- Certo che si. A mia moglie dico sempre tutto. Tanto, non mi crede ! Non mi ci vede a trattare con donne o affini. Come se lei non ci fosse già cascata nella mia trappola e…per prima !
- Quindi lei è una sorta di playboy…
- Ariecco la solita storiella. Io sono io e se qualcun altro mi crede diverso…lo lascio fare. Ma ora vado, mia bellissima piemontesina.
- Le posso dare un bacio ?
- Perché no ! Un bacio non si nega a nessuno.
Tornato a casa con l’animo lieto per quella mattinata trascorsa al mare, trovai mia moglie ad attendermi sull’uscio. Non perché temesse per me, ma solo per il pasto che si stava freddando. Mi sedetti al desco familiare ed avrei voluto iniziare a parlare di ciò che mi era capitato, ma lei m’interruppe bruscamente.
- Per favore mangia e non ci annoiare con le tue storie. Sappiamo già che avrai avuto un’avventura galante, che però hai resistito, bla bla bla. Sai cosa vuoi fare ? Scrivi uno di quei tuoi fantastici e stucchevoli racconti per il sito che ti ospita. Vedrai, almeno loro ti capiranno…o no ?




