sorretta dal tuo fare spietato.
Mani... scavano senza tregua
nella mia pelle intrisa di sudore.
La mia bocca, il tuo ansimare.
Assaporo la tua virilità fino a...
esplodere in ogni mio senso,
possedendoci fino sfiancarci.
Ormai stremati dagli impulsi,
raccogliamo ciò che resta...
di questa notte impetuosa,
dove sono impazzite le stelle.
Chiacchiera col mio eco
la tua ombra distratta,
traccia il respiro sensoriale
d’un bacio d’aprile
e varcan gli iridi del dolore
queste briciole di cielo.
Un riflesso di viole rubino
s’ubriaca di stelle,
cena coi miei desideri
fra i pensieri dell’ignoto
sfinendosi come il vento
fino a leggerne il silenzio.
Un'onda s'è alzata e oscura il cielo,
l'ombra si è sdraiata ed ora è freddo.
Uno freme e piange sotto al velo
che uccide la luce: il gelo che cresce ed è troppo.
Spesso si cerca di fermare il flutto che arriva,
ma è così bello morir sott'al suo galoppo;
l'onda splende ed è limpida, esplosiva.
Ti annega dentro sé. Boccheggi e ti entra in gola,
si insinua in te e per un attimo tace.
Allora inizia lo scontro: più ti proteggi e più ti strappa, più ti dimeni e più si fa vorace.
Non guarda in faccia nessuno, le siamo tutti alieni,
ci schiaccia e tortura come fossimo scarafaggi.
Quello è ciò che dà, il suo dono immenso:
un respiro nel mare, una fitta al polmone,
la ferita nel cuore e tanto vino denso,
il dolore, la vita che scompare e soltanto
un’ultima
nota.
ancora infierisci sul suo dolore e
senza sosta continui a nuocerlo.
affinché siano colpi ben precisi,
quelli che non lasciano scampo.
ti tortura e allevia il tuo rancore,
attraverso le lacrime sgozzate.
che ti guarda e vede il tormento
di una passione che non muore.
Soddisfatto tu... sorridi di me,
Stremati noi... nell'ultimo bacio.
Pronte al raccolto le nuove distese
prodotti di semine errate e protratte.
- Risolto … sia dato ai poveri l’eccesso.
Ipotesi di tutti i tipi che si rincorrono
da tesi agglomerati, coordinati al peggio
che, pare, debba ancora arrivare
a claudicanti note poggiate su stampelle
di un benessere esclusivo e personale
che, ancora, non sanno fare i conti col domani.
Bige esperienze, presunte dai toni, parole
d’esperti ancorate a doveri e come consueto
candore desueto nel tornare dal fronte.
Per ora reggono i tralicci, ma la tensione s’alza
una portata che poco importa, improntata
al volere dell’occhio che al cuore ruba la parte
e, come sempre, esiste chi non perde tempo
che come nulla fosse opera mercato nero
o del non proprio con dialettica s’appropria
pensieri a ponte … per sorvolare
la tragedia di chi è nella fossa, in trincea e lotta
contro odierne realtà e fantasmi futuri.
Siamo un fiore che raccogliamo.
E osserviamo i suoi colori.
Un profumo che esplode nell'aria
ed entra nella mente, forma un ricamo
nella tela di incensi ed allori, un affluente
della realtà, una sua arteria.
Siamo del fiore lo stelo morto,
troncato di recente e lasciato a crepare.
Ogni goccia che resta non è per la vita,
di sangue poco ne rimane.
Siamo noi quel fiore appena colto!
Tra le mani di una anziana signora,
nelle quali il suo corpo si avvita.
Scendiamo fino al polso
e il calore del suo battito ci rincuora.
Siamo appesi tutti allo stesso amo,
mentre il vento ci sposta e la pioggia ci nutre
la morte ci guarda e noi la divoriamo.
Il nostro corpo vive di lenza
e di confessioni tetre fatte la notte.
Di noi rimane solo una ridicola infiorescenza
lasciata a mendicare un altro po' di fresca follia.
Le nostre urne sono rotte!
Siamo fatti di petali ed anemia.
Restiamo immobili nell'ipocrita oratoria
e in poche ore di agonia.
Avuta la nostra gloria, abbiamo abboccato
e perduto ogni freno e morale.
Guardiamo al cielo affamati
come un dio non più adorato.
Respiriamo con ferocia animale
il fetore del poco calore versato
sulle dita dell'anziana signora.
La sua stretta risale
e il sentimento è servito.
Siamo il narciso,
il biancospino;
una rosa e una camelia,
fiordaliso o gelsomino?
Forse un ranuncolo, una primula
La magnolia, la mimosa.
Goditi la vita, amala!
Non dormire finché è giorno,
annusa l'odore esploso nell'aria.
Guardati intorno: che esistenza grama.
Ritorna al tuo soffrire,
senso e sonno, la grande danza binaria.
Rileggine la trama e chiudi i tuoi occhi
ché è il tempo di avvizzire.
di Cielo, stanotte!
Prima che arrivi la Paura
a guastarmi la festa...
La conosco bene
quella sensazione
di angoscia,
tanto da sussurrarle
delicatamente
di lasciarmi in pace,
poiché mi atrofizza
il Cuore!
E di nuovo al Cielo
mi rivolgo...
Proprio per te
vorrei vivere
ogni creatura
ogni bellezza
ogni attimo
Che stai per donarmi.
Gioca a riassumermi l’anima
il crine dei silenzi
inchiodato agli intarsi del creato.
Baci d’ombre s’allitterano,
declinano i miei sguardi
in un battito di quiete infinita
caduto da questa orchestra di cielo.
