d’avermi dato accumulo d’affanni,
la carezza del mio giorno che muore
mi consegna nelle mani del tramonto.
Sembra dirmi, mentre sfiora questa cute,
che la sera finalmente sta arrivando
tutta lesta a concedere alla notte
privilegio di vedermi tutto nudo.
La carezza del mio giorno che muore
lascia il passo a sua maestà il silenzio,
a quell'ora in cui mi libero del vento
e la seta della luna io indosso.
E’ stato sufficiente un momento, l’istante di uno sguardo
per intuire che saresti stata la cura ad ogni mio lamento.
Che il tuo volto era già divenuto la mia ragione di vita.
Ancora avvolto come pupa già t’amavo, ora come falena
con una sola ala unicamente presi tra le braccia voliamo.
Sorvoliamo l’amore verso l’infinito di quell’affezione,
e anche se dovessimo provare tormento colui o colei
saprebbe farci provare affettuosità priva di scoramento
e duplice: verso chi si ama, in modo persino disinvolto.
E verso se stessi… pur se il mondo apparisse capovolto.
Ho provato a fare in modo che i miei righi
somigliassero a ciò che d’altrui leggo,
ma son tuttavia incappato in rima inclusiva.
Frasi dolcissime e pensieri d’amore, o seggo
dinanzi a citazioni romantiche o aforismi affettuosi.
Tutti modi di esprimere amore, alquanto diversi.
Se ti appoggi a un poeta te ne accorgi
perché, baciata o incatenata, inciampi nei suoi versi.
va' l'animo, trascinando il peso
di un amore senza ali.
Lo porta ricucito addosso,
ma insapore è il sapore.
Vibrano le fiamme del risveglio,
prima incerte poi sicure,
ma non possono liberare,
ciò che è strappo e dolore.
S'insinuano singhiozzi e lacrime amare,
sotto un cielo grigio scuro e nulla
cambia l'aria statica di stantio.
Sa di venti di palude, acque ferme e stagnanti,
sa di incerti sguardi,
dove gli occhi non sono sognanti.
Copri almeno il cuore,
tra il battito diseguale,
rimarrà una scintilla,
per riaccendere ancora calore.
Le vite di noi tutti
sono sempre state scandite da galere.
L’esistenza è una prigione e da quando
si è nati si è sempre stati aggrappati
alle sue sbarre, come l’alfiere
sacrificabili: è questione di abitudine.
A tutto ci si può abituare…
Il cielo è imprigionato dentro le sue
leggi senza poter lasciare la scacchiera.
Avete mai sentito una stella urlare?
sono costantemente dentro ai miei.
Luci abbaglianti
l'azzurrita' ti circonda.
Sei anima che incendia.
La mia piccola principessa
non vuoi che ti chiami cosi'
ma e' quello che sei.
Mia perla di giada
coroneremo il nostro sogno d'amore
presto
molto presto.
Giungero' da te come la prima volta
cavalcando un baio.
Ricordi tesoro mio
le volte che mi cadevi fra le braccia ridendo
rotolandoci addosso l'amore che ci univa in quei giorni funesti,
Giorni che nonostante tutto vivemmo.
Una pioggia in Africa improvvisamente.
Una matita che si spunta.
Una chiave nella serratura che si spezza inesorabilmente.
Una madre che sparisce.
Un padre che non riconosce più il figlio.
Un bimbo che chiede pietà.
Una parola che rimane a metà gola.
Una notte senza luminosità.
Un sonno senza riposo.
Capita.
A volte capita.
Hai gettato
la poesia nel dimenticatoio
alla maniera del salariato
le olive nel frantoio.
Allorquando adagi il lapis
sul foglio, tuo suolo adusto
nello stambugio delle anticaglie
ai versi hai già dato un posto.
Sostennero certuni
esimi colleghi,
palesando i propri
irriverenti dinieghi.
Lasciati trasportare sulle ali di un sogno
Genova pegli
Perla della sera,
notte estiva,
la luna balugina
sopra la darsena e i pontili;
rampe stradali,
passano sopra le teste;
una fiumana di motorini parcheggiati,
carugi dai mille odori,
strade,viottoli,
garage,
e poi i negozietti
con mille tentazioni,
le botteghe esotiche col kebab,
dai nomi orientali,
i distributori di caffè,
gente una marea di gente,
traffico frenetico,
moto sfrecciano nella notte,
da qualche parte,
rumore di onde,
la risacca del mare,
qualcuno pesca,
nella brezza del mare di Genova;
pegli sogno di una notte d’estate.
Sono solo in questo mondo chimerico,
dominato da un'instancabile e perpetua paura esteriore.
Temo la compagnia di chi promette affetto ed amore,
considerandoli alla stregua di pure necessità,
alle quali io, per grazia divina, non sono avvezzo.
Vivo la mia solitudine come marinaio in coperta,
sfogliando i diari di passati lontani, vissuti, attesi, sperati.
Rifuggo ogni somiglianza con chi mi circonda,
consapevole che nessuno sia
nella capacità di illudere il mio presente.
Destino è vivere sé stessi,
impazienti del domani
e consci di un passato comune e perfetto.
Mi sento vivo,
abbracciato con me stesso,
in attesa di nuove albe.









