Ciò che anima la tavola
evoca casa mia.
La tovaglia di pizzo ricamata
conserva ancora le pieghe del cassetto canforato,
i piatti bianchi rifiniti d’oro (in buono stato
fumano cose strane,
sono pensieri che si spandono come campi di margherite
scrutano l’orizzonte,
percorrono sentieri ,
ed lì che odo le voci: sono farfalle…
Ed è lì che sento i sospiri: sono anime…
Sono applausi e follie.
Mi spoglio da questo malinconico ricordo
incurante del tempo
lo conservo tra le pagine di un libro
è una cornice sbiadita,
è un'assenza che passa ,
un rifugio dell'Inverno, nostalgia.
Seduco la luce che quasi scompare
io che di luce
ho solo un cortile spoglio di sole.
( pensando Alda Merini)
11 commenti
Aggrovigliavo il viso
tra le mani e tu
con uno sbuffo ridevi.
il tuo passo ciondolante
sovrastava il mio
e nelle tasche avevi tesori per me.
mille cuori battevano sul mio
dolce la mano posavi sul capo
quell'amore di padre un po' stanco
gioiva solo al mio tenero riso.
seii ancora al mio fianco
con la tua anima bella
sento ancora il tuo sorriso
anche se tra le mani
il tuo viso non posso piu' aggrovigliare.
tra le mani e tu
con uno sbuffo ridevi.
il tuo passo ciondolante
sovrastava il mio
e nelle tasche avevi tesori per me.
mille cuori battevano sul mio
dolce la mano posavi sul capo
quell'amore di padre un po' stanco
gioiva solo al mio tenero riso.
seii ancora al mio fianco
con la tua anima bella
sento ancora il tuo sorriso
anche se tra le mani
il tuo viso non posso piu' aggrovigliare.
Tutto dalla parte della vita
E dell’amore
Guillaume Apollinaire
Ovvero:
Della poesia elettrica e mille battiti senza più ore.
Alta la tensione e slanci alati
evviva tutti i moti accelerati
Ma ben venga se dici anche scellerati.
Ti attraversano persino le ginocchia
Scatenano la corsa estrema della mente
La colonna vertebrale scrocchia.
Il treno è partito e già arrivato
Ha attraversato anche i divani
L’avvenire era tutto nelle mani.
Peccato .
Svanì d’un tratto il senso
Il mondo è diventato un gran bestiario
Di religioso credo irreligioso.
Nell’epoca che scorre forte
Di rombi e di boati è rimasto ben poco di gioioso
E così tremante il destino dei fiori
il destino del vento
il destino del vento
Non è rinascimento
nell'epoca oscura.
nell'epoca oscura.
Non sono quelli i versi di fresca stesura.
Serve rilanciare un‘avventura
una ragione ardente
un amore carnale , struggente
infinitamente dolce
terrestre
nelle sue sfumate variazioni
anche celeste.
E basterebbe programmare
un destino storico più agreste
un movimento tellurico
un futurismo lirico.
Firmato
Guillaume Apollinaire
Guillaume Apollinaire
Ovvero:
Dello spirito che raggiunge il sogno
E le bionde sfere.


Soffice
morbida
la tua mano
che mille lavori ha visto
che la stanca schiena
ha aiutato
che il tempo ha ingrigito
senza darti
quanto dovuto
come marmellata al gusto
burro appena sciolto
adesso ritorna padrona
nel toccare
leggera e libera di poggiare
gustarsi ogni movimento
passato molto tempo
T'amo come le cose difficili
come i giorni semplici
come la noia che mi fa divertire
t'amo più dell'odio di qualsiasi amore
come la pioggia e le foglie d'autunno
T'amo come le parole che non esistono
come gli ossimori e le nuvole al vulcano
t'amo come la tramontana che ripara il cuore e il respiro
t'amo ogni giorno di ieri
t'amo ogni ieri d'oggi e ogni domani
ogni parola sospirata e viva che sussurro
ad orecchi mai stanchi
a mani calde e agli abbracci d'ogni ora
t'amo come la fretta che ho sempre nella mia pazienza
t'amo come fossi urgenza urbana,
una corsa al mare, d'improvviso e poi piove
t'amo e più so darti emozioni
che più t'angolano dal verso
lungo destrezze rapide d'ogni premura.
