E noi stiamo qui a bisticciare
per una partitella da giocare
oppure per lo spreadde  da capire
o qualche monetina da investire,
i popoli si guardano in cagnesco
che vivano in canicola o al fresco
o siano ricchissimi o di stracci
vestiti come tanti poveracci,
viviamo in un pianeta appeso al nulla
in mezzo all’universo che ha la culla
lontano lontanissimo nei tempi
che furono, per darci degli esempi,
di grossi dinosauri scomparsi
nel nulla o dal fuoco allora arsi
perché dal cosmo è sceso un grosso sasso
vagante che ha causato uno sconquasso;
ed oggi un asteroide ha sfiorato
la terra come allora forse è stato,
per poco non ci manda al creatore
se solo si spostava col  motore
colpendoci e centrando con potenza
il male con la nostra prepotenza
l’invidia l’arroganza le ricchezze
il subdolo potere, le tristezze
di tanti dittatori da strapazzo
che usano con tedio e con sollazzo
la vita di chi è debole e nel mondo
è solo nel girone più profondo.  
 
 
 
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Profilo Autore: nabrunindu  

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Stampa, tribunali e televisione
sono una dolorosa realtà.
Crimini nefandi e processi clamorosi,
fatti turpi dentro e fuor nazione,
letti o visti per curiosità,
producono gli effetti più morbosi.
I tribunali, dal severo aspetto,
son teatrini o luoghi di trambusto,
hanno perduto stima e dignità,
sono il cibo peggior dell'intelletto.
L'addebito può sembrare ingiusto,
ma penso che sia la verità.
La serenità sacra della legge
la lede l'eloquenza tribunizia,
nonchè l'intemperanza da comizi,
che poi, talvolta, la stampa ricorregge,
dando al lettor altra immondizia,
che desta sospetti e falsi indizi.
Come se ciò detto non bastasse,
la televisione, assai più verista,
è la peggiore d'ogni narrazione,
perchè lì si vedono in azione
le scene ben curate dal regista
che, destando più passioni basse
e stimolando gli istinti feroci,
che turbano dei deboli la mente,
annientando ogni nobil sentimento,
predispongono a delitti atroci
per imitazione, per vanto e sovente
per interessi o per divertimento.
Gli eroi della pistola e del coltello
per alcuni cervelli son l'attrattiva.
La fantasia è colpita dal mistero,
il fatto truce affascina e il duello
per gli uomini è la prerogativa
per detener lo scettro dell'impero.
Sangue, furti, rapine e violenza,
scandali politici ed orridi delitti
sono per i mass media pane
e per tanti licei di delinquenza,
dove s'impara a ledere i diritti
per poi diventare pescecane.
Molti mezzi di comunicazione
son le tribune della confusione.
Se il prossimo ne riceve danno,
l'informazione è licenza delittuosa,
è falsa verità e solo inganno,
è il flagello della società corrosa.
In nome dell'onestà e del buon senso
conviene che la pubblica opinione,
invocando leggi sempre più severe,
per evitare questo gran scompenso
vieti ai mezzi di trasgressione
di dar notizie, se non sono vere.
I mezzi, infatti, di cui io parlo,
se usati per migliorar la gente,
sarebbero i canali della pace
e non le erose gallerie del tarlo,
che rende vuoto ovver demente
l'essere ottuso che subisce e tace.
Un plauso, però,vada ai giornalisti,
che non hanno di passero il cervello,
nonchè ai togati seri specialisti,
che aborrono il sofisma ed il tranello.
Degni son pur di stima e lode
color che usano la televisione
per dare una benefica istruzione,
piacevole e senza alcuna frode.

 
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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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Datemi una casa
una casa per dormire
una casa per pisciare
una casa dove far l'amore.
Datemi una casa
una palafitta
una baracca
una soffitta
insomma qualsiasi cosa si sorregga
anche su pilastri di cartone.
Datemi 
una casa
dove posso rintanarmi

isolarmi
defecare il mio essere
la mia buona ragione.
Datemi una casa
un tetto dove possa ripararmi
da piogge acide
dove posso sprangarmi
umiliarmi
immolarmi
prostrarmi
appendere un crocefisso
su pareti di piombo o cartongesso
aprire le ante di un infisso
affacciarmi
e guardare
un mondo balordo.
Datemi una casa
qualcosa che si chiami diritto
lo so che preferite che io paghi l'affitto
che vada incontro allo sftratto
ma questo è un ricatto
e non l'accetto
io sono il difetto
di questa società senza rispetto.
Datemi una casa
per nascondere le mie paure
che non sia una cuccia
una gabbia
un loculo
o la maledetta casa di Dio.

