Tronfi e creduli
nemmeno più
proponiamo ipotesi.
Arenati nel facile
ci teniamo bubboni.
Indolenti …
a non pensarci.
Mai visti sinistri
in violazione semplice
dei limiti, ma troppi
al contrario
nel creato pericolo
di una velocità
figlia degenere
di una vita caotica e
d’impegnata ipocrisia.
Mai vista privacy
andare a canestro
quanto abusi - per specie -
recarsi in lunetta
senza nessuno
a contrastare.
E visti poveri
pagare tasse.
Dovere del fesso.
E ridere ricchi
gustando il diritto
del privilegio concesso.
E altro da chiudere
o sbarrare gli occhi
naso, orecchie, bocca
e sentimento.
Senza pensieri.
Sinché sanzione
oppure overdose infiammi
con pus a scoppiare
in faccia ad altri
perché
preoccuparsi?
non vedi che è scarico
l'accendino, il genio della lampadina,
il telegrafo senza fili
o snodi ripetenti la stessa minestrina:
"Anke x me tutto ok, addopo."
Sotto le abetaie in fiore, più in là sotto la neve,
ci si addormenta dolcemente
mentre la bicicletta avanza, guadagna
centimetri sulla carreggiata rossa,
alla faccia degli abitanti dei dehor
e della smart forfour
già dai tempi del macadam tutti a strillare:
chi ferma la ruota lanciata senza freno?
Lo stridio del treno, perlomeno, annuncia il treno
e io che volevo colpirti con la storia
del perielio sono costretto lontano
alla deriva, attraverso lo spazio divano.
Infiniti cent'anni di inquietudine dal 1921
inchiostro-carbone, palude, poi catrame
fermi al semaforo pedonale.
i miei abiti riempiono nuove stanze,
la città sembra un lontano miraggio,
quando vi sognavo questi giorni già da maggio.
La graziosa casa estiva è piccolina,
da essa ammiro sia mare sia collina,
qualche abitudine certo e' da cambiare,
in bagno in fila occorre andare.
Nella mia dimora cittadina ne ho fatti un paio,
svuotando ahimè più di un salvadanaio.
non sono abituato a fare in fretta,
in bagno leggo sempre la gazzetta.
È proprio ora che sono in vacanza,
sento grida giungere da un'altra stanza,
lamentose richieste simili a un pianto,
mentre dal bagno cieco odo: Manca tanto?
s’impara a far tesoro
di rare emozioni
che in punta di piedi
si fanno spazio in noi.
Col passare delle stagioni
s’apprende il prezioso valore
di piccole esplosioni
che in sordina espandono il cuore.
Tu amor mio che mi bisbigli
ma non all’orecchio…
mi sussurri note
che baciano l’anima.
E odo l’aria cantare
fili d’erba suonare
ruscelli ad accompagnarli con risa.
Fischi d’uccelli
sibilo di vento
adornano sì dolce melodia.
Sgorgano ora gocce nuove
a bagnarmi sorrisi brillanti…
gocce che sanno di miele
non più di rude sapore.
Sarà questo la felicità?
Tutto ciò che di più
bizzarro possa accadere?
Cantare con la natura
danzare con essa,
piangere ridendo.
Sì, questo è la felicità…
Tu sei la felicità!
abbracciati tu e io, il tempo scorre via!
Tutto è silenzio intorno a noi
canto degli usignoli, dolce melodia,
emozioni!
Mi stringi a te, mi manca il respiro!
Proseguiamo…
Il nostro Treno va meravigliosamente avanti!
Non potremo fermare il Tempo, Treno senza soste!
Continueremo Noi...
Liberi da ogni sotterfugio
Avremo sempre mete, traguardi da raggiungere
bellezze da contemplare, per farci meravigliare!
Seguiremo la nostra strada
affiancati, mano nella mano!
Niente potrà distogliere
la mia mente, il mio vagheggiare,
ove io bramo dolcemente naufragare!
Il Tempo non aspetta
tu lo sai!
Al volo coglieremo le sue opportunità
rispetto di valori, sentimenti, emozioni!
La retta via, quella del cuore
Non ci tradirà.