Sogno destarti l'intenso in ogni tuo breve,
e la voluta che salga pure a norme di fumi
più a valle e scarica al mare , del luogo permeato
a valide rese, sconnesse le mie ragioni per te
t'amo a ragione d'esser folle e alla follia razionale
per ogni alto piano, per ogni irta pianura Quinziana che sfocia dominanze del fastidio
nei caldi segmenti nutriti di carne e marlboro.
Eppure non cessi d'esistere nel mio andare
li, verso, al tuo lato cadente,
come distratto retaggio , nel permeante più greve ,
la strage di carne in attesa. D'amore e piaghe di piacere
di solite partite pareggiate al meridiare d'estate
ti conobbi al sipario d'agosto
a settembre stappammo bottiglie d'amore.
T'amo come fossi l'amore
nel breve tragitto che distacca
il tuo core col mio.
T'amo chiaro ancora perenne
il silenzio m'avvolge le gote del tuo lieve star qui
sei sostegno e futuro dei miei avvenire
del mio affluire nel tuo mare.
T'amo
come i giorni semplici
come la noia che mi fa divertire
t'amo più dell'odio di qualsiasi amore
come la pioggia e le foglie d'autunno
T'amo come le parole che non esistono
come gli ossimori e le nuvole al vulcano
t'amo come la tramontana che ripara il cuore e il respiro
t'amo ogni giorno di ieri
t'amo ogni ieri d'oggi e ogni domani
ogni parola sospirata e viva che sussurro
ad orecchi mai stanchi
a mani calde e agli abbracci d'ogni ora
t'amo come la fretta che ho sempre nella mia pazienza
t'amo come fossi urgenza urbana,
una corsa al mare, d'improvviso e poi piove
t'amo e più so darti emozioni
che più t'angolano dal verso
lungo destrezze rapide d'ogni premura.
Sogno destarti l'intenso in ogni tuo breve,
e la voluta che salga pure a norme di fumi
più a valle e scarica al mare , del luogo permeato
a valide rese, sconnesse le mie ragioni per te
t'amo a ragione d'esser folle e alla follia razionale
per ogni alto piano, per ogni irta pianura Quinziana che sfocia dominanze del fastidio
nei caldi segmenti nutriti di carne e marlboro.
Eppure non cessi d'esistere nel mio andare
li, verso, al tuo lato cadente,
come distratto retaggio , nel permeante più greve ,
la strage di carne in attesa. D'amore e piaghe di piacere
di solite partite pareggiate al meridiare d'estate
ti conobbi al sipario d'agosto
a settembre stappammo bottiglie d'amore.
T'amo come fossi l'amore
nel breve tragitto che distacca
il tuo core col mio.
T'amo chiaro ancora perenne
il silenzio m'avvolge le gote del tuo lieve star qui
sei sostegno e futuro dei miei avvenire
del mio affluire nel tuo mare.
T'amo
La tua vita
erano queste odi alla Terra
quelle visioni
lievi e incredule
di praterie senza confini,
le carezze agli alberi
figli antichi
del tuo passaggio
La tua vita era pioggia
che dà gioia al fiume
ad ogni sasso
riposo del cielo
era il sogno
un cavallo di vento
senza padroni
La tua vita era
veder rigogliare il bene
sotto il piede ruvido
dell’aridità
La luna lo accolse nel suo grembo,
il sole ne illuminò il cammino,
il vento leggero cullò i suoi i sogni.
Soffici nuvole dipinsero tersi cieli e
arcobaleni d'amore.
Gocce di diamante lo accrebbero ,
fosche nebbie vennero trafitte da dardii di luce,
Ora sei nel tempo e nello spazio, nel sole e nella luna,
piccolo mio,
cielo, nuvole, arcobaleno di speranza,
diamante nel mio cuore,
linfa d'amore.
Impercettibile vento
che sospendi
le nebbie
dell'anima.
il sole ne illuminò il cammino,
il vento leggero cullò i suoi i sogni.
Soffici nuvole dipinsero tersi cieli e
arcobaleni d'amore.
