Mi capita di pensare a quanto
Artù avesse creduto
alla Tavola Rotonda.
Ti offrivo uno stupido romantico
con il suo cavallo bianco.
Non far che il suono della ghironda
giaccia con la palanca di quella
che una volta era Camelhott,
tra le sue rovine…
Non avrebbe per nulla accettato
Artù di sacrificare neppure
una qualunque delle sue frine.
Malmostoso soffio sul
caffè, e aspetto che mi parli.
Non credo ai miracoli, se non
mi aiuti… e non so farli.
Guardami … non assomiglio
a quello dei pesci e dei pani.
Non cascare nella mia
vita, se non rimani.
Ho un cellophane gonfio d’emozioni
e un caffè che insisto a mescolare.
Non scoppiarmi dentro
se sai di non restare.
Bella nel tuo corpo
ancora appena accennato,
ti vidi così angustiata solo
allorquando ti tolsi le rotelle.
Che giorno meraviglioso fu
quello… malgrado allettato,
figlia mia, oggi
bella da giocarsi la pelle.
Reo di suppliche inane a te
di instillare in me la dolce morte,
ragionavo meco sulla sofferenza
addossata per anni alle tue sorelle
per l’affezione
toccatami come consorte…
Ma non sembravano d’accordo
in quel pomeriggio le stelle.
Mia moglie era un’immagine di bella donna,
incorniciata e fermata nel tempo.
Sempre diversa… una donna che ricorda, una
donna che non si dimentica; senza tempo.
Donna di carne e di sangue, con cui si
convive e, se hai fortuna, anche si invecchia.
Si mette in posa fra due cieli, fra due luci.
Quegli occhi in cui inevitabilmente ci si specchia.
Di mille emozioni… mia moglie va fotografata,
come sono fotografati nella mente i ricordi.
Iniquamente non spetterà a me guardarla dormire
e accompagnarla negli anni, come da accordi
che Dio non ha voluto sottoscrivere: chiedevo
di accarezzarle i capelli fino a che fossero bianchi.
Mia moglie va solo amata… chiedevo di starle vicino
fino a che i nostri passi non fossero stanchi.
Io libero
nell'essere libero
Pensiero e concordanza
Limiti e arroganza
Se io sono e dell'essere ne sottolineo l'esistenza
non puoi allora tu essere e allo stesso modo fare?
Se ciò non avviene
sarà l'io nella sua egoistica dittatura a governare.
Anima sottende nel pensare
e dal pensare è sottesa scrittura
“Arco e freccia sottesi da mano”
Unico e univoco il gesto
Unico e univoco il pensiero
Simbiosi vi leggo
e simbiosi è
Esprimere tale esperienza vuol dire
esprimere anima propria
Improprio al contrario è cercare di sopprimerla
Io passo con l'essere simbiosi
Domani altri passeranno
Dopodomani altri ancora
e così fino all'infinito termine dell'esistenza
Non si lascia traccia nella fisicità
Né orma sulle sponde
Il corso dell'acqua leviga e uniforma
Troverai traccia in foce
nella confluenza dell'unico tutto
che nella sua connotazione diviene assemblea plenaria di pensiero
Vita allora in questa assemblea
senza giudizio
senza pregiudizio
perché a essere trasportato non sono io
e nemmeno tu
Il fiume siamo noi
Mi sussurravi le parole
che un padre dice a un figlio
mentre percorrevi stanco
quell’ultimo miglio.
Non so se il tuo sia stato
scappare o partire,
non credo ci sia un modo
giusto per morire.
Mentre guardo i miei bambini
ridere, e fare improbabili capriole
con la brezza sul viso
mi pare di sentire quelle parole.
tre matite nel viale che s'agitano, nulla...
Tutto fermo!
Sposto la tenda e una brezza tiepida placa i pensieri.
Ho memoria di ieri
delle ginestre irrorate di miele
delle nuvole sfilacciate e disperse in libertà.
Ho memoria delle linee ondulate e
variegate dei campi
dell'incanto dei germogli nei mandorli in fiore
dei passi nascosti negli arbusti bianchi rosa magenta.
E mi rifugio tra le bordure
dove leggiadre farfalle si disperdono
dove s'accende la bellezza malinconica dei ranuncoli e
cento occhi di forsizie giallo oro tracciano il fiume.
Tra le foglie d'acero
canta la Primavera e il verso scende alle radici.
Anime taciturne passano.
L’anno è cominciato
anche quest’anno e questo
di anno ha portato con
sé fin da principio problemi,
che però per la prima volta
affronteremo insieme.
Ecco perché non voglio starci male
ma rimediarvi senza modi estremi.
Soldi come fantasmi, il lavoro
ormai un pianeta malato e
ultima di oggi l’auto incidentata…
Certo che ho voglia di arrabbiarmi,
ma stai per darmi un figlio,
e dieci mesi fa, oggi ti ho incontrata.
Certo che hai voglia di arrabbiarti,
che vuoi che ti dica…
preferisco rimboccarmi le maniche.
Purchè sorridiate, preferisco la fatica.
Amore
in questo carnevale di tasse,
bollette, banche e spese
di fronte a famiglie
anche consolidate
che si sono arrese…
riesco a sorridere grazie
a te, e con te che mi riempi il cuore
come fa con gli occhi un arcobaleno.
Fiero della donna che sei,
felice delle tue attenzioni.
Con te non vacillo, né tremo.
Riesco a sentirmi realizzato e vero.
Con te e grazie a te, forte
come un temporale coi suoi lampi.
Privilegiato d’essere l’uomo che vuoi
e ricco come il contadino
che raccoglie i frutti dei suoi campi.
Questa giostra impazzita
che è la quotidianità
mi ha reso solo un po’ meno sereno,
un po’ come a quello stesso
contadino pare un sopruso che
nella sua terra ora corra un treno.
E di questo mi dispiace
perché ti posso apparire in qualche
frangente un tantino spento.
Me ne dispiace perché
con te ho imparato a guardare
il cielo, a sentire il vento…
Tesoro
il poeta è stanco
e fortemente combattuto.
Ma l’uomo, stanne pur certa, solo ora
dopo aver riposato al tuo fianco
sente di avere veramente vissuto.
Anima grande
a quest’uomo non appartiene oramai più
quella vita che gli faceva ombra una volta.
Il poeta si ritroverà: le coccole, le cenette
della domenica, la dolcezza quotidiana…
L’uomo sa che rappresenti la sua svolta.

