racchiuse negli scrigni delle fate
venute per vedere da vicino
capriole fatte da un bambino.
- Allora, è vero! In noi tu credi!
- Perché mai io non dovrei?
- Ma siamo sogni, soltanto sogni!-
- Vedo il cappello e la bacchetta tocco!
Avevano il sorriso delle madri,
la leggiadria di limpide fanciulle,
i colori della festa quand'è festa
e del c’era una volta, la bellezza.
Voleranno le aquile di nuovo
sulle vette ormai dimenticate
e con loro gli esultanti gabbiani
sul mare della non solitudine.
Canterà il coro dei nostri angeli
or tramutati in icone incorniciate
e invece da lì vorrebbero uscire
per dimostrare quanto sono veri.
È tempo coniugato al futuro,
il tempo di speranze non evase,
frantumate nell'oggi che corrode
un accenno delle dolci nostalgie.
C’era una volta, diremo anche noi
e non per raccontarci altre fiabe
ma per datare quel culmine dei grigi
nei quali rischiammo di annegare.

Stille d'attesa sparse
a creare dipendenza.
Vogliosi morsi
a sorbire nettare
nella spregiudicata astuzia,
dolorosa quanto una spada intrisa di veleno.
Laerte uccise Amleto
ma tu piccola tarantola
mi farai male quanto un pizzico di vespa.
mi faccio scudo.
M'involo sotto ali cangianti e plano.
Sono aliante sostenuto dal vento
e mi nutro di quell'aria che riempie,
senza sentire il peso della terra.
Io, riflesso di luce come Icaro stolto,
vado verso il sole, per provare
quel calore che solo l'ardore può emulare.
E cadrò di nuovo,
sentirò ancora il dolore muto,
che mi attira verso il basso.
Resteranno le ferite, lunghe cicatrici,
come fiumi a segnare il destino,
di un angelo senza perdono.
ma astro dopo astro si rinnova,
esisterà io spero un qualche lembo
nel quale ci si possa riparare.
Noi uomini a volte siam fatti così,
crediamo di domare ogni fiera
ma scontiamo il bisogno della frusta
ed accettiamo l’imprevista resa.
Cade, nel tempo, la lucente spada.
Lo scudo, adesso, è da adoperare
e diligenti nella fila indiana
si va tutti alla clemenza ambita
là, dove il cielo non rischia la morte.

Nell'alba del nuovo giorno
la pellicola dell'esistenza
scorre, riportando fotogrammi
di vita e amore, indistruttibili.
Niente di cosi completo
potrà ricomporre l'oggi.
Il cammino verso il declino
è impervio e arroventato,
come tramonto infuocato
raggia ardenti fluidi
nel lesto suo spegnersi.
Cerchi di trattenerlo
prima che ombre lo avvolgano
ma, nel volger del pensiero,
l'oscurità lo rapisce
conducendolo lontano.
Domani giungerà una nuova alba
ciò che è stato non potrà più essere,
nuovi fotogrammi l'avvolgeranno
creando nuovi scenari
da scoprire senza fretta alcuna.