La seguiremo con Amore, tanta curiosità!
Corolle leggere Noi...
Planiamo nel talamo argentato
cullati dalla nostra amica
splendente, lucente Artemide
vidi il suo riflesso
distendersi tra la brughiera.
Di contorno gialli toni
e sospiri ventosi,
che dal mare nascevano...
Parevano voler dipingere
il suo volto
sull'umida terra»
Avevo cercato di lei
nella brina d'inverno
fino alle porte
delle viole di marzo
trovando solo immaginifiche emozioni.
Avevo lasciato in pegno
dolci lacrime
scolpite come cristalli
senza mai sapere del suo essere.
V'era un viottolo
che dalla vecchia casa
portava al bosco.
Mille e mille volte
i miei passi lo avevano intrapreso
e nemmeno i fauni
avevano voluto svelarmi il suo rifugio.
Con me portavo i segni del silenzio
e i sorrisi del dolore.
«Sì, il bosco sapeva di me,
sapeva di Amy
e dei suoi occhi
che mai potei più sfiorare»
Avevo compreso solo allora
quale fosse il contenuto
delle giare d'oro
che un giorno lei m'aveva donato.
Se mai fosse esistito
un mondo di fiabe
solo allora
avrei potuto amare Amy.
Se i ginepri
avessero potuto parlare
certamente avrebbero cullato il mio cuore
svelandomi i perché.
«Stanco e vecchio
chiesi al bosco
di farmi udire per un'ultima volta
la voce di Amy
prima che il velo dell'alba
svegliasse il mare
dal torpore della notte»
Il bosco ascoltò
lasciando che io mi perdessi
per sempre tra muschi e licheni
tra un sogno
e un bacio d'amore.
prima ancora d’averlo conosciuto,
speranze covate dentro il cuore
e frenesie del diventare grande.
All’Amore mi sono spalancato
dando il fagotto dei sospiri acerbi,
nel fondo il primo ruvido mento
in attesa d’ingoiare i suoi respiri.
All’Amore ho concesso in sicurezza
le esplosioni di necessarie albe,
certi riflessi d’ubriache lune
e le canzoni lì per lì inventate.
In quel cuore poi ho travasato
l’acqua e il sale che ho rubato al mare
e, di lacrime, le esordienti gocce
di quando ho imparato a piangere.
All’Amore di sempre ho risparmiato
quei miei trucchi per apparir più bello.
L’ho spogliato delle eccedenti vesti
e - nulla addosso - a lui mi sono offerto.
(dedicata a mia moglie)
tutto si schiarisce,
tutto è più limpido...
occhi, bocca,
voce, cuore.
Tutto, all’improvviso,
come raggio
di luce penetrante,
pur se delicatamente,
ti folgora l’anima.
È lì...
ad un passo da te...
non un sogno
non un miraggio,
bensì pura,
vera,
illimitata
emozione.
D’un tratto
tutto diventa Uno...
diventa Lui:
occhi, voce
bocca, cuore...
fascio raggiante
di bollenti sospiri.
in allegrezza discende
rinfrescando cuore
spegnendo
giovanili ardori.
Capricci senili
o turbamenti,
veri o falsi
non è dato sapere.
Son fugaci pensieri
in sospirosi giorni,
lentamente muoiono
nelle fresche acque.
Sentimenti ombrosi e melanconie
evaporano
nella calura del nuovo giorno.
mia bellissima Itaca,
la mia sosta per l’ infinito andare
la mia meta in cui voglio naufragare!
Pensando a te...
Al tuo sorriso coi baffi,
dolce che mi prende,
mi trasporta con l’onda.
Gioca sul tuo viso la mia emozione
il mio sentire, il tuo.
Tu mi fai sentire il Paradiso!
Io come farfalla mi poso,
sei una danza di corolle variopinte,
voglio gustare tutto il tuo sapore.
Sei una cascata di tenerezza gorgogliante,
di notti ardenti e appassionate.
Mongolfiera di cuori lievi,
sospinti da un richiamo fatale
d’infinito cullare.
Al tuo lido, al finire dell’onda,
l’incantesimio bramo trovare.
Ho voglia d’infinito con te!









