Giovane
la pelle scura come l'ebano
il viso stanco provato
ti sostieni al muro
del supermercato
quando ti passo accanto
il sorriso si illumina
gli occhi ti brillano
Non chiedi nulla
non porgi il cappellino
che tieni nella mano
sento dignità nel tuo cuore
percepisco la vergogna
dell'essere lì
affamato, solo …
Misero quell'euro che poso
nell'incavo del tuo palmo
e dice “ grazie”
la testa riccioluta china
in segno di rispetto
Stamane è diverso ti porto
nel baretto li vicino
consumiamo la colazione insieme
due parole in francese
sono un canto gioioso
ti saluto con un abbraccio ….
Son tornata altre mille volte
al supermercato
il tuo sorriso non era più
tu non eri più
ovunque tu sia buona fortuna
fratello mio
dalla pelle scura come l'ebano ...
Ciascuno è singolarità
prezioso essere individualità.
Ama la tua diversità
il sentire come alterità
né disprezzare mai il prossimo tuo
come se fossi centro di un mondo che
non ti appartiene.
Vivi amando accogliendo,
sebbene tu pianga non riamato.
Ama chi vive e per te soffre
solo perché ha occhi diversi
un corpo una mente altra da te.
Ama incondizionatamente chi implora
e con coraggio nel silenzio prega
che possa giungere in quiete la sera.
Ama la tua malattia non come sconfitta
ma come prova e sacrificio della vita.
Ama chi dirà male di te e morirà
perché non gli porgerai mai la mano.
Ama il tuo fratello che il suo male
trasforma in generoso altruismo
perché con sguardo nuovo egli possa guardare,
riabilitando la fede nel domani.
improvvisamente tornano a galla.
Cancelli grandi chiusi…..
arrugginiti.
Persone che camminano avanti indietro,
senza una meta precisa…accompagnati per mano.
Altri con camicia bianca,legata con dei lacci
dietro la schiena non capisco…..
La mente persa quasi semi addormentati
spinti in una carrozzina.
Le mie domande….forse troppe
troppe volte senza risposte.
Nessuno va a fare visita a queste persone,
mai un sorriso.
Perché devono soffrire cosi,quanta sofferenza,
quanta tristezza.cancelli chiusi come in un carcere.
Da centocinquant’anni sempre stanca
Vedremo dal comignolo sbuffare
Alzarsi sopra i tetti e roteare
Allegra perché loro finalmente
Capiscono i bisogni della gente.
Con gli occhi sempre fissi poveretti
Guardiamo quel camino, in cuore stretti,
Ma ancora e poi ancora ci dispera
La sporca odiosa e ria fumata nera.
Si squadrano con occhi da sparviero
Ma intorno ridiventa tutto nero
E intanto calcolando gli affamati
Intascano soldoni soddisfatti
Dal primo fino all’ultimo di ieri
Somigliano ai capetti dei negrieri.
ci riposiamo mesti o giocondi...
Che miracolo di concordia
tutti uniti nella discordia
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Tutte vittime povera gente
nessuno ricorda quando
non avevamo niente
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Quanta nostalgia del passato
il malgoverno dello Stato
Poveri noi tutti illusi
dalle poltrone siamo esclusi
il vuoto assedia la mente
non vi è più forza dentro
ma solo, rabbia nel cuore.
Si colora di nero, il ricordo
e le scale sembrano infinite,
pesanti da percorrere adesso
in questo dì, affilato d’odio.
Nessuna speranza, al confine
nessun sogno nel cassetto,
tutto è stato avvolto, di dolore
reciso, come rose spoglie.
Un odissea che, non avrà fine
senza nessun obolo per il ritorno
da questo viaggio nell’angoscia
sotto la vista di Dio, che aspetta,
- la rovina del mondo -.
C’è un peso, E’ un peso, che sembra solitario ma, è quella falsa impotenza creata dalla sofferenza di essere consapevoli che il mondo non è solo e centrato sulla nostra vita.