Mi fregio del verbo trascritto
da mera passione sospinta
nell'intreccio di sentimenti
traccio nel foglio trame.
Attraverso percorsi
bruciando suole su asfalti
incrociando spider rosse
e motori che rombano.
Cadono sillabe su mani confuse
colmando vuote valigie,
viaggiano inconsapevoli
verso altri percorsi.
Ruote bucate da biglie rotte
disseminate come mine vaganti,
stridono innanzi alla platea
che applaude ed elogia
sudore e sangue non versato.
Nel teatro dell'esistenza
Mangiafuoco ha cambiato pasto,
si nutre con versi raccattati.
La volpe sfoggia la pelliccia
ed io continuo la corsa
contro il tempo che fugge impaziente
consapevole che tutto prende e non rende.
le mie paure fragili e trasparenti.
Anima piccola, ti soffermi sul ciglio
a guardare il tramonto, e sai che ne fai parte.
Ti rifugi tra le tue spine nascondendoti alla vita,
osservi dalla finestra la polvere sollevata,
si deposita nel tuo cuore, e fa da paravento
al dolore.
Tifa sulla riva, assorbi il nettare che scorre,
sotto il sole crescerai,
tenui saranno i fiori tuoi.
Tutto è immobile nella campagna,
tutto scorre...
Già mi vedo aggrappata al collo di una giraffa
per vedere più in là.
Mi vedo correre su prati sterminati
e poi godere dell'ombra di un Baobab.
Mi vedo calcare le onde dell'oceano
con una tavola da surf.
Mi vedo scivolare sui laghi ghiacciati
e perdermi nei loro riflessi.
Mi vedo sul monte Everest
ad ammirare la lussureggiante natura.
Mi vedo sdraiata tra leoni e orsi
per poi nascondermi tra i loro cuccioli.
Mi vedo chiedere un passaggio ad un elefante
per poter visitare tutta l'India.
Mi vedo coltivare e assaporare frutti in ogni stagione.
Mi vedo cercare albergo
sotto la fluorescente e misteriosa aurora Boreale.
Mi vedo sull'orlo delle cascate del Niagara
e carpire quella forza rumoreggiante
sentendomi eterna,
infinita...
con
corre,
profondamente
e

Giù, stai giù!
Hai l’ordine di non risalita
ti ho riconosciuta, studiata,
poi seppellita e buttata fuori.
Ti ho sciolta nei miei acidi
sei mio humus, ora,
mi servi per combattere.
E’ l’ora della tua resa
è l’ora in cui rinvengo chi sono.
Guerriera e forte, io,
tu, il niente ed il tutto
quando mangiavi le giornate
e bevevi le mia mente.
Tu, un dubbio costante:
chi, come, cosa…
Prendo posizione, mi spoglio
del tuo nulla e rifiorisco
bucaneve, stella alpina
nell’alto della mia roccia.
Non temo più da te che sperdevi
e spandevi il mio senno.
Paura!… Niente altro che paura,
quel che eri…
di lettere danzanti
su fogli bianchi .
Io vivo di colori e sogni
di profondi ed emozionanti bisogni.
Vivo di vita rincorsa
di sensi accesi ,
di una vitalità che sempre
sia per me risorsa.
Io vivo di sole e nel sole
di stelle notturne
e di aurore,
del vento calmo portato dalle onde,
della bruma ,dell alba
del giorno che muore,
del sussurro di zefiro tra le fronde.
Io vivo di vita ,
luminosa e intensa
La mia.
Ardite carezze ricorderemo
senza grinzose pieghe
intrecciando pensieri
nell'anelito dei desideri.
Se nel tempo che scorre
non ingiallissero foglie
e i rami non perdessero vigore
non sarebbe così prezioso
l'attimo trascorso con te
amor mio.
Non ho più voglia di tempo
ne del tuono seguito dal lampo
non ho più quiete nelle vene
e ho dissolto nel pianto la neve.
Non voglio più la stanca attesa
del pesante nulla
di un inesistente intesa,
ne il sonno assente di una vita sospesa.
Solitudine inquieta
landa desolata di una speranza
al sole impiccata.
Non ho più voglia
ne giorni o parole
solo la quieta notte
a riposarmi il cuore.
riempiono il cuore, gravitano dentro,
senza trovare un'uscita,
si frappongono fra te e me,
e fanno scura la vita.
Del tuo amore scudo,
ho ancora l'impronta, ma non riesco
a trattenerlo tra le dita.
E anche le mie parole non hanno più suono,
Sono note mute dentro ad un piano.
Vorrei ancora credere ed avere la certezza,
che le tue braccia saranno ancora nido,
saranno appoggio infinito,
sotto ad un cielo grigio e senza rumore.
Nasce una lacrima...come nasce un fiore.







