Garofani scrivono
luce di vento,
scalpelli di sguardi
a corteggiare i miei ritratti
svaniti in un tramonto esausto.
Passi di pioggia
ciondolano dalla luna
come interrogativo spento
costernato d’inverno
in uno sfratto di crisalidi
ritrovato nel tempo.
rimandare la vita a domani.
Cedere il braccio ma tenere la mano:
affannato a restare, dire che
son loro quelli sani, gli umani.
Non c'è lume, alcun faro.
Solo la pioggia che cade,
ogni goccia di terrore densa,
mentre si affoga
nel sonno della propria lunga
e dura
quiescenza.
Vidi che ci eravamo fatti un dono:
il tormento, il pensiero;
questo è il verme di ogni uomo.
sorge una nuova alba
un nuovo giorno
in questa distanza
difficile da colmare.
Sento la tua ombra
dietro di me
danzare su uno schermo.
La musica da lontano mi abbraccia.
Ridere e spogliarsi senza pensieri.
Mi piego del momento
senza fatica ti seguo.
Un giorno suonerà un addio
andremo via spariremo
resterà il ricordo
di quella musica
di quei versi.
Forse ci ritroveremo
in un'altra vita
ci ritroveremo
nell'ombra che risuona per caso
a ricordare la pace di ascoltarti
e dividere con te il passato
con il futuro.
Appoggiarmi a te
restando con le parole taciute.
Attendo che arrivi la notte
Perché assieme ad essa giungi anche tu.
Non ti ho mai vista
Eppure ti vedo meglio di chiunque altro.
Vivace lì, mentre sorridi
Non so nemmeno come lo fai
Ma lo immagino.
Se tutto quello che posso fare
È augurarti la buonanotte
Allora riposa tranquilla.
Ma sappi che a me dopo
Non viene sonno
Perché continuo ad immaginarti
Dal momento che soltanto questo
Mi è possibile fare.
Non so come sei
Ma ti vedo chiara nei miei pensieri
Così dolce e bella
Ma tu dormi tranquilla.
Domani quando spunta la luna
Spero di risentirti
Anche se per poco
E poi, dirti di nuovo
Buonanotte.
Noi soli
Noi due,
io e te,
noi soli,
nell’universo,
noi,
anime perdute,
anime agitate,
noi due,
ci siamo incontrati,
e da allora ci sei tu,
amica,
complice,
amante,
odalisca,
chimera dei miei sogni;
grazie che ci sei,
grazie,
hai vinto la mia solitudine,
e l’amarezza dei giorni solitari,
grazie a te,
spero,
credo in te,
fino alla fine.
Sei la mia luce, quando brancolo nel buio,
sei la mia gioia, nei momenti più tristi,
sei la mia vista, in ogni accecatura,
sei il mio coraggio, quando ho paura.
Lassù in cielo, doveva splendere il sole,
invece le nuvole sembrano montagne,
tra una e l’altra, un poco di chiarore,
la tristezza sguazza dentro al mio cuore.
Nascono giornate assai dolci ed amare,
a volte non ci ripara neppure l’ombrello,
sin dal mattino, un giorno è già festa,
un altro è un mare in grande tempesta.
La vita è un’altalena di bene e di male,
un’alternanza sfocata di luce e tenebre,
ma per fortuna, a casa non siamo soli,
insieme a noi madri, stanno i boccioli.
Tu uomo forte, padre e marito,
sei anche luce, gioia, vista e coraggio,
tra stenti, sacrifici e tanto sudore,
non mi abbandoni, sei il mio amore.
Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza,
dopo creò la donna, l’aiuto che gli corrisponda,
attratti poi, inevitabilmente ci si piglia,
perché solo così si genera la famiglia.
sui tronchi,
basta poco per
strapparmi e
farmi male..
Lontano il tuo
viso, il tuo corpo
per questo isolamento..
Avvinghiata ad
un telefono per udire
almeno la tua voce...
resisterò per forza,
ma come edera
trascinata soffro,
aspetto tue briciole
d'amore....
Sul solco di colmatura
lo sfregio delle voglie
sanguina come gelsi
dove allunghi la mano
dove bruci il talento
siffatti cori di parole
saggiano l'aria
rubiconda di malia
colmano la dovizia
di anice stellato
un profumo sugoso
è su labbra di viole
gonfie di serica virtù
sul solco di colmatura
il consenso dei piaceri.
Nell'incertezza del mare aperto
non ci sono più tempeste che qui,
su Dovizia, isola di giardini e di pace.
Quando si accorcia il tempo della Luce,
le rondini vanno e poi tornano quasi sempre.
Questo ho capito, guardando dal molo del porto.
Carneficina d’addii,
ospedali di speranze
a licenziar il dolore
da un notiziario d’angosce.
Amata Italia ferita,
dipingeremo finestre di vita
sul lutto acerbo del terrore,
avanzi di cielo
guariranno fiori di ghiaccio,
partiture d’un pianto stanco,
furti di una vita ancora sconosciuta.
E ci stringeremo nello stesso battito,
rincaseremo in un futuro d’aurore,
l’anima morderà commossa
lo specchio del passato
ed il tempo tremerà per sempre
dinanzi a questa pagina
che il mondo non arrende.
della strada
vedo un'acqua torbida che
vela i suoi raggi,
una nebbia di mezzogiorno
che deve alzarsi.
Un cammino il cui passo
veloce è frenesia assurda
in cui ciò che rimane dietro
non serve per continuare,
non motivo della futura vita.
La testa vaga per l'aria amica,
mito di ciò che non può morire.
Il cuore mi si faceva caldo,
fremendo sotto metri di lava.
D’ogni mio ramo il respiro
finiva con arido carbone sparso sull’animo;
e lo scoglio, su cui stavo saldo,
pareva sgretolarsi al minimo dei miei singhiozzi.
Mi odiai per essere solo
e mi amai per odiarmi.
Ero al termine della vita, al molo,
dove partiva e spariva l’anima
sola
su una nave d’osceno oblio,
verso la riva agognata,
la fine ambita.

Frammenti sparsi
di colorate matite
non sono coincidenze.
In solerte scrittura
nelle solitarie notti
tra ricordi e desideri
traccio scarabocchi
su un bianco foglio.
Come un pittore traspongo
colori d'un arcobaleno
perduto in vecchi sentieri
tra fruscii soffusi
e ombre dei meriggi.
Un crepuscolo di cartapesta
custodisce ciò che la mente
riesce a cancellare.
Un fragile tramonto
sfuma una vita intera
in un attimo sfuggente.










