In questo luogo
di vento e di pace
un sorriso
ha una via
rimasta agli occhi .
Al seno della madre
fa ritorno
incontrerà altre genti
seguendo un
tratto di luce.
Lasciando a noi
il pianto
e una vita passata
di voci e di ricordi.
Ciao Concetta
Per quello che siamo
la semplicità del mattino
il sorriso dell’acqua
le sensazioni dell’amore.
Per i momenti vissuti
la curiosità di scoprire
il senso delle cose
le passioni espresse.
Per tutte le volte in cui
scopriamo che
il pianto è gioia
le mani tremanti emozioni
la vita stessa un battito in più.
Per quello che siamo
e che mai abbiamo saputo di essere.
Non amo il mare
come il gigante sa
che non può amare
quel bambino
quando gli farà male.
Non amo il mare
e la sua bonaccia
una parentesi di vento
per soffiarmi
alla deriva.
Non amo il mare
e la sua battigia
dove scrivere dei versi
che l’onda poi
mi porta via.
Anche per questo
non amo il mare
e so che per altro ancora
lui mi potrà fare male.
Dedicata a tutti coloro che, non per voglia propria ma per inseguire un sogno, sono deceduti in mare.
Sono rimasto celibe
mamma come volevi tu,
un ramo secco al vento
per amore di una donna,
mamma innamorata sei tu.
All'alba sogno il grano
del color oro i suoi capelli,
una ragazza desiderata
che miro sempre dal balcone
con la finestra socchiusa
per il dolore della separazione.
Un bacio non è quello della mamma.
senza aggiungere lacrime
senza altro da dire.
In questa vita spietata
dove nessuno ti aiuta
siamo siamo numeri.
Inutile dire
quello che non doveva essere.
Non trovo la forza per reagire
mi sento vicina a te,
ho voglia solo di piangere
sono arrabbiata
con questa vita ingiusta
la mia testa non smette di pensare.
E poi guardo quel sorriso
troppo forte, troppo doloroso
per dare un senso di pace
e mi domando
PERCHÉ
PERCHÉ...
Si chiudono le parole
la solitudine mi fa compagnia
dentro il mio dolore.
CIAO MARY
All’albor dell’esistenza
donna fu il soffio di vita
che animò l’uomo e il grembo suo.
Dall’or lo generò,
ma dopo l’inizial vagito,
dell’immemore, l’oblio.
Tracotanza nel pensar
lui principe ella suddita;
non l’essere effimero
di fine acume
è la femminile indole;
ammaliante il suo agir.
Nelle tempeste della vita
se il timone a lei si lasciasse
la rotta giusta riuscirebbe a tracciar
e in mete tranquille sarebbe ad approdar.
Essenza celeste, ahimè, liei non è
e debolezze e peccati dell’umano
anche essa ha…
Seguimi ma non troppo,
ti seguo ma ti perdo,
leggo nei tuoi occhi
ma sono irriverenti.
Scrivo con l'anima
ma non ti degni,
leggi e m'ignori
resti solo e anonimo.
Seguimi ma non troppo,
ti seguo ma ti turbi,
resti sconfitto e taci.
Seguimi ma non troppo,
ti seguo ma sei ombra,
sei vuoto di conoscenza.
A chi non lascia tracce.
Manca l’ultimo nuovo colore
al duro e ostinato vagare
nella trincea del mio micro campo.
Più non basta l’azzurro del cielo,
monotono pretesto a salvaguardia
d’ingenui abbagli oramai datati.
So dell’uomo senza più confini,
del suo esplorare pance d’infinito,
e mi acquietano i frutti del futuro.
Non ancora del tutto ripiegato,
unghierò una fiancata del fosso
‘sì da potermi accostare al bordo.
Questi occhi punterò su in alto
- auralbe d’Orione vicino -
Tramonti no, ché gemmano notti!
che nessuno riuscirà a salvarmi
impazzisco al dolore
che mi stringe.
e tu non ci sei
crollano speranze e sorrisi
cedono il passo alla paura
di restare senza di te.
da questo tramonto eterno che sanguina.
per riascoltare la tua voce
che risuona nella mia testa
ma tu non ci sei più...
senza alba ne speranza.
La morte sopra a tutto il velo stende
su piante, bestie, anche su l’umano.
Anche su te ha steso la sua mano
ma il cuore mio ferito non si arrende.
*
Di certo, dal viaggio che hai intrapreso
lo so, sarà impossibile che torni
ma mi resta nel cuore un grande peso
che tristezza, mi manchi, tutti i giorni
*
ogni ora ogni istante ogni minuto
non so come farò ad andare avanti.
Quando ti ho dato l’ultimo saluto
ti dissi non saremo mai distanti.
*
Per me sei stata il dono più prezioso
tanto t’ho amata e tu m’hai amato tanto
ormai io sto annegando nel rimpianto
di averti persa amore. Buon riposo.
***
Quando il sempre odiato vento
per una volta vorrei al mio fianco,
pronto a spazzare con una folata
inquietudine che insulto arreca,
se l’aria non è l’aria voluta
ma è solo odor d’agonizzanti rose
chiuse nel metro imposto dal tempo
col cuore recluso ch’evadere tenta,
mentre più non distinguo il mio sole
e il tramonto io confondo con l’alba
intanto che il blu del mare non guardo
facendo svanire il sogno di sempre,
ho bisogno di credermi. Ancora!
*
E' una mia vecchia poesia e la dedico a MANUELE, autore all'interno di questo sito.
Fossi lastra di marmo nero
le vene d'oro
scintille della luna
nella notte che non passa
la notte fonda
di latte in cielo.
Fiati di mòchena
appiccano il sudore delle stelle:
venga il tuo regno
Regina – all'alba.
Venga il tuo regno.
Qui ancora tremano
le capre senza stalla
e queste labbra
chiedono perdono.
*venga il tuo regno, in lingua mòchena (minoranza linguistica nella zona del Trentino dove la meravigliosa etiope Agitu Ideo Gudeta, barbaramente assassinata, risiedeva)








