angoli di strade avvolti dal buio delle sere
rotti dai passi avvolti in marciapiedi freddi
dove carni bianche, nere, gialle
sfoggiano come fossero banconi di macellerie umane.
silenziose grida provengono da sguardi per finta seducenti
labbra disegnate di rosso
in cuori e anime nere di solitudine
rosea, fresca pelle, convertita in punto di incontro
per voglie represse
cantici d' amori finti
perversi pensieri lasciati di volta in volta scolpiti nell'anima
segno indelebile
nelle donne usate.
Nel cuore della notte
un pensiero ti assale
non sarà
quel peso sul cuore
che non ti fa dormire?
Indietro nel tempo
ti lasci accarezzare
di dolci ricordi
di quando era primavera
dentro te
di quando i tuoi occhi
splendevano
all'apparir di lei.
La notte è triste
in solitudine e
nessuna voce
potrà sfiorare
quel viso ormai stanco!
E venne sera
qualcuno disse
che fine ha fatto
quella ragazza carina
che ogni dì arrivava sorridente
E venne sera
qualcuno aspetta
lei non arriva...
Il vento urla
freddo che scoppia
io so dov'è
disse una voce
nell'ombra scura
della finestra
l'ho vista piangere
urlava forte
poi è sparita
sotto quel ponte
E venne sera
qualcuno spera
si cerca ancora
sotto quel ponte
della fanciulla...
Non c'è più nulla
solo un gran freddo
il fiume che corre
porta lontano quel grido di donna.
il vuoto prende il sopravvento
e inizia a tremare la terra
tra dissolti silenzi
nell'inganno
delle correnti
dell'ultima illusione
sgomenta
carovana assetata
d'ingiustizia
albero nudo
tagliato
annullando promesse
nel pessimismo
non agiato
malinconico volo
corroso
di mobile affanno
dello strano destin
inclinato nell'onda
che sovrasta
l'essenza
di magici
miraggi
Corri ragazzo spericolato
la moto, un rombo
che intona la vita
dai ragazzo!
Un’ultima sgasata
vincerai la corsa
sarai il migliore
lassù... In alto sul podio
caro ragazzo...
La tua ultima corsa
nemmeno pensavi
come andava a finire
adesso quel podio
che tanto sognavi.
È su nel cielo
non te lo porteranno via.
Palazzi imponenti
Alberghi di lusso
Vento che taglia la faccia
come fosse ancora l’inverno
Trabant modeste
Mercati nascosti alla vista di chi va di fretta
mete di vite normali
in lotta con magri stipendi
Donne private del loro lavoro
ombre dolenti
controllano spente dentro musei
per pochi rubli le sale
Ma il freddo frusta la faccia di notte
col sole che non s’arrende
Nuove speranze lungo la Neva
Occhi nel golfo dove il fiume finisce
vanno al di là delle steppe e dei boschi
delle misere case tra tronchi d’argento
La Siberia non è un luogo lontano
Scenderà neve su povere vite
dietro lussi ostentati
Col gelo scorrerà vodka dopo zuppe di borsch
per non pensare
ballare la troika
e fare l’amore
e ripide salite con occhi dolenti
dietro le sbarre incise sul marmo
di sangue seccato
che lambisce nera esistenza
colpita duramente
da destini segnati
stelle cattive
che lacerano dentro
non cicatrizzano mai
morendo
negli stormi di uccelli
che migrano
e l'anima
rimane
nelle sponde
della terra
Il vecchio e il bambino
sono amici lontani
si vedono per poco ma vanno per mano.
il passo del bambino è lento e insicuro,
il vecchio lo guida
lo porta lontano,
il vecchio e il bambino
vanno per mano.
la vita scorre lenta e inesorabile
il bambino è cresciuto
il vecchio è andato ,
l’uomo di un tempo è sparito.
il bambino è cresciuto adesso è un uomo
il suo passo è sicuro e tende la mano
ad un vecchio abbandonato lontano.
l’uomo è invecchiato la vita è finita
il bambino è cresciuto
ma tende la mano
per portare quel vecchio molto lontano
Non fanno spavento le grida feroci
quando prive di un senso
solo la vita minacciano ,
o i denti digrignati
lanciati come animali
a fender la bianca carne .
Non s'apre la pelle
per le unghie affilate
sulla pianta del disdegno,
né sanguinano le mani
per pietre scagliate
da identiche altre mani.
Nascosta dal terrore
di sguardi sanguigni ,
l'accusa non incolpa
e muore per prima
sul campo di battaglia .