 

 

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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

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Sono cosi vicino ai sogni
che non vedo il tuo sguardo
ma solo risate e collera
fragili come un monte di creta
che si sfalda alle intemperie

eppure ti ho accanto
con tutta quella bellezza
che imbarazza e fa struggere poeti
e incantare pittori.

Spesso sento di essere
un aquilone in balia del vento
una tenue figura d'uomo
che ha perso la sua saggezza
nascondendosi dietro occhi infelici
e orecchie orientate al nulla.

E cosi gli anni volano via
senza capire la verità di quei sogni
che mi riportano ai lucenti anni
cavalcando assurde maree

e cosi invecchio tra le illusioni
e camminando mi perdo facendo finta
di non averti mai incontrato
mentre con il viso stretto tra le tue mani
cerco un impossibile assenso.
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Profilo Autore: CALOGERO PETTINEO  

Questo autore ha pubblicato 331 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Batte il martello tenace e duro
dentro lo sprofondo
di un fuoco ravvivato
da carne sacrificale
in un altoforno come altare
dove lavorare, piangere
morire spremuti di energie
con fiato solo per pregare

e dall'esterno
qualche sprazzo di luce 
di un sole oscurato
tenace nel bagliore
dietro la coltre di nubi grigie
come l'uomo che batte il ferro
bagnato da lacrime
fendenti il disperato schiavo grigiore

di una fabbrica
cimitero di anime
esistenziale respiro urlato
mentre un uomo impassibile
nel dolore di un mondo
che esplode in scintille
batte il suo martello
tenace duro mai umiliato.
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Profilo Autore: Enrico Barigazzi  

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Odio la vostra retorica da social network
Da perbenisti
Finti intellettuali, colti di un vuoto straziante
Dodici cadaveri muiono dodici volte
Ogni volta 
Che pubblicate i vostri inni di libertà
O le vostre perle
Continuate a starnazzare petulanti
Nel vostro stagnetto d'ipocrisia popolare,
Vi prego
Ed io continuerò ad odiare la vostra retorica mediocre e falsa.
Io sono io,
E l'unica guerra
Che varrebbe la pena di vincere
Per me
È questa.
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Profilo Autore: A.B.  

Questo autore ha pubblicato 22 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Mi fermerò adesso
e farò in modo
che il tempo rallenti
cosi ch'io possa guardarti
poterti leggere
e scavare dentro il tuo cuore.
Mi fermerò a lungo
cercando di non distrarmi
mentre scende adagio la neve
ponderando le parole
provando a non ferire l'attimo
colmo di nuova luce.
Mi fermerò ancora
dentro un altro Natale
fra le promesse scombinate
di un futuro migliore
schivando le falsità dagli occhi
che assicurano pace e amore.
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Profilo Autore: CALOGERO PETTINEO  

Questo autore ha pubblicato 331 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
HO VOGLIA DI NASCERE
ACCOLTO DENTRO UN PRESEPE
COME FRAGILE CREATURA TERRENA
CHE ALLA SORTE MAI S'ARRENDE
NUDO IN OGNI ASPETTO
PIU' CHE UMANA OFFERTA
DI DONARE ALLA VITA
UN CANTO D'AMORE.
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Profilo Autore: Raffaele Di Palma  

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Distogli i tuoi pensieri 
Da ogni pregiudizio
Da ogni tentazione.

