Necessità di una società
civile, sarebbero dei geni
pionieri di ponti e tanti
tanti posti a sedere
per dei liberi passaggi
comodità calzanti
che parlino da soli, distanti
da lamentele inefficaci
di certa, pressoché pari
opportunità.
Ma prevaricazione vince
e tutta l’umana opera
verso il basso spinge
nel tentativo vano
di potersi scoprire
il primo della classe.
Dal mancato accordo
serve andare oltre:
finiamo questa scuola
maturando …
risplenderebbe il tempo
rendendosi fecondo.
Di là, dove morire pare l’onda,
l’orizzonte che vedo ma non tocco
mi chiama, mi richiama, mi reclama.
Vorrà forse raccontarmi il tempo
di quando lo inseguivo a piedi nudi
scagliando sogni a ripetizione.
Ed or che mi vorrebbe tra le mani,
incredulo coltiva antica speme
nel mentre io non sono stanco,
non mi fermo.
Rileggimi in questo vuoto,
stringimi alla luna
in un diario di brina
emozionato di dolore,
annodami al tuo tempo
come quell’ultimo girasole
baciato dalla notte,
cerca l’indirizzo dei miei battiti
in un labirinto d’illusioni
ora che ho spento anche il cuore
in questo infinito d’anima
privato dell’orlo del suo cielo.
Mordi la mia vita
col confine dei tuoi sguardi,
brucia un temporale di parole
fra i meridiani del silenzio,
ricordati di me
fra questi spiccioli d’eterno.
vi sono due isole che s'incontrano.
Sveglio so come sono,
un magazzino che esce dalla testa,
invece tu
sei un nocciolo di pesca nel mio sonno.
I congiurati analizzano il frullato,
la mia rivoluzione è un vagito,
la tua semplicità è quel seno femminile.
Continuo a frastagliare visi,
Dio mi parla in modo inquietante,
come contare e risalire dove non s'arriva.
Capita che le unghie friggano il palmo,
capita di essere nell'arena,
un sangue irragionevole sulla ghirlanda.
Capita di essere all'osso del respiro
con la tua criniera,
con la tua pala,
con il tuo veleno.
Servi Buddha ai bordi di una piscina,
sei nel mondo di Picasso,
involtini primavera in tovaglioli di carta.
Amo rassodare le nuvole
puzzle il tuo messaggio di sabbia,
ma quello che ti darei
s'avvicina a una fucilata.
Gironzoli cauta,
tramezzi negli occhi,
dovrei alleggerirti scavando le ferite.
Quell'idea è gustabile,
sono un sassolino sotto il plantare
o lana di gregge dove accarezzi l'inquilina.
Era di un azzurro vivo
lo guardavo dalla terrazza grigia
del condominio
rondini, tortore e gabbiani
erano gli ospiti che banchettavano
all’allegro simposio della libertà
guardavo questo tutto ed in esso
volevo perdermi volando anch’io
tra i tetti e tegole lasciando che la terra
marcisse nelle sue costrizioni
occhi chiusi mi tenevano appeso
a quel volo libero
era solo l’immaginazione di un momento
dispersa dall’istantanea della realtà.
Vista da lontano, dal treno, quando ci arrivavamo prima di Pasqua, Combray era, in un cerchio di dieci leghe, soltanto una chiesa che riassumeva la città, la rappresentava, parlava di lei e per lei ai lontani orizzonti e poi, quando ci si avvicinava, teneva stretti intorno al suo alto manto scuro, in aperta campagna, contro vento, come una pastora le sue pecore, i dorsi grigi e lanosi delle case raccolte, contornate a tratti da un resto di bastioni medievali con un disegno così perfettamente circolare da far venire in mente certe piccole città nei quadri dei primitivi. Ad abitarla Combray era un po’ triste…
Marcel Proust, da "Alla ricerca del tempo perduto" (Combray)
Sembra vicina la Vivonne
Bramano tregua e respiro
queste labbra viziate dall'ardore.
L'anima si lascia corrompere,
arresa... di fronte a questi corpi
avidi di veleno e lussuria.
Sospesi nella penombra della libidine
il cuore non si oppone a questa
impulsiva e ossessionata depravazione,
di un pensiero malsano e contorto...
di un'audace trasfusione di sesso.
Momenti, di un carnale scambio di brividi,
tra stille di sudore, sospiri temerari
e gemiti profondi di beatitudine...
rimangono scolpiti tra le lenzuola che
hanno ancora il marchio indelebile,
della furia di una notte di passione.
da confini sconosciuti
scrutano la nostra vita.
Non ci rendiamo
conto della nostra
precarietà,
se non alla fine.
Stelle che scrutano
cuori, spesso
troppo presi
di sé...
Ogni tanto cadono,
per darci illusioni
d'infinito...
Ed il giorno frazionato d’ombre
pianse su silenzi d’agapanto,
su appuntamenti sfiniti,
su questo pomeriggio d’ottobre
indaffarato di malinconie
e tu che m’assaggi d’infinito,
affaccia l’eco del dolore
in questo naufragio di blu,
raccontati ai miei sguardi,
amami come luce d’aurore.
Ed un meridiano d’anima
partorirà cieli senza casa,
petali di noi accesi da un respiro,
scommesse di cuore
rubate alle geometrie del destino:
grondiamo sul crepuscolo
come dolce promessa d’amore.
dei miei passi incerti
e so quanto mi ami
e sai, quanto amo te.
L'amore non abbisogna
di tante parole.
È come una magìa!
E leggo i tuoi pensieri
che come aquiloni
si perdono nel cielo.
Ma niente è perso
del nostro amore.
Tutto resta nel bagaglio
del nostro viaggio,
lungo questa vita.
Demoni maledetti erranti per la città,
Ti stringono le mani per piacere
di conoscenza;
frode e infamia archetipi di scienza.
Attirati. dalla sigaretta che hai
in bocca;
dal gonfiore di una tasca.
Alcun rossore a chiedere
con petulanza.
Numerosi e spavaldi.
E' meglio averli sempre
di fronte.
Tu, sei sempre tu,
che nella mia chiusa sfera
crei colorate immagini,
di una stupenda primavera.
Come un grande amore,
che sa sempre meravigliare,
fai volare le mie emozioni,
le più eccelse, le più rare.
Quei tuoi occhi azzurri,
come un limpido mare,
sanno sempre coinvolgermi
e mi danno di che sperare.
Il tuo sorriso semplice,
che sa soltanto dare
delle emozioni uniche,
che non posso dimenticare.
Sei una stella limpida
in questa notte buia,
che rincuora l’anima
e allontana la mia paura.
Si, sei tu ch’io amo
di un amore limpido e puro,
che mi addolcisce il cuore
e che illumina il mio futuro.
Sei come un forte vento,
che mi trascina via,
da questo luogo squallido
della mia follia.







