Poveri noi, povera gente
Povera Italia che tristemente
Guarda lo scempio di Montecitorio
Dove un vigliacco fango mortorio
Sta consumando  di notte e di giorno
Ciò che di buono vediamo d’intorno,
Poveri noi che siamo costretti
Incatenati e in tuguri ristretti
Ad osservare di dietro e davanti
Ciò che combinano quei governati
Che se ne fregano sia dell’onore
Di una nazione che vive d’amore
E sia del dolore che tutto distrugge
Gente che arriva e gente che fugge.
Poveri noi e poveri tutti
Che sottostiamo ai cattivi ed ai brutti
Senza coscienza e nemmeno l’orgoglio
D’essere in questo incantevole scoglio
Chiamato Italia culla del mondo
Di poesie a nessuno secondo
Di santi eroi e di navigatori
Di fede, artisti e di canto signori.
Poveri noi, ripeto la storia
Che anche i sassi sanno a memoria
Ma loro lì si stanno  scannando
Mentre l’Italia sta sempre affogando.
 
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Profilo Autore: nabrunindu  

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Dentro al cuore hanno aride praterie
orfane di bisonti
dove giacciono arenati sogni
ed illusioni.
 
Inerti caviglie
affondano sulla riva viscida
del fiume impetuoso della vita
che non hanno avuto il coraggio
d’attraversare.
 
Negli occhi hanno il riflesso
di aurore
sempre più lontane,
di stelle
che nemmeno con la fantasia
hanno saputo raggiungere,
del sole
che mai li ha riscaldati,
ma solo implacabilmente
accecati.
 
E ormai il loro cervello lo sa,
che sta ridiventando
polvere.
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Profilo Autore: Falug  

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Stanca dei soprusi
delle angherie subite.


Stanca dell’invidia della gente
di vedere tanta cattiveria.

Non capisco che divertimento si prova a
trattare le persone a pesci in faccia.

Forse fa sentire più importanti
più alti di grado.

Non si rendono conto che si mette a
repentaglio la psiche delle persone.

Se ne fregano di quello che succede
nel cervello di coloro che sono presi di mira.

Provocando ferite molto profonde che non 
guariranno mai.


 
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Chiuderò gli occhi
in questo istante
ascoltando nell’ombra le paure
di quelle onde che infrangono il tempo.
 
Veglierò un ultimo silenzio
per poi aver timore di un’alba
cercando tra le dita la mia vita
che segnai donando carezze.
 
Ti scrivo morte, per sorriderti
mentre dentro
un fulmine a ciel sereno
riapre gli occhi all’anima mia
per rilasciare un’ultima lacrima

d’esistenza.




 
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Profilo Autore: Enzo Agostini*   Socio ordinario del Club Poetico dal 21-03-2011

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Hai professato un'altra religione
quella delle bombe e della menzogna
hai inventato guerre perchè
vuoi conquistare il mondo
vecchia carogna hai parlato di democrazia
ma poi hai sganciato l'atomica a HIROSHIMA
hai trafitto con la tua falsa pace
bambini e  donne spesso madri
Guarda questo fiume rosso sangue
figli dell'america che non c'è
pellerossa massacrati dall'uomo bianco
e lei piange perchè
sposa di un marines non diverrà
hai ancora nella testa
quella falsa tua onestà
di chi cerca di nascondere i massacri
e da la colpa a popoli altrui
un tempo amici tuoi

Hai parlato di fare la pace
sparando finanche il sole
poi hai disperso le prove
regalandole ad altri eroi
che per errore o libertà
hanno scelto di esserti nemici
hai preso le sue donne
le hai violate
hai massacrato bambini
poi ti sei fatta chiamare LIBERTA'
t'hanno chiamato liberatore
quando qui nel mio paese
hai ammazzato il mio futuro
mi hai regalato questa
sporca ed inutile democrazia
che è cosa vostra e non è mia

mi hai sporcato il cuore di sangue
e non mi hai chiesto scusa
vuoi soltanto passare per
cosa buona ma
per me resti una porcheria
miss U$A non sarai mai
tra le mie donne amate
vorrei solo cancellarti
ed odiarti...
 
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Profilo Autore: fgl  

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L'attuale maggioranza
li coccola imbrogliandoli
in modo che si sentano
i ricchi del momento.

L'attuale minoranza
li affossa come vermi
sicura d'ottenere
un'adeguata ribellione.

Domani cambierà
per poi ricominciare:
e ciò ch'è maggioranza
ridiventa minoranza
e ancora viceversa,
è stato e lo sarà
nei secoli così.

