Esce avvolta nella mantella nera
L’ha chiamata un desiderio irrevocabile di pace
L’urlo di qualcuno stanco di una vita ormai tormento
occhi che ormai vedono oltre
Sacre immagini e pagani amuleti rimossi
Ancora istanti di vita nella stanza
Tempo terreno sospeso
sarà eterno tra poco
dopo l’ultimo stanco respiro
Adesso il silenzio è più intenso
Ora c’è un’altra presenza
Un’attesa
Un preludio di fine
Nessun altro osa entrare dove la vita si ferma
A capo coperto l’ultima madre
lascia pianto alle spalle
Ha offerto una vita all’eterno
esaudito un ultimo sogno
L’accabadora scivola via nella notte ormai fonda
Ha condotto per mano chi voleva partire
lasciato all’ignoto chi ha voluto finire
rifiutando con l’ultimo grido il dolore
L’ha chiamata un desiderio irrevocabile di pace
L’urlo di qualcuno stanco di una vita ormai tormento
occhi che ormai vedono oltre
Sacre immagini e pagani amuleti rimossi
Ancora istanti di vita nella stanza
Tempo terreno sospeso
sarà eterno tra poco
dopo l’ultimo stanco respiro
Adesso il silenzio è più intenso
Ora c’è un’altra presenza
Un’attesa
Un preludio di fine
Nessun altro osa entrare dove la vita si ferma
A capo coperto l’ultima madre
lascia pianto alle spalle
Ha offerto una vita all’eterno
esaudito un ultimo sogno
L’accabadora scivola via nella notte ormai fonda
Ha condotto per mano chi voleva partire
lasciato all’ignoto chi ha voluto finire
rifiutando con l’ultimo grido il dolore

Commenti
Il seguito è di Fonte web da: simonetti.blogautore.espresso.repubblica.it
Una donna adulta e rispettata dalla comunità, in Sardegna, che spesso faceva anche la levatrice, incaricata di porre fine alla vita di moribondi la cui agonia stava durando troppo. Compito che lei eseguiva con un rituale preciso: entrata nella camera dell'agonizzante, dopo aver chiesto di essere lasciata sola toglieva dai muri crocefissi e immagini sacre e poi con un cuscino, un piccolo martello o a mani nude, procedeva.
Questa è l'”accabadora”, dallo spagnola acabàr che significa finire, portare a compimento, terminare.