Fiori di ghiaccio mi dipingono
d’aurore sconosciute,
gocciola il respiro
d’un senso impolverato.
ai nostri cuori a rendimento lento,
nei tanti versi che si scriveranno
per dare senso al tempo che divora?
Ci proveremo con nuove margherite
che mostreranno i petali squadrati.
Verniceremo rose tutte di nero
per esaltarne il gusto trasgressivo.
Adatteremo i cantici perfetti
così da ottenerne canzonette.
E cieli, mari, albe e tramonti
saranno sfondi su tecnici teloni.
Di quanto amore saremo noi capaci
coi nostri cuori inviperiti e persi
lungo le vie del centro, strapiene
eppure vuote d’assillanti raggi?
Rivoglio primitive margherite,
roseti dove pungano, le spine,
triti e ritriti suoni universali,
e cieli, mari, albe e tramonti veri.
Rivoglio strade ancorché deserte,
vetrine che rispecchino di sole
e camminare a passo molto lento
per prima o poi stringere una mano.
Da qui in poi
conto i giorni perché
credo di aver vissuto
molto più tempo di quanti mi resti.
Non si vive in eterno!
Mi sento come una bambina
che assapora ogni cosa.
Golosa dei giorni , golosa dell’azzurro ,
golosa dei fiori .
Non voglio perdermi in inutili spiccioli di silenzi
non voglio perdermi in frammenti di pensieri
discutere questioni inutili
essere fragile e trasparente
per poi incastrarmi in un mondo di
scultori di angosce .
Ho voglia di leggerezza .
Lascio fuori
la furia del vento
il tormento del rancore
i sassi della discordia
i rimpianti rimescolati
il passato .
E' tempo
di nutrire e contemplare
è tempo di amare.

Oh nuvoletta, nuvoletta dove vai così di fretta?
Cammino e tu cammini per favore vuoi fermarti?..
“Oh mia bella signorina son la pioggia,
hai l'ombrello e non ti bagni
ed asciutta a casa torni!..”
“Oh mia simpatica nuvoletta se premetti!;
“ Per la strada vado a spasso mentre tu sparpagli acqua,
hai la pancia stratosferica,
ed acqua sporca ed inquinata addosso tiri,
e nel bagnarmi mi danneggi con
agenti tuoi inquinanti!”
“La nuvoletta s'avvilì; non vorrei danneggiar nessuno
vorrei annaffiar prati, boschi e fiori,
e non ho colpa alcuna se l'acqua ha
liquidi inquinanti, ma, apprezzo il tuo dire
e sposterò la traiettoria almeno
non bagnerò ne te e nessuno!”
“Signorina non dovrai mai lamentarti
se sulla terra ci sarà la siccità
ed ogni fiore appassirà e dalla sete la terra morirà.
Sole ed acqua son elementi complementari,
si attraggono creando vapori e
goccioline che van ad umidificar
il cielo e formano nuvole di pioggia o
neve a secondo della temperatura.
Non voglio far dispetti e per renderti serena
farò in modo e maniera che
sulla mia nuvola cadranno goccioline sane e
il veleno lo lascerò al suolo”!
“Nuvoletta, Nuvoletta disse la Signorina
volevi giocare, ma con grazia e
cortesia hai proposto la soluzione ed
amiche or siamo e così sia!
Non l’ho cercato io, è venuto!
Sembrava quasi fosse caduto,
era affaticato e molto stanco,
in jeans e con maglione bianco.
Stringeva tra le mani due valige,
a tracolla, aveva la sua chitarra,
dietro la porta poi, se l’è sfilata,
dal campanello, ecco la bussata.
Che sia stato un caso, non so come,
la sorte ha voluto che aprissi io,
sembrava che lui avesse perso il fiato,
che per me l’amore fosse arrivato.
Non una parola, solo uno sguardo,
eravamo entrambi imbambolati,
sembravamo come due allocchi
ma a parlare erano i nostri occhi.
I suoi brillavano come due stelle,
un’emozione forte e indescrivibile,
come fa il sole con i suoi i raggi,
del suo splendore sono gli assaggi.
A lui si aprì la porta del mio cuore,
lì si è rinchiuso, mai mi abbandona,
ringrazio Dio che me l’ha mandato,
noi dividiamo ancora anche il fiato.
Amore a prima vista si suol dire,
amore che è durato tutta la vita,
amore che è venuto dal Cenacolo,
non colpo di fulmine ma miracolo.
Questa storia io non l’ho inventata
tanto per scrivere solo una poesia,
è quello che è accaduto alla mia vita,
è la mia storia vera, storia infinita.
Chiamatela fortuna o come volete,
dategli il nome che più vi aggrada,
se vi sta bene, chiamatela “cuore”,
io la chiamo solamente “amore”.
e va oltre la vita e la realtà,
superando il buon senso,
attraversando anche me.
Faccio un viaggio mentale,
che nel vagone del cuore,
mi porta spesso a riflettere
su situazioni un po' ambigue.
Poi ritorno coi piedi a terra,
dove son adagiate le piume
delle mie ali, ormai spezzate
per quel binario deviato.
la gioia di viverti
donarti gioia e amore.
Come spiegare
le stelle nel cielo
l'onda che bacia la battigia.
Saper amare
ma anche perdonare.
Come spiegare
la luce del tramonto
che brilla di colori
assente di parole.
Delicate distanze nel tempo
superflui rumori
amano nel silenzio
sciolgono i sorrisi
arrestano le lacrime.
Come spiegare al vento
di vivere la vita
senza alcuna meta.









