La vita vera
Dell'esistenza di Dio Lea ne era certa . Lo percepiva , come se stesse vivendo un sogno lucido, nel quale lui le era vicinissimo, come un amico d'infanzia con il quale non si era mai perso il contatto, tanto quanto sorella morte . Un giorno, mentre dormiva , di soprassalto come se arrivasse dall'oltretomba, venne destata dalla voce rude della kapò. "Ghe schell, ghe schell! " . Tentò di tirarsi su , ma le gambe non rispondevano ai suoi comandi.
" Che diamine fai ? Razza di deficiente, alzati! " Le disse trascinandola di prepotenza fuori e inveendo contro di lei. " Vuoi crepare? E crepa! A me poco importa !" Aveva proseguito prendendo il respiro , poi si rivolse lapidaria verso le altre che erano già schierate in file da cinque: " Ma che aspettate a morire? Sarebbe la scelta più azzeccata per entrambi le parti ! A noi facilitate il lavoro e voi ve ne andate lontano da questo schifo, lontano da questa non vita! "
Lea era troppo stanca persino di pensare, esausta di sperare, ma guardando le spighe di grano più vicine al sole, le vibrava in petto il desiderio di continuare a vivere nell'integrita' del suo spirito.
Quando tornava alla capanna si rifugiava nei ricordi della sua bimba " Layla " , dormiva appoggiata con le mani al maglioncino che lei stessa gli aveva cucito, nella speranza che quella creaturella tornasse da lei , come un sogno rapito che poteva tornare da un momento all'altro a colei che lo aveva generato.
" Layla", ( che sia in ebraico che in arabo significava " notte") ma come le era balenato in mente quel nome ? Un nome onirico, un luogo fiabesco, una lingua arcaica , che prendeva vita solo tra le labbra di sua madre e lei non aveva mai visitato realmente,se non con il pensiero.
A suo marito quel nome in un mondo pieno di " Carmela e Maria" era parso ridicolo e come dargli torto ora che, forse a causa di quel nome dalla matrice utopica , il suo bambino si era ormai tramutato nel vento?
Quando sua figlia era scomparsa al suo sguardo, si era affannata a ritrovarla a tutti i costi, piangeva giorno e notte e il sonno non le puliva le palpebre dalle lacrime , il maglioncino ritrovato nel cumolo di panni le acutizzava il dolore, un fardello asfissiante da trasportare, che non le permetteva di fluire con la vita e le comprimeva il petto sempre più .
Si ricordo che quando era da poco arrivata al campo, era stata sollevata nell' incontrare una certa Miriam che le ispirava fiducia, sperava che potesse sostenerla e ora, rivedendola , la supplicava col cuore in gola: " Ti offro questa fetta di pane che e tutto quello che ho, ti prego dimmi dove è mia figlia!"
" Ecco vedi quel fumo laggiù?" Le domandò con una smorfia beffarda in viso " bhe non ti resta che cercarla in quel fumo tua figlia!" In quei luoghi dell'orrore, la morte e la vita danzavano all'unisono come due facce della stessa medaglia e tanto amara era l'illusione di quella non vita, quanto dolce il pensiero della morte. Vivere o lasciare in un istante il piano terreno era indifferente. Nei cieli abitati dal Creatore non esiste la dualità.
Anzi Lea credeva che il trapasso portasse ad una nuova e stupenda esistenza e le anime dei defunti fossero più vive di tutte le altre incarnate sul pianeta. Per questo poco prima di lasciare il corpo , di notte usciva fuori da esso, il suo animo si posava sul soffitto e osservava tutto dall'alto. In quello stato l'enorme sofferenza che stava patendo non la turbava più, era solo una prova che le metteva difronte la vita terrena, circoscritta solo a quell'esperienza. Lea si sentii avvolta da un alone di luce abbagliante di un blu intenso, un abbraccio come non ne aveva mai ricevuti , volo' tra le braccia della figlioletta . Ora era un alone di luce oro che agli occhi umani è sconosciuta e indescrivibile, ma che tutti possiamo percepire con gli occhi del cuore. Lei si era fatta piccola piccola nel raggiungere quell' essenza d'amore universale emanata dalla figlia . Ora chi era l'adulta e chi l'infante?
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Profilo Autore: Arianna Mosconi  

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