Invece hai preso
una decisione più grande di te.
Una decisione
che ti ha cambiato la vita.
Forse era quello che volevi,
troppo presto sei diventata grande.
Una piccola donna
diventata mamma.
La più bella
mamma del mondo.
Una decisione importante
anche adesso
che le tue creature
sono diventati tre,
sei sempre quella
dolce e bella
bambina di un tempo,
nonostante tutte le avversità
della vita.
Un rapporto importante fra noi
legate forse dagli eventi,
un rapporto bello e sincero
ci capiamo, siamo unite,
ci vogliamo un bene immenso.
Sei una piccola donna
molto paziente
e desideri goderti la vita.
Affronti il mondo intero
con la tua grinta.
I troppi pensieri
affollano la tua mente,
ma non ti darai mai per persa
anzi...
Sei una vincitrice.
Una piccola donna
grande abbastanza
per reagire a tutto.
La tua vitalità
ti dà l'energia
che ti serve
per affrontare e sconfiggere
il dolore.
ti aspetto e non arrivi.
Mai, ti ho ascoltato,
tanto, mi hai aspettato.
Raccontami papà.
Ti ricordi...
Petin-petote
e Gallo gastaldo,
le tue favole,
davanti al fuoco?
Io si!
Ma non ascoltavo.
Raccontami papà,
racconta adesso
che so ascoltare!
Il passo leggero si posa lento sulla terra
l’anima tua elegante, umile
avvolta da un’ombra grigio pallido
come la tristezza vive
I tuoi occhi belli
mille cose han da raccontare
ricordi per cui sorridi
ricordi che di lacrime l’inondano
Catturato ho quella stilla preziosa
caduca in sordina dalle tua ciglia,
nel ricordo eterno del tuo amore
per un padre tanto amato,
custodita sarà per sempre nel mio cuore
La tua voce bassa a volte roca
Dal profondo del tuo cuore nasce,
oh donna ricca d’amore, sensibilità,
unica nel tuo mostrarti e nasconderti al mondo
Sei stella del firmamento terreno
Lascia evadere la luce che dentro ti porti,
fai esplodere la vita senza paura
Sarà come abbracciare un mazzo di rose
le spine ti pungeranno la pelle
ma il loro profumo inebrierà i tuoi sensi,
libera sorriderai inondando l’intorno
della tua profumata presenza
un'altra strada
dal signor coraggio
la signora paura.
più il dolore.
la luce illuminare la notte.
non sentirmi in gabbia,
a correre per i campi verdi
con i piedi scalzi
fra le margherite.
i tuoi occhi
prima di morire nel ventre del mare
la sua danza era leggera
Una corsa lieve a piedi scalzi
sulla linea disegnata dalla battigia
un piccolo sogno baciato dal sole
Da bambini ci si sente immortali
si può giocare con il cielo
inventarsi ali le cui piume
hanno la piega di un sorriso
ci si può spingere oltre ogni orizzonte,
non si crede alla crudeltà
La sua danza era leggera
così eterea da immaginarla eterna
ma di fronte ai miei occhi atterriti
annegò nell'oceano del nulla
e ora piango quel precoce tramonto
Impotenti siamo noi uomini
di fronte agli eventi, alle sentenze
emanate dalla sorte
ma siamo poi davvero innocenti?
A tutti i bambini sacrificati nelle guerre.
mano nella mano andiamo
Nonna vi porterà su spazi aperti
a respirare aria fresca
tra primule e viole
Con calma ... senza fretta
al ritmo del cuore
E se il vento ci verrà a disturbare
ci andremo a rifugiare
Faremo l'occhiolino alle farfalle
e lanceremo in volo i nostri aquiloni
a togliere il velo dal cielo
Un battito d'ali ...
un passo e ... un altro ancora
Costeggiando il fiume
arriveremo al mare
e lì una conchiglia
ad ascoltare
il sibilo delle onde
il loro grido
D'un tratto un volo basso di gabbiani
e noi a stringerci forte
Nel nostro abbraccio
il mondo
Nei miei occhi
il vostro sorriso
mie perle
mia luce
mio brivido di paradiso
il futuro che mi auguravo:
il mio migliore…
che la fortuna t'accompagni
che il percorso sia di vetro in vetro
nella trasparenza,
nulla lasciato al fato
o ad ogni subdola deviazione.
Che ogni rovescio sia rovesciato
in un filare dritto e lineare,
che non ci sia sul tuo capo
coltre di mistero o enigma nefasto
da svelare
ma segni leggibili su carta tracciata.