Poverini i poveri:
la colpa e la partenza
di ogni malumore,
la base e la giustizia
di ogni avventuriero,
il pozzo dove attingere
o dove riversare
i mali della terra.

Poverini...i poveri. 
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Profilo Autore: nabrunindu  

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Solo un pianto nel mattino,
tu, rifiuto tra i rifiuti,
con la vita in un cestino,
e nessuno che t'aiuti.

C'è una pietra dentro il petto
di una madre senza amore
che ha voluto un taglio netto
per un figlio dell'errore.

Verso lacrime di sole,
ma la bocca non ha suono,
sono morte le parole
e con esse il mio perdono.
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Profilo Autore: silvia piga  

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La Morte
abbraccia
una vita volata.
La morte porta via
una vita segnata.
Un bimbo mansueto
dorme il lungo sonno della Morte,
vittima di una  atroce sorte.
20 ottobre 1944;
un nero boato;
uno squarcio nel tetto;
un ignoto aviatore
regala la morte
e ha una medaglia sul petto.
Lugubri sirene
annunciano sinistre
la Morte che viene.
Belati di agnelli,
stritolati dall'acciaio,
straziati dal fuoco,
urlano ancora
all'infame aviatore,
non oblio o compassione,
ma solo giustizia.
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Profilo Autore: Fedel Franco Quasimodo  

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Ritorneranno i padri
nella loro terra
riabracceranno le donne
rosse di pianto.
Brucerà tanto la sabbia del mare
farà più caldo del solito.
Non ci saranno più gli aranceti
che coloravano questo paese
ci han costruito un'autostrada.
Questo mondo cammina
anche giù al sud
corre veloce più forte del vento.
Ritorneranno in quella terra,
ma non sarà come allora
quando per strada
non c'era l'asfalto
ci si giocava tranquillamente.
lì dove adesso c'è un grattacelo
c'era un bel prato verde speranza
raccoglieva bambini, i vecchi
e le donne
passavano il tempo
a raccontare di noi padri
che eravamo lontani
non potevamo sentire.
Ritorneranno ogni volta più vecchi
e non sarà più come prima...
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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Sei giunto tardi, papa Bergoglio,
ma non rendere il tuo ruolo vano;
pulisci presto l’indegno vaticano,
pregno d’onta e sporco orgoglio.
 
Il messaggio di Cristo redentore
ti darà sempre tanta forza e lena;
sii suo foriero, non aver timore,
annienta mercanti e cantilena.
 
Il tuo nome, scelto per missione,
onori il grand'uomo poverello;
sii di lui l’emblema e suo modello,
porta al mondo l'anelata redenzione.
 
Dona tutto intero il patrimonio,
nei secoli accumulato con inganno
al completo servizio del demonio,
che al mondo porta solo danno.
 
Io non credo in nessun dio,
ma tanto nelle buone istituzioni;
quindi, ascolta il mio forte desio
ed annienta le cattive intenzioni.
 
Preti, vescovi e prelati delinquenti
sono sciacalli, iene ed avvoltoi,
che da secoli falsano il Messaggio;
con mafie e politicanti conniventi,
ben pasciuti, come grossi buoi,
divorano il prossimo a loro agio.
 
La discordia sulla terra incombe
e il bene spesso al mal soccombe.
 
Spero che tu sia un uomo vero
e che gli atti ne diano la prova;
però, Francesco, io sono sincero:
penso che il marciume si rinnova.


 
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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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Ma perché non ci fatte respirare
Pietà per questi poveri italiani
Prendetevi una tregua balneare
Al posto dei bisticci quotidiani
 
Smettetela da bravi per favore
Con tutte le allarmanti previsioni
Col pil che sale e scende con terrore
In barba a tante giovani illusioni
 
Lo spread è un demoniaco spauracchio
Sparato alla tv nell’ora buona
Che gusti il tuo gelato col pistacchio
E sembra il temporale quando tuona.
 
Perché ve ne cercate sempre una
Che trova qualcun altro in disaccordo
Parlate chiacchierate sulla Luna
Discorsi di un cretino con un sordo.
 
Sembrate dei bambini dispettosi
Che giocano a chi deve spaventare
I popoli che vivono in simbiosi
Con fame e povertà  da affrontare.
 
Smettetela una volta e fatte bene
Il vostro lavoretto in Parlamento
Che il popolo non sempre si trattiene
E poi vola tutto  come il vento.