Né vittima né martire
cade la giustizia
ma si spegne nel buio,
come il fuoco di un faro
cui nessuno ha più badato
nella notte della ragione.
Città invernale,
scura, con poca gente.
Puttane affamate,
tossici bisognosi,
io cammino tra loro.
Le insegne come punti di riferimento.
Bar e cessi pullulano in ogni angolo.
Il vomito lasciato alle spalle,
cercando un accendino,
prendendo una sigaretta,
fottendo la vita.
Sesso.
Noi non siamo tabule rase/abbiamo scritte decodificate/e l’ambiente che ci forma/ dovremmo evitare chi ci odia/ imparare ad amare/ molto difficile per un mondo ubriaco/.
Povero italiano
Berlusconi Berlusconi
che fine hann fatto i miei milioni
Prodi Prodi
con quell’euro ci corrodi
Fini Fini
qui son tutti clandestini a fare gran Casini
Tremonti Tremonti
non ci mandare tutti sotto i ponti
Fassino oh Fassino beato
hai visto che macello su al Senato
a poco o niente serve il Sindacato
C’è Pannella
che dietro un banco si spinella
con Di Pietro che lo punta a mezzo metro
Pera chiede ad Alemanno se gradisce mezzo
grammo
poi D’Alema che di nascosto se lo mena
e Bertinotti coi Maroni bell’e rotti
ce l’ha sempre con la banda dei Bossotti
L’ Euro parlamento ci sta mandando al fallimento
in famiglia si bisbiglia con sgomento
Questa crisi oramai ci investe tutti
macchinisti farabutti
Ma non è la colpa loro
noi diciamo tutti in coro
Panni sporchi nella Mastella
meno burocrazia e una bella pulizia
dalla Camera da letto
fino su nel sotto tetto
che a forza di pulire viene quasi da svenire
Fortuna c’è la Sanità
che molto prende e poco da
ti da solo una speranza
è come esser in gravidanza
son quasi tutti indagati i ministri nominati
Tu ti senti un po’ stanchino
e ci vorrebbe un signor Bocchino
Te ne stai lì col Buttiglione in mano
fai due Rutelli e imprechi invano
sei proprio un Povero italiano
Ma devi stare attento che a far così tu in Ciampi
e a lavorar dovrai tornare in mezzo ai campi
fra l’Ulivo e la Margherita in fiore
la fronte asciugherai dal tuo sudore
piano piano con la mano
sperando che non piova
che non ti piova sulla testa un presidente
Napolitano
Era duro, crudele quel sequestro
intanato in una segreta
cinque metri quadrati soltanto
nella penombra
paurosa
sporca e priva di uscita
aggredita dalla pazzia
che teneva la sua vittima
peggio di un animale
incallito
pronto ad attaccare il nemico
Un ostaggio umiliato
vide
le pene dell'inferno
sfumare la vita
infantile
trasformata
in incarichi
più grandi di lui
e vedere il corpo
che si staccava dal reale
e incontrare la fine
in un breve giovanissimo viaggio
Dedica a Natascha Kampusch 3096 giorni di prigionia
Sicilia anni '30
Aclà piccolo schiavo tra tanti
discende all'inferno di Floristella
Zolfo in gola
Mare negli occhi pieni di mare
Vite violate
da orchi
nascosti nell'ombra
dai sensi alterati
Oggi
Piccoli schiavi nel mondo
Venduti per sesso
Tessitori muti di stoffe
Tappeti e palloni da calcio
Orchi sempre rapaci
con voli low cost
spengono vite
Uccidono sogni bambini
La rabbia, l’impotenza mi pervadon
di fronte all’ingiustizia che ci insegue
Quel senso di oppressione che mi uccide
e impossibile lo sfogo in faccia a tutti
INFAMIIIIIIIIIIIIIII
e poi chiedersi a quel punto
se mai esiste una minima giustizia a mia tutela
Qual possibile momento sia di vero
che di ognuno i diritti valer faccia?
La vergogna il nepotismo son ormai uso
di un Paese che si regge su vergogne.
Anche un semplice lavoro pur se onesto
è un problema per chi gli umili manovra
e si schiacciano i diritti
e si impongono i doveri.
mi domando a questo punto
in quest’era sì provata
che noi deboli viviamo:
può mai esistere il dovere
se il diritto ci è negato?
Basta affronti a brava gente
Basta truffe ai cittadini
Vogliam vivere sereni
Con la nostra dignità