Che sia in puro cristallo trasparente
la vittoria da conquistare.
Che un cielo terso viaggi
con aloni di luce sul tuo capo.
E' ardua la vittoria da conquistare
ma ti sia lieve il cammino da percorrere
e che il tempo si srotoli come soffice tappeto
nei tuoi anni a venire.

Oggi
mi son portata a casa il sole
fasci di ginestra prima che li turbinasse
per poi sfinirli e abbandonarli al suolo
Mi son vestita d'euforia
per schermare la tristezza
di quel tempo che ti ha portata via
Ho stipato il dolore
nell'incavo profondo del mio cuore
L'ho ben nascosto dentro ad asfissiare
fino a farmi male
e sul mio viso
ho dipinto il tuo sorriso
Dei tuoi profumi
Mamma
ancora oggi
avverto la carezza
che della fame allenta i morsi
e dall'arsura rinfresca
E tutto sa
delle tue giornate
delle tue notti insonni
dei tuoi risvegli affaticati
dei tuoi abbracci
delle tue gioie mancate
dei tuoi silenzi
La tua presenza è in noi
che respiriamo Te
stanotte mi posai lieve, stanca e piegata
su una traccia di ricordo.
Padre, dissi, vorrei toccare la tua schiena,
vorrei parlarti.
Parve, invece, di udire la tua voce,
d'annusare il tuo profumo
che avanzava dalla nuvola dietro il monte,
come la pioggia timida e scomposta.
Il tuo odore mi stava innanzi,
l'odore di acqua e talco,
che inumidiva le tue mani
che asciugate in un lino a frange,
antico, sbiadito, posato triste
sulla finestra socchiusa, all'ombra,
spezzava il pane.
Porto con me in viaggio
un nodo in gola
e come una campana a ore
si rintoccano le lacrime
e scandisce il tempo.
I fuochi del cannone
si posarono sul tuo viso,
le schegge dei nemici sui tuoi pensieri
e di quella guerra
di ogni suo segnale e segno
tu costruisti la tua casa.
Ti ricordo come seta, padre,
come la seta verde dei tuoi occhi,
come il velluto ingenuo
del tuo non saper le parole.
Oggi t'innalzo padre,
ti canto il giorno
tra le gioie di madre e i dolori di figlia.
Ti canto la notte
quando mi quieto
silenziosa e grave.
Perchè io t'amo, padre!
nell’assenza di suono e d’immagine
carceri modello per guerrigliere di città
non esisto, all’ombra dello Stato da abbattere
mitra e tritolo, rivoluzione è anche terrore
se incontri il destino sulla strada della verità
vorrei che fossimo uguali, come all’origine
non gli schiavi dormienti del vostro campo.
E ora guardatemi diritto negli occhi
voi che mi suicidate, ho le mani sporche
del vostro sangue e questo vi fa impazzire
ora che anche ridotta a vostra larva
vi sfido, non mi dimenticherete
non mi dimenticheranno. Vivrete
al mio posto e farete l’amore con la serva
di casa, ma essere uomini è anche rabbrividire
dinanzi al male. Ho visto le vostre aride bocche
e gli sputi incisi nei vostri geni vecchi.
Sensuelle,

Sangue scorri ancora nelle vene
come fiume in piena
porta linfa nuova
ti sorregge anche lo sguardo
simmetria di un corpo
che vaga
nelle stanze chiuse e vuote
dove polvere s'annida
muri muti non ascoltano
risate infantili
ne aspirano profumo di biscotti
o odono colpi di lame sguainate.
vaga scorgi tra i vetri
quello che rimane di una vita condivisa
fai uscire lo stantio odore
che prevale su ogni cosa
quel che vale di un ricordo
e un abbraccio di bambino.
che siamo tutti fantasmi
per ora illusi di consistenza
Questione di tempo
Quando ti persi
vidi che il corpo è un abito
così facile a sfilarsi
Questione di tempo
eppure non dubito
della tua esistenza
non essere qui
non significa non essere
ma la mia provvisoria umanità
brama l'abbraccio che manca
in un sentimento etereo
e cerca nell'ombra una concretezza
che invece subito si spezza
Da quando ti persi
dolce sogno mi attraversi
Gli occhi di una madre
però non si smarriscono mai
restano oltre ogni addio
e lo so bene io
Questione d'amore....









