di una notte
senza fine
si riflettono
come in uno
specchio
immagini di vita travolta,
caotiche
in bianco e nero
svaniscono
nella memoria
di immemori
indifferenze.
Note
di un requiem
civile
si alzano
dalle strade
bagnate
di pioggia
accese
di rabbia,
dove i giorni
languono su
visi, corpi
di identità cancellate
legate a speranze
dissipate
in primavere mai nate
in un riscatto abortito.
La vergogna intride
la nostra terra da nord a sud,
noi burattinai del Mangiafuoco
che sull'Olimpo risiede
Le tre settimane sono arrivate a due,
la pioggia è lacrime di chi
“il portone” antro del luogo
dove lasciava sudore e stanchezza
in faccia si è visto sbattere ….
Muore la speranza
seminando incazzature forti
ed il cuore del paese martella incessante
gonfiando, pallone aerostatico
che nel cielo si immolerà esplodendo,
ormai troppo gravido partorirà
ribellione allo stato puro
La natura si ribella
aggravando il malessere,
si unisce a noi in un corte di protesta
perchè questo incerto futuro
impaurisce, secca le fauci
fa gorgogliare le pance
dando voce ad una musica
che puzza di morte
Mercantini scrisse:
“eran trecento eran giovani e forti e sono morti”
Noi la patria salveremo
alcuni soccomberanno
ma non tutti moriranno!!!
La vita sempre
in me freme
con un occhio
di riguardo,
e trovo spunti
negli amici
senza mai niente
dire a chi
scherzi poco
sinceri sa
fare.
E mai le
persone se la scampano.
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Prefazione
Questa poesia farà parte del concorso
L’ha chiamata un desiderio irrevocabile di pace
L’urlo di qualcuno stanco di una vita ormai tormento
occhi che ormai vedono oltre
Sacre immagini e pagani amuleti rimossi
Ancora istanti di vita nella stanza
Tempo terreno sospeso
sarà eterno tra poco
dopo l’ultimo stanco respiro
Adesso il silenzio è più intenso
Ora c’è un’altra presenza
Un’attesa
Un preludio di fine
Nessun altro osa entrare dove la vita si ferma
A capo coperto l’ultima madre
lascia pianto alle spalle
Ha offerto una vita all’eterno
esaudito un ultimo sogno
L’accabadora scivola via nella notte ormai fonda
Ha condotto per mano chi voleva partire
lasciato all’ignoto chi ha voluto finire
rifiutando con l’ultimo grido il dolore
e lentamente scorre
per posarsi sul ramo
che l’alba attende
si accendono le stelle
e penetra la luce
nel cuore impietrito
dell’uomo che più
il sole non scorge
perché il pensiero
è granitico e l’orizzonte
non sogna.
ALTROVE
Ti ricordi?
Stanchi di essere diversi
dicevamo di essere di “Altrove”
quel paese che esiste e non esiste,
di essere fatti di una speciale lega
prodotta per caso e mai più trovata.
Dicevamo di essere uomini
nati il giorno dopo,
come tutte le cose che ancora
non son nate.
Essere diversi era troppo poco,
non ci bastava essere eccezioni
di un mondo buffo con regole già date
e di regole noi non ne avevamo una.
Ti ricordi?
Non abbiamo mai pensato di essere migliori,
anzi: la pasta con cui eravamo fatti
era scadente, sospetto la peggiore,
ma era questa la nostra differenza,
essere fango che da solo si modella.
Ed ora?
Siamo ancora così, siamo di “Altrove”.
Forse esistiamo,
forse da tempo ce ne siamo andati,
forse stiamo solo aspettando
altre soluzioni...
come un mondo, ad esempio,
un mondo che sia nuovo.
Abner Rossi
30 settembre 2012


Da lontano abbagliata
d'illusione ammaliata
fumo negli occhi.
Ingannata
alla terra strappata
del piacere,
schiava,
La luce fioca dei lampioni
illumina il viso
ma il trucco non cela
il moccio che cola dal naso.
Nell'indifferenza,
senza pudore
han perso il profumo
i fiori d'arancio.
aperta,
sul petto villoso,
seppur senza peli;
chiudi i bottoni,
parti per la montagna
e allaccia i pantaloni...
Preparati col piccone
e trafiggi
quelle dure protuberanze,
resta imbacuccato:
ti osservano
da quelle baite,
tra panini,
salumi
e calde stanze...
Tu ti arrampichi,
tu sudi,
forse tocchi la vetta
e onorerai
il padre,
l'amico
che si attaccava
con vigoria
a quel calcare
che avanzava...
"Non c'è lavoro"
dice il lavativo;
io mi esprimo,
con il correttivo,
con la tuta da impiegato
e mi immergo
tra le alghe
dell'ambizioso creato...

La bellezza
della giovinezza
emana dai visi
di giovani ragazzi
che brillano come
stelle in terra
voglia di vivere
un pensiero al futuro...
Sotto le luci psichedeliche
al ritmo incalzante
della musica
danzano luminosi
come lucciole
nella notte -
la luna osserva
sorride gioiosa...
I corpi sinuosi
parlano muti
la loro felicità -
tra i fumi dell'alcool
l'incanto di neve bianca
vivono la notte...
- E arriva l'alba -
Sgomento negli occhi
ormai vitrei fermi
nella morte
i corpi scomposti
sull'asfalto gelato
di un inverno assassino...
Nasce un fiume di lacrime
da chi loro la vita ha dato
ed ora la morte
ha rapito -
un ultimo ballo
tra sirene e lampeggianti
piange la luna
accoglie le piccole stelle
nel cielo cupo
angeli in cerca di vita
ignari della morte
che dietro la curva
...li attendeva...
La mia società | Divora | |
| stagno che mi specchia forse mai diverrà città comunque in tiro di metamorfosi ametaboli novizi pur sempre alla conquista del centro, di un cerchio d’acqua melmosa, la mia propensione agli ossequi calo i pantaloni e “twittami questo” dico in timidezza ormai, esibirei perfino il codice binario che traduce nausea ossessiva da manipolazione intestina in atto metabolizzando pezzi di dignità in rutti di vanagloria dove l’insipido mi abita, finalmente, ti sei sfamata. | non c’è società privata di senso civico fermento lasciato ai gusci figli senza i nostri sguardi è ansia sprecata, la voglia di fare attendo e mi sento reattivo in linguaggi improvvisati appena rivoltando boli di coscienza in fuga dall’accettazione Buon pro! |
oscuro male oscura male
***
Questa laguna è sempre più tetra e prima o poi impazzirai
sei nero fradicio e sai di ronzio di zanzara e delle sue ali
schiacciate al muro calma nevrotica e morsi alle viscere
prima di farsi pace assoluta l’adrenalina brucia ed incendia
il dolore che covi, è sconvolgente volatilità, odore di gas.
***
Quando guardo germogli penso fiori futuri di morte
penso morirò di me senza di voi e non vi guardo.
--------------Dal tentato suicidio di un amico veneziano alla paura per il futuro dei nostri figli
Le tre e un quarto,
il buio è profondo
ad ogni battito
delle lancette dell'orologio
altri mille battiti
muoiono
si sentono urla
nel silenzio
della notte
di madre straziate
che al petto stringono
piccoli corpi
dal ventre gonfio
lo sguardo immobile
nel silenzio della morte







