Non credere che voglia incombere
sulla tua vita più di quanto possano
pesare i consigli: è che l’esperienza
è un ombrello a cui solo quando
spiove funziona il tasto d’apertura.
E non ritenermi sciocco: l’ignoranza
mia, pur avendo carenze
lapalissiane, è poliedrica e tocca
tutte le sponde del sapere umano.
Non mi sento ottuso, solo
mentalmente libero: un dì mi sono
smarrito su di un sentiero lontano
nei miei pensieri, ritrovandomi
in un territorio a me non familiare.
Imparerai a tue spese che sul tuo
cammino incontrerai ogni giorno
infinite maschere e pochissimi volti.
E se il tuo non collimerà col suo
destino non versare troppe lacrime:
ricorda che mamma ti ha insegnato
che i giocattoli usati si donano
a chi è meno fortunato.
Veniamo al mondo nudi e umidicci,
figlia mia, poi le cose peggiorano.
quadri d'autore
parole,
versi,
di un'immutata ipocrisia,
dipinti con colori
inneggianti al buio della notte.
Un mondo che affonda
senza un'ancora d'umiltà.
La luce si spegne
nel buio più profondo...
Crollano palazzi inermi
di parole vuote.
quanti vincono, molti perdono;
io vorrei non perdere e vivere,
in un mondo più libero,
a misura d’uomo,
dove si possa sbagliare,
dove ti possano accettare per
quello che sei,
non per quello che dovresti essere o fare;
in un mondo senza muri tra la gente,
con meno squallore e meschinità,
dove ci sia più amicizia,
più speranza;
grande è la città,
vetrine illuminate,
macchine capaci,
e una vocina pubblicitaria,
che ti invita a spendere, spendere,
in un insulto alla miseria, e a chi non ha niente,
e deve faticare per arrivare alla fine del mese;
grande la città,
piena di grettezza e indifferenza,
dove cerchi tra le strade
imbrunite e scure per il gelo e il freddo,
lo spirito del natale,
e un po’ di umanità.
dalle mani nude
la mente impetuosa
a significar qualcosa
per qualcuno
che nessuno è
che nessuno saprà
Quello smaniare
domandarsi
il cosa del tempo
di quel tempo che nasconde
noi non sappiamo cosa
e non avremo tempo
di sapere
Quello spigoloso
ritornare leggendio
sulle righe impaurite
da confusione onesta
Quel bramoso
cielo che convince
con poca luce
a non aver paura del buio
di una conclusione
invertita in inizio
di un nuovo giorno
scandito di domande
di grigi colorato
di rinnovare la ricerca
di ciò che non è stato
dei suoi petali odorosi
del suo anno d'onda forte,
non può dirsi destino.
Non ancora, se è livido limite
stasi che non passa
con niente oltre la siepe.
Non ancora
per il suo volto in declino
per il suo slancio sbiadito
il suo cuore in disuso.
E' solo l'attimo di una stagione amara
che non può dirsi il destino
di quei petali odorosi
della mia rosa gaudente
dei suoi ossi di spine.
La balena può vivere anche
fino a centodieci anni.
Coperto di cenci
e vestito d’affanni
un uomo longevo, provato
da una vertiginosa caduta interiore
sega, lima e mette chiodi
a un’assetta, l’avvita e dà il colore.
La balena può arrivare
a pesare
quattro tonnellate.
Nella vita di quell’uomo ci sono stati
svariati pinocchio
a riempirgli sporadicamente le giornate.
Ma la presenza nella sua vita
di innumerevoli burattini
non ha alleggerito
il vuoto che sente
per quel figlio
che non ha mai avuto.
La balena è custode della memoria,
funge da ponte tra la profondità
dell’inconscio e i ricordi del passato
dei quali quest’uomo farebbe a meno.
Venne inghiottito anni orsono ritirandosi
dal mondo, per non venir poi più vomitato.
Ora il dubbio è quale sia
per l’assetta il giusto colore.
Ora che comprende che la sua caduta
non ha avuto conseguente risalita interiore.
Se non ti arrampichi, non puoi cadere.
Ma passare la vita sul muro di quadrelle
un tempo bianche dell’area di servizio
è un’incognita, come nelle carte le pinelle.
E non ti farà aggiungere più vita agli anni.
Specialmente sotto un giornale avvoltolato
se mi infastidisci mentre sono alla toillette
col nottolino chiuso, coleottero scostumato.
Per questo ho pensato di
parlare a tutti i bimbi del mondo.
Un abbraccio forte, Babbo Natale.
Riavvolgimento veloce.
Non mi è dato sapere il motivo di tale
sconforto, ma Rudolph sta molto male.
Non preoccupatevi però
troppo bambini e bambine,
qui in Lapponia siamo tutti sicuri
che la cura saranno le vostre letterine.
Se cesserà di esser una disputa tra credenti che onorano
il compleanno di Gesù e atei che celebrano l’anniversario
della nascita di Sir Isaac Newton il Natale,
se non sarà solo come un giorno in ufficio dove fai tutto
il lavoro e il tipo grasso con la tuta si prende i meriti,
forse ci servirete anche voi qui nel nostro ufficio postale.
Non so quanto sia la leggerezza di una piuma che vola.
Non percepisco la fatica compiuta in un formicaio.
Non vedo il muoversi continuo della terra.
Non raggiungo la velocità della luce.
Non capisco il linguaggio dei lattanti.
Mi è stata nascosta la verità
sul perché bisogna correre sempre per essere i primi.
Ma comprendo perché sono al mondo.
Mi è nota la missione che mi fu data;
rimanere nel cuore dei viventi
indelebilmente
in un angolo della loro mente
anche se in un modo un po' meno evidente.
A chissisia di voi
in niuno sito e in veruno lasso
sarà possibile udirmi labbreggiare con
il capo su di un primevo salaccaio crasso,
sostrato ad un pancaccio
a modo di un infante in zana.
Nel mentre che l’alcol diviene
la variante liquida di Pixlr e malsana,
nel rusticarmi dentro a un passeraio
mi pervade un sol pensiero per il prossimo
pasto; necessiterei di tre cose: un cane, una costoletta
e una bottiglia di vino… la costoletta per il cane opimo.
notte senza sonno,
volo tra i pensieri di un domani...
Volo??
Mi dibatto irregolare, per non cadere,
schiantare questo corpo d'aria fusa,
come una nobile canzone sopravvivo,
nei solfeggi di dita alacri,
a stento resisto aggrappandomi
hai soffi forti, di un vento impetuoso
che non risparmia.
Ma nel cuore ho solo resti di speranze
ormai perdute e sul mio labbro tace
anche il più flebile dei suoni.
Volo ...
ed aerea resto, senza piu la dolcezza
di un gesto, ora parla solo il vento.