Gocce di diamante lo accrebbero ,
fosche nebbie vennero trafitte da dardii di luce,
Ora sei nel tempo e nello spazio, nel sole e nella luna,
piccolo mio,
cielo, nuvole, arcobaleno di speranza,
diamante nel mio cuore,
linfa d'amore.
Impercettibile vento
che sospendi
le nebbie
dell'anima.
Son due lumi...
si perdono sognanti e giocosi
e un dolce sorriso
accenna il tuo viso!
Son due lumi...
che guardano lontano
splendono e ricamano
nell'animo infiniti tesori!
Le luci del tramonto...
s'avvertono nello sguardo
mentre quelle del mattino
s'aprono gioiosi...
al nuovo giorno che nasce!
Sono due lumi...
sono due occhi caldi e teneri
sguardi d'infinita bontà!
Un autoritratto della pittrice Marilena Pisano
si perdono sognanti e giocosi
e un dolce sorriso
accenna il tuo viso!
Son due lumi...
che guardano lontano
splendono e ricamano
nell'animo infiniti tesori!
Le luci del tramonto...
s'avvertono nello sguardo
mentre quelle del mattino
s'aprono gioiosi...
al nuovo giorno che nasce!
Sono due lumi...
sono due occhi caldi e teneri
sguardi d'infinita bontà!
Un autoritratto della pittrice Marilena Pisano
A te
che sembri schivo
ma in realtà
sei l'opposto.
Sei simpatico
e allegro.
Grazie delle risate
e dei racconti
sempre ben interpretati.
A volte
e come
se ti conoscessi da sempre.
A te
che leggi oltre i versi.
A te
che sei un grande amico,
un grande poeta,
un bravissimo critico.
A te
questa breve dedica
per augurarti
buon compleanno Francesco.


Da bambina
entrasti in quel convento
Dove ti sedussero le brave suore.
Il tuo cuore semplice ed ignaro,
non si avvale del grave inganno.
Ti dissero: sei nata per amare.
E tutti amasti, ma non te stessa.
Io in te trovai il faro
che guidò la mia notte buia,
la melodia che uccise i miei silenzi,
il Michelangelo
che dipinse il mio sorriso.
Come la sua
ha sfidato il tempo la tua maestria
e ancor non ha perduto.
Ti ho sempre amata per tutto questo.
Ma tu perché hai amato me?
Solo tu asciugati le mie lacrime,
io per te non lo feci mai.
E quando me ne andai
non più un cenno,
mai più un saluto.
Come hai potuto amare ancora?
Per il tuo bene, io ti prego!
Non svegliarti dal sogno assurdo
in cui entrasti ancor piccina.
Vivi in esso è con esso vola via.
Tra gli iperborei ti ho trovato un posto.
È lì che ti saprò felice eternamente
Amica mia.
entrasti in quel convento
Dove ti sedussero le brave suore.
Il tuo cuore semplice ed ignaro,
non si avvale del grave inganno.
Ti dissero: sei nata per amare.
E tutti amasti, ma non te stessa.
Io in te trovai il faro
che guidò la mia notte buia,
la melodia che uccise i miei silenzi,
il Michelangelo
che dipinse il mio sorriso.
Come la sua
ha sfidato il tempo la tua maestria
e ancor non ha perduto.
Ti ho sempre amata per tutto questo.
Ma tu perché hai amato me?
Solo tu asciugati le mie lacrime,
io per te non lo feci mai.
E quando me ne andai
non più un cenno,
mai più un saluto.
Come hai potuto amare ancora?
Per il tuo bene, io ti prego!
Non svegliarti dal sogno assurdo
in cui entrasti ancor piccina.
Vivi in esso è con esso vola via.
Tra gli iperborei ti ho trovato un posto.
È lì che ti saprò felice eternamente
Amica mia.
Una vita fa ti ho conosciuto,
sei dentro il cuore
e nell'anima.
La tua musica
presente
nel bene e nel male.
Sei la poesia
della vita
che mi accompagna sempre.
Sei un vincente.
Un fiume in piena
sta correndo da te
la tua voce li accompagna.
Fa da eco
per chi come me
non può esserci.
