come una sequenza
di pensieri, ricordi
speranze e dispiaceri.
Vibrazione d’aria
del volo di un airone
tra il sole e il grano
tristemente bruciato
spaventato dallo schiocco
di una piccola mano.
Un sorriso
tra spruzzi di ombre
dell’albero vicino
che nasconde un respiro
eppure fa un inchino
alle orme del tuo cammino.

Relegato in cantina
un po' arrugginito
con ancora un gettone
incastrato,
e quella vecchia canzone
che riempiva le spiagge
affollate
e noi sotto un sole cocente
abbracciati, sudati
sognanti...
o sdraiati all'ombra dei pini
innamorati, perduti
padroni del mondo,
ora ci siamo persi
il jukebox ha perso il suo fascino
e quella canzone non suona
eppure ogni tanto ci penso
e il tempo passato ritorna
e se accendo la radio la sento
e ancora rimango sognante
e quell'emozione mi prende
e mi pizzicano gli occhi
è una lacrima
e si ferma sulle labbra.
sei rime scandite d’amore
giovane e cristallina
acqua d’altura
con fresco
e inebriante sapore.”
Le poesie di rime scandite
nascono nel mattino
sono albe sbocciate
dopo un crepuscolo breve
io sono prosa vissuta,
un bicchiere di vino
da leggere col cuore
inebriando le notti
di chi da me beve.

Un faro lontano intravedo...
i gabbiani a picchio sul mare
catturano un pesce,
due bimbi in canotto
ridono beati,
sul bagnasciuga
due vecchietti
si prendon per mano,
l'aereo sorvola
lasciando la scia,
la linea sottile
lontana
confonde l'azzurro,
fra tante bianche
spiccan due vele gialloarancio,
le onde leggere baciano gli scogli
mentre i granchi
giocano a nascondino,
io sdraiata sulla sabbia bollente
penso a te.
tra le siepi delle memorie
mi costrinsero a guardare
indietro.
Vidi viali sradicati
che hanno lasciato
il posto ai fiumi
ora in secca.
Barche di pensieri
arenate
sulle sponde del tempo
raschiano il fondo
della vita
che si è seduta
su una panchina
rigata e scolorita.
Libri ingialliti
sulle spalle
e giorni solitari
sparsi in un eco
inquieto e pigro.
Solo un lampione
ancora acceso
a farmi strada
tra i ricordi,
ma tra questa
mercanzia di stagioni
io sono il bianco e il nero
ho pagato il mio tributo
e non posso più vendere
nemmeno comprare
trovo solo sabbia fredda
e nel buio seguo la luna
in un continuo
vagabondare…
La neve pallida delle cime
si è cacciata nella voliera
code rosse toccano appena il suolo,
le piccole gole hanno cantato
l'angolo della sera.
Dalla finestra spalancata entra la bordura
a stendere un fantasma sulla mia pelle
incombe sul letto l'armadio,
la montagna di musica
s'alza dallo sgabello.
che con la tua criniera ti muovi
al ritmo di danza tribale
nel tuo sontuoso mantello
peloso
nei miei sguardi estasiati
di galassie stellate, trepidanti
in universi amorosi
delicati
che cavalcano sulla tua schiena
vantandosi di avere le tue briglie
e guidarti per enormi praterie
paradisi cercati dalle metropolitane
esausti di avvertire odori velenosi
amici
del cancro ignorato
rocciose
l’una su l’altra
in cerchio
posate
ferme restano
appena scalfite
da intemperie
di vita.
Salda
guarda
la torre
nubi addensate
in grappoli neri,
nulla la turba
solidità maestra
eretta a bastione
contro aspro
volteggiare
di umorali
opportunisti
mutamenti.
velocemente
con il corpo
al vento
è una passione
forte che vive
dentro me
Ormoni
maschili
esplodono
da corpi virili
segnando
l’andare
per vie tormentate
desiderosi di Te
Tuonano
i rompi
di motori
rampanti
come cavalli pronti
desiderosi
di galoppare
per infinite praterie
Ora
mi fermo
scendo dal mio
possente
via col vento
con lui
ho percorso
strade
piene d’amore
e di dolore
sicuramente
continuerò
a percorrere







