l’odore d’umidità
e la sera
non si mangia più
sotto il pergolato.
Quasi tutti inariditi i fiori,
upupe e rigogoli stanno partendo.
E le vigne alternano
uno spento verde gasolio
al giallo ocra.
I gelsi sono tuttora verdi,
come pure i susini e i carpini.
Giorni uggiosi,
sensibilmente più corti.
Il cielo, al mattino,
è ancora quasi notturno
e grava con i suoi
grigi plumbei
sulla pianura.
Nella valle gli alberi s’interrompono
e un ramo di lago dal costone,
superando la linea d’ombra,
sembra fiammeggiare dolcemente
come sarmento
in un fuoco rovente.
La luce vaporosa dell’alba
ha perso il riflesso estivo
della caligine
e danza, irrequieta,
sul bordo della collina.
Nell’aria
profumi di mosti
e di menta.
(Cosa ci faccio qui?)
Ho domandato alle radici sotterranee
e alle fronde ondeggianti dei platani;
ho interrogato le onde degli oceani
e le multicolori colonie dei coralli.
Sono salito sulle cime dei monti
e ho guardato nel buio profondo dei crepaci;
ho considerato le sguaiate risate delle iene
e i melodiosi canti mattutini dei passeri.
Ho pure indagato il pianto vitale dei neonati
e le urla senza speranza dei moribondi.
Non ho trovato nessuna risposta.
Ho guardato allora dentro di me,
fra le diramazioni neurali del mio cervello
e le innumerevoli curve delle mie arterie;
ho valutato il contorto cammino
che congiunge la mia sapida lingua
all'estremità maleodorante del colon.
Ho rivangato l'erotica sensibilità delle mie dita
e la bramosia possessiva delle mie labbra.
Ho anche contato gli esitanti battiti del mio cuore
e misurato la salsedine acida delle mie lacrime.
Non ho trovato nessuna risposta.
Allora ho spinto l'indagine oltre i confini del pianeta,
laddove il colore non esiste e c'è carenza d'antimateria.
Ho vagato fra ondate gravitazionali e flussi magnetici,
scansato comete puntuali e lambito attraenti buchi neri.
Mi sono perso fra i quasar e le pulsar,
fra stelle appena nate e galassie già morenti.
Ho inseguito sciami di neutrini
e incrociato tracce d’energia oscura.
Infine ho raggiunto l'orlo in espansione del nostro universo,
dopo aver sfiorato la scintilla originale che l'ha creato.
Non ho trovato nessuna risposta,
perché non ve n'è alcuna per chi vuole sapere
ciò che non è dato di sapere.
Poiché, se c'è un Dio, Egli non è soggetto a razionali motivazioni,
e se un Dio non c'è, allora alla casualità non vi sono spiegazioni.
e al destino di tutti,
dobbiamo solo nascere
vivere e morire,
capire cosa siamo
e poi dimenticare,
qualcuno scrive storie
inventate o recidive
che poi sono le stesse
dai secoli dei secoli,
la storia si ripete
con tutti i suoi dolori
appena mitigata
da romanzati amori,
e il tempo sta passando
fra gioie e malumori
chissà domani
il giorno
se splenderà l’aurora.
Cielo nuvoloso e mobile,
color metallo,
vento fresco,
odori di foglie
macerate e pioggia.
La campagna è offuscata
da una cortina di acquerugiola,
fitta e sonora,
che fa fiorire i fossi
di effimeri tulipani bianchi,
increspandone la superficie lattiginosa.
Nelle vigne l’uva è pronta
e al mattino si vede solo la nebbia.
E’ biancastra, spessa,
con la sua coltre copre ogni cosa,
annulla i rumori.
A tratti, soffia il vento occidentale
ma troppo debolmente
per spingere le nubi
e fugare il sole alto e ciarliero
nell’orizzonte maestoso.