La mente è vittima del destino
Un destino infinito.
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Profilo Autore: Centrone Stefano  

Questo autore ha pubblicato 27 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Sorseggio dalle tue mani
la freschezza del tuo sorriso
di strada,
respiro il vento
delle tue domande
cadute nel lago,
nel lago inquieto
delle tue partenze,
mentre ti inebri di pioggia
dietro i vetri di sogni esiliati.
Respiro il tuo desiderio
di indossare ali cristalline
per fingerti farfalla
in fuga da questi mondi.
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Profilo Autore: paolo di cristofaro  

Questo autore ha pubblicato 261 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Congiungo le mani
come sacerdote assiro,
emetto pensieri cuneiformi
che legano l'anima
ai tuoi modi gentili
mentre sorseggi nel giorno
l'ultimo thè
seduto sul trono della solitudine.
Cerimoniali sotteranei
di cuori anonimi.
Punto e a capo:
non mi resta
che una virgola di luce
nelle viscere di una notizia
che non inquieta nessuno.
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Profilo Autore: paolo di cristofaro  

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Zitto zitto, tra li Fori e 'r Campidojo
se nisconneva er granne imbrojo,
sta città nun cià manco più er cordojo,
quei siggnori se spartiveno tutto, oltre ar portafojo.
Sto copione cià sempre lo stesso reggista,
macché bene comune, dirige l'affarista,
questi nun sò ommini, sò pescecani,
boni a lucrà su li pori cristi e li gitani.
De giorno se scanneno, de notte la mazzetta è condivisa,
robba da fa impallidì puro li ladri de Pisa.
Vengheno da sinistra, dar centro, da destra,
ma è sempre la stessa minestra,
pe' cui sò pregati d'annassene, de prescia,
ma no da la porta, da la finestra.
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Profilo Autore: paolo di cristofaro  

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Per l'ultima chiamata una risposta
gli do a quest'utente con amore,
in fondo provo un senso di dolore
per tutta la mia vita di lavoro;
non sono proprio stato un gran tesoro
però  mi  dispiace che dirigo
la vela della barca dove affiggo
la torbida vecchiaia tenebrosa,
non so se dare retta  a quella rosa
che spinge verso il maggio profumato
ma è certo che da qui non esco matto
entrando al mondo vivido e sereno,
di tutto sono sazio e sono pieno
addio alle chiamate rabbuianti
or voglio solo vivere di canti
di suoni di chitarra e fantasia
che sprizzino soltanto poesia.

 
ore 17,08 10 aprile 2007

l'ho scritta proprio appena chiusa l'ultima chiamata del mio ultimo utente del call center, dopo migliaia di chiamate negli ultimi miei 17 anni di lavoro.
sentimenti di rabbia, di delusioni, di simbiosi con il computer, di spersonalizzazione, di annullamento della volontà, di percezione di essere soltanto un numero,
ma anche la tremenda realizzazione di andare verso la vecchiaia. ma quell'utente non aveva nessuna colpa. grazie. 

 
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Profilo Autore: nabrunindu  

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Cerco forme nuove
Ideali di vita
Cuori che vivono tutt'ora di lacrime.

Li cerco nel tempo
Che l'uomo ha cancellato
In quei pensieri
Che l'uomo ha ucciso
Li cerco sempre, ahimé,
Nella mia immaginazione
 
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Profilo Autore: Centrone Stefano  

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E basta!
Ma l’istat è pagata
per farci disperare!
Non c’è una giornata
in cui si può sperare,
Cassandre della morte
uccelli del malaugurio
elencano la sorte
dei matti in un tugurio,
e vomitano allarmi
da brutta pelle d’oca
affilano le armi
del vai sotto chi tocca,
i poveri in aumento
il lavoro che va via
i giovani nel vento
di brutta malattia,
i tristi pensionati
che muoiono di fame
e sono sotterrati
da metri di  catrame,
le fabbriche distrutte
la scuola in confusione
soltanto cose brutte
a morte l’illusione.
E basta!
Le devono mostrare
codeste sconcerìe
a quel parlamentare
che spara fesserie,
a quelli che comandano
e ridono beffardi
che rubano e che scaldano
schifosi e anche codardi
i banchi degli eletti
onorevoli e ministri
e capi maledetti
malevoli e sinistri,
a loro devon dire
che tutto è a catafascio
e al popolo fornire
il perché di questo sfascio,
perché noi poverini
siam come Cristo in Croce
già  martiri meschini
e umani senza voce .
 
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Profilo Autore: nabrunindu  

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