Che esce dai pianoforti abbandonati
Che hai il suono di vecchi vinili nelle orecchie
A te che sei cantante e danzatrice
Quando il sole non ti vede
E solo la tua stanza ti sente
A te che hai montagne disegnate
Tra i ricordi e le pagine segrete dei tuoi diari
Come quelli di una bimba
A te che sai imprimere in pellicola la vita
Come una piccola finestra da guardare
Quando c'è troppo tempo a separarti da essa
A te che creavi sculture
Coi metalli, la cera, il vetro e foglie morte
Ponendole in polverose teche
A te, l'alba, la notte, il sole e la luna
E tutto il tempo che non si può contare
Voglio dare in dono
A te tutto il mio male, la paura, la stanchezza
Il pentimento e quello strano sentimento
Che tutto finalmente abbia senso
Ne le rocce scoscese del Nord
ove s'ode rapace il grido
del falco.
Portami nelle umbre radure,
da cui si affacciano sorrise
le teste dei girasoli,
menami fra i belati sonori
Vento, guidami
nei vortici impetuosi
trascinami a forza
Vento. Non mi lasciare.
Vento che tutto conosci
a riparo,
dove non voce udrà,
né passo di essere umano.
Fondimi con il Creato,
rendimi piuma d'uccello,
galleggiante,
sospesa nel vento.
Sarà che il mondo
m'inquieta,
tutto ciò che accade .
Sarà che non riesco a riordinare i pensieri
programmare il domani,
sognare .
… era semplice prima ,
era semplice persino la pioggia
era semplice stare sul gradino al sole
scompigliarsi con il vento,
passeggiare per i campi ,
stringersi le mani ,
fare l’amore .
…questo tempo inquina
i cuori
si gela fuori,
non è abbastanza ?
I ragazzi
con i loro pochi anni
guardano in basso con gli occhi dei rapaci
e non si accorgono del domani.
Molte strade e tanti amori
nessuna sedia e nessuna panchina
per i ragazzi dai pochi anni.
Stanco... mi riposo e guardo in alto
perché la vita vecchia lo consente.
In lontananza nubi grigie
con i loro calendari già scritti
anneriscono il domani per i
ragazzi dai pochi anni.
Abbasso il capo e non penso al nuovo giorno
perché il domani può svanire.
Facile come voltare pagina
girare altrove il volto, evitare
di percepire verità e tempo. Dire
- io ho, Dio me l’ha dato, i guai
si trattengano pure altrove
- di fianco al sottratto, magari -
Tratteggia ipotesi
di essere tu
là steso.
Eddai mettitici in quei panni
sfrutta la tua perfezione presunta
- di certo - ce la puoi fare lo stesso.
Quattro passi sul pontile
tra acqua, terra, aria
poniti con l’etere in contatto
oltre gli elementi e la sostanza
là, dove finanche
esplodono le tue bombe.
Entra nel tu per tu
con l’essenza
contatta la sesta
e sarai al settimo cielo. Dopo
torna pure a galla
e guarda il mondo …
La mattina te lo prendi,
I suoi colori sono i più disparati,
Si trova in tutti i supermercati.
La sua azione è molto importante,
Esso ha anche ruolo di igienizzante,
Sosta per un po' nel tuo cavo orale,
Fino a quando il bruciore non fa male.
Poi viene sputato nel lavandino,
Insieme agli avanzi di un panino,
Poi si apre velocemente il rubinetto,
Per non lasciar traccia nel gabinetto.
È grande amico dello spazzolino,
Stanno insieme da sera a mattino,
Aspettando il lor padron assai impazienti,
Per render sani e belli i suoi bianchi denti.
come puzzle per creare elisio
infranto in uggia etra,
dove astratto magenta permanente dell'istante che incorre nel bigio
corrompe insigne
lo strido dello squarcio
spargendo suspense
come pigmenti
di gocce d'amore e fiducia
nel lungo boulevard
della mia vita,
per raccogliere fedele
frammenti di argilla cotta
inflitti nei manrovesci dei disinganni
a rapportarmi con la edulcorata realtà
orientandomi inversamente
uscendo definitivamente
dal seno dell'illusione ottusa
di raggiungere un saggio traguardo
al fine del viale
dopo arduo affanno,
quando invece prima
dell'arcata iniziale marcia
avrei dovuto
rottare in orizzonti più rosei
ponderando con alacre maestria
una gloria più accessibile
da abbracciare
consapevole di ottenere
per allietarmi
nel recinto della quiete,
che non avrei dovuto abbandonare
per rincorrere le brillanti stelle
nel firmamento del certo infinito
incognito discusso
in sub iudice dal mio animo
in costante preda
da quelle folate contraddittorie
tra sogno e ragione
a farsi guerra,
per vincermi in fine consumata
dai rimorsi e sensi di colpa
di quel che poteva essere
e non è stato
per aver preso
la direzione del sopravvento
sussurrato a gran fiato
all'orecchio della mia impulsività,
nel coronare cieca
la ricerca terminale
in un sorriso di sogno
da stringere tra le mie braccia.






