Dolcemente
mi hai preso
per mano
e mi hai condotto
in punta di piedi
tra viali poetici,
delicatamente
tra vie di note
armoniose.
Magicamente
hai ascoltato
i miei silenzi
hai letto
i miei pensieri
con sguardi
intensi e
penetranti.
Mi manchi nonno.
Mi manchi ancora
come nel tempo che fu,
un tempo che
non tornerà più.
Miro il cielo
e sento
che tuttora
tra poesia e musica
la mia più
tenera lirica
sei tu.
che fan cazzotti in continuazione,
li vedi spesso in televisione,
son famosi in ogni Nazione.
Uno grande grosso e barbuto,
ti solleverebbe con uno starnuto,
l'altro dagli occhi chiari che splende di beltà,
in molti lo chiamavano Trinità.
Con loro se ne vedono delle belle,
di risate a crepapelle,
e sa han fame e son da soli,
te li ritrovi a mangiar fagioli.
A volte sembrano due matti,
interpretando due super piedi quasi piatti,
alcune altre fan finta di litigare,
mentre con gli ippopotami gli piace stare.
Le loro leggendarie battute,
son da tutti risapute,
mentre le loro colonne sonore,
le conoscono persino le suore.
Hanno accompagnato intere generazioni,
per i più piccoli anche meglio dei cartoni,
film visti a ripetizione,
sempre come se fossero in prima visione.
Ancora oggi vengono riproposti dal palinsesto,
li rivedo volentieri anche se con occhio più mesto,
in ricordo di anni che non torneranno più,
quando loro erano l'appuntamento fisso alla TV.
Non volevo però lasciar alla nostalgia nessun richiamo,
Bud e Terence mi direbbero: ' Altrimenti ci arrabbiamo',
allora con un barattolo di marmellata mi siedo sul sofà,
e congedandomi scrivo: ' Solo Puffin ti darà forza e grinta a volontà'.
dove un bimbo
ci ha lasciato anche il cuore
com'era bello respirare
quell'aria nitida che sapeva di mare
Quella collina dipinta e adornata
da un vecchio castello
più antico del tempo
e le vaste radure di araci e uliveti
fanno un contorno al vecchio paese.
Squillace antico ti porto nel cuore
e a volte rimango senza parole
come quel giorno che ti ho lasciato
e il mare su un treno sembrava lontano
mi manca tanto quella terra
fatta solo di creta
ma che inventa magiche costruzioni
e le stradine ripide e strette
dove un bambino oramai fatto uomo
ci gioca sempre spensierato e felice.
sfavillavano vetrine,
addobbate a tema
primavera,
una gara a quale
fosse la più bella.
Dopo visite di chiese,
si andava per negozi,
quasi tutti a braccetto,
felici.
Ora saracinesche chiuse,
forse per sempre
per tanti,
strade deserte,
solo chi crede
fermamente
in qualcosa,
sorride ancora...
voli colomba,
porti con te
un bocciolo
di rosa,
per la mia
Caterina.
Figlia adorata,
perduta in
un incendio.
Anche se
sono passati anni,
il dolore
è sempre forte
e solo sulle
ali della colomba,
trovo pace,
tracce di te
nell'infinito.
Viso contro viso a sfiorare il tuo,
liscio, rasato, sempre.
E il tuo profumo di buono,
di cose lontane come cassetti
odorosi di linde lenzuola.
Il guerriero caparbio,
l’indomito orgoglioso...
Ma io l’ho toccata, l’ho stretta
cullata ed amata, la tua fragilità.
Somigliava alla mia che
si prende a schiaffi e si veste
di sicurezza apparente.
Sensibile guerriero, docile felino
Ed ora, che il ricordo ogni volta
si fa odoroso di te, manchi da morire.
Sapevi di buono, si, e di buono
vivo quando penso di te…
Tu sei in una risata
in quelle sazie, fragorose.
Negli echi di parole
interminabili,
nelle attese di primavere
che mangiavano il tempo.
Sei tra le righe di una favola
nella rima di una poesia,
ironica, come il nostro cuore,
come noi, anime burlone.
Tu sei la malinconia degli anni
corsi troppo in fretta.
Sei una pila di sogni
strappati alla vita per sempre
e che hai portato via,
in volo con te…
La mia città, la mia Napoli mandasse
Un cassone di caffè, un cassone di gigli
Se io l'aprissi facendo risuonare
La ceralacca
Due confezioni di macinato
Due paia di bulbi
Dei fazzoletti bianchi ricamati d'argento
Dei fiori di giglio nei sacchetti di seta
E tu
E se tu uscissi da lì
Ti farei sedere sull'orlo del letto
Ti metterei sotto i piedi la mia pelle di cavallo
Con la testa chinata e le mani giunte starei davanti a te
Ti guarderei, gioia, ti guarderei stupito
Come sei bella, dio mio, come sei bella
L'aria e l'acqua di Napoli nel tuo sorriso
La voluttà della mia città nel tuo sguardo
O mia sultana, mia regina, se tu lo permettessi
E se il tuo schiavo Labbra Tristi l'osasse
Sarebbe come se Respirasse e baciasse
Napoli sulla tua guancia
Ma sta attenta
Sta attenta a non dirmi "avvicinati"
Mi sembra che se la tua mano toccasse la mia
Cadrei morto sul pavimento.
tra corsie anonime,
cercare fiori
tra medicine e
flebo,
stare vicino
a questo amore
spaventato,
che vede rifugio
solo nei tuoi
occhi.
Amare ancora,
senza spensieratezza,
col dolore chiuso
dentro il cuore,
sperando di
tornare a casa.
Vecchi bambini e donne
uomini qualsiasi
carne macilenta e nuda
vestita solo di anima
gettata
come spazzatura
dentro il Carso
più profondo.
Nessuno deve vedere
nessuno deve sapere
della vigliaccheria dell’uomo.
Là sotto per fortuna
è fredda la pietra
là sotto per fortuna
non ci sono estati ne inverni
a scandire il tempo
dei fiori di ghiaccio.
Che la pietà umana
nel giorno
di una reincarnata primavera
ha sciolto.
Ora
vecchi bambini e donne
uomini qualsiasi
sono alla terra.
Tutti devono vedere
tutti devono sapere
della bontà dell’uomo
che della bianca pietra
ne hanno fatto corpi.
Dentro il Carso
più profondo
un lieve odore
di fiori.
il tuo sguardo
le tue parole
che odo nella mia testa.
Il tuo sorriso
non posso dimenticarlo.
Il mio cuore è con te
sei nei nostri cuori,
nella nostra vita.
Mi basterebbe
solamente un semplice
“ciao”.
Ma posso solo
sentirlo dentro il mio cuore
dentro la mia testa.
Vorrei dimenticare le lacrime,
vorrei stravolgere la vita…
Ed essere sempre con il sorriso
come lo eri tu.
Non dimenticherò mai
quanto eri straordinaria
in ogni situazione,
seppur nella tua grande fragilità.
Un giorno
ti guarderò negli occhi
e leggerò il tuo stupore.