Nasce un bimbo
allegramente atteso
su strilli di note
melodiose
e con l'andar piano
si increspano mutevoli
pensieri plasmati da tenere
emozioni ed intense canzoncine
che ruotano attorno al festeggiato
lucente, su pergolati mentre l'eco
ribomba, e la festa comincia
Un tempo era un carcere
di massima sicurezza,
posava sull'omonima isola
orribile finire la propria vita se pur
contro la legge vissuta
Tu violato leggi non hai,
privato della vita violentemente
alcuno … giammai …
padre amorevole, marito devoto
lavoratore volenteroso,
questi i tuoi “crimini”
Giudizio in omne tempus
“condannato a vita a risiedere
nel penitenziario di Alcatraz”
Qui il tuo corpo avvolto
in una spirale di fil di ferro
e muoverti più non puoi,
la voce rubata dal vento,
Gli occhi estuari di lacrime senza fine,
lacrime ad alleviare vanno la sete di vita
da te piu non ritenuta tale
Ma libero hai il cuore da cui
donare ancora tanto amore
quanto immenso è l'universo,
libera hai la mente, per ricordare,
inventare metodi nuovi di vivere
Libera hai l'anima, bella e nivea
come la neve a primavera,
unita alla mia da sempre
per far crescere anche ad Alcatraz
un giardino di fiori dai mille profumi
Fuggirai un dì dalla prigione
avrai ricompensa celeste ed eterna
Alcatraz sarà rasa al suolo
per non dir niente
nel sentirci vivi
in una casa sotterrata
a due metri dal cuore
che non vede e non sente
nulla, separando anime
sole, senza poter vedere
le stelle, e adagiandosi
su morbidi cuscini, i nostri
salvatori vicini
Quante vite dubitano
di resistere a bufere di neve
dove segni donare alla cenere
dissolta al vento
in corpi che non voleranno
più, dispersi fra detriti
di menti stanche
che non comprendono
le piene del mistero
di uomini evoluti
almeno così sembra
Escono ed inondano
primavere finite
ai prossimi inverni
per certi saltati
trovandosi al buio
nell'infinito tramonto
oltre le stelle, innamorate
Anche se il vento tira forte,
vento gelido di maestrale
ci ha forgiate,
dure come la roccia,
che si staglia imponente
e sovrasta il mare
come una regina.
Non ci pieghiamo
nella tempesta,
come giunchi balliamo
e ci chiniamo
con radici ben salde
alla madre terra,
e poi ci rialziamo fiere
con la schiena dritta e il muso
rivolto al cielo,
in segno di sfida.
Noi donne sarde
abbiamo lo sguardo
sempre
rivolto ad est,
e vediamo il sole
anche attraverso
le nuvole.
un vecchio sta seduto
nessuno più lo vuole.
Il fiore oramai seccato
viene solo calpestato,
un foglio stropicciato
dalla pioggia vien bagnato
e tutto ha cancellato.
Il tempo è inesorabile
per fare confusione,
trasforma il cuore in odio
dimenticando l’amore.
Un ramo s’è spezzato
il freddo lo ha seccato,
poi il tempo ha fatto il resto.
Un pò di polvere nell’aria
e quel che stato è stato….
in un cielo vasto.
Ritocchi di fredda brezza
annunciano l’autunno
nella casualità della sera.
Caduta di foglie ingiallite
e vaga angoscia
accompagnano le mie sensazioni
come umida tristezza
di giorni passati.
Nell’atrio dell’invisibile
tutto è ombra
e polvere agitata,
anche il rumore annoiato
di poche foglie sollevate dal vento.
Luci senza sorriso
orlano di giallo spento
la rotondità confusa
di scarse nuvole.
Immondizia residuale
di stelle e di anime.
E il cuore mi duole
come un corpo estraneo.
Nella coscienza chiara
di anonima insufficienza
ristagna la fatica anticipata
di ogni gesto
e la disillusione preannunciata
di tutti i sogni.
Nell’orbita insensata del nulla
produco fremiti di vita
su lastricate viuzze
che un sole obliquo
indora di smorzate fobie.
l'ho sentito il tuo dolore
trapassarmi il fianco
e fermarsi nello stomaco
come una lancia sanguinante.
Li ho visti
i tuoi occhi spenti
e la tua voce
gridare al vento muta.
Ti ho vista
persa
mentre con le unghie
cercavi un appiglio
per non cadere
nelle fauci del'inferno.
L' ho visto il tuo passo silente
nell'erta via della sofferenza,
perché sai
le madri che piangono un figlio
hanno tutte
lo stesso vestito!