Una vittoria
lunga quarant'anni
un archivio infinito.
Sei l'idolo
per eccellenza
e lo sarai sempre.
L'eroe della musica
Quel fiume,
quelle voci,
quell'eco.
Suonerà sempre dentro di noi
tu sei il comandante
tu sei parte di noi.
sei dentro il cuore
e nell'anima.
La tua musica
presente
nel bene e nel male.
Sei la poesia
della vita
che mi accompagna sempre.
Sei un vincente.
Un fiume in piena
sta correndo da te
la tua voce li accompagna.
Fa da eco
per chi come me
non può esserci.
Una vittoria
lunga quarant'anni
un archivio infinito.
Sei l'idolo
per eccellenza
e lo sarai sempre.
L'eroe della musica
Quel fiume,
quelle voci,
quell'eco.
Suonerà sempre dentro di noi
tu sei il comandante
tu sei parte di noi.
Il poeta non può svanire
come fa il legame
nella materia.
Lui arriva
nei luoghi più impervi
lasciando segni
d’amore universale.
I sassi rigati per sempre
dall’acqua, è lì
che i suoi versi continuano.
Li sentite? Sono loro
a gorgogliare
liberi da vincoli
di rovinosa natura.
Righe e spazi
di mondi non ebbi mai
ma nella mente volai
nel mondo inventato quando
sognasti il primo amore tu
e c'è che io ero lui
che ti teneva abbracciata tra
l'erba e il cielo
mentre tu sorridevi e inventavi
questo mondo tuo
era ormai il 1996
dimmi ora di quel tuo mondo
che te ne fai?
Sei di altri mani e altre voci
ma dimmi ora: mai ti ricordi
di noi?
Di quando inventammo l'amore
di quando scappammo dal mondo che non volevi
e ti trovai sui fili d'erba
era luglio lo ricordo
un pò più caldo ma come dire no
ai ricordi che riaffiorano stasera
a quel tavolo seduta tu con lui
ed io a guardarti sorridere
però tu mi vedi
mi sorridi, mi saluti e poi...
Come fu bello quel nostro mondo nel 1966
di mondi non ebbi mai
ma nella mente volai
nel mondo inventato quando
sognasti il primo amore tu
e c'è che io ero lui
che ti teneva abbracciata tra
l'erba e il cielo
mentre tu sorridevi e inventavi
questo mondo tuo
era ormai il 1996
dimmi ora di quel tuo mondo
che te ne fai?
Sei di altri mani e altre voci
ma dimmi ora: mai ti ricordi
di noi?
Di quando inventammo l'amore
di quando scappammo dal mondo che non volevi
e ti trovai sui fili d'erba
era luglio lo ricordo
un pò più caldo ma come dire no
ai ricordi che riaffiorano stasera
a quel tavolo seduta tu con lui
ed io a guardarti sorridere
però tu mi vedi
mi sorridi, mi saluti e poi...
Come fu bello quel nostro mondo nel 1966
Neri come la notte
ma lucenti di stelle
eran i tuoi occhi o Venerina.
Piccolo frutto, che cadesti
insieme al fiore.
Qual sapore avresti avuto?
Quali semi avresti dato?
Dicono: per ogni vita
Un progetto già ci sia.
Io mi chiedo, Padre Grande
Qual compito le desti
che sii presto lo compì?
La mandasti a sua famiglia
perchè ne avesse gioia grande.
Mai creatura ho visto in terra
più gioiosa e spensierata.
La mandasti, comunque sia,
perch'io ne avessi
quest'eterna nostalgia.
ma lucenti di stelle
eran i tuoi occhi o Venerina.
Piccolo frutto, che cadesti
insieme al fiore.
Qual sapore avresti avuto?
Quali semi avresti dato?
Dicono: per ogni vita
Un progetto già ci sia.
Io mi chiedo, Padre Grande
Qual compito le desti
che sii presto lo compì?
La mandasti a sua famiglia
perchè ne avesse gioia grande.
Mai creatura ho visto in terra
più gioiosa e spensierata.
La mandasti, comunque sia,
perch'io ne avessi
quest'eterna nostalgia.