Che colpo basso, che gran regresso
La nebbia di Vercelli, dopo
il sole che stamane lumeggiava
come su tela le creste nevose,
ha necrotizzato il mio buon umore
come ha fatto con quelle sommità
prima di diradarsi, allo stesso modo
che, appena un’alba fa,
con il tuo sorriso intessuto di calore.
Oggi mi sento repleto di spettri,
oggi che mi si è ammalata
l’anima al telefono.
Mi si è inondato di inezie il cuore.
La nebbia si dissolverà
per il regolare
andamento delle cose.
Ma al mio rincasare stasera
mi parrà di guardarmi allo specchio
dinanzi alla sfioritura di due rose…

Mio Signore
sacrificasti la Tua vita per noi
in remissione dei nostri peccati.
L’uomo rimase peccatore
non comprese la Tua sofferenza,
ancor oggi non comprende,
continua a infierire sui deboli
perpetrando azioni indegne,
mentendo senza ritegno.
Eppure Tu, riesci a perdonare
non hai figli da abbandonare.
Vorrei poter comprendere
La Tua eterna saggezza ,
la forza nel perdono
di azioni abominevoli.
Ti prego, aiutami a comprendere
e donami la capacità di perdonare.

Ti innalzi a fatica con speranze future,
Carrozzabili e slarghi,
rivendite e stabilimenti
oltremodo affollati.
Noi tra loro,
del tutto allogeni,
in questo impiccio assiepati.
Scorpioni, Pantere e Morte
a piedi o in pariglie,
Diavoli e Mercenari divertiti
…Turchini e Scacchi con
i Credendari fomentati da
una calca di tizi dai buffi vestiti.
Noi ci sentiamo dissimili dal
Carnevale delle Arance che
di norma assaporo, ma calpesto
e in questi giorni dagli eporediesi.
Facciamo ritorno in consonanza
al nostro empireo quasi foresto.