C’è una parte di violenza, quella violenza di sangue,carnale... da padri a figli
ingiustificabile, son come doni pensano, caduti dalla stupidità, dall’ignoranza umana e lì, si cimentano per un’auto-conferma di potere
FOLLIA!
Non vi è una realtà di differenza riguardante le razze, è violenza …e basta, gratuita, spontanea.
E' la bestia che si risveglia che, se fosse veramente un animale, verrebbe soppresso, ed invece, si rimane ad ascoltare in silenzio e spesso, se non sempre, senza muovere un dito.
T’incontrai alla fermata dell’autobus
nevicava fitto fitto, il freddo attraversava
i miei indumenti, e tu, li tremante
con un vestitino di lana e un leggero golfino
tremante guardavi nel vuoto della notte
composta, con il capo che sprigionava dignità
Tante domande mi passarono nella mente
ma poche te ne feci
Tremi perché hai freddo? Il tuo cappotto dove lo hai lasciato?
- Non ho potuto fare altrimenti, sono scappata da casa
mio padre mi ha picchiato ancora, e sono fuggita così come mi trovavo.
Pochi secondi, e le mie viscere si contorcevano
la nausea saliva fino alla mia bocca
Come è possibile, mi domandavo
Mi tolsi guanti
mi spogliai del superfluo
ti diedi il mio ombrello
e l’unico biglietto dell’autobus che avevo in borsa
Non ci furono parole, ma quattro occhi che si guardavano dentro
Oggi mi domando dove sei...e quante cose avrei potuto fare...
angusta prigione a cielo aperto.
Come topi in gabbia,
spietata retorica la verità insabbia.
Mi chiami terrorista,
il mio nome hai scritto
su una lunga lista.
Indignarsi è peccato,
il mio sangue viene sprecato.
Polvere si stende,
come a lutto il sudario.
La memoria diventa dolore,
della mia terra non sento più l'odore.!
Piove sangue, dalle nuvole grigie
e lamenti, si alzano al cielo
strazianti oggi, come ieri
senza riuscir a cancellar dolore.
E il pensiero, va alle immagini
che mettono sotto morsa, il cuore
per la ferocia di uomini
che nel cammino, hanno perso l’onore.
E non finirà, il venir giù di lacrime
finché il ricordo, resterà dentro
a memoria, di anime pure, volate via
con la sola colpa, d’esser nate.
Striscioni ai cancelli!
La lotta è tornata!
La fabbrica è occupata!
Anche un prete è con noi, ha deciso di passare la notte qui!
Si parla, si mangia, si prega.
Dormiamo a turni.
Socchiudo gli occhi e
penso a quando c'era la competizione fra di noi,
pur di dimostrare che eravamo uno migliore dell'altro.
E adesso uniti, siamo qui a lottare!
Tutti con lo stesso scopo: la difesa del nostro lavoro.
Chissà se la fabbrica ripartirà... il nostro futuro è incerto.
c'è molto pessimismo, ma sono certa e fiera che nessuno dimenticherà
questo momento di unità!
E tutto sarà diverso.... o almeno per un po!
tenendo i miei stati d'animo bloccati come cani in un canile
le canalizzo attraverso dei tic nervosi
da rendere la mia figura pericolosa come certi picchi nevosi
dove si scia come quando mi hanno chiuso qui per una scia di cocaina
perchè tradivo il mio presente con il passato usando come preservativo la monotonia.
Ora preservo ancora un ancora che nel mare inquinato dell'anima mia
dove come netturbini annoiati nel mio corpo farmaci buttano via.
Mia moglie si era presa una sbandata per un altro
come anche la mia sanità mentale sbandò quando la uccisi nell'atrio
eppure lei ora ha le chiavi del paradiso
io starò qui altri 50 anni in questo inferno condiviso.
impaurite e dal viver segnate
si riversa la pioggia sporca
su angeli innocenti e senza colpa
Sosteranno a lungo, solo pianti
stretti in sgradevoli bisbigli
chiusi da amari risvegli
di amici che si confessavano santi
E nel tempo colpirà il graffio
dei fiori dai sorrisi neri
e le notti dallo andar adagio
mai liberi da mostri menzogneri