 
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Profilo Autore: nabrunindu  

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Con questo ritmo
si va avanti
una musica moderna
allegra e spensierata
dei paesi al sud dei tropici
dove c'è la povertà,
ma la gente ci vive 
tira avanti alla giornata.
Il bambino è senza scarpe
non ne ha mai calzato un paio,
ma ti guarda sorridente
tirando calci ad un pallone
un po' sgonfio.
E il ritmo continua
con la pioggia fortissima
che si abbatte sulle case
fatte solo di legno
sono mesi di tempeste,
ma la gente del posto
                                                       quando torna un pò di sole                                                      
si dà tanto da fare.
Giù al sud dei tropici
c'è ancora tanta vita
ed esiste l'amore...
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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per troppo tempo sono passato nel degrado e nell'abbandono ambientale romano, avevo in tasca qualche scontrino e ho dato anch'io un parzialissimo contributo, ma certo non per questo mi posso sentire abitante di questi luoghi
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Profilo Autore: fabio locurcio  

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Il lavoro, il risparmio e la concordia
assicurano la pace e la ricchezza;
con essi l'uomo acquista nitidezza,
viceversa solamente la discordia.
Il lavoro è fonte di guadagno,
rende la vita operosa e bella;
chi sceglie l'ozio per compagno
alla noia succhia la mammella.
Però non basta solo guadagnare,
bisogna far buon uso dei denari;
spender si deve, ma anche serbare,
senza fare la fine degli avari.
Ma lavoro e risparmio da soli
non bastano, concordia ci vuole
tra gli uomini, se no son duoli
dall'alba al tramontar del sole.
Per avere le tre cose ci vuol poco:
basta dare a tutti il tutto;
ogni cosa avrebbe il giusto loco
e lo Stato godrebbe sì gran frutto.
Se i governanti di questa società
saranno sempre falsi e disonesti,
gli italiani non avran prosperità,
ma vivranno solo dì funesti.
A chi giova questo malcostume?

Forse a chi non usa la ragione,
al folle, all'onorevole lordume.
Aborrite la prevaricazione!
Demolite finalmente i piedistalli,
su cui si regge il vostro falso regno.
Date ai cittadini un vero segno
di mea culpa per i vostri falli!
Potessi, perdinci, farvi capire
che l'uomo ha il diritto quaggiù
di nascere, crescere e campare
con stenti naturali e poi finire
di vecchiaia e non di schiavitù,
da uomo e non come giullare.
Entri nella vostra mente aperta
quel che oggi io ho inteso dire.
Viver la vita sempre più incerta
spinge al delitto ed al suo fiorire.

 
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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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Mi spinsero a trattar quest'episodio
cartucce cariche di profondo odio,
che d'un orologio erano le ore,
segno di necrologio e disonore.
Le sfere, un bel rasoio aperto
dal manico d'avorio ricoperto
e dalla lama d'acciaio rutilante,
con incedere lento ed incessante
segnavano le ore notte e dì,
foriere di morte a chi soffrì.
Repentine vidi scoppiar le ore
e le aquile cadere lentamente;
si estinse nell'aere il clangore,
a brandelli i vessilli immantinente.
In sbandate schiere sconfitti
tornarono i soldati ai casolari,
in silenzio, feriti e derelitti,
ansimanti di ritrovare i cari;
ignudi e macilenti, da pezzenti
entrarono nelle città fumanti,
ignoti, sporchi e sanguinanti
cercaron di ricucir le loro menti;
arrancarono tra le vie sconvolte,
dove le folle erano insepolte.
Negli ospedali solo il color di morte.
Fu dura la guerra e così fu la sorte.
Le cicatrici son testi, le ferite guarirono,
si costruirono strade, palazzi, fontane,

nell'aere musiche e canti si sentirono,
festosamente suonaron le campane
e sorsero parchi e città più belle,
l'argentea luna sorrise alle stelle.
Benessere ci fu tra i cittadini,
olezzarono le rose dei giardini,
montagne e colline verdeggianti,
notti sfavillanti, ma pochissimi santi.
Riapparvero un dì le aquile repenti,
impazzirono degli uomini le menti,
rullarono i tamburi, s'udirono le trombe,
marciarono gli eserciti, crebbero le tombe.
Consumarono i rapaci il vile pasto,
tra gli uomini dilagò il contrasto,
di sabbia distese il vento il gran lenzuolo
sulle dune dei morti, per cui fu duolo
combattere a forza e non saper perchè,
uccidere il fratello per poi dire: ahimè!
Mentre l'odio con affannata lena,
felice di suppurare la cancrena
caricando le cartucce, mai satollo,
attendeva che avvenisse il crollo
per poi salire, fiero, sul suo podio
e cantare del dramma il triste esodio.



 

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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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